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sabato 13 aprile 2013

I Vicerè della Napoli Spagnola: Il Duca d'Alba



L'ascesa al soglio di Pietro del Napoletano Pietro Carafa col nome di Paolo IV il 23 maggio 1555 aprì un violento conflitto nella penisola italiana: il nuovo pontefice condannò la Pace di Augusta con i protestanti e riversò il suo rancore contro Carlo V che aveva accolto con ostilità la sua nomina ad arcivescovo di Napoli. Proprio a Napoli il Pontefice sostenne i suoi parenti contro le famiglie nobili che godevano del favore imperiale e ne seguì una rivolta armata: da un lato i sostenitori di Carlo V e dall'altro quelli di Paolo IV supportati da Enrico II. Filippo II, al fine di isolare il pontefice in Italia, restituì Piacenza ad Ottavio Farnese, concesse Siena a Cosimo dei Medici e spinse alla neutralità Venezia, ordinò poi al Duca d'Alba di entrare nelle terre pontificie.
Con 12.000 fanti capitanati da Vespasiano Gonzaga signore di Sabbioneta, 600 lance al comando di Marcantonio Colonna, 1.200 cavalieri guidati da Giovan Giuseppe Cantelmo conte di Popoli e 12 pezzi d'artiglieria affidati a Bernardo d'Aldana, il Duca d'Alba occupò Pontecorvo, Ceprano, Ferentino, Frosinone, Veroli poi Ostia. Il nipote di Paolo IV, Antonio Carafa marchese di Montebello, tentò di penetrare nel Regno di Napoli attraverso il Tronto, ma fu respinto dagli uomini comandati da Ferrante Loffredo marchese di Trevico. Fu stipulata una tregua di 40 giorni tra le truppe spagnole e quelle pontificie, quando al Tronto si presentò un numeroso esercito francese al comando del duca di Guida col compito di impadronirsi del regno. Il Duca d'Alba sgombrò le località occupate e rientrò nei confini per difendersi. Valoroso capitano, si distinse nella battaglia di Muhlberg e nella guerra tra Filippo II e papa Paolo IV.
 
 
Fonte:
 

mercoledì 3 aprile 2013

I Vicerè della Napoli Spagnola: Don Pedro de Toledo

Dei 53 Vicerè che si avvicendarono nei due secoli e più di sudditanza diretta di Napoli alla Spagna, la figura preminente, per vari aspetti, è certo quella del Toledo.

Le grandi fortificazioni portuali, restaurate e ampliate con l’uso del tufo cavato dal Monte Echia; la realizzazione dei Quartieri per l’alloggiamento delle guarnigioni spagnole; la ricostruzione di Pozzuoli dopo il cataclisma determinato dall’eruzione del Monte Nuovo; il trasferimento della sede Principesca dal Castello di Capuana alla Nuova Reggia e l’insediamento dei Tribunali alla Vicaria; la costruzione del Castello di Baia e di varie Torri costiere; la costruzione della Chiesa di S. Giacomo; quella dell’Ospedale degli Spagnoli prospiciente l’odierna Via S. Giacomo; il restauro delle Carceri e del Monastero della Consolazione sull’odierna Via Imbriani, tutti corpi di fabbrica dell’attuale complesso edilizio Banco di Napoli - S. Giacomo; il potenziamento delle fortificazioni costiere, da Sorrento a Gaeta, da Salerno a Sapri, a difesa del territorio contro le periodiche scorribande dei corsari. Si tratta di opere imponenti, e per entità e per complessità, pensate, progettate e realizzate in soli venti anni (dal 1532 al 1553), tale fu il tempo che durò il Viceregno del Toledo.


Per la realizzazione di tali opere che, ancor oggi, con il mezzi moderni, sarebbe difficile portare a termine in tempi brevi, specie in un territorio complesso come quello meridionale, ci voleva un’inflessibile e determinata personalità che, superate le mollezze di Corte della atmosfera “aragonese”, appena trascorsa e non ancora dimenticata, riportasse, con pugno di ferro, il potere nelle mani dei rappresentanti del Re di Spagna. E questo accadde, con la repressione delle autonomie baronali, ove fioccarono condanne esemplari, anche capitali, per fatti di insubordinazione o di malgoverno periferico. Ma altrettanto ferrea fu l’azione di lotta contro la delinquenza ordinaria e contro i gruppi sediziosi, con l’irrogazione di pene severe e con numerosissime condanne alla decapitazione per delitti comuni. L’atmosfera di “sospetto” che gravava intorno alla Corte e nell’intero territorio del Viceregno; la somministrazione di tasse, spesso sproporzionate, - anche per far fronte all’enorme spesa edilizia innanzi indicata, - non resero “popolare” la figura del Toledo che, a quanto risulta, i contemporanei dei vari ceti sociali, non amarono affatto. Ed è presumibile che la sua forte personalità, alla fine, dovesse “fare ombra” anche al Re di Spagna al quale erano giunte le lamentele di tanti nobili mortificati, i Principi Sanseverino in testa.

Don Pedro di Toledo come cavaliere dell'ordine di Santiago. Dipinto di Tiziano.
A settanta anni, con un fisico provato ed un inverno gelido, l’incarico di comando delle milizie spagnole, schierate fuori Siena, fu fatale ed a nulla valsero le cure premurose che la figlia del Toledo, moglie di Cosimo il Vecchio, approntò nelle stanze del Palazzo Medici a Firenze. Don Pedro de Toledo morì il 22 febbraio del 1553 e fu sepolto nel Duomo di Firenze dove tuttora riposa. Il monumentale sacello predisposto, su richiesta dello stesso Vicerè, nella Chiesa di S. Giacomo restò vuoto. 

Sospese le spoglie mortali tra Napoli e Firenze, tra una sepoltura ed un cenotafio, altrettanto sospeso il giudizio politico e storico sulla figura e l’opera dell’uomo che, non amato dai contemporanei ha, tuttavia, realizzato opere ed azioni di governo che si sono riverberate, non certo “in danno”, sulle generazioni successive. Le opere monumentali e di difesa sono rimaste in essere ed, a tutt’oggi, molte di esse risultano pienamente efficienti. L’azione di difesa dei Vassalli dagli abusi dei Baroni; l’azione amministrativa destinata al riordino dei diritti demaniali ed al consolidamento del potere della corona di Spagna, vanno considerate come aspetti di “governo” che hanno influito positivamente nel tempo, nell’avvicendamento al potere dei Vicerè che seguirono il Toledo e che, per conto della Corona di Spagna, amministrarono fino al 1707 e cioè per altri 144 anni, senza significative scosse – tranne che per l’episodio di Masaniello - un vasto Territorio di per sé turbolento e difficile da gestire.

Tutto questo forse non interessa a chi passeggiando per “Toledo”, assaporando una sfogliatella di Pintauro innanzi a vetrine luccicanti, ritiene che “la Storia è perdita di tempo” e che l’era delle Comunicazioni non ha bisogno della “riflessione sul passato”. 

Ma se pensiamo a quelle opere di difesa che, appena scalfite, consentono anche all’occhio meno esercitato, di percepire la imponenza delle strutture e la capacità di sfidare il tempo, allora ci sembra, davvero, di sentirci eredi di tante figure, grandi e piccole, che hanno testimoniato, con il loro impegno, una tradizione di laboriosità e di ingegno che, a buon diritto, può trarre origine da uno starter d’eccezione quale fu il Toledo.



Gherardo Mengoni




Giovanni da Nola, sepolcro di don Pedro di Toledo. Pontificia Reale Basilica di San Giacomo degli Spagnoli, Napoli .



Fonte:
 

mercoledì 20 marzo 2013

I Vicerè della Napoli Spagnola: Don Pedro Fernandez de Castro

 
 
 
Pietro Fernandez di Castro, figlio di don Fernando e fratello di don Francesco, giunse a Procida nel giugno 1610. Questi era nato a Monforte di Lemos nel 1576. Non era nuovo ad importanti cariche amministrative, perchè nel 1603 era stato designato a presiedere il Consiglio delle Indie. Giunse con la moglie la contessa Caterina Gomez de Sandoval y Rojas. Erano quasi coetanei ed erano stati allevati insieme alla corte di Filippo III. La potenza del suocero di lui, Juan Alonso Pimentel de Herrera conte di Benavente, gli valsero una brillante carriera; infatti, allo scadere del mandato di Benavente nel 1606, Pedro lo sostituì nella carica di Vicerè di Napoli.



Il nome di Don Pedro Fernandez de Castro conte di Lemos ricorre frequentemente nelle opere di Lope de Vega, suo segretario, di D. Luis de Gongora, di Cristobal de Mesa, di D. Esteban Manuel de Villegas, di Alonso de Salas Barbadillo. Egli fu gran mecenate e letterato lui stesso si che il Lope de Vega poteva così lodare l’eleganza dei suoi versi:



Esilo superior, divina mano,

pluma sutil de peregrino corte,

arte divino, contrapunto en llano.



Il Cervantes il 19 aprile 1616 in punto di morte gli dedicò la novella di Persiles y Sigismunda. Giulio Cesare Cortese vedeva in lui “Quillo conte che fa guerra A la nmidia e a lo tiempo” e Tommaso Costo scriveva che il Lemos era venuto “con fama d’esser signore intendente, letterato ed amato di persone simili, e d’esser di buona e retta intenzione”.



Il conte fu fine letterato e grande mecenate. Il 3 maggio del 1611 fondò l'Accademia degli Oziosi che adottò il motto "Non pigra quies" e prese a riunirsi nel chiostro della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli. Il suo emblema fu l'aquila sormontata da una corona e da un angelo. Ne fu presidente Giovan Battista Manso e ne facevano parte Gianbattista Marino, Ginabattista della Porta, Giovanni Andrea Di Paolo, Giulio Cesare Capaccio, Francesco de' Pietri, il cardinale Gaetani, Ascanio Filomarino, futuro cardinali arcivescovo di Napoli, Tommaso Campanella, Giambattista Basile, l'abate di Montecassino Vittorino di Maio, il poeta madrileno Francisco de Quevedo. Più tardi l'accademia iniziò a riunirsi nel chiostro di San Domenico Maggiore; ebbe vita fragile, decadde quando il Lemos lasciò Napoli.



Don Pedo Fernandez de Castro si interessò dell’Università degli Studi Regi di Napoli, le cui lezioni dall'inizio del dominio spagnolo erano state ricoverate nei vari chiostri cittadini, finanziando un nuovo edificio e rimodernando il sistema dell'insegnamento e delle cattedre. Per la nuova sede dell’Ateneo il Vicerè si affidò al noto architetto Giulio Cesare Fontana che avviò la ristrutturazione della vecchia cavallerizza situata fuori la porta di S. Maria di Costantinopoli. Insieme al Palazzo degli Studi nel giugno del 1615 un corteo variopinto di dignitari ed accademici inaugurò anche la prima biblioteca del Regno di Napoli, che fu anche la prima nella penisola italiana, sul modello di quella di Salamanca.



Senza dubbio l’opera che maggiormente gli dà lustro è la costruzione dei Regi Lagni, fondamentale opera di bonifica della pianura campana condotta nei secoli XVI e XVII. I lavori interessarono i territori paludosi attraversati dall’antico Clanis. I lavori iniziarono nella prima metà del 1500, ma furono portati a termine con maggiore efficacia solo nel 1610 sotto la direzione di Domenico e Giulio Fontana. Con circa 300 operai impiegati per uno stipendio di 28 mila ducati, i lavori terminarono nel 1616 sotto il governo del Vicerè Pedro Fernandez de Castro, conte di Lemos. I Regi Lagni toccano il basso Volturno, Nola e il Vesuviano fino ai Campi Flegrei, l’antica zona indicata dai romani come Campania Felix. Prima dell’opera una immensa palude si estendeva da Nola ad Afragola, passando per Acerra dove le acque del Clanio incontravano quelle del Lago Gorgone, fino al mare. Regnavano in questi territori pestilenze e malaria. Il lavoro di bonifica costruì canali e collettori per le acque, rettificando il corso del Clanio, alimentato oltre che dalle acque pluviali, anche dalle acque di Mefito, Calabricito e del Somma.

Angelo D'Ambra
 
 
 
Fonte:
 
 

martedì 18 dicembre 2012

I Vicerè della Napoli Spagnola: Carlo di Lannoy



File:Image-Blason Sicile Péninsulaire.svg
Blasone Sicilia Peninsulare
 


Carlo di Lannoy (Valenciennes, 1487 – Gaeta, 23 settembre 1527)  militare e statista dei Paesi Bassi in servizio presso gli Imperatori  Massimiliano I e Carlo V d'Asburgo. Fu Viceré del Regno di Napoli dal 16 luglio 1522 al 20 ottobre 1523.

Massimiliano I
Albrecht Dürer, Ritratto dell'imperatore Massimiliano I (1519)
 
 
Carlo V nella battaglia di Mühlberg (Ritratto di Carlo V a cavallo, Tiziano, 1548)
 


Figlio minore di Giovanni de Lannoy, signore di Mongoval e di Philippotte de Lalaing, prese servizio presso l'Imperatore Massimiliano distinguendosi per il suo coraggio e le sue doti di condottiero.
Nel 1515 fu nominato membro del consiglio di Carlo di Borgogna (il futuro Carlo V) mentre l'anno seguente divenne Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro e nel 1521 governatore di Tournai.
Fu il comandante in capo delle armate Imperiali dopo la morte di Prospero Colonna, avvenuta nel 1523.

Golden Fleece Collar (Knight).svg
Collare dell'Ordine del Toson d'Oro
 
 
 
Prospero Colonna


Nel 1522 divenne Viceré di Napoli, per volere di Carlo V che volle insediare nel Regno Partenopeo un fiammingo come lui capace di governare egregiamente in sua vece , dopo l'ultimo Viceré spagnolo Raimondo de Cardona.
Già il giorno in cui prese possesso della carica, il 16 luglio, stabilì le nuove direttive per il governo del Viceregno fissando due udienze settimanali, una con la nobiltà ed una con i rappresentanti del popolo, chiamando anche a raccolta coloro che avevano parteggiato per il Sovrano aragonese Ferrante II. Mantenne intatte le tradizioni di gestione del Regno senza imposizioni di alcun genere alla popolazione.

Ferdinando II
Ferrante II d'Aragona, ramo di Napoli, noto anche come Ferdinando o Ferrandino.
 

L'improvvisa partenza per la Guerra di Lombardia (combatterà nella Battaglia di Pavia), nell'ottobre 1523, fece sì che un sostituto fosse nominato in sua vece: Andrea Carafa, Conte di Santa Severina, il quale diede al popolo la custodia delle porte della città; alla morte di quest'ultimo il governo del Viceregno passò nelle mani del Consiglio Collaterale retto da Giovanni Carafa, conte di Policastro.
Il tentativo di invasione francese spinse il Lannoy a rientrare a Napoli e il viceré si distinse per respingere gli attaccanti con la sua flotta prima di recarsi a Roma per trattare con Papa Clemente VII.
Morì a Gaeta (secondo alcuni  ad Aversa) nel 1527 e fu sepolto a Napoli nella cappella di famiglia a Monteoliveto.


Clemente VII
Papa Clemente VII
 


Fonte:

Wikipedia

Napoli Spagnola (Francisco Elìas De Tejada)

Scritto da:

Redazione A.L.T.A.

lunedì 3 dicembre 2012

I Vicerè della Napoli Spagnola: Raimondo de Cardona

 D. Raimondo de Cardona Conte  d'Albeto Vicere Luogotenente e Capitan Generale nel Regno di Napoli anno 1509, Pag. 53.
Raimondo Folch de Cardona



Raimondo Folch de Cardona, Barone di Bellpuig, Conte di Alvito e Duca di Somma (in catalano Ramon Folc III de Cardona-Anglesola; Bellpuig, 1467Napoli, 10 marzo 1522), Generale spagnolo delle truppe della Lega Santa e viceré di Napoli dal 1509 al 1522.

Raimondo de Cardona o Folch de Cardona fu Barone di Bellpuig, conte di Alvito, Viceré di Sicilia dal 1507 al 1509 e Viceré di Napoli dal 1509 al 1522. Figlio di Antonio de Cardona e Castellana de Requenses, erede di una delle più prestigiose famiglie catalane. Raimondo de Cardona partecipò col grado di ammiraglio alla presa di Mers-el-Kébir (1505).

File:Escudo de armas de los Cardona.svg
Arma dei Folch de Cardona



Di lui è stato anche detto che fosse figlio naturale dello stesso Re Ferdinando II d'Aragona, almeno secondo lo storico Ballesteiros Gaibros nel volume Ramon de Cardona, colaborador del Rey Catolico en Italia (Madrid 1953), voce riportata dallo storico Jerónimo Zurita y Castro contemporaneo di Raimondo.
Nominato Viceré di Sicilia sotto Ferdinando II detto il Cattolico, il primo Re della Spagna riunita sotto la sua corona con il suo matrimonio con Isabella I di Castiglia, Raimondo lo seguì a Napoli, dopo la morte di quest'ultima, per il matrimonio di Ferdinando con la nipote del re francese Luigi XII Germana de Foix nel 1506. Con questo secondo matrimonio Ferdinando II  saldò, se mai ce ne fosse stato bisogno, la sua legittimità sul Regno di Napoli e nominò Raimondo de Cardona viceré di Napoli nel 1509. Dal 1515, per volere dello stesso sovrano, visto il tradimento di Pietro Navarro, acquisì anche il titolo di conte di Alvito.


Luigi XII di Francia
Luigi XII di Francia, detto il Padre del Popolo, in francese Louis XII le Père du Peuple (Blois, 27 giugno 1462Parigi, 1º gennaio 1515),  Re di Francia dal 1498 al 1515, unico membro del ramo dei Valois-Orléans a diventare Re di Francia.



Germana de Foix
Germana de Foix,  (dopo il 1490Llíria, 15 ottobre 1538), figlia di Luigi XII di Francia, Regina consorte d'Aragona dal 1505 al 1516,.



Pietro Navarro, o Pedro,(Garde, 1460 circa – Napoli, 28 agosto 1528)



Nominato viceré dopo il breve periodo di reggenza di un luogotenente generale, fu contornato dal sovrano da nobili a lui fedeli mentre al governo del Regno fu affiancato da un Consiglio Collaterale; inoltre il re gli impartì precise disposizioni cui attenersi sia in politica interna che in politica estera, in particolare per ciò che riguardava i rapporti con la Repubblica di Venezia e la salvaguardia delle Tradizioni del Regno di Napoli e dei suoi abitanti.
Nel 1510 la decisione di introdurre l'Inquisizione Spagnola a Napoli, rivelatasi assai impopolare per quei Borghesi e Nobili affamati di potere che tentarono di usarla come arma  innescando  la rivolta della popolazione che portò all'annullamento della decisione mediante una risoluzione del sovrano; poco dopo una risoluzione fu attuata nei riguardi degli Ebrei ai quali veniva richiesto il pagamento di un tributo per evitare l'espulsione.
Governò il Regno con mano ferma impedendo alla piccola Nobiltà e alla nascente Borghesia di speculare ed è anche per questo che non veniva visto di buon occhio da quest'ultima. Mantenne i privilegi del Regno Napoletano integri.
 Nel 1511 partì per il Nord Italia per impegnarsi nella spedizione che portò alla Battaglia di Ravenna e il governo del Regno fu lasciato nelle mani della consorte Isabella che animò brillantemente la vita di corte.

Grazie alle sue doti di militare combatté nella Lega di Cambrai, e fu in seguito nominato capo dell'esercito della Lega Santa, che riunì nel 1511 le truppe di papa Giulio II, la Repubblica di Venezia, la Spagna e l'Inghilterra contro la politica d'espansionismo del re di Francia nell'Italia del nord. Diretto in Emilia per sedare la ribellione di Bologna contro il papa, Raimondo de Cardona fu sconfitto dalle truppe francesi di Gastone de Foix, fratello della regina di Spagna, nella Battaglia di Ravenna del 11 aprile 1512, una delle più sanguinose del periodo rinascimentale in Italia, dove i Francesi, nonostante la vittoria, fuorono costretti a ripiegare in Lombardia seguiti dalle truppe della Lega Santa che arrivarono fino a Milano
dove Raimondo dopo la vittoria sui francesi a Novara entrò trionfalmente a capo delle sue truppe. Come racconta anche Piero Vettori nel Sommario della Istoria d'Italia (1511-1527)

Battaglia di Ravenna, Morte di Gastone de Foix


« Poiché l'essercito di Luigi XII, re di Francia, che avea per capitano monsignor di Foes, ebbe rotto e fugato presso alle mura di Ravenna l'essercito di Ferrando re di Spagna e di papa Iulio II, guidato da don Ramondo di Cardona viceré di Napoli, parve che la fortuna, come instabile, subito si mutasse. Et essendo morto nella giornata combattendo arditamente monsignor di Foes, e rimanendo lo essercito a essere guidato da più capi, de' quali erano alcuni italiani che subito, come è il costume loro, furono in discordia, e quando era a proposito seguitare la vittoria e constrignere il Papa a pigliare le condizioni dal vincitore o fuggirsi di Roma, essi, consumando il tempo in dissensioni e dispute, perderono la occasione e lui, rassicurato, prese animo et in pochi giorni fece scendere i monti a ventimila fanti svizzeri »

Raimondo si trovò in Toscana nel 1512 per favorire il ritorno dei Medici a Firenze e con le sue truppe assediò Prato che non fu affatto "orribilmente saccheggiata" come certa storiografia vuol far credere . Le truppe imperiali di Raimondo si trovarono nel 1513 a fronteggiare Venezia, uscita prontamente dall'alleanza con il Papa e la Spagna, dove sconfisse le truppe veneziane di Bartolomeo d'Alviano nella Battaglia de La Motta (7 ottobre 1513) in seguito bombardarono la laguna ma dopo la morte di Giulio II (1513) e con l'arrivo del potente esercito francese di Francesco I, Raimondo de Cardona fu richiamato a Napoli.


Bartolomeo d'Alviano, detto anche "Liviano" (Alviano, 1455Ghedi, 7 ottobre 1515), condottiero mercenario Veneziano.



Francesco I di Francia
Francesco I di Valois (Cognac, 12 settembre 1494Rambouillet, 31 marzo 1547)  Re di Francia dal 1515 alla sua morte. Era il figlio di Carlo di Valois-Angoulême (1459 - 1 gennaio 1496) e di Luisa di Savoia (11 settembre 1476 - 22 settembre 1531) e fu il primo della dinastia Regale dei Valois-Angoulême, che si estinguerà con la morte di Enrico III, avvenuta nel 1589.



Dopo anche la morte di Ferdinando II, con il suo successore Carlo V d'Asburgo, che riunì sotto il suo Impero: Spagna, Germania, Napoli e Sicilia, Raimondo de Cardona mantenne l'incarico di Viceré di Napoli e fu nominato nel 1519, da Carlo V, grande ammiraglio del Regno di Napoli fino alla sua morte nel 1522.
Con il matrimonio con Isabella de Requesens acquisì il titolo di conte consorte di Palamós, di Trivento e d'Avellino nonché quello di barone di Calonge.


Carlo V


Raimondo e Isabella ebbero due figli:
  • Fernando Folch de Cardona, Duca di Somma che sposò Beatriz Fernández de Córdova, Duchessa di Sessa.
  • Catalina de Cardona, nata c. 1480 che sposò Fernando di Aragona, Duca di Montalto
Una sua figlia illegittima Caterina de Cardona, divenne una famosa eremita carmelitana, amica intima di Teresa d'Avila, dopo la morte fu proclamata venerabile dalla Chiesa Cattolica.

Dopo la sua morte il corpo di Raimondo de Cardona fu traslato da Napoli nella città natale di Bellpuig la sua tomba, opera di Giovanni da Nola, è uno degli esempi più importanti di arte rinascimentale di tutta la Catalogna.



Tomba di Raimondo de Cardona di Giovanni da Nola


 Fonte:

Wikipedia

Napoli Spagnola  (Francisco Elìas De Tejada)

Scritto da:

Redazione A.L.T.A.

lunedì 26 novembre 2012

I Vicerè della Napoli Spagnola: Juan de Aragón

File:Image-Blason Sicile Péninsulaire.svg



Juan de Aragón, o Giovanni d'Aragona o Giovanni di Ripacorsa, Conte di Ribagorza (Ripacorsa) (Benabarre, 1457Monzón, 1528),  secondo Viceré della Napoli spagnola (1507-1509).
Nipote di Ferdinando il Cattolico (essendo un figlio bastardo di Alfonso d'Aragona, Duca di Villahermosa), giunse a Napoli dopo che il viceregno era stato retto per un breve tempo da Giovanna, vedova di Ferrante (Ferdinando I di Napoli), inviata dalla Spagna per coprire il vuoto creatosi in seguito al richiamo in patria di Consalvo di Cordova, primo viceré.
Iniziò il suo governo con l'aiuto di tre consiglieri: il Conte di Santa Severina Andrea Carafa, il Conte di Monteleone e il conte di Cariati.



Nel 1508 combatté le scorrerie piratesche di Margaregio che imperversavano sulle coste calabresi, riuscendo a far catturare il pirata e a farlo giustiziare.
Indisse un parlamento con l'obiettivo principale di chiedere una donazione di 300.000 ducati alla città e domò la rivolta sediziosa che alcuni esponenti dell'attuale Borghsia crearono privando il popolo di scorte sufficienti di  pane il 18 giugno 1508, sebbene fu forse proprio a motivo della sua mancanza di polso in quella occasione che fu rimosso dall'incarico e richiamato in patria dal Sovrano.
Sotto il suo governo Ferdinando il Cattolico dichiarò guerra alla Repubblica di Venezia per riconquistare i porti della Puglia che erano stati occupati  dalla Serenissima dopo la battaglia di Fornovo. Un esercito comandato da Fabrizio Colonna riportò entro i confini napoletani i principali porti della Puglia.
Juan, lasciò Napoli l'8 ottobre 1509 per cedere il posto ad un luogotenente generale, Antonio de Guevara, Conte di Potenza.
Morì a Monzón nel 1528 e venne sepolto nello stesso anno nel Monastero Benedettino di Santa Maria de Montserrat sulla montagna di Montserrat in Catalogna.


Monastero di Montserrat
Monastero di Santa Maria del Montserrat
 
 
 
La tomba di Giovanni d'Aragona a Montserrat
 
 
Fonte:
 
 Wikipedia.
 
Napoli Spagnola (Francisco Eliàs De Tejada).
 
 
Scritto da:
 
Redazione A.L.T.A.

mercoledì 21 novembre 2012

I Vicerè della Napoli Spagnola: Gonzalo Fernández de Córdoba, I° Vicerè della Napoli Spagnola.


Premessa:
 
 Nei primi anni del XVI secolo, a causa delle Guerre d'Italia (1494-1557), il Regno di Napoli perse la sua indipendenza e fu sottoposto all'occupazione Francese. Durante il regno di Federico I , Re legittimo di Napoli, il regno fu invaso da Luigi XII di Francia. Il sovrano francese, che rivendicava il trono di Napoli in qualità di discendente degli Angioini, adottò nel 1501 il titolo di Rex Neapolis. Ferdinando II d'Aragona detto il Cattolico, imparentato con Federico I in quanto Federico era nipote di Alfonso V d'Aragona, mentre Ferdinando il Cattolico era figlio del fratello minore di Alfonso, Giovanni II, mosse il suo esercito verso il Regno. La guerra tra le due potenze si concluse nel 1503 con la vittoria spagnola nella Battaglia del Garigliano.  Bisogna sottolineare che la legittimità spettava di diritto a Ferdinando II d'Aragona in quanto parente più prossimo dell'ultimo Re di Napoli Federico I .  
Gonzalo Fernández de Córdoba, comandante delle forze spagnole, entrò  trionfante a Napoli il 14 maggio e fu il primo viceré spagnolo della città. Da questo momento il Regno di Napoli entrò a far parte  delle Spagne governate dalla Corona d'Aragona.
Il viceré veniva nominato dal Consiglio di Stato, presieduto dal Re, su proposta del Supremo Consiglio d'Italia (fino al 1556 del Supremo e Reale Consiglio di Aragona). Nel periodo in cui era impegnato in campagne militari, in affari diplomatici, o in altri importanti uffici di Stato, il viceré veniva sostituito da un luogotenente generale da lui stesso nominato.


Federico I
Federico I  d'Aragona, ramo di Napoli (Napoli, 19 aprile 1452Tours, 9 novembre 1504), Re di Napoli dal 1496 al 1501, ritratto su un sestino.


 
 
Il I Vicerè di Napoli

Gonzalo Fernández de Córdoba (Montilla, 1º settembre 1453Granada, 2 dicembre 1515) generale spagnolo, noto come Consalvo Ernandes di Cordova, Gran Capitano del Regno di Napoli finché fu viceré di Ferdinando il Cattolico nella stessa città dal 1504 al 1506 e Duca di Terranova e di Sessa.
Secondo figlio di Pedro Fernández de Córdoba, conte di Aguilar e di Elvira de Herrera, nacque nella città di Montilla, nei pressi di Cordova nel 1453.


File:Gonzalo Fernández de Córdoba.jpg
Gonzalo Fernández de Córdoba
 


Alla morte del padre e dopo la lotta per l'ereditarietà del feudo di famiglia intrapresa con i nobili di Cabra, prestò servizio alla corte spagnola prima presso il fratello del Re, Don Alonso e in seguito presso Isabella di Castiglia.

Isabella
Isabella I di Castiglia o Isabella la Cattolica (in catalano: Isabel I de Castella o Isabel la Catòlica, in castigliano: Isabel I de Trastámara, la Católica; Madrigal de las Altas Torres, 22 aprile 1451Medina del Campo, 26 novembre 1504) , Regina consorte di Sicilia dal 1469 al 1504, Regina di Castiglia dal 1474 al 1504, e Regina consorte di Aragona, Valencia, Sardegna, Maiorca e Regina titolare di Corsica, Contessa consorte di Barcellona e delle contee catalane dal 1479 al 1504.
 
 

Partecipò alla guerra civile contro il Portogallo, portando avanti con successo il suo apprendistato sui campi di battaglia grazie agli insegnamenti del Conte di Aguilar, suo fratello, del gran maestro di Santiago Alonso de Cárdenas e del conte di Tendilla.
Si distinse nella guerra per la conquista della città di Granada che durò dal 1481 al 1489 e successivamente fu inviato nella Penisola  Italiana dal Re Ferdinando il Cattolico per combattere i francesi e le loro mire espansionistiche sul Regno di Napoli.

File:Ferdinand 2 Spain.JPG
Ferdinando II d'Aragona , detto Ferdinando il Cattolico, Fernando o Fernán in spagnolo (Sos, 10 marzo 1452Madrigalejo, 25 gennaio 1516),  Re di Sicilia come Ferdinando II dal 1468 al 1516,  Re consorte di Castiglia dal 1474 al 1504 come Ferdinando V, poi Re di Aragona, Valencia, Sardegna, Maiorca e Re titolare di Corsica, Conte di Barcellona e delle contee catalane dal 1479 al 1516,  Re di Napoli come Ferdinando III dal 1504 al 1516, poi reggente di Castiglia dal 1507 al 1516 e Re dell'Alta Navarra dal 1512 al 1516.
 

Un anno dopo il suo arrivo nella penisola, nel 1495 subì una sconfitta a Seminara combattendo contro le truppe del generale Robert Stuart d'Aubigny, riuscendo però nel 1496 ad ottenere la rivincita sul campo di battaglia ed a ricacciare le truppe francesi sino in Calabria.
Per i meriti organizzativi che seppe imporre all'esercito spagnolo fu nominato Gran Capitano.
Nel 1500 tornò nella Penisola Italiana  per combattere i Turchi che assediavano l'isola veneziana di Zante e in seguito in Calabria per ottemperare al trattato segreto che Francia e Spagna avevano stipulato a Granada per la succesione al  Regno di Napoli.


Robert Stuart d'Aubigny, Conte di Beaumont-le-Roger, signore di Aubigny (14701544).
 

Nel 1502 Consalvo da Cordova, in seguito a battaglia a lui favorevole, diventò Signore della Baronia di San Giorgio Morgeto e Duca di Terranova e di Sessa, si stanziò nella città di Polistena, creando un piccola Reggia.
Entrati nuovamente in rotta di collisione gli eserciti francese e spagnolo, nel 1503 stabilì il suo esercito a Barletta per attendere i rinforzi e sconfisse i francesi per due volte, a Cerignola e sul Garigliano, riuscendo così a completare la conquista dell'intero Regno in favore della Spagna e del legittimo Re . Caduta la carica di Gran Capitano dopo che il Regno di Napoli divenne vicereame di Ferdinando il Cattolico, successe a Gonzalo Fernandez a capo dell'esercito, con il titolo di gran contestabile, Fabrizio Colonna.


Il  Gran Capitano , Gonzalo Fernández de Córdoba , osserva il cadavere del Duca de Nemours dopo la battaglia di Cerignola. Opera di Federico Madrazo .



Il 1º aprile 1502, incontrò nella chiesa di Sant'Antonio a Rionero in Vulture Ludovico d'Armagnac, Duca di Nemours per stipulare accordi sulle  sorti del Regno di Napoli.
Il 15 maggio 1503 a Gaudello, nei pressi di Acerra, alle porte di Napoli, ricevette i delegati nobili dei Sedili della città ed il delegato del sedile del Popolo che gli consegnarono i privilegi e lo qualificarono sostanzialmente come primo viceré del Regno.
L'ingresso in Napoli avvenne il giorno seguente, 16 maggio, alla testa delle sue truppe vincitrici accolte da ali di folla festanti; il governo della città fu quasi subito affidato al Marchese di Padula, Antonio Cardona e negli anni successivi Consalvo fu poco presente in città per cause di forza maggiore.

Seggio di Porto in via Mezzocannone (Napoli)



Durante il suo viceregno, nel 1504, fu fatto un primo tentativo di reintrodurre l'Inquisizione di Spagna che però non andò a buon fine: lo stesso viceré fu coinvolto in una speculazione finanziaria sugli approvvigionamenti di grano che gli valse le accuse di affarismo cosa che però si dimostrò falsa  (peraltro sono accuse successivamente e falsamente lanciate verso i suoi successori da esponenti avversi alla loro Politica).
Il 19 ottobre 1506 il Re di Spagna Ferdinando il Cattolico, giunto a Gaeta giurò di conservare i privilegi del Regno e alcuni mesi dopo il parlamento concesse al sovrano 300.000 ducati e vennero riconosciuti i 47 capitoli chiesti dalla città.
L'eccesso di prodigalità e di ambizione personale di Consalvo condussero alla sua sostituzione, dietro la sua nomina a gran maestro dell'Ordine di Santiago, e il viceregno fu retto temporaneamente da Giovanna d'Aragona , vedova di Ferrante II, fino all'inizio del 1507.

Ferdinando II
Ferdinando II d'Aragona, ramo di Napoli, noto anche come Ferrante II (Napoli, 26 agosto 1469Somma Vesuviana, 7 settembre 1496),  Re di Napoli per poco meno di due anni dal 1495 al 1496. Era figlio di Alfonso II e Ippolita Maria Sforza, nipote di Ferdinando I, titolare del trono di Gerusalemme. Marito di Giovanna d'Aragona .
 


Consalvo lasciò Napoli l'11 giugno 1507 e morì nel 1515 a Granada. Fu sepolto nella chiesa di San Girolamo assieme alla consorte Maria Manriquez.


Statua di Consalvo di Cordova a Madrid (Manuel Oms, 1883).
 

Fonte:

Wikipedia.

Napoli Spagnola (Francisco Elìas De Tejada).


Scritto da:

Redazione A.L.T.A.