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domenica 16 ottobre 2016

In Sicilia Garibaldi come l’Isis: decapitazioni per impaurire la gente. Il contributo dello storico Corrado Mirto

Fonte: http://www.iltarlonews.it/



In questo contributo, lo storico evidenzia come Garibaldi e le sue truppe seminarono il terrore in molte popolazioni del sud Italia macchiandosi di crimini sanguinosi come la decapitazione e lo sgozzamento di molti oppositori.

Proponiamo l’interessate scritto dal Prof. Corrado Mirto, apprezzato studioso del medioevo Siciliano e della storia del Vespro, scomparso nel 2014. In questo contributo, lo storico evidenzia come Garibaldi e le sue truppe seminarono il terrore in molte popolazioni del sud Italia macchiandosi di crimini sanguinosi come la decapitazione e lo sgozzamento di molti oppositori.
Di seguito l’articolo del Prof. Corrado Mirto
Il 1860 fu l’anno della grande catastrofe per la Sicilia e per l’Italia meridionale. Fu l’anno in cui in queste pacifiche regioni, eredi della grande civiltà della Magna Grecia, irruppero i “tagliatori di teste” provenienti dal Piemonte. Bisogna chiarire che l’espressione “tagliatori di teste” non è una battuta spiritosa di cattivo gusto, ma è la presentazione di una tragica realtà documentata da fotografie che mostrano le sanguinolente teste di partigiani del Sud tagliate e messe in gabbie di vetro a monito per le atterrite popolazioni meridionali.
Con l’occupazione piemontese del Sud si ebbe la fine della identità nazionale di intere popolazioni, il moltiplicarsi delle tasse, la leva militare obbligatoria (con la quale si deportavano in lontane regioni per anni e anni masse di giovani ridotti in schiavitù per servire i nuovi padroni) e il crollo dell’economia. E questo non fu tutto. La classe dirigente del Piemonte e del movimento “risorgimentale” era formata per la maggior parte da atei che odiavano il Cristianesimo e la Chiesa Cattolica.

In questa situazione non tardò molto la persecuzione organica contro la Chiesa Cattolica, in Sicilia come nelle altre regioni, ed ebbe inizio la rapina, per legge, dei beni ecclesiastici. In Sicilia monaci e monache furono cacciati dai soldati piemontesi dai loro conventi, dei quali si impadronì lo Stato italiano. Anche i beni di ordini monastici, di vescovati, di enti religiosi furono tolti ai loro legittimi proprietari e finirono nelle mani dello Stato cosiddetto “liberale e democratico”.
Fu un crimine contro la Chiesa, ma anche un crimine contro i Siciliani. Fu l’interruzione di moltissimi servizi sociali, che quelle strutture ecclesiastiche assicuravano su tutto il territorio. Dagli ospedali agli orfanotrofi. Dalle scuole professionali e artigianali alle case di riposo per vecchi e disabili. Dagli asili e dalle scuole elementari agli istituti di cultura superiore. Tutti gli assistiti, in qualunque condizioni si trovassero, furono buttati impietosamente in mezzo alla strada.
Decine di migliaia di famiglie che vivevano lavorando per gli ordini religiosi (anche nelle campagne, dal momento che i conventi e le chiese concedevano in affitto terreni a un prezzo equo e senza scadenza) e migliaia di lavoratori qualificati che vivevano discretamente caddero così nella più nera miseria. La gente, insomma, moriva di fame. Nel tentativo di porre rimedio, sia pur parziale, a questa tragedia, si inquadra l’attività del “Boccone del povero” del beato Giacomo Cusmano che a Palermo portava un tozzo di pane a chi moriva di fame per le strade.
Come ciliegina sulla torta, infine, lo Stato mise in vendita i beni rapinati. E i Siciliani dovettero così, ancora una volta, pagare allo Stato italiano le ricchezze che questo, via via, sottraeva alla Sicilia. Il ricavato di tale vendite, ovviamente, finivano nelle casse di Torino e veniva poi investito nel Nord Italia.
Un ultimo particolare da non sottovalutare è che i terreni sottratti alla Chiesa, così come quelli provenienti dalle liquidazioni di usi civici, non andavano ai contadini rimasti senza lavoro ma a speculatori o, nella migliore delle ipotesi, ad agricoltori già abbastanza ricchi.
Mentre i terreni del demanio di uso civile andavano, e in quota doppia, ai garibaldini (o ai sedicenti tali) senza concorso e senza che a quest’ultimi si chiedesse se fossero o no lavoratori della terra. Insomma, un’altra truffa a vantaggio degli unitari e a danno del Popolo Siciliano, della Nazione Siciliana.

martedì 30 agosto 2016

La lettera di Joseph Marie Garibaldì


Questa è la "lettera scritta" da Giuseppe Garibaldi, o per meglio dire Joseph Marie Garibaldì, che 2 giorni prima di morire inviò al professor Carlo Lorenzini, ...meglio conosciuto come Carlo Collodi. E' tratta dal romanzo "Le confessioni di Joseph Marie Garibaldì", di Francesco Luca Borghesi.

«Illustrissimo professore Carlo Lorenzini,
Scrivo con rispetto e gratitudine a Voi che decideste di farmi cosa grata riportando le mie memorie al popolo di una penisola che mai amai come avrei potuto, che mai difesi come avrebbe meritato.
Una penisola che non fu mai e mai sarà la mia patria.
Una penisola meravigliosa che io non solo non unificai, se non unicamente al nome, ma che addirittura divisi, e, per mia colpa, divisa sarà per sempre.
[...] codesto giorno, trentuno maggio ottantadue del secolo milleottocento, sono a ricordare la mia vita trascorsa, in attesa che venga definitivamente compiuto il mio destino [...] forse non temo neppure: diciamo che attendo che presto sia fatta giustizia e chi mai può sapere se dopo la morte vi sarà giustizia?!
Voi infatti penserete che io sia felicemente italiano: se così fosse le sorprese non vi mancheranno.
Se vi aspettavate un patriota, troverete un avventuriero.
Se vi aspettavate un probo, troverete un dissoluto.

La spedizione dei mille fu realmente la più vile porcata che il suolo della penisola possa aver mai vissuto e, a questo punto, spero che mai sia costretta a rivedere.
La mia vita era rivolta alla ricerca di fama e ricchezza: mi venne in mente di unificare l'Italia in quanto sarei potuto diventare potente e ricco.
Cercai appoggi, soldi e falsi ideali su cui far leva e trovai qualcuno che, dopo avermi usato, mi mise da parte.
Diciamo subito e senza giri di parole: il patriottismo in Italia non è mai esistito.
Mi ricordano tutti come il patriota Giuseppe Garibaldi, ma queste sono voci, magari leggende, ma certamente menzogne.
Mi chiamo Joseph Marie Garibaldi e, contrariamente, a quanto pensano molti, sono e mi sento francese.

* VA PRONUNCIATO COSI: Joseph Marie Garibaldì (accento sulla i finale)

Fonte: Venetian History

lunedì 15 agosto 2016

Controstoria dell’impresa dei Mille: Da Quarto a Messina

Fonte: http://www.inuovivespri.it/


Oggi cominciamo a raccontare l’impresa dei Mille. Non le falsità che hanno scritto tanti storici, ma i fatti per come sono andati veramente. Seguiremo il racconto di Cesare Abba: “Da Quarto a Volturno”. Non perché questo libro valga qualcosa: non vale infatti niente. Seguiremo il racconto di Abba per confutarlo, passo dopo passo, sulla base delle vere testimonianze. Scoprirete che l’impresa di Garibaldi fu una volgare pagliacciata. Questa è la prima puntata di un lavoro che ci vedrà impegnati fino a Luglio. Non saremo presenti ogni giorno, ma solo nei giorni più importanti, dalle false battaglie e tutte le bugie che ci hanno raccontato fino ad oggi

Cronaca di oggi, dell’8 maggio 1860.
Se Titti, il canarino stizzosissimo dei cartoni di Tom e Jerry, potesse leggere la vera storia dell’impresa dei Mille che cosa direbbe?
Semplice: “Mi è semblato di vedele un altlo gatto!”, non quello stampato nei libri di storia risorgimentale, scritti dai vincitori.
E non farebbe come quei disperati che a Marsala, il 4 maggio scorso, si sono riuniti per festeggiare un evento tragico per noi siciliani, la partenza da Quarto di Garibaldi e dei Mille.
Ebbene, poiché quasi tutti i siciliani hanno studiato la storia del Risorgimento nei libri ufficiali, con il risultato che arriviamo a festeggiare un colossale autogol, abbiamo deciso di scrivere un contro diario di quell’epopea, da Marsala a Messina, utilizzando un libro scritto da un perfetto cretino che non capì nulla di quello che succedeva attorno a lui, Cesare Abba, e qualche documento storico che la dice la verità, eccome se la dice!
Preparatevi. Oggi è l’8 maggio e le due navi, su cui in questo blog avete avuto qualche informazione (come potete leggere qui – e come potete leggere anche qui) il Piemonte e il Lombardo,con a bordo “i liberatori”, dopo tre giorni di navigazione, sono giunte nel porto di Talamone.

Che le navi siano state rubate per finta lo sapete già. Che sono state in realtà comprate da Cavour  e “noleggiate” a Garibaldi ve lo dico io, prove alla mano.
Che ci fanno dunque i nostri “eroi” a Talamone? Ce lo dice Abba. I Mille hanno in tutto qualche fucile e un vecchio cannone; avrebbero dovuto essere riforniti di armi subito dopo la partenza da alcune scialuppe che però non si fecero vedere. Quindi le navi furono dirottate a Talamone, dove esisteva fortezza sabauda.
Qui i Mille furono riforniti di armi piemontesi. Garibaldi, per l’occasione, ci dice Abba, è “vestito da generale dell’esercito piemontese (il buffone!). Perché? Perché le armi gli vengono consegnate  nella qualità di generale piemontese, come lui stesso si qualifica (il buffone!).
Abba, ebete tenerissimo, ci dice che “i lunghi capelli e la barba intera combinavano male con quei panni”. Altro che camicia rossa! Questo qui è meglio di Fregoli, di Mastelloni, i grandi trasformisti!
In tanto che si svolge questa delicata operazione di carico, alcuni “mille” vengono fatti sbarcare e “invadono” lo Stato pontificio; in realtà, si danno alle tipiche razzie dei pirati, ma vengono ricacciati a bordo dai contadini infuriati.
Le carte, anche se parzialmente, vengono scoperte e sessantaquattro mazziniani che ci avevano creduto, lasciano la spedizione.
Scrive Abba l’ingenuo: “Non vogliono più seguire il Generale, perché al grido di guerra ha mescolato (lui, il buffone!) il nome di Vittorio Emanuele”.

A domani

giovedì 28 aprile 2016

1860, MACCHE’ GARIBALDI. LA SICILIA VENNE INVASA

Fonte: http://www.lindipendenzanuova.com/

di M. DI MAURO, A. LATTANZIO, P. ALTIMARI, N. ZITARA*

La cosiddetta Impresa dei Mille copriva la conquista coloniale anglo-piemontese delle Due Sicilie. Garibaldi fu solo uno degli attori, e manco il più importante.
Che ci fossero in mezzo anche qualche decina di siciliani, più o meno convinti, importa ancor meno. Del ruolo e della funzione di Crispi, il Macellaio di Ribera, ci occuperemo in seguito. E senza appello. Non ha alcun senso storiografico il sopravvalutare, nel bene e nel male, il ruolo di un qualunque individuo in fatti di grande portata. Nè conta men che zero il suo luogo di nascita. Dell’individuo se ne può rilevare la sola funzione accessoria al fatto storico.
Altra cosa ancora è la costruzione del mito. E il mito dell’Eroe dei Due Mondi è un caso da manuale che va affrontato con gli strumenti dell’indagine critica applicata allo Spettacolo delle Ideologie. Perfino l’Opra dei Pupi venne stravolta per far largo a Don Peppino. Ne parleremo in seguito.
Quali siano stati, nella lunga durata, gli effetti della distruzione, annessione e fagocitazione delle Due Sicilie a una entità statuale il cui baricentro politico-economico non s’è mai mosso dalla Padania… ci pare siano sotto gli occhi di tutti, e il “1860” è una Catastrofe che agisce sul Presente. Facciamo parlare i Fatti.
La cosiddetta “Impresa dei Mille” fu nient’altro che una riuscita operazione di copertura della conquista coloniale anglopiemontese delle Due Sicilie. In termini tecnici questo tipo di operazioni si chiamano false-flag, falsa-bandiera. Chiediamoci piuttosto perchè -dopo quasi un secolo e mezzo- sia sostanzialmente vietato raccontare nelle scuole la Verità Siciliana sui fatti del 1860. Quanti insegnanti delle nostre scuole, per dirne solo una, sanno che l’8 maggio del 1860 Garibaldi, già mercante di schiavi, e i suoi, in navigazione verso Marsala, fecero sosta a Talamone, in Toscana: e qui si allenarono in saccheggi e violenze in attesa di imbarcare circa 2.000 finti “disertori” dell’esercito piemontese?. E’ solo un dettaglio, nè può bastare questo spazio a raccontare tutto.
Un immenso Archivio di documenti -che studiamo da anni- lo dimostra in forme scientificamente inconfutabili.
Dietro i “Mille” avanzava nell’ombra un corpo di spedizione di 22.000 militari, sostenuto dagli inglesi, e costituito da tagliagole ungheresi e… zuavi, già mercenari di Parigi nell’esportazione della civiltà nei villaggi dell’Algeria e sui monti della Kabilya; nonchè da soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in ‘congedo’, e riarruolati come ‘volontari’ nella missione d’invasione. Gli “inglesi” dovevano distruggere la grande flotta mercantile delle Due Sicilie, in vista dell’apertura del Canale di Suez: l’unico potenziale concorrente -dalla Cina alle Americhe- venne pugnalato alle spalle.
I “piemontesi” dovevano svuotare le ricche casse delle Banche delle Due Sicilie, per pagare i loro debiti contratti a Genova, a Londra, a Parigi. Tutti dovevano distruggere la nascente industria delle Due Sicilie, per trasferirla in Paludania, come dice il nostro maestro Nicola Zitara. Ma soprattutto dovevano “controllare” le 412 miniere siciliane di zolfo, il petrolio del tempo, senza il quale nè industria nè flotta militare di Sua Maestà britannica avrebbero potuto dominare il Mondo per un secolo. Ci hanno fottuti.
Bloccata la Russia al di là del Bosforo (Guerra di Crimea 1852-1856), nel 1860 la massoneria inglese muove contro le Due Sicilie i pupi piemontesi e garibaldeschi, nonchè un corpo di spedizione coloniale mercenario: ungheresi, zuavi, polacchi, indiani… assoldati e pilotati a distanza da Londra. Mentre fu la Francia a sostenere l’espansione piemontese in Padania, in funzione anti-austriaca.
Giova ricordare che l’Impero inglese, alla metà dell’Ottocento, fu impegnato in una serie di guerre contro determinati Stati: Regno delle Due Sicilie, Paraguay e gli stessi USA, che avevano deciso di seguire uno sviluppo autocentrato, sviluppando l’industria locale e rafforzando la propria agricoltura e il proprio commercio tramite l’applicazione dei dazi.
Ciò avrebbe permesso lo sviluppo economico, pur restando al di fuori dell’influenza bancario-finanziaria e, quindi, politica di Londra. L’impero britannico reagì, a tali comportamenti, creando operazioni tipo False Flag (Falsa Bandiera): come quella dei “Mille”. E ci andò meglio che in Paraguay, dove una coalizione militare pilotata da Londra si risolse con la distruzione fisica del Paraguay e della sua popolazione maschile. Alla fine si ebbe un rapporto di otto donne per ogni uomo. L’operazione di false flag dei garibaldeschi venne finanziata dalla massoneria inglese con una cassa di piastre d’oro turche (moneta franca nel Mediterraneo del tempo) pari a molti milioni degli attuali dollari. Il resto lo rapinarono strada facendo, dopo esser entrati a Palermo con l’aiuto della Maffia (mafia). Tempo dopo, il cassiere della spedizione, Ippolito Nievo, e i registri contabili, vennero fatti sparire nel nulla. Le navi militari inglesi, “casualmente” alla fonda in Marsala, con uno stratagemma protessero lo sbarco dei “Mille”. Era l’11 Maggio 1860.
I “Mille” si trovarono la via aperta dalla corruzione mirata dei vertici militari del povero Re delle Due Sicilie, e servirono da copertura allo sbarco di un imponente Corpo di Spedizione anglo-piemontese (22.000 soldati, tra cui vere e proprie “legioni straniere” di tagliagole ungheresi e zuavi). Basta dire che il 14 Maggio, Garibaldi e i generali borbonici Landi e Anguissola si incontrano in segreto per concordare il tradimento. Dove? A bordo di una nave ammiraglia inglese! Gli obiettivi strategici erano chiari, e può anche darsi che Garibaldi non li conoscesse. Non abbiamo mai detto che fosse una persona intelligente, nè ci interessa saperlo.
Gli obiettivi di Londra più che di Torino erano chiari:
1-distruggere, peraltro illegalmente, lo Stato sovrano delle Due Sicilie, a partire dalla sua grande flotta commerciale (la terza del Mondo), in vista dell’apertura del Canale di Suez.
2-controllare gli zolfi, che facevano della Sicilia la Miniera del Mondo: erano “i solfi siciliani” a muovere l’industria e la flotta d’Inghilterra e non solo.
3-saccheggiare l’oro e l’argento delle Due Sicilie: prima con la rapina in piena regola, poi con la requisizione dei beni ecclesiastici -in gran parte frutto delle donazioni delle famiglie al figlio monaco- e con l’astuzia del corso forzoso, con la quale si rastrellò la grande massa monetaria metallica circolante nelle Due Sicilie in cambio di pezzi di carta con su stampata l’effigie del Re savoiardo.
Questo doveva accadere senza “dichiarare la guerra”, dunque nel caos, con la corruzione, l’ipocrisia, l’inganno. E accuddhì fu. Chi si oppose venne chiamato brigante e fucilato senza tanti complimenti. Benvenuti in Italia.
La Sicilia fu saccheggiata. Per due anni posta in “stato d’assedio” con tanto di blocco navale anglopiemontese a cui fecero seguito mirate misure “protezionistiche” che ne devastarono l’economia tutt’altro che povera. Se nella Piana di Catania venne spazzata via l’industria della canapa e del lino, perfino l’armatore palermitano Florio venne costretto a farsi cooptare dalla compagnia di navigazione del genovese Rubattino, lo stesso che fornì le navi ai garibaldeschi.
Una minoranza di isolani venne intanto cooptata nel nuovo sistema e usata contro il Popolo siciliano, dando vita, come in tutte le colonie, a uno strato sociale parassitario e collaborazionista, che può “fare carriera” purchè operando in nome e per conto di chi sfrutta la nostra Isola.
Questo schema di ingegneria sociale è antico almeno quanto la Roma imperiale. E la nostra Sicilia l’aveva “sperimentato” sulla sua pelle, dopo la sconfitta del partito indipendentista dei siculo-catalani, anche nel Cinquecento della dominazione castigliana, sebbene vi attecchì meno in profondità di quanto una storiografia pigra e neocoloniale ci abbia fatto credere.
Nè va sottovalutato quel conflitto secolare che contrappose la Sicilia e Napoli, che aveva comunque minato le fondamenta di quella costruzione statuale.
Ad ogni modo, per capire la Sicilia di oggi occorre aver chiaro cosa accadde nel 1860, perchè quel “passato” non è ancora passato. Poi parliamo del seguito. A partire dalle operazioni occulte della cosiddetta Banca Nazionale, dei Bombrini, dei Balduino, dei Sella… perchè è sulla Questione bancaria e sulla Speculazione ferroviaria, oltrechè sulle rimesse degli emigrati, che si giocarono in combinazione il decollo padano e l’affossamento definitivo delle ex-Due Sicilie, oggi chiamate Mezzogiorno: patria dei “mezzogiornali”.
Alcuni fatti. Le due famose navi piemontesi furono avvistate con “ritardo” dalle navi borboniche. Erano in servizio in quelle acque la pirocorvetta Stromboli, il brigantino Valoroso, la fregata a vela Partenope (comandata dal traditore capitano Guglielmo Acton) ed il vapore armato Capri. Avvistarono i garibaldini la Stromboli e il Capri. Quest’ultimo era comandato dal capitano Marino Caracciolo che, volutamente, senza impedire lo sbarco, aspettò le evoluzioni delle cannoniere inglesi Argus (capitano Winnington-Inghram) e Intrepid (capitano Marryat), che erano in quel porto per proteggere i garibaldini. Solo dopo due ore il Lombardo, ormai vuoto, fu affondato a cannonate, mentre il Piemonte, arenato per permettere piú velocemente lo sbarco, venne catturato e rimorchiato inutilmente a Napoli. Roba da film tragicomico…che la RAI non produrrà mai.
A Marsala parte della popolazione si chiuse in casa, altri fuggirono nelle campagne. I garibaldini, accolti festosamente solo dagli inglesi, per prima cosa abbatterono il telegrafo, poi alcuni si accamparono nei pressi della città praticamente vuota, mentre Garibaldi, temendo la reazione popolare si rifugiò con altri nella vicina isola di Mozia. Ce lo dice il nostro Antonio Pagano. Il seguito dell’ “Impresa”, da Calatafimi in poi, è una farsa militare resa possibile dalla corruzione mirata dei vertici dello Stato delle Due Sicilie, realizzata alle spalle del suo leggittimo e ingenuo Re.
E ora dovremmo anche stare zitti e celebrare non Spartaco, ma “un Garibaldi qualunque”, come ebbe a dire, anni dopo, il vecchio Karl Marx, allorquando la massoneria inglese accolse il suo Eroe in pompa magna tra ali di folla ubriaca. Già nel luglio 1866 cinque grandi banche londinesi, insieme al Banco di Sconto parigino, operanti in India e Cina, annunciavano che non avrebbero più trattato cambiali “che non fossero emesse a più di quattro mesi vista”. (K.Marx, Il Capitale-Il Tempo di Circolazione). Si preparavano all’apertura del Canale di Suez che, accorciando Tempo e Spazio tra Occidente e Oriente, dischiudeva la via ai conflitti coloniali dell’Avvenire.
Di questi conflitti coloniali le nostre Due Sicilie furono le prime vittime.
*CASATRINAKRIA.BLOGSPOT
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martedì 12 aprile 2016

GARIBALDI, insolvente con le banche ed evasore con il fisco.

Fonte: https://venetostoria.com/page/

Il personaggio era quello che era, tanto che pure la storiografia “unitarista” (la maggioranza, quella dello ‘storical correct,’ non lo ha mai considerato un genio, ma ha sempre puntato sulla sua tempra di patriota non venale, mosso solo dai nobili ideali dell’unità, sia pure all’ombra della massoneria. Ma poi è successo che nel 2011 il Banco di Napoli ha reso pubblici i suoi archivi, e l’Eroe dei due Mondi” non ne esce affatto bene, neanche dal lato dell’onestà. Un bel precursore della banda che ci sgoverna, sotto varie spoglie partitiche e di regime, dal 1861. Leggete sotto:

389491_2723642180927_526534626_nIl Banco di Napoli svela un segreto sull’eroe dei due mondi: Garibaldi non pagò i debiti
di Rossella Lama

 GARIBALDI, insolvente con le banche ed evasore con il fisco. E’ quasi una beffa per il povero eroe dei due mondi quell’apertura dell’archivio storico del Banco di Napoli. Perché viene fuori che visto da vicino, da molto vicino, somiglia a tanti, anche dei nostri giorni. Ai quali, peraltro, non sembra siano ascrivibili pari meriti. Perché lui è lui, è Garibaldi, e l’unità d’Italia l’ha fatta davvero.
È successo anche però che abbia chiesto un prestito al Banco di Napoli per suo figlio Menotti, agricoltore e deputato al Parlamento. Una discreta somma, l’equivalente di 1 miliardo e mezzo delle nostre vecchie lire.
Garibaldi aveva due figli, ai quali aveva dato il nome dei suoi luogotenenti della prima ora, della partenza da Quarto. Menotti, appunto, e Ricciotti. Menotti era lo scapestrato. Le cronache riferiscono che sia fuggito alle sgradevoli conseguenze dì un’incriminazione appellandosi all’immunità parlamentare. Non rimborsa nemmeno il mutuo. E il Banco dì Napoli si fa avanti con il padre. “Ma che volete voi? lo vi ho liberati, sono stato anche dittatore e voi pretendete anche che restituisca un prestito“, è la davvero poco eroica risposta del nostro eroe nazionale.
Gli archivi del Monte dei Paschi di Siena ci danno invece uno spaccato dei rapporti di Giuseppe Garibaldi con il Fisco. “Signor Esattore, mi trovo nell’impossibilità di pagare le tasse. Lo farò appena possibile. Distinti saluti”. Punto e basta. Segue la firma. Non sappiamo che sviluppi abbia avuto quella lettera datata 1863. E se il Signor Esattore di Roma abbia avuto quello che chiedeva. Però ne dubitiamo. Nel ’63 sull’Aspromonte Garibaldi è stato arrestato e spedito in esilio a Caprera, dove ha passato diversi anni prima di rifarsi vivo a Porta Pia per prendere Roma.
Garibaldi un po’ pirata lo è stato certamente. Forse anche un po’ troppo presenzialista, o forse semplicemente usato. La sua fama era diventata immensa: in un’Italia di analfabeti e senza televisione non c’era chi non conoscesse la sua faccia e le sue gesta. Dopo il 1870 il suo nome spunta tra i consulenti di un’infinità di opere urbanistiche e di bonifica fatte dai piemontesi, dal riscatto dell’agro romano, come si diceva una volta, alla costruzione degli argini del Tevere. Non si sa bene per quali specifiche competenze, se non quella di aver conosciuto le paludi con la moglie Anita morta a Ravenna di malaria. Comunque è morto povero.
Le carte del Banco di Napoli offrono uno spaccato straordinario per capire come andava il mondo. C’è una polizza di 40 ducati emessa a Napoli a settembre del 1742 per il riscatto di uno schiavo. Sul retro di una polizza del 1613 sono annotati gli ingredienti acquistati per l’imbalsamazione del Cardinale Ottavio Acquaviva d’Aragona. Un cassiere del Monte di Pietà guadagnava nel 1595 trenta ducati al mese, e cinque uno scrivano. Un vitello si comprava per sette ducati e mezzo. Un servizio di barba costava quattro ducati all’anno. Per due camere e cucina a Via Toledo, 45 ducati l’anno di affitto.

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TRE MILIONI DI FRANCHI IN PIASTRE D’ORO A GARIBALDI PER COMPRARSI IL SUD, ce lo raccontano i massoni.

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Fonte: https://venetostoria.com/page/

I MASSONI SVELANO COME FURONO FINANZIATI I MILLE se ce lo spiegano loro, cosa c’era sotto, c’è da dar retta alla fonte…

Adesso, ecco la sconcertante rivelazione. Viene dal convegno “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”, organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte, con l’appoggio di tutte le Logge italiane. Di recente sono stati pubblicati gli Atti, a cura dell’editrice ufficiosa dei massoni. Una fonte sicura dunque, visto il culto dei “fratelli” per quel Garibaldi che fu loro Gran Capo.
Un breve intervento —poco più di due paginette, ma esplosive— a firma di uno studioso, Giulio Di Vita, porta il titolo “Finanziamento della spedizione dei Mille”.
Già: chi pagò? Come riconosce lo stesso massone autore della ricerca: «Una certa ritrosia ha inibito indagini su questa materia, quasi temendo che potessero offuscare il Mito. Quanto viene solitamente riferito è un modesto versamento —circa 25.000 lire— fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all’atto dell’imbarco da Quarto».
E invece, lavorando in archivi inglesi, l’insospettabile Di Vita ha scoperto che, in quei giorni, a Garibaldi fu segretamente versata l’enorme somma di tre milioni di franchi francesi, cioè (chiarisce lo studioso) «molti milioni di dollari di oggi». Il versamento avvenne in piastre d’oro turche: una moneta molto apprezzata in tutto il Mediterraneo.
A che servì quell’autentico tesoro? Sentiamo il nostro ricercatore: «È incontrovertibile che la marcia trionfale delle legioni garibaldine nel Sud venne immensamente agevolata dalla subitanea conversione di potenti dignitari borbonici alla democrazia liberale. Non è assurdo pensare che questa illuminazione sia stata catalizzata dall’oro». Anche perché ai finanziamenti segreti se ne aggiunsero molti altri (e notevolissimi, palesi) frutto di collette tra tutti i “democratici” di Europa e America, del Nord come del Sud.
Sarebbero così confermate quelle che, sinora, erano semplici voci: come, ad esempio, che la resa di Palermo (inspiegabile sul piano militare) sia stata ottenuta non con le gesta delle camicie rosse ma con le “piastre d’oro” versate al generale napoletano, Ferdinando Lanza. Con la prova dei molti miliardi di cui disponeva Garibaldi si può forse valutare meglio un’impresa come quella dei Mille che mise in fuga un esercito di centomila uomini (tra i quali migliaia di solidi bavaresi e svizzeri), al prezzo di soli 78 morti tra i volontari iniziali.
Ma c’è di più: il poeta Ippolito Nievo se ne tornava da Palermo a Napoli al termine della spedizione. Il piroscafo su cui viaggiava, l’”Ercole”, affondò per una esplosione nelle caldaie e tutti annegarono. Si sospettò subito un sabotaggio ma l’inchiesta fu sollecitamente insabbiata. Le cose possono ora chiarirsi, visto che il Nievo, come capo dell’Intendenza, amministrava i fondi segreti e aveva dunque con sé la documentazione sull’impiego che nel Sud era stato fatto di quei fondi. Qualcuno evidentemente non gradiva che le prove del pagamento giungessero a Napoli: non si dimentichi che recenti esplorazioni subacquee hanno confermato che il naufragio della nave del poeta fu davvero dovuto a un atto doloso.
Si cominciava bene, dunque, con quella “Nuova Italia” che i garibaldini dicevano di volere portare anche laggiù: una bella storia di corruzioni e di attentati. Ma Nievo portava, pare, solo ricevute: dove finirono i miliardi rimasti, e dei quali solo pochissimi capi dei Mille erano a conoscenza?
In ogni caso, era una somma che solo un governo poteva pagare. E, in effetti, la fonte del denaro era il governo inglese (non a caso lo sbarco avvenne a Marsala, allora una sorta di feudo britannico, e sotto la protezione di due navi inglesi; e proprio su una nave inglese nel porto di Palermo fu firmata la resa dell’isola).
Come riconosce il «fratello» Di Vita, lo scopo della Gran Bretagna era quello già ben noto: aiutare Garibaldi per “colpire il Papato nel suo centro temporale, cioè l’Italia, agevolando la formazione di uno Stato protestante e laico“. Le monarchiche isole pagarono cioè il repubblicano Eroe perché distruggesse un Regno, quello millenario delle Due Sicilie, purché anche l’Italia, «tenebroso antro papista», fosse liberata dal cattolicesimo.
 

giovedì 31 marzo 2016

CAVOUR TRAMA PER L’AGGRESSIONE AL REGNO DI NAPOLI, IL “DIETRO LE QUINTE”

430172_3381389584201_155959528_nI Mille? Benedetti dal conte di Cavour
di Angela Pellicciari
La spedizione in Sicilia sarebbe stata impossibile senza l’appoggio – segreto – del Regno di Sardegna.
“Venga da me quando vuole, ma pria di giorno e che nessuno lo veda e che nessuno lo sappia. Se sarò interrogato in Parlamento o dalla diplomazia (soggiunse, sorridendo), lo rinnegherò come Pietro e dirò: non lo conosco”: così – racconta La Farina – gli disse Cavour durante uno dei numerosissimi e super segreti colloqui per organizzare quella che è passata alla storia come “spedizione dei Mille”.
Perché Cavour non vuole che venga alla luce l’organizzazione capillare da lui stesso meticolosamente preparata – insieme al fido La Farina – per l’invasione dell’Italia meridionale? Perché la vulgata esige che il Regno di Sardegna intervengano solo ed esclusivamente per soccorrere le popolazioni italiane che “gemono” sotto il giogo della schiavitù: in caso contrario, se le apparenze non sono salvate, Cavour rischia la perdita della copertura internazionale indispensabile per l’unificazione dell’Italia sotto i Savoia.
La storiografia del Novecento ha puntualmente ripetuto la versione di comodo raccontata al mondo dai governanti sardi. Ma le cose non stanno così. Per sapere come si sono svolti i fatti è utile ricorrere all’epistolario e agli articoli del braccio destro di Cavour, l’influente storico massone Giuseppe La Farina, potentissimo segretario della Società Nazionale. Nella lettera del 14 ottobre 1860, per esempio, questi racconta all’amico Pietro Sbarbaro: “V’è una parte della mia biografia completamente sconosciuta, ed è forse la più importante, voglio dire le mie relazioni con conte di Cavour: relazioni intime, e pur tenute segretissime dal ‘56 al ‘59, e non sospettate né anco dagli amici stretti del Conte di Cavour. Io vedeva il conte di Cavour quasi tutti i giorni prima dell’alba […] fui io che gli feci conoscere Garibaldi, e che l’indussi ad adoperarlo nella guerra d’indipendenza che si apparecchiava […] Le potrò dare notizia della parte presa da me e dalla Società Nazionale alla spedizione di Sicilia; ed Ella vedrà che il concetto fu mio; che Garibaldi esitava (e ne ho documenti)”, che “e armi e munizioni furono somministrate a Garibaldi da me: egli non aveva nulla”.
In una lettera di poco posteriore lo storico siciliano è ancora più esplicito: “Gl’indugi alla partenza [per la Sicilia] vennero da Garibaldi e da’ suoi amici, i quali dicevano quella impresa una follia. Garibaldi si decise a partire, quando seppe che i Siciliani sarebbero partiti senza di lui. Questa è la verità vera”. La verità che La Farina racconta nelle lettere è da lui lui divulgata anche a mezzo stampa. Sull’Espero il 24 gennaio 1862, per esempio, La Farina scrive: “Per quattro anni lo scrittore di questi articoli vide, quasi tutte le mattine, il conte di Cavour, senza che qualcuno de’ suoi intimi amici lo sapesse, andando sempre due o tre ore prima di giorno, e sortendo spesso da una scaletta segreta, ch’era contigua alla sua camera da letto, quando in anticamera v’era qualcuno che lo potesse conoscere!”.
Dalla testimonianza di La Farina il ruolo di Garibaldi nell’impresa siciliana risulta decisamente ridimensionato. Sarà vero? Sembrerebbe di sì. Perlomeno a leggere quanto il generale scrive a La Farina da Caprera l’8 gennaio 1859: “Circa all’organizzazione convenuta io la lascio interamente a voi. Medici e chiunque de’ miei hanno ordine di non fare nulla senza consultarvi. Lo stesso ho raccomandato a quei di dentro. Vogliatemi bene e comandatemi”.
Se il ruolo di Garibaldi è stato gonfiato ad arte – Garibaldi non avrebbe fatto un passo senza Cavour e La Farina, i loro soldi e le loro armi – cosa dire dei Mille che hanno seguito il generale nell’eroica impresa liberatrice? Leggiamo cosa pensa di loro il generale Giuseppe Garibaldi: “Tutti generalmente di origine pessima e per lo più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del malaffare.

Fonte: http://venetostoria.com/page/12/

martedì 10 giugno 2014

Garibaldini e Veneti della battaglia di Lissa: veneti di serie A e B?

di ETTORE BEGGIATO*

Qualche giorno fa mi sono imbattuto, a Fossona di Cervarese S. Croce (Pd) in una recente lapide che ricorda la casa natale di Antonia Masanello, “donna animata da ideali risorgimentali che si unì alla spedizione dei mille”, una garibaldina che seguì l’eroe dei due mondi e che morì a Fiorenze nel maggio del 1862; un’altra lapide la ricorda nel cimitero fiorentino di San Miniato al Monte…ma questa fa meno notizia:  laggiù in Italia le lapidi per i garibaldini non si contano…
Quattro anni dopo la dipartita di Antonia Masanello, durante la cosiddetta “Terza guerra d’indipendenza”, si svolse nel Mar Adriatico, la battaglia di Lissa (20 luglio 1866), che vide il successo della marina austro-veneta sulla marina tricolore.
Lissa viene ricordata come l’ultima vittoria della Serenissima, visto il gran numero di veneti, friulani,  istriani e dalmati presenti nella  marineria austriaca che fino al 1848 veniva ufficialmente chiamata “Imperial e regia veneta marina”.
E, in una fonte inattaccabile  come la “Rassegna Storica del Risorgimento” pubblicata nel 1978,ho  trovato in un articolo di Pietro Giorgio Lombardo intitolato “Chioggia dal 1849 al 1866. Appunti”  questo elenco dei decorati:

Medaglie d’oro:

PENSO TOMMASO                                                       Chioggia
VIANELLO VINCENZO detto GRATAN                        Pellestrina – Venezia

Medaglie d’argento di prima classe:

ANDREATINI ANTONIO                                              Venezia
PENZO TOMMASO detto OCCHIAI                              Chioggia
MODERASSO ANTONIO                                              Padova
PREGNOLATO PAOLO                                                Loreo – Rovigo
GHEZZO PIETRO                                                          Malamocco – Venezia
DALPRA’ MARCO                                                        Venezia
FILIPUTTI ANGELO                                                     Palmanova – Udine
DINON GIROLAMO                                                      Maniago – Udine
VARAGNOLO ROMA PIETRO FERDINANDO            Chioggia
FILIPPO GIUSEPPE                                                      Palmanova – Udine
VIDAL BORTOLO detto STROZZA                              Burano – Venezia
Medaglie d’argento di seconda classe:
GAMBA FRANCESCO                                                  Chioggia
ROSSINELLI FEDERICO                                              Venezia
CAVENAGO GIOACCHINO                                         Padova
SCARPA ANGELO ZEMELLO                                      Pellestrina – Venezia
BOUTZEK IGNAZIO                                                     Venezia
BUSETTO GIOVANNI ANTONIO                                 Pellestrina – Venezia
PITTERI  LUIGI                                                             Venezia
GIANNI GIUSEPPE                                                       Chioggia
CEROLDI LUIGI GIOVANNI                                        Venezia
MOLIN LUIGI                                                                Burano – Venezia
RAVAGNAN GAETANO                                               Donada – Rovigo
SCARPA TOMMASO                                                    Chioggia
BORTOLUZZI FERDINANDO                                       Venezia
PREGNOLATTO DOMENICO                                      Contarina – Rovigo
GALLO EUGENIO PAOLO                                           Adria – Rovigo
BOSCOLO LUDOVICO                                                 Chioggia
FERLE REDENTORE                                                    Venezia
GRASSO LUIGI ANTONIO                                           Chioggia
MARELLA LUIGI ANTONIO                                        Chioggia
NARDETTO DOMENICO                                              Padova
LAZZARI FRANCESCO                                                Venezia
GARBISSI PIETRO                                                       Venezia
AMBROSIO ANSELMO                                                Latisana – Udine
FANUTO DOMENICO                                                   Venezia
SALVAZZAN ANTONIO                                               Padova
ALLEGRETTO LUIGI                                                    Burano – Venezia
VIDALI MASSIMILIANO                                              Maniago – Udine
MARCOLINA ANTONIO                                               Maniago – Udine
VARISCO FRANCESCO                                               Chioggia
BENETTI PASQUALE                                                   Padova
BUSETTO CARLO                                                        Pellestrina – Venezia
PENSO LUIGI  detto MUNEGA                                     Chioggia
NOVELLO RINALDO                                                    Venezia
SCOLZ PASQUALE                                                       Palmanova – Udine
BOSCOLO CASIMIRO                                                  Chioggia
VENTURINI ANGELO detto CIOCOLIN                       Chioggia
DONAGGIO FRANCESCO                                           Chioggia
NORDIO LUIGI                                                             Venezia
MELOCCO detto MEOCCO GIOVANNI                       Venezia
BOSCOLO VINCENZO                                                 Chioggia
SFRIZO AUGUSTO                                                       Chioggia
ALLEGRETTO (NEGRETTO) AUGUSTO                    Burano – Venezia
GALIMBERTI GIOVANN                                              Chioggia


Di tutti questi veneti (e friulani) che si sono battuti in maniera così meritoria da essere decorati, nei libri di storia non c’è traccia; come pure non c’è traccia nella toponomastica dei nostri comuni, di lapidi neanche a parlarne…; è troppo chiedere agli amministratori locali e al mondo della cultura un sacrosanto omaggio a questi veneti?
Oppure i veneti vanno divisi  fra quelli  buoni che meritano di essere ricordati (coloro che si batterono per l’Italia)  e quelli cattivi che vanno lasciati nell’oblio (tutti gli altri)?

*Già assessore regionale del Veneto

venerdì 23 maggio 2014

Carriera massonica di Giuseppe Garibaldi [DOCUMENTI, FOTO]

- di Davide Consonni- http://radiospada.org/


[articolo originariamente apparso su Lo Sai]
Iniziamo dal finale di questa triste questione. Nel 1864 un gruppo di massoni italo-americani fonda la Garibaldi Lodge #542 Or.New York, all'Obbedienza della Grand Lodge of the State of New York, essendo ancora vivo e attivo il Generale Gran Maestro Garibaldi. Il 22 ottobre 1882, la Loggia si riunisce alla Irving Hall per commemorare l'Eroe dei Due Mondi, passato all'Oriente Eterno (deceduto) il 2 giugno dello stesso anno. Il giorno seguente, il New York Times dedica all'avvenimento un articolo dal titolo "Garibaldi's Masonic Brethren, direttamente dal sito web della Garibaldi Lodge.[1].

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[Fonte-immagine: http://garibaldilodge.com/newstand/articles/2008/brethren%20mourn%20loss%20Gen%20Garibaldi%201852.pdf]
1 Garibaldi Generale dell’anticlericalismo

"Se per Risorgimento s’intende il movimento culturale che ha accompagnato l’Unità, cioè il processo di unificazione politica della penisola italiana, con l’intenzione esplicita di «modernizzare il paese», ossia «[...] di disfare il tradizionale ethos italiano radicato nel cattolicesimo per costruire un ethos nuovo, progettato a tavolino, modellato sulle presunte caratteristiche delle più avanzate nazioni protestanti europee», non posso celebrare Giuseppe Garibaldi, autorevole esponente del «partito anti-italiano» risorgimentale. Il programma «nazionale» — che Garibaldi indossa in pieno, favorendone apertamente l’ideologismo più radicale —, ispirato alla duplice intenzione di unificare l’Italia e di procedere al «rinnovamento morale e civile» degli italiani, ha rappresentato un tentativo insidioso di «rieducazione» popolare, volto a demolire la cultura dell’antica nazione italiana. «In termini polemici si potrebbe dire che Garibaldi fu tra quelli che "fecero l’Italia per ‘disfare’ gl’italiani"»”[2]. Garibaldi riteneva, infatti, che la lacerazione fra «paese legale» e «paese reale», evidente fin dai primi giorni di vita del nuovo Stato unitario, fosse la conseguenza del radicamento della cultura religiosa presso la stragrande maggioranza della popolazione. Mentre altri operavano a livello della minoranza colta, Garibaldi diffonde, in forme più immediate e comunicative, fermenti anticattolici presso i ceti popolari, anche con la distribuzione capillare di opuscoli e di catechismi che attribuivano a lui la vera rappresentanza della «legge di Cristo» contro le imposture del Papa[3]. Il sacerdote è presentato come «[...] la più nociva di tutte le creature, perché egli più di nessun altro è un ostacolo al progresso umano, alla fratellanza degli uomini e dei popoli»[4] e Papa Pio IX (1846-1878) viene definito «un metro cubo di letame»[5]. Nelle sue invettive anticlericali trabocca spesso dal terreno politico a quello della dogmatica cattolica: per esempio definisce l’Eucaristia come il «[...] modo d’inghiottire il reggitore dei mondi, e depositarlo poi, in un Closet qualunque. Sacrilegio, che prova l’imbecillità degli uomini», oppure intervenendo sull’infallibilità del Papa, «[...] un povero vecchio che conformandosi alle leggi inesorabili della natura tra poco pagherà come noi tutti ad essa il suo tributo e sarà ben difficile distinguere il nauseante suo teschio da quello di qualunque mendico». Garibaldi manifesta il suo furore anticattolico pure attraverso la stesura di romanzi ingiuriosi e denigratori nei confronti del clero e del Pontefice: «Gli ultimi anni di vita — scrive lo storico gesuita Pietro Pirri (1881-1969) — sono anche i più miserevoli sotto l’aspetto morale. G. [aribaldi] non trovò di meglio che sfogare i suoi crucci con libri in prosa e in versi, per lo più insulsi, riboccanti di volgari ingiurie e di denigrazioni contro il clero e il Papa, e di roboanti declamazioni contro una società che aveva il torto di non pigliare sul serio i sogni della sua mente ottenebrata da vieto anticlericalismo e da grette idealità massoniche»[6]
 


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2 Garibaldi Gran Maestro della Massoneria Italiana
Fu a Montevideo che Garibaldi nel 1844 indossò il primo “grembiulino” ed “ebbe la luce” massonica iniziatica. Aveva trentasette anni, e la loggia era L’Asil de la Vertud, una loggia irregolare, emanazione della massoneria brasiliana, non riconosciuta dalle principali obbedienze massoniche internazionali, quali erano la Gran Loggia d’Inghilterra e il Grande Oriente di Francia. Sempre nel corso del 1844 regolarizzò la sua posizione(4° grado) presso la loggia Les Amis de la Patrie di Montevideo posta all’obbedienza del grande Oriente di Parigi.  La sua affiliazione comparve successivamente anche nella loggia Tomp Kins, a Stapleton nello stato di New York, (Dove ancora oggi sorge una loggia/officina che porta il suo nome)[7]. La carriera massonica di Garibaldi ebbe un salto di qualita quando il Gran Oriente di Palermo gli conferì (Tra i sei commissari inviati dal Gran Oriente c’era anche il 33° Francesco Crispi) a Torino tutti i gradi del Rito Scozzese (dal 4° al 33°) il 17 marzo 1862, seguita dall’elezione a Gran Maestro dell’Ordine d’Oriente e del Rito Scozzese Antico ed Accettato del 21 maggio 1864 e nella suprema carica di Gran Hierofante del Rito Egiziano di Memphis-Misraim nel 1881[8]. Molte di queste informazione le dobbiamo a Aldo A. Mola direttore del ”Centro studi per la storia della Massoneria” che ha sede presso il Gran Oriente d’Italia a Roma. Aldo Mola nel suo libro ”Liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria” (oltre alla quantità incredibile di documenti, tra cui i buoni di stato britannici che hanno finanziato Mazzini & Company) ripete più volte: "La spedizione dei mille dall’inizio alla fine sotto tutela britannica: o, se si preferisce, dalla Massoneria Inglese".

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Il Mola precisa che Garibaldi: ”andò in visita ufficiale"..(In Gran Bretagna).."[ove ottenne] accoglienze trionfali, mai riservate ad alcun riservato cittadino". (Informazioni tratte da "Storia della massoneria Italiana", Aldo A. Mola). "E in Inghilterra, soprattutto tra gli ultimi anni '50 e gli ultimi anni '60, vi sono in ogni caso attivi contatti con la menzionata loggia irregolare dei "Philadelpes", nucleo originario di quella che poi diventerà la "Prima Internazionale", analiticamente documentati, ad esempio, da B. Nikolaevsky[9]. Non mancano, attraverso le personalità liberali che appoggiano in Inghilterra l'azione mazziniana, contatti con la massoneria regolare: la prima riunione dei "Friends of Italy" si tiene a Londra nella località storica detta "Freemasons' Tavern"[10] . Il sito web del Grande Oriente d’Italia propone un’ampia argomentazione a favore della tesi sopra esposta[11]. Proseguo con due citazione di Garibaldi speranzoso che una sana coscienza storica risorga dalla istituzionalizzata menzogna che domina  sulla storiografia relativa al risorgimento: "Se nascesse una società del demonio che combattesse despoti e preti mi arruolerei nelle sue fila", "Farei L’italia anche col Diavolo!". Qui di seguito riporto la fonte ad un documento d'eccezionale valore storico proveniente dall'archivio del Grande oriente d'Italia, massima obbedienza massonica italiana. Si tratta del diploma rilasciato a Garibaldi dal Supremo Consiglio del Grande Oriente d’Italia sedente in Palermo a firma del Sovrano Gran Commendatore Giuseppe Garibaldi (Palermo, 20 luglio 1867)[12].
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Qui di seguito invece riporto il decreto di nomina e di accettazione di Giuseppe Garibaldi a Gran maestro della Massoneria Italiana:
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[Fonte della nomina e dell'accettazione: Bollettino del Gran Oriente d'Italia, Volume I, Torino, 1864, p, 22-23]
Garibaldi nomina Antonio Mordini come suo rappresentante nel Gran Consiglio della Massoneria Italiana:

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Come non scrivere della rapidità con cui il massone Garibaldi ricevette il 33° di Rito Scozzese? Ora questa vicenda v
errà qui di seguito accuratamente documentata. In successione riporterò diversi scambi epistolari intercorsi tra il Garibaldi e le diverse Obbedienze massoniche coinvolte nei fatti risorgimentali. Nel marzo del 1862 il Grande Oriente di Rito Scozzese siciliano decise di offrire la carica di Gran Maestro/Sovr. Gran Commendatore a Garibaldi. Sei rappresentanti di quella Obbedienza, tra i quali Francesco Crispi e Saverio Friscia, si recarono a Torino e gli conferirono i gradi da 4 a 33.
[13] Qui il testo del documento di conferimento dei gradi massonici a Garibaldi:

“Noi qui sottoscritti SS:. GG:. II:. GG:. del 33°  ed Ult.° G:. Francesco Crispi, Giuseppe lnsenga, Saverio Friscia, Rosario Bagnasco e GG:. SS:. EE:. CC:. KK:. de130° gr, Giovanni Brasetti e Salvatore Cappello, tutti sei nelle qualità di Commissari straordinari per mandato del Sup:. Cons:. nel giorno undecimo del primo mese del’anno di V:. L:. 5862 ci siamo presentati al Generale Giuseppe Garibaldi M:. a cui abbiamo conferito tutti i G:. Mas:. dal 4° al 33° gr. presentandogli la nomina di Pres:. del Sup:. Cons:. G:. O:. d’ltalia sedente in Palermo, col titolo di P.mo:. Sov:. Gr:. Com:. Gr:. Mae:. Del presente pezzo di Arch, se ne sono formulate numero sette modelli da rilasciare uno per ognuno’ dei signatari ed uno da rimanere negli Archivi del surriferito S:. C:. G.. O:. d’ltalia sedente in Palermo.Oggi il Diciassettesimo giorno del primo mese dell’anno di V. L. Cinquemila, ottocento sessantadue nella Valle di Torino”[14]

La risposta del Garibaldi fu immediata:
“Torino, 20 marzo 1862 E:. V:.
Ill:. ffr:. Assumo di gran cuore il supremo ufficio di capo della Mass:. It:. costituita se:condo il rito scozz:. rif:. ed accet:. Lo assumo perche mi viene conferito dal libero voto di uomini liberi, a cui devo la mia gratitudine non solamente per l’espressione della loro fiducia in me nello avermi elevato a così altissimo posto, quanto per l’appoggio che essi mi diedero da Marsala al Volturno, nella grande opera dello affrancamento delle province meridionali. Codesta nomina a G:. M:. è la più solenne interpretazione delle tendenze dell’animo mio, de’ miei voti, dello scopo cui ho mirato in tutta la mia vita. Ed io vi dò sicurtà, che mercè vostra e colla cooperazione di tutti i nostri ff:. la bandiera d’ltalia, ch’è quella dell’umanità, sarà il faro da cui partirà per tutto il mondo la luce del vero progresso. Che il G:. A:. dell’U:. spanda le sue benedizioni su tutte le LL:. e che ci guardi sempre con occhio propizio e ci continui le sue grazie il nostro divino protettore S.
Giovanni di Scozia. Abbiatevi il bacio fr.G. Garibaldi”
[15]

E così, il nuovo S.G.C. si accingeva a difendere la bandiera del Rito Scozzese e a capeggiar il S.C.G.O. di Palermo, come dimostra la lettera che egli scrisse il 20 giugno 1862 al Fr. Francesco Guerzi, Venerabile della R.L. “Concordia Umanitaria” di Bologna, il quale aveva chiesto un consiglio:
“Rispondente alla vostra domanda contenuta nella vostra lettera del 31 del 3° mese anno 5863 (corrige 5862). Io devo manifestarvi che francamente la mia opinione è di abbracciare il rito scozzese antico ed accettato coi gradi dopo al terzo onde emancipare la Mas. Ital. da quella francese che trovasi capitanata dal Bonaparte e ciò anche perchè questo rito è più universalmente seguito. Io spero dunque che voi (…) unitamente alla vostra loggia seguirete in questo l’esempio dei fr:. M:. di Torino che sonovi riuniti in oltre tre LL:. ed hanno proclamato la loro indipendenza dal G:. o:. di Torino seguendo il rito e dogma Scozzese”[16].

A fine giugno 1862 il Generale lasciò Caprera, per giungere inaspettatamente a Palermo (29 giugno), dove cominciò subito a tenere discorsi infiammati contro Napoleone III di Francia e per la liberazione di Roma, con lo slogan bellicoso: “Roma o Morte”. Il piano “segreto” era di reclutare un esercito siciliano che doveva marciare verso Roma. Nell’ambito della Massoneria palermitana il Gran Maestro decretò che tutti i membri del suo Stato Maggiore, per lo più garibaldini dell’ltalia settentrionale, dovevano essere iniziati immediatamente in Massoneria.
“A:.G:.D:.G:.A:.D:.U:.
Valle di Palermo, 3 luglio 1862 E. V.
Desidero che le persone qui sotto notate vengano iniziate regolarmente ai misteri dell’Or. M. in alcune delle RR.LL. poste sotto a questo Or:.  E a tal fine cogli altri poteri a me conferiti gli dispenso dalle solite formalità:
Ripari Pietro di Cremona di anni 60
Bruzzesi Giacinto  romano di anni 40
Missori Giuseppe  Milano di anni 33
Nullo Francesco -Bergamo 36
Chiassi Giov. -Mantova 35
Basso Giov. -Nizza 38
Guastalla Enrico -Mantova 33
Nuvolari Giuseppe -Mantova 40
Guerzoni Giuseppe -Brescia 29
Bedeschini Francesco -Venezia 28
Forza Pietro -Venezia 28
Frigyesi Gustavo -Ungheria 30
Il G:.M:.G:. C:. dell’Ord:.
G. Garibaldi 33:.”

L’ iniziazione di questi candidati, e di Menotti Garibaldi, ebbe luogo quella stessa sera, semplicemente per mezzo di una triplite battuta di mano. Un resoconto della cerimonia e del discorso del Gran Maestro fu pubblicato ne “L’ Umanitario”, periodico ufficiale del S.C.G.O. Ecco alcune delle sue parole: “Io sono superbo d’appartenere alla Massoneria e ringrazio tutti i buoni ed amati Fratelli di avermi nominato Gran Maestro dell’Ordine. La mia riconoscenza aumenta da che considero che la dignità che mi si è voluta conferire, è al di là delle mie forze e dei miei meriti. Tuttavia vi assicuro che il mio cuore è cuore veramente massonico. Io vi raccomando l’unione e la concordia. Io vi raccomando poi la bella Italia nostra tuttavia calpestata dallo straniero e insozzata da falsi sacerdoti. Pensate che molti dei nostri ffr:. gemono ancora nel più duro e vile servaggio. Io ho fede, che fra non guari l’Italia tutta sarà degli Italiani, e che formeranno unica famiglia dalle Alpi agli estremi della Sicilia, di questa terra delle grandi iniziative. Io sono avanzato in età, ma il resto degli anni lo consacrerò all’Italia; ed io vi dico che noi andremo a Roma a presto”[17].
Evidentemente, la Massoneria era un perno nella campagna per il reclutamento ed il Gran Maestro emanò la seguente circolare “segreta” a tutte le logge siciliane :
“Luglio 1862 E.V.Venerabile Maestro, I momenti attuali sono supremi per la bella Italia nostra, tuttavia calpestata dallo straniero; insozzata dai falsi preti di Roma. È mestieri alla perfine che tutte le membra sparse della povera addolorata sieno riunite, e che sul Campidoglio si vegga sventolare sicuro e glorioso il vessillo nazionale. Tutti gli uomini che hanno il cuore italiano devono con tutti i mezzi concorrere al compimento di questo sublime pensiero. Stupido e scellerato colui che non corre in difesa della propria madre. I nostri cari fratelli devono sapere che la causa dell’Italia è la causa di tutte le nazionalità tuttora conculcate, è la causa dell’Umanità. Quindi i nostri fratelli e come cittadini, e come Massoni, devono cooperarsi a che Roma divenga degli Italiani, e la capitale di grande e possente Nazione. Ed eglino sono in dovere non solo di aiutare in ogni maniera la Patria impresa, ma eziandio di fare persuasi i profani che, senza Roma, i destini d’Italia saranno sempre incerti, e che con Roma finiranno tutti i dolori, e che si avrà liberale e sapiente reggimento. Voi, Venerabile Maestro, farete palesi questi miei sentimenti ai fratelli maestri che accompagnano cotesta Loggia, affinche all’occasione si trovino pronti ad accorrere sotto quella bandiera per la quale fu sparso tanto sangue italiano. Questa occasione non sarà certamente lontana, epperò è mestieri che sin d’ora diasi opera a che tutti i buoni si preparino per trovarsi pronti all’appello che loro farà la Patria. Non dunque voi soli, ma chiunque ha cuore Italiano dovrà tenersi munito di armi e pronto il braccio alla grande impresa; a voi tocca però precipuo il debito di predicare l’adempimento di quest’obbligo sacro, con la voce e con l’esempio. E poiche il segreto è l’anima di tutte le importanti fazioni, così voi, venerabile Maestro, comunicherete la presente in famiglia e senza visitatori, raccomandando ai fratelli il silenzio per il mantenimento del quale hanno replicatamente giurato.
Salute e fratellanza.
(Sigillo)
IL P:.S:.G:.C:.G:.M:.G. Garibaldi 33:.”[18]

La spedizione militare cominciò malamente e l’esercito si arenò nelle montagne dell’ Aspromonte calabrese. Dopo una breve prigionia sotto i Piemontesi, Garibaldi si ritirò di nuovo a Caprera. Nel corso dell’anno 1863, il S.C.G.O. palermitano cominciò a preoccuparsi seriamente della crescente attività. del rivale G.O.I. nell’Italia settentrionale, il quale fece proposte per unire tutta la Massoneria italiana, per mezzo di 4 sezioni territoriali. Il S.C.G.O., che non aveva alcuna intenzione di perdere la sua preminenza, mandò il suo Gran Segretario Giuseppe Colosi a Caprera, dove il Gran Maestro stilò il seguente Decreto:
“Caprera 31 agosto 1863
A tutte le LL., a tutti i Capitoli, Areopaghi, e Concistori, a tutti i ffr. Mass.Italiani di rito Scoz. ant. ed acc. S:. F:. U:.
Si estenda in Italia con tutta l’energia possibile la mass:. di rito  Scoz. ant. ed acc.
Si continui, come si è fatto fino ad oggi, l’ubbidienza al  S:. C:. G.. O:. d’Italia residente in Palermo, finchè non si potrà lavorare nel Campidoglio. Il progetto di più centri indipendenti l’uno dall’altro, potrà realizzarsi tutte le volte che i medesimi sieno sotto l’ubbidienza del  S:. C:. G.. O:. d’Italia residente in Palermo, come apice della piramide per l’unità Mass:.
Si dà a tutti i ffr:. il triplice bacio.
Il G:. M:. G:. C:. dell’Ord:. Scoz:. ant:. ed acc:. in Italia
G:. Garibaldi 33:.”

Inoltre, per mettere fine a qualsiasi polemica ed erronea interpretazione da parte dei “dissidenti” torinesi, il 3 novembre 1863 Garibaldi confermò la sua precedente dichiarazione in favore del S.C.G.O. in questo modo.
“Caprera 3 novembre 1863.
Al S:. C:. G.. O:. d’Italia del rito  Scoz:. ant:. ed acc:. sedente in Palermo.
Ad esplicazione delle mie tavole antecedenti dichiaro:
1° Non potersi mai porre in dubbio o in discussione l’autorità di cotesto S:. C:. di Palermo, ne tampoco la inamovibilità della sua sede.
2° Desiderare l’affratellamento di tutta la mass:. Italiana e la convocazione di un’ Assemblea mass:. allo scopo, ma non Costituente, cioè tale che possa sconvolgere i principi del nostro rito accettati, ma soltanto legislativa, o tale che possa redigere programmi e statuti per la federazione di tutte le LL:. Italiane sotto il primato inconcusso del S:. C:. G.. O:. di Palermo.
Questo valga ogni falsa interpretazione delle precedenti mie tavole e a tranquillità di cotesto S:. C:.
Il G:. M:.G:. Garibaldi 33:.”


In aprile 1864 Garibaldi fece la sua trionfale visita a Londra, dove ebbe molti incontri sociali con persone di tutti i ceti e non per ultimi con gli esuli Mazzini e Herzen. Massonicamente esistevano rapporti tra l’Inghilterra e l’Italia e sembra che Garibaldi abbia avuto un informale incontro con il Gran Maestro, il Conte di Zetland. Era prevista una visita ufficiale nella Loggia Massonica “St. Clair”, la quale aveva fatto coniare 2 medaglie per l’occasione, una da presentare a Garibaldi ed una da portare dal proprio Maestro Venerabile in occasioni speciali. La medaglia di Garibaldi fu portata a Roma più di 100 anni dopo, e nel 1986, quando il Gran Maestro del GOI visitò la Loggia “St. Clair”, si presentò la prima occasione in cui le due medaglie furono portate contemporaneamente in Loggia. Dopo il suo ritorno in patria Garibaldi si mise immediatamente in contatto con il S.C.G.O., ribadendo la necessità di una Massoneria nazionale e non soltanto regionale. Fu prospettata anche l’entrata di donne ed, infatti, esistono vari diplomi, firmati dal Gran Maestro, dimostranti che furono effettivamente create delle “sorelle massoni”. Il 21 maggio 1864, a Firenze fu tenuta l’ Assemblea Costituente del G.O.d’Italia, sedente a Torino. Presenti erano 72 officine da tutte le parti d’Italia (contro le circa 50 officine che in quell’epoca erano all’obbedienza di Palermo). L’ Assemblea decise all’unanimità di offrire la Gran Maestranza effettiva a Giuseppe Garibaldi con la seguente comunicazione. Ed ecco il colpo di scena: Garibaldi… accettò, con una breve lettera del 6 giugno 1864, nominando, con decreto dell’8 giugno, il Fr. Mordini quale suo rappresentante. Non è facile capire quel brusco cambio di rotta, ma la ragione è probabilmente che per quell’idealista istintivo esistevano soltanto i principi di “concordia” e unificazione”, ed egli avrà capito che in quel senso il G.O. d’ltalia di Torino offriva migliori possibilità. Inoltre, egli sembrava aver pensato che poteva benissimo combinare la carica di S.G.C. e G.M. del S.C.G.O. siciliano, con quella di G.M. di Torino, come dimostrerebbe la sua lettera, semplicemente informativa, della stessa data, a Palermo. Si può immaginare che in seno al S.C.G.O. rengasse la più completa costernazione ma, deciso a difendere i suoi “diritti”, verso la fine di giugno, esso mandò il Fr. Colosi a Casamicciola, nel napoletano, per ottenere dal G.M. dei “chiarimenti”, i quali il Generale fornì con la seguente comunicazlone[19]:
“Casamicciola 3 luglio 1864, Al Sup:. Cons:. di Palermo
Ad esplicazione delle mie precedenti tav:. del 15 maggio e 6 giugno 1864, dichiaro, che la mia accettazione a G:. M:. della Mass:. di rito Ital:., offertami dall’assemblea di Firenze, non ha per nulla derogata la mia qualità di G:. M:. a vita della Mass:. di rito Scoz:. ant:. ed acc:. rappresentata dal Sup:. Cons:. residente provvisoriamente in Palermo. Nello intento, di riunire come più si potrà le differenti frazioni della famiglia Mass;. sparsa in Italia, desidero, che sia al più presto possibile riunita una grande assemblea Mass:., nella quale convengano i rappresentanti liberamente eletti da tutte le loggie esistenti in Italia, regolarmente costituite. Il giorno ed il luogo della riunione saranno quanto prima destinati da una mia seguente disposizione. Salute e fr:.Vostro G:. M:.G:. Garibaldi 33:.”[20]
 


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3 Influenza postmortem del mito del massone Garibaldi
Passiamo ora a documentare parte dell'effetto che il gran maestro Garibaldi ebbe sui massoni che ereditarono il valore simbolico e reale delle sue massoniche gesta. Riporto la notizia di una manifestazione massonica di cordoglio apparsa sui muri di Teramo per il 2° anniversario della morte del massone Garibaldi. Siamo nel 1884.  Arriva il 2 giugno, è un lunedì. E’ il secondo anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi,  gran Maestro della Massoneria Italiana.

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La ricorrenza non lascia indifferenti i massoni teramani e all’alba si vede affisso sui muri della città un manifesto che ricorda ai cittadini chi “ha spezzato le catene” e li invita a bruciare, come fece Lutero, l’enciclica con cui il Vaticano ha maledetto la massoneria. Colui il quale dichiarò: "Per pessimo che sia il Governo italiano, ove non si presenti l'opportunità di facilmente rovesciarlo, credo meglio attenersi al gran concetto: "Fare l'Italia anche col diavolo". Il manifesto è firmato “i massoni della Valle del Gran Sasso” ed è molto significativo.  L’enciclica a cui si riferiva il manifesto era la “Humanum Genus” ed era stata promulgata da Papa Leone XIII il 20 aprile di quello stesso anno. Essa partiva dal presupposto che la fine del XIX secolo era un'era pericolosa per i cattolici e condannava la massoneria, così come una serie di ideologie, credenze e pratiche di fatto eretiche connesse con la massoneria e con altre consorterie come la carboneria. Con l’enciclica, Leone XIII aveva condannato il relativismo morale e filosofico della massoneria e le sette ostili alla Chiesa, cito un passaggio della Humanum Genus: "Imperocché da fatti giuridicamente accertati, da formali processi, da statuti, riti, giornali massonici pubblicati per le stampe, oltre alle non rare deposizioni dei complici stessi, essendosi venuto a chiaramente conoscere lo scopo e la natura della setta massonica, quest'Apostolica Sede alzò la voce, e denunziò al mondo, la setta dei Massoni, sorta contro ogni diritto umano e divino, essere non men funesta al Cristianesimo che allo Stato, e fece divieto di darvi il nome sotto le maggiori pene, onde la Chiesa suol punire i colpevoli. Di che irritati i settari e credendo di poter, parte col disprezzo, parte con calunniose menzogne sfuggire o scemare la forza di tali sentenze, accusarono d'ingiustizia o di esagerazione i Papi, che le avevano pronunziate"[21]. Con il manifesto, i massoni della Valle del Gran Sasso uscivano allo scoperto e prendevano nettamente posizione contro la Chiesa e contro il Clero. Il giornale teramano “Corriere Abruzzese”, che personaggi influenti della massoneria teramana  gestivano o indirizzavano, nel suo numero di mercoledì 4 giugno 1884 riportava la notizia dell’affissione del manifesto massonico nella sua rubrica più seguita. E anche questo era molto significativo. Era ancora lontano il momento in cui la Chiesa e la Massoneria avrebbero intrecciato le loro vicende e avrebbero stabilito “larghe intese”, ignorando secoli di sacre condanne del magistero alla perniciosa consorteria massonica, lesiva tanto alle anime, quanto ai corpi, tanto alla Chiesa quanto allo stato.

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Cambiamo epoca ma manteniamo l'argomento. Vediamo come la massoneria italiana in tempi più recenti ha celebrato e ricordato Fr:. Ven:. Massone Garibaldi. Sentite cosa pubblica il Corriere della Sera il 23/settembre/1995: "DUEMILA MASSONI IN CORTEO CON L'ADESIONE DEL SENATORE PDS: Questa mattina, per la prima volta nella loro storia, i massoni italiani sfileranno in corteo. Ma, tra i simboli di Logge italiane e straniere giunte per l' occasione nella capitale, ci sara' anche un pidiessino, il senatore Saverio Di Bella, membro della Commissione bicamerale antimafia. Con un passato militante nel Pci e nel sindacato, apprezza il "nuovo corso" del Gran Maestro Virgilio Gaito e considera giusto "far cadere una volta per tutte" certe barriere: "La massoneria, quella "sana", fa parte integrante della storia italiana". Il capogruppo dei progressisti della stessa commissione, Antonio Bargone, prende subito le distanze: "Partecipa a titolo personale: noi ci dissociamo". Ma la scelta fa nascere un nuovo "caso" all' interno della Quercia. Il corteo dei duemila "fratelli" si muovera' dalla Villa del Vascello per raggiungere il punto piu' alto del Gianicolo, dove domina la statua di Giuseppe Garibaldi."[22]Leggete, qui di seguito, la replica del senatore pds che partecipò alla celebrazione massonica, sempre sul Corriere della Sera del 23 settembre 1995: "Iscritti al Pds nella massoneria? Io non li conosco. Comunque, nessuna meraviglia: e' cambiata l' Italia, e' cambiato il mondo ed e' giunto il momento di far cadere certe barriere". A parlare in questo modo e' un vecchio militante pci, ora senatore del Pds e membro dell' Antimafia. Saverio Di Bella, 55 anni, ha deciso di partecipare senza problemi al corteo dei massoni. Ed e' stato preventivamente condannato da un altro parlamentare del suo stesso partito, il deputato Antonio Bargone, convinto che, con la tessera della Quercia in tasca, non si possa esprimere simpatia per il "nuovo corso" del Grande Oriente d' Italia. Di Bella, che insegna Storia moderna all' Universita' di Messina, difende la sua scelta: "Basta saper distinguere, e io lo faccio per professione, tra la componente illuministico risorgimentale e quella degenerata della Toscana e dell' Italia meridionale. Parlo dell' infiltrazione ormai accertata della N' drangheta in alcune Logge. Ma e' proprio a questo livello che si e' inserita la collaborazione fondamentale del Gran Maestro Gaito. Il suo tentativo di fare pulizia ha avuto riscontri oggettivi: ha gia' espulso 4 mila iscritti e ha collaborato con l' Antimafia". Ma il deputato Bargone, capogruppo dei progressisti nella sua commissione, smentisce tutto."[23]

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Ancora in merito alla celebrazione massonica di Garibaldi del 1995, leggete l'articolo che pubblicò sempre il Corriere il giorno successivo: "La festa per sancire il "nuovo corso" del Grande Oriente d' Italia: e' la prima manifestazione del genere TITOLO: Mille in piazza, sono massoni Il senatore pds Di Bella a braccetto con il Gran Maestro - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ROMA . Commenta il manifestante massone: "Non lo sapevate che Salvador Allende amava definirsi medico, socialista e massone? Se il presidente del Cile non si vergognava, perche' lui dovrebbe nascondersi?". Ma "lui", Saverio Di Bella, membro della commissione parlamentare Antimafia e piediessino di ferro, non sembra imbarazzato piu' di tanto a sfilare tra compassi, grembiulini e simboli esoterici. Anzi, malgrado la bufera scatenata dai suoi compagni di partito, marcia in prima fila a braccetto con il Gran Maestro Virgilio Gaito. Giacca scura, cravatta fantasia e camicia rossa d' ordinanza. Garibaldino o comunista? "L' uno e l' altro . risponde .. Il rosso e' un colore rivoluzionario". Momento storico. Si festeggiano i 190 anni della massoneria italiana e, insieme, il centenario della statua di Garibaldi sul punto piu' alto del Gianicolo. E il primo corteo militante del Grande Oriente d' Italia. "A me . confessa Gaito . queste esibizioni non piacciono tanto. Pero' l' abbiamo fatto per dimostrare che non abbiamo nulla da nascondere. Siamo trasparenti e cristallini". Di personaggi politici, a parte Di Bella, non se ne vedono. Pero' , spiega un organizzatore, sono arrivati autorevoli complimenti: "La segreteria del presidente del Consiglio ci ha telefonato per un messaggio augurale. La stessa cosa ha fatto anche il presidente del Senato Scognamiglio. La Pivetti invece no: lei non ha risposto al nostro invito". Dai cancelli della Villa "Il Vascello" esce un piccolo fiume di oltre mille persone eleganti, per lo piu' in nero, con in mano stendardi di nuove e antiche Logge. Si dirigono verso il Gianicolo favoriti da uno splendido sole settembrino. E li' si fermano, sotto la statua di Giuseppe Garibaldi, dove suona la banda delle camicie rosse. Il Gran Maestro sale sul palco e comincia a parlare. Lo seguono i colleghi venuti da Atene, Rio Grande do Sul e New York. Insieme ad un colonnello garibaldino. Tra i manifestanti c' e' un folto gruppo di livornesi. Si va dall' imprenditore della Labromare, Diego Catenata, all' operaio dell' Agip, Emilio Navi.  Sembrano tutti contenti del "nuovo corso". Quale? "Beh, . tiene a precisare Piero Curiel, ginecologo fiorentino . e' quello di sempre. Non siamo mai stati segreti, ma solo riservati". A mezzogiorno, dopo aver deposto corone di alloro alle statue di Garibaldi, della sua compagna Anita e al monumento che ricorda i caduti della Repubblica romana, i fratelli massoni rientrano al "Vascello". E nella biblioteca, sotto un triangolo con l' occhio, il Gran Maestro riprende il suo discorso: "E ora di farla finita con la criminalizzazione. Tutti contro di noi, per colpa di antichi pregiudizi. Ma noi abbiamo il dovere di indirizzare gli altri verso la luce". Il pidiessino Di Bella, che siede accanto a lui, e' invece contento per un' altra luce, quella che Gaito potrebbe dare alle indagini sulla ' ndrangheta: "Ha consegnato gli elenchi degli affiliati, collabora. E per questo che sono qui: bisogna appoggiare questi sforzi. Per loro non e' una scelta indolore: la dissociazione di alcuni elementi potrebbe anche avere un prezzo di sangue". Gaito annuisce e fa sapere che sui 14 mila affiliati al Grande Oriente ci sono 120 indagati: "La loro iscrizione e' sospesa in attesa del giudizio". "E giusto . commenta ilresponsabile della giustizia del Pds, Pietro Folena . favorire chi aiuta ad individuare gruppi piu' o meno occulti. Ma abbiamo il dovere di ribadire che i nostri iscritti non possono aderire ad associazioni segrete. Insomma su questo argomento la nostra posizione non cambia". Senatore avvertito, mezzo salvato? Comunque vadano le cose Di Bella potra' consolarsi sapendo che altri partiti finora non hanno fatto alcun problema per la partecipazione di loro esponenti alla festa massonica. Al ricevimento del pomeriggio c' erano il senatore Franco Righetti del Ccd, l' europarlamentare di Forza Italia Roberto Mezzaroma, il presidente del gruppo misto alla Camera Siegfried Brugger (Svp) e il consigliere comunale verde Emanuele Montini."[24]

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Ora, per concludere, tenterò di attualizzare all'estremo la stima e la devozione che la massoneria italiana ed internazionale dimostrano per il massone nostrano Garibaldi. Dovete sapere che dalla morte di Garibaldi ad oggi sono state "gemmate" (termine massonico indicante l'apertura di una nuova loggia, si dice anche "alzare le colonne") moltissime logge massoniche intitolate al Fr:. Ven:. Garibaldi. Per iniziare, qui di seguito vi propongo un elenco di logge nazionali ed internazionali tutt'ora esistenti intitolate al massone Garibaldi:
1] Garibaldi Lodge, n° 542, New York: http://garibaldilodge.com/
2] Loggia Garibaldi, n° 140, Ancona: http://www.garibaldi140an.it/
3] Loggia Garibaldi, n° 1188, Roma: http://www.loggiagaribaldi.roma.it/
4] Lodge Garibaldi, n° 890, Melbourne: https://www.facebook.com/garibaldi890/about
5] Monte Garibaldi Lodge, n° 127, Canada:  http://freemasonry.bcy.ca/lodges/127/127.html
6] Garibaldi Lodge Winniepeg: http://www.sonsofitaly.ca/Garibaldi#GaribaldiLodge
7] Sms  Giuseppe Garibaldi Lodge, n° 670, West Virginia: http://garibaldilodge.org/
8] Loggia Garibaldi, n° 315, Catania: http://www.garibaldi315.com/

Quella qui presentata è solo una piccola selezione delle logge dedicate al massone Garibaldi, in particolare s’è scelto di riportare questa lista di logge perché aventi un proprio sito web in modo tale da poter permettere al lettore di verificarne l’esistenza. Veniamo ora all'attualizzazione estrema della celebrazione del massone Garibaldi. Dovete sapere che dal 18 al 20 ottobre 2013 a Catania si tenne la "Conferenza Mondiale delle Logge Garibaldi" organizzata dalla sopra citata Loggia Garibaldi n° 315 all'Oriente di Catania (ultima dell'elenco sopra riportato). Vi riporto come il sito della loggia Heredom n° 1224 di Cagliari recensisce l'incontro: "Si terrà nella cittadina etnea, dal 18 al 20 ottobre prossimi, la Conferenza Mondiale delle Logge intitolate a Giuseppe Garibaldi. Il ricco programma della Convention prevede tre giorni densi di appuntamenti che offriranno agli intervenuti, provenienti da varie parti del globo, il meglio dell'ospitalità e delle attrazioni turistiche offerte dal territorio della Sicilia Orientale. Nel pomeriggio del 18 ottobre si apriranno i lavori che si terranno presso lo Yachting Club di Catania . Nella giornata del 19 ottobre si terrà, nella splendida cornice offerta dal Palazzo "Principe Biscari" di Catania, la "Conferenza su Giuseppe Garibaldi" a cui seguiranno i Lavori Rituali delle Logge Garibaldi, le cui conclusioni saranno tracciate dal Gran Maestro Gustavo Raffi. A seguire, presso il "Teatro Sangiorgi" si terrà un Concerto di Musica Classica, appositamente organizzato per l'evento. La giornata del 20 ottobre sarà invece dedicata ad un visita guidata alla vicina Taormina."[25]

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Vi riporto quanto scritto, invece, dal sito ufficiale del Grande Oriente d'Italia per l'occasione della conferenza mondiale dedicata alle logge intitolate a Garibaldi:
"Ai nastri di partenza, nella cittadina etnea, da domani sino al 20 ottobre, la Conferenza Mondiale delle Logge intitolate a Giuseppe Garibaldi. Il ricco programma della Convention prevede tre giorni densi di appuntamenti che offriranno agli intervenuti, provenienti da varie parti del globo, il meglio dell'ospitalità e delle attrazioni turistiche offerte dal territorio della Sicilia Orientale.
Nel pomeriggio del 18 ottobre si svolgeranno i lavori rituali, presso il Grand Hotel Baia Verde di Catania, le cui conclusioni saranno tracciate dal Gran Maestro Gustavo Raffi. Nella giornata del 19 ottobre si terrà, nella splendida cornice offerta dal Palazzo "Principe Biscari" di Catania, la Conferenza "Giuseppe Garibaldi: Oriente ed Occidente, due mondi ed il sogno della pace" che vedrà la partecipazione di: Giuseppe Trumbatore, presidente del Collegio Circoscrizionale della Sicilia; Giuseppe Ettore, presidente del Consiglio dei Maestri Venerabili di Catania; Salvo Pulvirenti, Grande Esperto del Grande Oriente d'Italia; Ferdinando testa, psicoanalista Junghiano; Annita Garibaldi, presidente ANVRG; Enrico Iachello, Università di Catania; Santi Fedele, Università di Messina; Marco Novarino, Università di Torino; Raffaele Mansi, Bibliotecario Oriente di Catania; Francesco Scialfa, artista e docente, e Oscar Bartoli , giornalista. Il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Gustavo Raffi ,traccerà le conclusioni. A seguire si terrà un Concerto di Musica Classica, appositamente organizzato per l'evento. La giornata del 20 ottobre sarà invece dedicata ad un visita guidata alla vicina Taormina" 

Per concludere definitivamente con questa carrellata dei rapporti pre e post mortem tra il malefico Garibaldi e la massoneria internazionale includo nelle note una pagina web contenente le fotografie dell'incontro mondiale delle Logge Garibaldi svoltosi a Catania nell'ottobre 2011. Il lettore potrà visionare molte, tristissime, fotografie dell'incontro Mondiale delle Logge Garibaldi[26]:  Per concludere definitivamente cito e riporto una parte della celebre poesia del Trilussa, "Li Frammassoni":
Li Frammassoni
Che credi tu? Ch’a le rivoluzioni
Fussero carbonari per davero,
Cor sacco su le spalle e er grugno nero?
Ma che! È lo stesso de li frammassoni.

So’ muratori, si, ma mica è vero
Che te vengheno a mette’ li mattoni!
Loro so’ muratori d’opinioni,
Cianno la puzzolana ner pensiero.

Tutta la mano d’opera se basa
Ner demolì li preti, cor proggetto
De fabbricaje sopra un’antra casa.

Pe’ questo so’ chiamati muratori
E er loro Dio lo chiameno Architetto...
Ma poco più j’assiste a li lavori!

Trilussa

 
[1] Cfr. Garibaldi’s Masonic Brethren, 2 Giugno 1882, New York Times: http://garibaldilodge.com/newstand/articles/2008/brethren%20mourn%20loss%20Gen%20Garibaldi%201852.pdf
[2] Giovanni Cantoni, Introduzione al mio Il mito di Garibaldi. Vita, morte e miracoli dell’uomo che conquistò l’Italia, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 2002, pp. 9-14 (p. 14).
[3] Per una storiografia dell’anticlericalismo risorgimentale, tema poco affrontato dalla storiografia italiana, vedere i testi di Angela Pelliciari: Risorgimento da riscrivere. Liberali e massoni contro la Chiesa, Ares, 1998; L'altro Risorgimento. Una guerra di religione dimenticata, Piemme, 2000; I panni sporchi dei Mille. L'invasione del Regno delle Due Sicilie, Liberal, 2003; Risorgimento anticattolico, Piemme, 2004; I papi e la massoneria, Ares, 2007; inoltre: P. Scoppola, Laicismo e anticlericalismo, in Chiesa e religiosità in Italia dopo l’Unità, Vol II, Milano, Vita e Pensiero, 1973, p. 261; G. Verucci, L'Italia laica prima e dopo l'Unità. 1848–1876. Anticlericalismo, libero pensiero e ateismo nella società italiana, 1981; Cecilia Gatto Trocchi, Il risorgimento esoterico, Mondadori, Milano, 1996; Padre Gaspare de Luise “La framassoneria e la Giovine Italia. Esame critico”, Roma-Torino, 1866, pp. 334; Roversi Monaco Fabio Alberto, Massoneria e Risorgimento, Persiani editore, 2012; Aldo Mola, Luigi Pruneti, Risorgimento e massoneria, Atanor, 2013; R. Rémond, Anticlericalism: Some Reflections by Way of Introduction, inAnticlericalismspecial issue della «European Studies Review», 13, 2, April 1983, pp. 121-126; Id., L’Anticléricalisme en France de 1815 à nos jours (1976), Paris 1993; J. Lalouette, La République anticléricale, XIXe-XXe siècles, Paris 2002; G. Spini, Risorgimento e protestanti, Napoli 1956; L’anticlericalismo nel Risorgimento (1830-1870), a cura di G. Pepe, M. Themelly, Manduria 1966; L. Bulferetti, Socialismo risorgimentale, Torino 1949; F. Conti, Cavour, il mondo cavouriano e la risorgente massoneria, in Congresso di storia del Risorgimento (Alessandria 2009); F. Conti, A.M. Isastia, F. Tarozzi, La morte laica, I, Storia della cremazione in Italia (1880-1920), Torino 1998; F. Conti, Massoneria, scuola e questione educativa nell’Italia liberale, «Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche», XI, 2004; F. Conti, Il Garibaldi dei massoni. La libera muratoria e il mito dell’eroe (1860-1926), «Contemporanea», XI, 2008, 3, pp. 359-395; Id., Garibaldi e il «sole dell’avvenire»: fratellanza massonica, pacifismo e internazionalismo, in Giuseppe Garibaldi. Il radicalismo democratico e il mondo del lavoro, a cura di M. Ridolfi, Roma 2008, pp. 73-84; D. Mengozzi, Garibaldi taumaturgo. Reliquie laiche e politica nell’Ottocento, Manduria-Bari-Roma 2008; La morte e l’immortale. La morte laica da Garibaldi a Costa, Manduria-Bari-Roma 2000; Riti funebri e laicizzazione nell’Italia del XIX secolo, «Studi tanatologici», I, 2005; E. Decleva, Anticlericalismo e religiosità laica nel socialismo italiano, inPrampolini e il socialismo riformista, Roma 1979; A. Aquarone, Lo Stato catechista, Firenze 1961; M. Teodori, Contro i clericali. Dal divorzio al testamento biologico la grande sfida dei laici, Milano 2009; G. Scirè, L’aborto in Italia. Storia di una legge, Milano 2008;
[4] Giuseppe Garibaldi, Scritti e discorsi politici e militari, Cappelli, Bologna 1937, vol. III (1868-1882), p. 33;
[5]Idem, Lettera dell’11-10-1869, in Scritti politici e militari, ricordi e pensieri inediti, raccolti su autografi, stampe e manoscritti da Domenico Ciampoli (1852-1929), Enrico Voghera, Roma 1907, pp. 523-525 (p. 524).
[6] Pietro Pirri S.J., Voce Garibaldi, in Enciclopedia Cattolica, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, vol. V, Città del Vaticano 1950, coll. 1938-1943 (col. 1942)
[7] Carlo Patrucco, Documenti su Garibaldi e la Massoneria, Gerardo Casini Editore, 2012;
[8] Informazioni raccolte in “La Liberazione d’Italia nell’Opera della Massoneria, Centro per la storia della massoneria, Roma, Bastogi; Daniele Arru, La legislazione della repubblica romana del 1849 in materia ecclesiastica, Giuffrè, Milano, 2012; Marco Severini, La Repubblica romana del 1849, Marsilio, 2011;
[9] B.I. Nicolaevsky, Secret Societies and the First International, in M. M. Drachkovitch (a cura), The Revolutionary Internationals, Stanford Cal., Stanford University Press, 1966, pp.36-56. Cfr.anche la lettera di Mazzini indirizzata a Londra a un gruppo di Cittadini, da Genova, aprile 1870 (Scritti editi e inediti, Edizione nazionale, LXXXIX, Epistolario LVI)
[10] E. Morelli, L'Inghilterra di Mazzini, Roma, Istituto Storico del Risorgimento Italiano, 1965, p.125;
[11] cfr. Dall’articolo di Gustavo Raffi, Gran Maestro del GOI intitolato “Storia della massoneria in Italia – L’influenza di Mazzini sulla massoneria”: http://www.grandeoriente.it/studi/storia-della-massoneria-in-italia/linfluenza-di-mazzini-nella-massoneria-italiana.aspx;
[12] Per consultare tale documento: http://newsletter.grandeoriente.it/newsletter_6_11/goinewsletter_locandinabiblioteca.pdf;
[13] La Liberazione d’Italia nell’Opera della Massoneria, Centro per la storia della massoneria, Roma, Bastogi, p.135;
[14]Ibidem, p.135-136
[15]Ivi;
[16]Ivi;
[17] La Liberazione d’Italia nell’Opera della Massoneria, Centro per la storia della massoneria, Roma, Bastogi, p.137
[18] La Liberazione d’Italia nell’Opera della Massoneria, Centro per la storia della massoneria, Roma, Bastogi, p.138
[19] Liberazione d’Italia nell’Opera della Massoneria, Centro per la storia della massoneria, Roma, Bastogi, p. 141-142;
[20] La Liberazione d’Italia nell’Opera della Massoneria, Centro per la storia della massoneria, Roma, Bastogi, p.143
[21]Enciclica Humanum Genus di Papa Leone XIII: http://www.vatican.va/holy_father/leo_xiii/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_18840420_humanum-genus_it.html
[22] Duemila massoni in corteo” Corriere della Sera:http://archiviostorico.corriere.it/1995/settembre/23/Duemila_massoni_corteo_con_adesione_co_0_95092312976.shtml;
[23]“Prima volta dei massoni in piazza”, Corriere della Sera, 23 settembre 1995: http://archiviostorico.corriere.it/1995/settembre/23/prima_volta_dei_massoni_piazza_co_0_95092313013.shtml
[24]“Massoni in piazza”, Corriere della Sera, 24 settembre 1995: http://archiviostorico.corriere.it/1995/settembre/24/Mille_piazza_sono_massoni_co_0_95092413086.shtml; Qui di seguito per consultare gli articoli pubblicati in merito alla medesima questione dal quotidiano “La Repubblica”, di proprietà del massone Carlo De Benedetti il quale risiede nel consiglio d’amministrazione della banca d’affari Edmond de Rothschild: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/09/24/il-corteo-dei-massoni.html; De Benedetti nel consiglio d’amministrazione della Edmond de Rothschild, articolo del Corriere della Sera, “De Benedetti tappa nel consiglio d’amministrazione Rothschild”, 17 settembre 2008: Rothschild: http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/17/Benedetti_tappa_Parigi_Nel_consiglio_co_9_080917128.shtml;
[25] Dal sito del Grande Oriente d’Italia, “Conferenza mondiale delle logge Garibaldi”: http://www.grandeoriente.it/eventinewsgoi/2013/10/conferenza-mondiale-delle-logge-garibaldi.aspx; Programma della giornata: http://newsletter.grandeoriente.it/wp-content/uploads/2013/09/conf-garibaldi-ita.pdf
[26]Raccolta fotografica conferenza mondiale delle logge Garibaldi: http://www.grandeoriente.it/fotogallery/2013/10/conferenza-mondiale-delle-logge-garibaldi.aspx