mercoledì 14 marzo 2012

FRANCIA, LA SAVOIA RICORDA IL PASSATO E SI METTE DI TRAVERSO



Il 22 aprile prossimo, i francesi sceglieranno il nuovo inquilino dell’Eliseo, il palazzo presidenziale che plasticamente sembra incarnare il potere repubblicano (ma quanto simile all’omologo monarchico del tempo che fu) della Francia una ed indivisibile.
Molti, però, non sembrano darsene per intesi e pensano ad iniziative clamorose di boicottaggio come l’astensione dal voto o la contestazione nei confronti dei candidati alle prese con il tour elettorale per i quattro angoli dell’esagono. E’ il caso dei savoiardi eredi dei fieri Allobrogi, per dirla coll’Alfieri, che hanno già espresso tutto il loro disappunto avverso quella che viene definita, senza mezzi termini, una chiamata alle armi da parte dello stato occupante.
L’oppressore è, ovviamente, la République, accusata di essersi appropriata di un territorio orgogliosamente libero nonché culla dell’omonima casa regnante poi sventuratamente autrice della triste impresa unitaria italiana. In verità con il trattato di Torino del 1860 il Regno di Sardegna cedette la regione all’Imperatore dei francesi Napoleone III in compenso dei famosi servigi contro gli austriaci; il tutto, come usava all’epoca, senza consultare i residenti, se non sotto la forma farsesca del referendum-plebiscito già messo in atto da Vittorio Emanuele II con i defunti staterelli della penisola italica. Ma sotto la brace patriottica e le nevi alpine il sentimento di autonomia delle genti locali non venne mai meno nonostante la sistematica opera di francesizzazione attuata dalle nuove autorità ligie al potere centrale parigino. E, dopo alcuni decenni di incubazione, il vento di libertà degli anni ’90, lo stesso che ridestò dal torpore scozzesi, fiamminghi ed altre minoranze in giro per l’Europa, ha preso a spazzare queste valli con intensità facendo presagire burrasca per uno degli stati più centralisti del globo.
Nulla di sanguinoso, per fortuna, sarebbe contro la natura dei laboriosi e testardi montanari del posto, ma un’incredibile volontà di vincere la sfida per il proprio futuro. La fede che smuove le montagne, verrebbe quasi da sermoneggiare. Eppure se esiste qualcosa di simile alla tanto ammirata religione della libertà , è indubbio che luoghi come questi e come quelli prossimi della Svizzera confederale sembrano quasi evocarla per incanto.
Lasciando da parte la metafisica e certe suggestioni romantiche, dobbiamo dire che la popolazione savoiarda pensa all’eden politico venturo in maniera molto concreta, organizzando i mezzi più efficaci alla bisogna. Ad iniziare dalla riappropriazione di una storia rimossa, per continuare con l’appello alle principali istituzioni internazionali e senza omettere l’impegno militante veicolato nelle forme della democrazia partecipativa. Strategie adottate dalla veterana Ligue Savoisienne, nata nel ’94, e dal quasi esordiente (la sua creazione essendo datata al dicembre 2010) Mouvement Citoyen de Savoye. Se i primi privilegiano l’autodeterminazione nel contesto di un “Europa delle autonomie”, purtroppo di là da venire, i nuovi venuti non escludono forme di affiliazione con la Svizzera o lo sviluppo di una libera federazione di comunità alpine comprendente oltre alla Savoia l’ex coniuge Piemonte, la Valle d’Aosta e la Svizzera romanda.
Non è un caso che il nome del MCDS prenda a modello il Mouvement Citoyen Genevois di Eric Stauffer che ha conosciuto uno spettacolare successo nell’omonimo cantone elvetico mobilitando l’elettorato con parole d’ordine di sicuro effetto anche se per molti altri discutibili. Comunque sia, gli sviluppi dei prossimi anni si incaricheranno di farci sapere se la valanga che si sta preparando riuscirà a travolgere le resistenze del più tenace tra i leviatani continentali.

di SALVATORE ANTONACI