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mercoledì 6 maggio 2015

LA QUESTIONE DI FRANCIA E LA DIREZIONE DELLA CASA DI BORBONE

Nota: Quanto segue è una analisi approfondita di una questione già parzialmente trattata in questa sede. Tale analisi è essenziale per comprendere definitivamente la situazione dinastica attuale per ciò che riguarda la Francia e la Casa di Borbone (dal 1883 ad oggi).


***


Giovanni III, Carlo VII e Giacomo III di Spagna rivendicarono sempre l'eredità di Enrico V di Francia contro le pretese degli Orleans , che reclamavano contro ogni legittimità la direzione della Casa di Francia allegandola al loro diritto al Trono di questo paese.
Gli ormai divenuti primogeniti della Casa di Borbone (dal 1883) non aspirarono mai al Trono di Francia ne si riferirono ad esso in tal guisa; essi si limitarono alla pretesa e all'esercizio del loro legittimo diritto sulla direzione della Casa e degli Ordini Reali. Gli Orleans non distinsero il titolo di Capo della Real Casa di Francia dal loro diritto al Trono, e a sostegno di ciò citavano (e citano) la rinuncia di Filippo V di Spagna contenuta nel Trattato di Utrecht; i legittimisti francesi che difendevano la Causa dei discendenti più prossimi di Luigi XIV, eccedendo i loro desideri considerandoli come Re di Francia, contestavano dichiarando la nullità di quella rinuncia ponendo come esempio l'invalidità di quella di Maria Teresa d'Austria, figlia di Filippo IV e moglie di Luigi XIV , invalidità riconosciuta da Carlo II e dal Papa. Nella maniera di trattare la questione ambo le parti caddero in errore , sia i legittimisti così detti “Bianchi di Spagna” che i legittimisti “unionisti” o “orleanisti” ( camelots du roi li chiamavano i loro avversari liberali):

1°) E' un errore considerare come un unica cosa il Trono di Francia e la direzione della Casa di Francia.

2°) E' un errore basare la discussione sul Trattato di Utrecht , le cui condizioni, naturalmente, non rappresentano un obbligo per nessuno da tempo; dallo stesso XVIII secolo.



La prima edizione del Trattato di Utrecht, 1713, stampato in spagnolo, latino e inglese




Proseguiamo chiarendo questi punti:

Un Principe che rinuncia – per atto spontaneo o obbligato- a dei diritti, in realtà può adempiere alla rinuncia solo per se , e non per i suoi discendenti; ed è comunque discutibile , se può rinunciare per se , quando la rinuncia potrebbe significare un danno per il paese interessato. L'opinione di molti contrasta questa visione applicata al  problema che qui viene trattato. Però è giusto dire che, pur ammettendo la rinuncia personale di un Principe , i discendenti di questi potranno sempre reclamare i loro diritti. Si può rinunciare ai diritti personali ; a quelli sovra-personali no.
Secondo una teoria, elaborata principalmente da giureconsulti francesi, i quali seguirono e ammirarono tutti i principi borbonici spagnoli fino al 1833 e successivamente tutti i Principi legittimi , in special modo Carlo V che, quando Infante , negò la firma di rinuncia al Trono postagli dal Bonaparte , e successivamente il suo nobile atteggiamento di fronte alle pretese di suo fratello , che gli chiese il riconoscimento di Isabella come erede, e Carlo VII nel suo fermo e rispettoso atteggiamento di fronte ai capricci del padre , si cercò di dimostrare che, al pari delle rinunce di Anna d'Austria e di Maria Teresa d'Austria , rispettivamente sorella e figlia di Filippo IV di Spagna, anche la rinuncia di Filippo V è da considerarsi invalida.
Però, in assenso alla validità delle rinunce di Anna d'Austria e di Maria Teresa d'Austria, non vi fu solo il parere dei francesi , ma anche quello del Consiglio di Stato , consultato da Carlo II di Spagna. Di conseguenza ,  non  si possano applicare questi due casi alla rinuncia di Filippo V per se ed i suoi discendenti al Trono di Francia, e di Luigi XIV e degli Orleans per essi ed i loro discendenti a quello spagnolo , perché il caso è distinto da quello della rinuncia dell'Infanta Maria Teresa , e della Regina consorte di Francia Anna d'Austria.


Discendenza genealogica da Filippo III di Spagna a Maria Teresa d'Austria. 



Filippo V di Spagna davanti alla Corte di Castiglia 
In effetti , in Spagna le rinunce di Filippo V furono fatte Leggi Fondamentali del Regno dallo stesso sovrano il quale convocò appositamente per questo le Cortes nel marzo 1713. Ciò significa che , secondo i principi di legittimità spagnoli , nessun membro della discendenza di Filippo V ha diritto al Trono di Francia. Se la rinuncia non fosse stata dichiarata Legge Fondamentale , sarebbe potuta essere considerata nulla ; ma una Legge Fondamentale può essere abrogata solo dal Re e dalle Cortes.
In cambio , in Francia la rinuncia non è Legge Fondamentale, in quanto si evitò di riunire gli Stati Generali affinché la ratificassero , e il Parlamento inglese diede per buona la sanzione del Parlamento di Parigi che, come sappiamo, era una corporazione giuridica , non una assemblea del Regno.
Probabilmente, la similitudine dei nomi impedì una visione chiara agli inglesi che furono solennemente ingannati , e che, d'altra parte, sempre ebbero una concezione molto originale delle istituzioni politiche e della geografia extra-inglese (parlo dei deputati , non dei marinai) alla quale la Francia deve la conservazione dei suoi cinque presidi in India , che gli Inglesi credevano situati in America alla firma della pace del 1763.




Parlamento di Parigi (1723). 
Ciò che è certo e concreto è che gli Stati Generali di Francia non si riunirono dal 1614 al 1789, e che la sanzione del Parlamento di Parigi non possiede altro che un mero valore testamentario o notarile.
Ciò significa che nel diritto francese la rinuncia degli Orleans al Trono di Spagna e della discendenza di Filippo V a quello di Francia si possono considerare come invalidi; però in Spagna solamente il Re e le Cortes possono annullare la rinuncia permettendo ad un discendente di Filippo V di rivendicare il Trono di Francia, o estintasi tutta la linea maschile di quest'ultimo, abilitare per la successione spagnola il ramo degli Orleans. Anche questo produrrà una giusta rivendicazione da parte dei Principi con diritto acquisito,  dei rami femminili discendenti da Filippo V , e dei Principi di Casa Savoia; viceversa , gli Orleans potranno giustamente protestare impugnando la rinuncia accordata dal Re e dalle Cortes se un Principe spagnolo rivendicasse diritti al Trono di Francia: dovendo in entrambi i casi preferire i Principi con diritto acquisito.

Da sinistra: Il Principe delle Asturie Giacomo
(futuro Giacomo III di Spagna) e 
S.M.C. Carlo VII di Spagna. 
Questa è l'interpretazione che Carlo VII e Giacomo III diedero alle comuni rinunce; non reclamarono il Trono di Francia e dichiararono che il primogenito corrispondeva al Trono di Spagna (nel testamento politico di Carlo VII “nostro primogenito” deve intendersi il primogenito della Real Casa di Borbone) , riservando i diritti della loro famiglia.
In breve:  non può essere abilitato un Principe spagnolo per la pretesa al Trono di Francia per i motivi prima citati; moralmente , dato i termini delle espressioni che Filippo V usò per la sua rinuncia, nemmeno; e giuridicamente neanche , fintanto che tale rinuncia o proibizione rimane Legge Fondamentale spagnola – non essendo stata abrogata dal Re e dalle Cortes - .
Il Trono di Francia, quindi, corrisponde indiscutibilmente agli Orleans , bene inteso che essi non possono chiamarsi Capi della Casa di Francia , fintanto che persistono le linee discendenti da Filippo V. Le rinunce non impediscono , quindi, a un Principe spagnolo di esercitare la Reggenza di Francia (lo stesso Filippo V cercò di esercitarla scontrandosi con il Duca d'Orleans) , o viceversa.
Per questo motivo, potrà essere conveniente che alcuni Principi spagnoli, debitamente autorizzati dal Capo della Real Casa di Francia, si titolassero Reggenti di questo paese con l'obbiettivo di riunire dal lato degli Orleans tutti i legittimisti e dare alla successione di questi Principi francesi un legame più omogeneo con l'eredità di Enrico V .Si ricordi che gli Orleans riconobbero Enrico V tredici anni prima della sua morte, e l'importanza di questo Principe in Francia è identica a quella dei Principi carlisti in Spagna.

Charles Maurras 
Il mondo intero conosce la vigorosa personalità di Charles Maurras , difensore portentoso della Monarchia in Francia , che ha saputo riunire attorno all'idea monarchica la più accurata selezione intellettuale del paese. Gli orleanisti liberali, scomparsi più di un secolo fa, e gli Orleans , in piena legittimità di esercizio , dovettero abbandonare il nefasto retaggio del loro passato politico, i primi per coerenza intellettuale e politica, i secondi per recuperare la legittimità di origine eliminando le cause di esclusione con il riconoscimento costante e solenne della legittimità. Purtroppo, la direzione presa dai Principi francesi negli ultimi centotrentadue anni , non è sempre stata delle migliori o delle più “legittime”.
E' di interesse sottolineare la divisione dei legittimisti francesi, provocata in parte dall'eccessivo zelo dei “Bianchi di Spagna” , gruppo dove l'altruismo e l'idealismo hanno raggiunto estremi sovrumani, che li rende degni della simpatia di tutti gli uomini d'onore, anche senza condividere le loro conclusioni; eccessivo zelo portato dal loro fervente entusiasmo per i Principi incontaminati, che sempre furono legittimi , e che non annoverano discendenza alcuna con nessun Philippe Égalité : i Re carlisti , prima, e , dopo, gli Infanti del ramo di Parma il cui valore morale, intellettuale e ideologico hanno saputo apprezzare. E' corretto sottolineare che gli stessi “Bianchi di Spagna” subirono una scissione interna la quale deriva da un errore considerevole nel modo di vedere la questione di una parte dei monarchici francesi: essi arrivarono testardamente a riconoscere come legittimi pretendenti del Trono di Francia, alla morte di Alfonso Carlo, una branca morganatica discendente dalla stirpe degli “anti-re” isabellini , esclusi da qualsivoglia legittimità , che essa riguardi la Spagna o la Francia, che parte con il secondogenito del liberale Alfonso León Fernando (detto Alfonso “XIII”), Giacomo Enrico, per arrivare ad oggi al borghese Luigi Alfonso (detto Luigi “XX”). E' quindi essenziale, tanto per la legittimità spagnola come per quella francese , che sia ben distinto il Re di ognuno di questi paesi , senza lasciare dubbio alcuno. A ciascuno il suo.
Nelle dichiarazioni fatte dai Re di Spagna , riguardanti la Francia , del 14 dicembre 1887 e del 25 maggio 1892 (Carlo VII) , e quella del 15 agosto 1909 , del 1911 e del 2 settembre 1928 (Giacomo III) , il cui nebuloso stile tanto contrasta con la vibrante rotondità del suo manifesto riguardante la Spagna, si parla soltanto in modo concreto della direzione della Casa di Francia e della maestranza degli Ordini di San Luigi, di San Michele e dello Spirito Santo.
La stessa libera permanenza in Francia di Giacomo III e di Alfonso Carlo , nonché degli Infanti parmensi , era ed è sufficiente per impedire qualunque pretesa alla direzione della Casa di Francia e alla maestranza degli Ordini di San Luigi, di San Michele e dello Spirito Santo da parte degli Orleans. Gli Orleans non poterono ne possono ambire legittimamente a tali cariche se non furtivamente e con gravi rischi, simili a quelli nei quali incapperebbe un Principe spagnolo nel suo paese se avanzasse pretese al Trono di Francia.
Gli Orleans, legittimi Re di Francia, non possono , quindi, chiamarsi Capi della Casa di Francia o di Borbone , perché Capo della Casa Reale può essere solo un Re, di Spagna o di Francia, in base alla discendenza genealogicamente più prossima all'ultimo Capo della Casa: questi furono (dal 1883) Giovanni III, Carlo VII, Giacomo III , Alfonso XII , Saverio I e , attualmente, S.A.R. Sisto Enrico di Borbone (sono esclusi , ovviamente, i principi illegittimi). Questo ufficio, non ha niente a che vedere con l'aver diritto al Trono di Francia.



Capi della Real Casa di Francia o di Borbone dal 1883 ad oggi. 



Re di Francia dal 1883 ad oggi.




Per esempio, Capi della Casa d'Austria o d'Asburgo , anche senza regnare in Austria ne disputando tale mansione con chi vi regnava, furono i Re di Spagna da Carlo I a Carlo II. Ora , i diritti al Trono di Spagna che passarono da Alfonso XII a Saverio I e alla sua legittima discendenza , corrispondono anche a quelli di Capo della Casa di Francia o di Borbone.
Per quanto riguarda gli Ordini Reali, la questione è simile a quella dei Borbone di Spagna con il Toson d'Oro , ordine vincolato al Re di Spagna, ma procedente dinasticamente dalla Casa di Borgogna, che si fuse con quella d'Austria con il matrimonio di Maria, figlia di Carlo il Temerario:

Gli Ordini Reali francesi sono quindi divisi in due sezioni: una , spagnola, per il Re di Spagna che ha il diritto al magistero degli Ordini di San Luigi , di San Michele e dello Spirito Santo come primogenito rispetto agli Orleans ; l'altra , francese, come inerente al Trono di Francia.

Allo stesso modo il Toson d'Oro è diviso nella sezione spagnola, collegata alla Corona, e in quella austriaca , ereditaria e dinastica.


Capi della Casa d'Austria o d'Asburgo, da Carlo I a Carlo II di Spagna. 
Ordini Reali della Casa Reale di Francia o di Borbone.




Detto ciò, non vi sarebbero obiezioni nemmeno nel caso in cui un Re legittimo di Spagna inserisse tra i suoi titoli quello di “Re di Francia” , con valore nominale e senza pretesa alcuna al Trono , similmente ai Re d'Inghilterra che inserirono questo titolo unito all'espressione della loro sovranità dalla Guerra dei Cento Anni; tale titolo nominale non subì protesta alcuna, per esempio, da parte di Luigi XIV , che diede asilo al detronizzato Giacomo II d'Inghilterra , appoggiandolo nel suo intento di Restaurazione. 

L'uso del titolo di “Re di Francia” da parte dei Re cattolici , è atto legittimo fin tanto che non sfoci in maniera alcuna nella pretesa al Trono di Francia , con rispetto dei Re francesi e della legittimità spagnola. 
E' indubbio, secondo il parere di molti, che, se il Re e le Cortes dispensassero dalla rinuncia un Infante discendente di Filippo V affinché possa pretendere il Trono di Francia  , gli Orleans acquisirebbero diritto durante l'inabilitazione per legge spagnola di tutti i discendenti di Filippo V. Per cui, per estinzione del ramo maggiore francese, questi potranno acquisire diritto, tanto essi come gli Orleans , e con maggior diritto di questi, se bene con l'impossibilità dovuta all'impedimento posto dalla legge spagnola. 
Ritratto equestre di S.M. Cristianissima
Enrico V Re di Francia e Navarra

Molti dicono che la riserva dei diritti in Francia , proclamata da Carlo VII e Giacomo III , impedì l'acquisizione del diritto da parte degli Orleans. E' evidente che se Carlo VII e Giacomo III si limitarono a perorare il legittimo diritto al Trono di Spagna , l'impedimento non sussiste. 
Confrontando i problemi dinastici in Spagna e in Francia dal 1887, non potranno non essere presi in considerazione gli atteggiamenti inflessibili e decisi nel primo caso, e responsabili e moderati nel secondo, che osservarono i Capi della Real Casa di Borbone ; atteggiamento seguito dall'attuale Capo della Real Casa S.A.R. Sisto Enrico di Borbone.  Alcuni credono causa di illegittimità degli Orleans il loro tacito e costante riconoscimento del ramo liberale spagnolo. A proposito di questo, non può essere considerato l'atteggiamento di Luigi Filippo , usurpatore e escluso, ma quello dei suoi discendenti a partire dalle disposizioni fatte da  Enrico V di Francia.  E' da ritenersi che non v'è alcuna causa di illegittimità per questo , come non ci fu per Filippo IV quando divenne il primo sovrano d'Europa ad aver riconosciuto gli assassini di Carlo I d'Inghilterra come autorità legittime. Carlo IV di Spagna non smise di essere legittimo per aver riconosciuto la Rivoluzione Francese ; però Ferdinando IV di Napoli si ritrovò sul punto di essere illegittimo per aver fatto l'esatto contrario. 


Ovviamente, nel caso degli Orleans si possono vedere alcune circostanze aggravanti: il loro atteggiamento contrario alla fratellanza monarchica che dovrebbe esistere , e il loro persistere nel chiamarsi Capi della Casa di Francia (e questo è il peggiore, anche se non avessero riconosciuto espressamente il ramo liberale spagnolo). Si ricordi , tra le altre cose, che l'uso indebito da parte degli Orleans dei tre gigli nelle loro armi personali , senza etichetta argentata , essendo un privilegio che spetta solo al Capo della Casa di Borbone,  è un'altra contravvenzione che questi Principi francesi stanno portando avanti (come l'uso del titolo di Duca d'Anjou).   



Da sinistra: Stemma con Armi del Capo della Casa Reale di Francia o di Borbone; Stemma con Armi dei Principi d'Orleans  



Tuttavia, un accordo con questi Principi che riservi al Re Cattolico il suo irrinunciabile diritto alla direzione della Casa di Francia e alla Maestranza degli Ordini Reali francesi, nella forma precedentemente esposta, in cambio di un reciproco e solenne riconoscimento del diritto al Trono di Spagna e di Francia, mantenendo l'esclusione della discendenza di Filippo V  al Trono francese, come legge fondamentale spagnola, e realizzando in Francia , alla prima occasione possibile, una legge fondamentale equivalente, rimediando all'omissione intenzionata di Luigi XIV , non è solo possibile, ma è auspicabile.

Relazioni amichevoli tra i Re di Spagna e di Francia sarebbero molto benefiche per ambe due le Monarchie, e soprattutto per quella francese. Il dovere di ogni monarchico spagnolo (legittimista) , come di ogni legittimista francese, dovrebbe essere quello di adoperarsi nei limiti delle sue possibilità a porre fine a questa divisione ancora oggi persistente, nel rispetto della Spagna e della Francia. 
Tuttavia, se la maggiore autorità morale del mondo con il pretesto della Monarchia e Legittimità, il Re di Spagna, credesse insufficiente questa considerazione e che la legittimità francese potrà solo essere rappresentata degnamente da un discendente di Filippo V , potrà, come Re , alla prima occasione abilitarlo , con le Cortes ,  in quanto si tratta di una legge fondamentale, e non potrà essere agli stesso abilitato, perché le Corone di Spagna e Francia devono restare separate, e in nessun modo potrà il Re cattolico rinunciare al Trono di Spagna per quello di Francia. Poiché Dio ha disposto che i Borbone primogeniti siano quelli spagnoli , non è legittimo sovvertire questa eccellenza e preferenza per la Spagna. 
Ma soprattutto, a questo riguardo, vi sono le parole di Carlo VII , Capo di tutti i Borbone, nel suo Testamento politico: «Ricordi, comunque, colui che mi succede, che il nostro primogenito corrisponde alla Spagna , la quale, per meritarselo, ha elargito fiumi di sangue e tesori d'amore.»
In conclusione, da ciò che è stato fino ad ora esposto , il legittimo Re di Francia è Enrico VII , Conte di Parigi e Duca d'Orleans ; mentre il Capo della Real Casa di Francia o di Borbone, e possessore della Maestranza degli Ordini Reali di San Luigi , di San Michele e dello Spirito Santo , è S.A.R. Sisto Enrico di Borbone, Duca di Aranjuez. 




Il legittimo Re di Francia (a sinistra) e il legittimo Capo della Casa Reale di Francia o di Borbone (a destra).






Fonti:

¿QUIÉN ES EL REY? - La actual sucesión dinástica en la Monarquía española
di  FERNANDO POLO, Capitolo XIV. 




Scritto dal Presidente e fondatore A.L.T.A. Amedeo Bellizzi 

sabato 2 agosto 2014

La Successione di Ferdinando VII di Spagna.




Ora, dopo aver scritto ben due lavori sulla Casa di Borbone, e i suoi rami , voglio trattare un altro argomento legato a doppio filo ai precedenti temi , e cioè la successione di Ferdinando VII di Spagna.
  La successione di Ferdinando VII,  fece scorrere in Spagna fiumi di sangue e divise il paese in due parti inconciliabili, non solo per la persona nella quale si incarnava la sovranità, ma anche  per  dottrine politiche diverse. A pensare a ciò , conviene non soffermarsi sull'errore di prospettiva  considerando le guerre di successione del secolo XIX come un fenomeno esclusivamente religioso-politico: è evidente che il segno predominante di questa lotta era il problema dinastico, e si sarebbe verificato anche se Doña Isabella e Don Carlo fossero stati entrambi liberali o Tradizionalisti. Senza disconoscere la vincolazione che successivamente  si produsse nei programmi e nei principi  di entabi i rami, non sarà diffícile inbattersi in  alcune esposizioni fatte alla Regina Maria Cristina da elementi isabellini , e nelle quali i liberali si mostrano come difensori della Tradizione spagnola medievale, sebbene solo nella forma , cercando di identificare la buona Tradizione con il liberalismo, e che ciò sarebbe stato una restaurazione delle libertà storiche medievali spagnole e dei Re Cattolici , dimenticando l'assolutismo degli Asburgo e dei Borbone. Naturalmente dobbiamo riconoscere, a onor del vero , che la delimitazione dottrinale delle due scuole di pensiero (Tradizionalismo e leberalismo) è abissale; però questo non pregiudica l'ipotesi che se non ci fosse stata una questione successoria non ci sarebbe stata una guerra civile, o la questione successoria che diede inizio alla lotta armata , anche se il programma politico di entrambi i rivali nella successione fosse coinciso.



Andiamo ora ad esporre concretamente il dibattito sulla successione di Ferdinando VII. Questo monarca, che godeva di una pessima reputazione , sia in ambiente liberale che  Carlista , causata dalla sua testardaggine ,  in realtà , non fu un uomo con più difetti che virtù , come quasi tutti gli uomini , ma fu un politico mediocre, e rimasto per tre volte vedovo si sposò per la quarta volta con  l'Infanta Doña María Cristina di Borbone, Principessa di Napoli , non avendo successori dalle sue precedenti mogli . Maria Cristina rimase incinta portando in Ferdinando la speranza di avere un successore , ma portò anche l'incertezza in lui dato che non conosceva il sesso del neonato , facendo pervenire nella mente del Re la possibilità che fosse femmina , cosa che l'avrebbe esclusa dalla successione , data la legge dinastica vigente di Filippo V. Quindi , Ferdinando VII decise di abrogarla, pubblicando la Pragmatica del 29 marzo 1830. Sei mesi dopo nacque Doña Isabella. Due anni più tardi, di fronte alle suppliche della Regina , che prevedeva la guerra civile in uno dei suoi pochi momenti di chiaroveggenza politica, anulló la Pragmatica mediante una clausola , che negli ultimi due mesi venne  revocata , dopo il peggioramento delle condizioni di salute del monarca.


Matrimoni e figli di Ferdinando VII di Spagna:



Hanno quindi valore legale questi atti di Ferdinando VII? In verità , nella tradizionale Monarchia spagnola tutti i poteri dello Stato si concentrano nella persona del Re ; allora il Re può ordinare una cosa un giorno e un altro giorno lo stesso Re, o un altro dei suoi successori, può abrogarla?  Le leggi fondamentali , con lo scopo preciso di assicurare un freno a questo, assicurano l'accordo della repubblica con il Re , della società con il sovrano ; concretamente, delle Cortes con il Monarca. E queste leggi fondamentali possono essere abrogate solo riunendo le due parti che le  acordarono e realizzarono. E' contrario all'essenza della Monarchia cristiana che  le leggi fondamentali siano fatte dal Re senza il sostegno  dei sudditi : non solo in Spagna , ma anche in tutte le monarchie germano-cristiane, successive alla scomposizione dell'Imperio Romano d'Occidente, in circostanze comuni, salvando le peculiari differenze . Il Re legislatore unico e arbitrario è antitetico alla politica Cattolica : esso è  propio del cesarismo romano o del dispotismo orientale. Ma andiamo oltre . Suppognamo che un Re  possa fare una legge successoria per se medesimo e che questa venga  abrogata da un altro Re : tale atto sarebbe legittimo all'interno di questa supposizione ; però la legge fatta dal Re con le Cortes, può essere abrogata sola dal Re e dalle Cortes (insieme).
Di conseguenza , gli atti di Ferdinando VII sono giuridicamente nulli . Si è affermato che il Re non fece altra cosa che pubblicare l'accordo segreto delle Cortes del 1789, che accordarono il ristabilimento della sucesione secondo la legge di Origine; però come manifesta chiaramente Oyarzun, «questo è puro sofismo, perchè un Re non ha il potere di resucitare nel 1830 quello che morì nel 1789 per mancata promulgazione». D'altra parte, i procuratori del 1789 mancavano dell'autorità per trattare della successione alla Corona, e Carlo IV, decise di riservare in segreto una risoluzione che per  sua natura doveva essere trattata alla luce del sole. Quando arrivò l'ora di ricompilare il diritto nazionale , nel 1805, pubblicó come legge fondamentale quella di Filippo V, fatto verso il quale scompaiono  tutte le obbiezioni possibili contro la vigenza nel 1833 della legge semisalica. A maggior ragione , anche  supponendo che Ferdinando VII avesse avuto le facoltà legali  per abrogare unilateralmente la legge di Filippo V, le sue  ripetute contradizioni e le circostanze straordinarie nelle quali fu revocata la clausola eliminerebbero da questi atti la più remota aparenza di legalità. Filippo V cambió il sistema successorio che esisteva in Spagna e chi doveva succedere alla Corona; però lo fece con il Regno riunendo le Cortes : Ferdinando VII avrebbe convocato le Cortes se era suo desiderio abrogare legalmente la legge del fondatore dei Borbone di Spagna ; e così facendo Don Carlos María Isidoro non avrebbe potuto rivendicare i suoi diritti acquisiti . Trattando la questione concreta della  successione di Ferdinando VII, vennero cercati argomenti politici contro la legge di successione del 1713: uno dei più frequentemente usati era quello che affermava che tale legge era contraria alla storia della Spagna medioevale, dove vi erano vari esempi di preferenza delle figlie del Re  ai fratelli del Re , e un esempio di questo era la stessa succesione di Filippo V al Trono di Carlo II. A questo si può rispondere che la cosa non ha fondamento, e che Filippo V non era nipote materno di Carlo II e  in Aragona non fecero mai preferenze sulla successione femminile rispetto a quella maschile , e che se fosse esistito un discendente maschio degno , avrebbe avuto la precedenza nel diritto alla successione.  Non esistendo, sucedette Don Filippo per  diritto acquisito attraverso sua nonna, doña María Teresa.


Sintesi successoria da Filippo IV di Spagna a Filippo V di Spagna:




In Castiglia è certo che , secondo la legge , succedevano le figlie del Re in assenza di figli maschi , però con preferenza ai fratelli maschi del Re deceduto. Ma questo caso non si presentó quasi mai; le uniche Regine  che salirono al Trono  di Castiglia e León furono Doña Urraca, Doña Berenguela e Doña Isabella la Cattolica, e succedettero perchè i Re loro predecessori non avevano fratelli maschi o questi ultimi non erano possibilitati ad ereditare , e quando ereditarono Doña Urraca e Doña Berenguela non esisteva la così detta legge di Origine. In Aragona, in cambio, succedevano solo le femmine in mancanza di maschi  , come dimostrato dall'occorenza del 1395, quando alla morte di Giovanni I, ereditò  suo fratello Don Martino I, anche se cerano due figlie di  Giovanni I : la Contessa di Foix, Giovanna , e Violante, Regina di Napoli . In Navarra non poteva ereditare il Trono nessuna femmina sino alla totale assenza di eredi  maschi. Alla morte di Luigi I di Navarra e X di Francia, non gli succedette la figlia  Giovanna  ma il fratello Filippo il Lungo (dopo la breve parentesi di Giovanni I) , e anche se quest'ultimo lasciò quattro figlie alla sua morte , ereditò il Trono nuovamente un altro fratello , Carlo IV di Francia. Alla morte di quest'ultimo  la Navarra non avrebbe riconosciuto suo cugino , Flippo VI di Francia, perchè non discendeva da Giovanna I , diritto per il quale regnarono Luigi , Filippo e Carlo, e solo a quel punto, in mancanza di eredi maschi, succedette al Trono di Navarra la figlia di Luigi I e X , Giovanna II di Navarra.  


Successione e discendenza da Giovanna I di Navarra a Giovanna II di Navarra:



Osservando i casi in cui succedette la discendenza femminile per mancanza di discendenti maschi , gli agnati dei rami collaterali , che sono denominati così perchè sono maggiormente collaterali , non pretendevano in modo alcuno di occupare il Trono, dando per scontato che non avevano diritto a esso . Questo si può vedere in Aragone, dove alla morte  di Don Martín el Humano, il pretendente, Don Jaime de Aragón, Conte di Urgel e discendente di Alfonso IV, che non vantava diritti personali per questa successione, salì al Trono attraverso i diritti di sua moglie. In poche parole , potevano solo eventualmente ereditare l'infante o il figlio dell'infante, e solo possedevano questo titolo i figli del Re , che non lo transmettevano ai loro , come più tardi fece la Casa di Borbone. Nella terza generazione , e ancora di più nella successiva , il discendente diretto del Re passava a ingrossare le fila della nobiltà ; senza altra prerogativa , onore ne dignità che lo differenziasse dagli altri membri di essa. Visto questo, capiamo finalmente che la legge di Filippo V si ispira molto di più al sistema aragonese che a quello francese , ammettendo anche , in ultima instanza, che essa ha significato  un perfezionamento che non esisteva nel medioevo spagnolo.
Alfonso VII di Castiglia.
Con gli inconsistenti argomenti liberali che abbiamo esaminato e che volevano tacciare di antiespagola  la legge semisalica, senza accorgersi che vi erano precedenti nella Spagna medievale e senza tenere in conto il suo contenuto , perchè non c'è dubbio che una legge che solo concede la successione alla discendenza  femminile mancando in assoluto quella maschile , è la migliore garanzia della "españolidad" della Casa regnante, che diventa vincolata ad un altra  Casa straniera con la successione femminile , come si è visto tanto in Inghilterra come in Spagna . L'Inghilterra ha conosciuto , negli ultimi due secoli e mezzo , tre  dinastie tedesche , introdotte dalla Rivoluzione e dalla successione femminile : quella di Orange-Nassau, quella di Hannover e quella  di Sassonia-Coburgo-Gotha (divenuta Windsor nel 1917); e in Spagna , dove , fino a che esistette la successione semisalica , si  poterono  evitare le dinastie straniere. La Spagna  non conobbe solo gli Asburgo e i Borbone; nel medioevo , partendo da Alfonso VII e i Re Cattolici , tutti i Re di Castiglia , e durante la stessa epoca in Portogallo v'era il Re cardinale Don Enrique, e dal 1410 in Aragona, la Casa Regnante trovava la sua origine dalla Casa di Borgona, nonostante non abbia usato questa denominazione dinastica seguendo la buona usanza medievale  ; cioè che il nome di famiglia delle Case regnanti che provenivano da altri regni non usavano la loro denominazione dinastica nel paese dove esercitavano la propria sovranità .


Naturalmente , sarebbe un serio errore  ignorare che qeste dinastie stragnere si "nazionalizzarono" a partire dalla seconda generazione , e in particolare , dal figlio del Principe che per il suo matrimonio con l'erede femminile le dava origine. Però questo Principe fondatore stava sempre, in maggiore o minore grado, in contradizzione con il vero interesse nazionale. Nel Regno di León e Castiglia sarebbe stata preferibile una succesione discendente da Alfonso I (che per certo non lasciò figli) che non quella di Raimondo di Borgogna, il primo marito di Doña Urraca; cosa che accadde in senso inverso. Se l'aragonese fosse stato accettato lealmente in León e Castiglia, da tutti, sarebbe terminata la Riconquista quasi quattro secoli prima della  sua vera fine. Nel secolo XVI, Filippo I di Castiglia era sul punto di rompere l'unità conseguita dai Re Cattolici . Nel secolo XVIII, Filippo V emanò riforme che non erano in linea con la mentalità politica spagnola ne con la  realtà nazionale spagnola . I discendenti di qesti fondatori di due dinastie spagnole , Asburgo e Borbone, sono completamente spagnoli , e la loro politica lo fu ugualmente: la Casa d'Asburbo ha manifestato l'apice dell'Hispanidad ; quella di Borbone, in cambio, sofrì l'influenza francese, anche se in realtà questo successe concretamente solo sotto Carlo III, poichè all'epoca di Carlo IV, nonostante le inclinazioni dei ministri , fu necessario evitare l'influenza di moda, che non era solamente una moda straniera antitradizionalista, con una leggera sfumatura di eterodossia religiosa, ma la negazione atea e brutale dei giacobini , con l'aggiunta  del dispotismo illuminato. Però questa dinastia , evidentemente, si "spagnolizò", con alcune eccezioni politiche , per un medio ambiente generale tanto diffícile da eludere che altre dinastie autoctone di altri paesi cedettero, per il sentimento dei loro vassalli . Ebbene : quando una dinastia si naturalizza nel paese in cui regna, quando si identifica con la vita del suo popolo, è di interesse nazionale conservarla e evitare il più possibile un cambio dinastico. E questo è ciò che successe in Spagna con i Borbone , anche se incorsero nell'infrancesizazione , si identificarono con il popolo spagnolo , come dimostra la guerra di Independenza del 1808, con l'entusiasmo confinante col delirio che ovunque si produsse per Ferdinando VII.
Ferdinando VII di Spagna.
 La legge successoria di Filippo V è , di conseguenza, la più spagnola delle norme dinastiche che si susseguirono in questo paese, e per la sua acclarata perfezione e lungimiranza, scevra da interessi anti-nazionali,  doveva produrre in Spagna una successione monarchica priva di problemi. E' evidente, poi, che attenendosi alla questione legale , e senza essere guidati da pregiudizzi di parte , bisogna convenire che il successore legittimo di Ferdinando VII fu Carlo V e non Isabella "II". E' evidente , come conseguenza di ciò che si è appena detto , che se Don Carlo era il Re legittimo, Doña Isabella fu un usurpatrice , anche  inconscentemente, data la sua tenera età al momento in cui si produsse l'usurpazione, essendo servita da innocente strumento per le ambizioni politiche rivoluzionarie . Una volta raggiunta la su maggiore età comprese che occupava un Trono che non le spettava  e  non vi  rinunció , e fu da quel mometo che si macchiò della colpa di usurpatrice. Nello stesso tempo vi era un Principe , Don Carlo V, che dimostró una generosità di cuore e una grandezza d'animo degna  della maggior ammirazione , che non è comune a tutti , e diede prova della sua eleganza spirituale , del suo contegno e buon gusto , con la fermezza con la quale sostenne il suo irrinunciabile diritto alla successione di suo fratello , che alla sua morte non lasciò figli maschi.  Egli manifestò la sua ferma opposizione  alla proposta fattaglia dall'ambiente tradizionalista , e appoggiata dalla moglie, di cingere la corona quando era ancora in vita Ferdinando VII anche se era a rischio la sua successione al Trono . L'ammirevole comportamento di Don Carlo fu agli estremi della lealtà al punto di abbandonare la prudenza. Non si ricorda in tutta la storia spagnola precedente un comportamento di tale spessore , se non in Doña Isabella la Cattolica, che in circostanze simili si dimostró ugualmente tranquillità , mostrando la stessa fedeltà a un Re e fratello.

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Conte di Montemolin
Carlo VI di Spagna
Tornando a Isabella "II", forte del fatto che , almeno inizialmente, non era responsabile della situazione in cui le circostanze l'avevano posta, a parte  la sua assoluta e conclamata incapacità política , mostrò uno spiccato "españolismo" di cuore che rese simpatica la sua persona. Ma essa errò gravemente nel suo giudizio politico , cosa che , a sua volta, colpì duramente la sua persona. Una prova in favore di ciò che sto dicendo  è il suo comportamento nei confronti del legittimo Re di Spagna Carlo VI  , durante la sollevazione legittimista del 1860; e più tardi, in esilio , non esitò a riconoscere come Re  suo cugino Carlo VII, anche se tale riconoscimento fu solo verbale e totalmente  in contradizione con gli atti pubblici successivi. Però, il fatto concreto è che l'infanta Doña Isabella diede origine a una «dinastia» rivale dei legittimi Re , e che non solo rappresenta l'illegittimità e l'usurpazione , ma anche una  sistematica política completamente antispagnola, che ha portato la Spagna alla massima decadenza della sua storia. I suoi rappresentanti , a rigore, non devono essere chiamati Re ne essere  riconosciuti come tali : in contrapposizione con i legittimi sovrani , a rigore dovremmo chiamarli anti-Re , vale a dire , tiranni nel senso classico della parola . Il loro disdicevole governo è una ragione in più  a favore di tale denominazione.


Sintesi della discendeza della «dinastia» isabellina (degli anti-Re) da Dona Isabella a Filippo Giovanni:




La causa del ramo liberale non può sostenersi all'interno della Legittimità e della Tradizione spagnola. Per difenderla è necessario sostenere le idee rivoluzionarie che tanto danno hanno causato alla Religione e alla Patria. In questo campo la discussione è inutile mentre i concetti di sovranità , governo, amministrazione , Stato, e libertà dell'uomo  sono distinti in ognuna delle questioni discusse .  Dilungarsi oltre  con questo tema equivarrebbe a scrivere un trattato di Diritto politico, il cui contenuto sarebbe la filosofía politica cristiana, e il suo tradizionale concetto , la legittimità , e nel concreto di ciò che qui stiamo trattando , i  principi che  incarna il Carlismo. D'altra parte, i membri della Dinastia erroneamente chiamata  "Carlista"  si opposero alla possibilità di regnare , se avessero abbracciato il liberalismo , e in altre occasioni a quella di vivere pacificamente  e comodamente in Spagna come Infanti, se riconoscevano il ramo usurpatore , ma mai si opposero al dovere ineludibile di difendere i diritti che Dio gli aveva dato giuntamente con il patrimonio storico-politico del loro popolo: la Tradizione spagnola. Vediamo chiaramente che la continuità della Monarchia Ispanica si è spezzata di fatto nel 1833 , anche se essa è proseguita nel diritto della persona di coloro che vengono comunemente chiamati  "Re carlisti", autentici  eredi di Alfonso VI, di Ferdinando il Santo, di Ferdinando il Cattolico , di Carlo I e di Filippo II.
Per chi volesse avere una esposizione più dettagliata  della questione successoria del 1833, con riferimenti alle precedenti questioni , vi rimando alla magnifica opera di Sres. Ferrer, Tejer t e Aced 3, Historia del Tradicionalismo español, tomo II, VII, 175-192. e tomo III, IV, 87-122.


Riassumendo : la legittima successione della Monarchia spagnola non si è interrotta nel diritto fino alla morte di Ferdinando VII, e da quel momento è chiaro che essa è legata  di diritto legittimo a Don Carlo V, Don Carlo VI, Don Giovanni III, Don Carlo VII, Don Giacomo III e Don Alfonso XII (Alfonso Carlo). Esiste , per tanto, una continuità prestigiosa senza interruzioni fin dai primi giorni della Monarchia spagnola arrivando ai giorni nostri. Questa continuità è la Spagna eterna, ed è l'unica capace di rappresentare l'unità nazionale.


La legittima successione al Trono di Spagna da Carlo IV di Spagna a Sisto Enrico di Borbone:




E' chiara, quindi,  la legittimità del ramo carlista; però si da il caso che questo ramo si estinse  con la morte di Don Alfonso Carlo (Alfonso XII) nel 1936, non lasciando alcuna discendenza maschile proveniente da Carlo V. Si presentò, così , un nuovo problema dinastico. Chi è il successore legittimo di S.M.C.  Re Don Alfonso XII? Alcuni si chiedono se tale successore esista.   Alfonso XII lasciò in eredità i suoi legittimi diritti a Francesco Saverio di Borbone-Parma , e ai  suoi legittimi successori, a patto di mantenere inalterato l'ideale Carlista.


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Riassunto dei motivi per i quali la Pragmatica di Ferdinando VII è illegale

1) La legge fondamentale di successione di Filippo V era stata emanata dal Re riunendo il Regno tramite  le Cortes, e quindi non poteva essere abrogata senza consultare le Cortes. Per abrogarla legalmente Ferdinando VII avrebbe dovuto consultare le Cortes.

2) La legge fondamentale di successione di Filippo V era stata ratificata anche nel trattato internazionale di Utrech , in concomitanza con le Cortes spagnole ed i Principi francesi. Per abrogarla legalmente Ferdinando VII avrebbe dovuto consultare anche i firmatari del trattato.

3) In Spagna, storicamente e tradizionalmente, le leggi fondamentali non possono essere abrogate soltanto dal Re ma devono avere il sostegno dei suoi sudditi.

4) Maria Cristina, divenuta reggente durante la grave malattia di Ferdinando VII , cominciò un avvicinamento verso i liberali e concesse ampie amnistie a questi ultimi in esilio, prefigurando un cambio politico verso il liberalismo che si sarebbe prodotto in maniera nefasta dopo la morte di Ferdinando.
Ogni atto emanato da Maria Cristina in concerto con i circoli liberali, che si infiltrarono in ogni settore del governo , riuscendo a contaminare le stesse Cortes centralizzando lo Stato,  sono altrettanto nulli in quanto contrari alla politica tradizionale spagnola , alle sue leggi e peculiarità. Senza dimenticare che , essendo la Pragmatica di Ferdinando VII illegale , come dettagliatamente dimostrato, il legittimo Re era Carlo V di Spagna e non la nipote Isabella, e la reggenza di Maria Cristina è da considerarsi a tutti gli effetti un atto di usurpazione che fece da cornice alla Rivoluzione in Spagna.



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Altri affermano erroneamente che  durante l'esilio francese dell'usurpatore Alfonso "XIII", Giacomo III si sia avvicinato al cugino accordando con questo una sorta di riconoscimento.
Nell'aprile 1931 Alfonso Leòn Fernando (detto "XIII") fu costretto a lasciare la Spagna , davanti all'affermazione della seconda Repubblica spagnola , e Giacomo III pubblicò un manifesto che invitava tutti i monarchici a radunarsi intorno alla causa del legittimismo. Qualche mese dopo, il 23 settembre, secondo un protocollo verbale vigente tra i due , Giacomo III ricevette Alfonso  nel suo appartamento a Parigi e due giorni dopo Alfonso e sua moglie  Vittoria Eugenia ricambiarono la visita, ricevendo Giacomo III nella loro residenza all'Hotel Savoy d'Avon a Fontainebleau. Nell'occasione Giacomo III conferì il collare dell'Ordine dello Spirito Santo, ordine di cui era Gran Maestro in quanto Capo della Casa di Borbone e di Francia , ad Alfonso. questo incontro non significò nulla più che un tentativo  di riappacificazione fra i due rami. Tentativo che fallì dato che Giacomo III (di indubbie simpatie socialiste) morì il 2 ottobre dello stesso anno. Morto Giacomo III divenne legittimo Re di Spagna lo zio del defunto e fratello di Carlo VII, Alfonso Carlo (Alfonso XII). Egli, fermo nei nobili principi del legittimismo , declinò ogni tentativo di riavvicinamento del ramo usurpatore, lasciando la sua eredità , come abbiamo visto precedentemente , a Francesco Saverio di Borbone-Parma (Saverio I di Spagna) ed ai suoi legittimi discendenti.

Spero che , dopo questa ricca esposizione, nessun monarchico legittimista (o presunto tale) millanti un qualche barlume di legittimità nei riguardi del ramo isabellino.



Fonte e approfondimenti:

¿QUIÉN ES EL REY?, capitolo V.

Scritto da:

Presidente e fondatore A.L.T.A. Amedeo Bellizzi

domenica 27 luglio 2014

I Borbone di Napoli e la perdita della legittimità.

Dall'Infante Don Ferdinando, Re di Napoli come Ferdinando IV, terzo figlio di Carlo III di Spagna e VII di Napoli (essendo il secondo, come sappiamo , Carlo IV, e il primo l' Infante Don Filippo , escluso dalla successione a causa di incapacità mentale), nacque il ramo  dei Borbone-Napoli , o Due Sicilie,  e quello discendente da Don Francesco di Paola di Borbone-Spagna dal momento che quest'ultimo sposò la nipote di Ferdinando IV ,  figlia di Francesco I delle Due Sicilie, Luisa Carlotta di Borbone-Due Sicilie.

Sintesi della discendenza da Carlo III di Spagna e Ferdinando IV di Napoli fino alla discendeza di Francesco di Paola di Borbone-Spagna:





I  rappresentanti attuali dei Borbone di Napoli sono i principi Carlo Maria , Conte di Caserta; Pietro , duca di Noto; e Carlo , duca di Castro . Tutti loro hanno perso la loro condizione di Infanti di Spagna e la  possibilità di ascendere al Trono a causa del riconoscimento da parte di Don Alfonso di Borbone e d'Austria, Duca di Calabria, Conte di Caserta,  Re delle Due Sicilie come Alfonso I , che fu generalissimo del Real Esercito  negli ultimi anni della Campagna di  Don Carlo VII di Spagna , dell'usurpazione che precedentemente aveva combattuto nel campo di battaglia; avendo autorizzato il suo secondogenito , don Carlo Tancredi, a contrarre matrimonio con la principessa Mercedes, presunta erede e sorella del principe Alfonso di Borbone e d'Asburgo (detto Alfonso "XIII"). Ed è con questo atto che la discendenza di Alfonso di Borbone delle Due Sicilie, e del secondogenito Carlo, perse la prerogativa  di fregiarsi del titolo di Infanti di Spagna e non solo . Per la legittimità quello fu il preciso momento della perdità di tali prerogative , qualità e onori. Non si conoscono bene i motivi per i quali Alfonso I delle Due Sicilie da difensore della legittimità sia divenuto in seguito "accomodante" con la Rivoluzione, se non addirittura complice. Fatto sta che dal matrimonio del secondogenito Carlo Tancredi, tutti i principi del ramo dei Borbone-Napoli hanno riconosciuto il ramo usurpatore del Trono di Spagna. Facendo ciò si misero contro il ramo primogenito della Casa di Borbone (dal 1883) , e contro il Capo di quest'ultima, oltre che contro il legittimo Re di Spagna Carlo VII ed i suoi successori.
Questo deplorevole approccio è stato mantenuto continuamente nel corso degli anni , dal momento in cui Carlo Tancredi risiedette liberamente e  definitivamente  in Spagna  divenendo parte integrante della Corte liberale. I suoi discendenti hanno mantenuto fino ad oggi  il riconocimento del ramo usurpatore , con il quale successivamente si sono maggiormente imparentati  in seguito  al matrimonio del principe Giovanni di Borbone e Battenberg con la principessa  María de las Mercedes, figlia del principe Carlo Tancredi.



Sintesi della discendenza di Don Alfonso di Borbone-Due Sicilie fino ad oggi:

 

 

 
 


Il semplice matrimonio di Don Carlo Tancredi con la principessa Mercedes, rinunciando a tutti i víncoli polítici con il ramo liberale ,  non sarebbe stato causa dell'esclusione dalla successione ; però le circostanze del matrimonio e quelle  del riconoscimento costante e definitivo del ramo usurpatore ,  e la seguente  defezione di  tutto il  ramo dei Borbone di Napoli, ha precluso ad essi non soltanto il diritto a poter succedere al Trono di Spagna , ma anche di succedere a quello di Napoli. I suoi membri hanno perso la qualità di principi reali spagnoli , tutto questo in virtù delle leggi successorie che trovano la loro origine nel testamento di Carlo II di Spagna e nelle disposizioni di Filippo V e delle Cortes che ad esso seguirono;  persero anche il diritto alla denominazione dinastica di "Borbone-Napoli".
Ad essi si riferisce concretamente il documento del 4 novembre 1903: «Monarchia pura, senza mescolanza alcuna di costituzionalismo parlamentario, cristiana , limitata e legittima, secondo Legge Salica, seguendo la linea di Carlo V , nonno di Carlo VII , e con esclusione , quando si sarà estinto, di qualsiasi ramo dei Borbone autore o complice della Rivoluzione liberale spagnola e della privazione dei diritti del ramo legittimo». Similmente lo dichiarò Don Alfonso Carlo (Alfonso XII) in una lettera del 10 marzo 1936: «...il ramo di Don Francesco di Paola perdette tutti i suoi diritti di successione per ribelione contro il Re legittimo , e li perdette doppiamente Don Alfonso (detto XII) e tutta la sua discendenza per aver combattuto a capo dell'esercito liberale contro il suo Re Carlo VII. Ugualmente lo persero tutti i principi che riconobbero il ramo usurpatore» Pertanto dobbiamo ignorare completamente l'antico ramo dei Borbone di Napoli per la successione legittima al Trono di Spagna (e di Napoli).

Sintesi della discendenza di Alfonso Francisco (detto Alfonso "XII") fino ad oggi:




L'instaurazione del  ramo liberale in Spagna  non venne riconosciuto dai Borbone  hispanoitaliani , salvo alcune rare eccezioni nel tempo , per quanto riguarda Napoli , fino al principio del  XX secolo quando si  produsse  la dolorosa e tardiva defezione del Conte di Caserta che , morto suo fratello , l'integerrimo Francesco II, trascinò l'intero ramo dei Borbone-Napoli nell'illegittimità. I Sovrani di questi Stati Italiani , come principi reali della dinastía borbonica spagnola, erano Infanti  di Spagna . Titolo che frequentemente anteponevano all'espressione  della propria regalità. Chiaro è che i discendenti di colui che fu generalissimo del Reale Esercito , hanno perduto la legittimità di origine e di esercizio, non hanno quindi più diritti sul Trono di Spagna e di Napoli, anche perchè  i titolari di quest'ultimo , come Infanti e feudatari , dovevano mantenere la propria fedeltà al legittimo Re di Spagna,  e quindi , dal punto di vista esclusivo del Regno delle Due Sicilie , hanno perduto tutti i diritti a occupare un Trono che gli fu dato per infeudazione.
Ed essendo Infanti di Spagna e infeudati , ricordando che il Vicariato perpetuo del Santo Impero in Italia risiede nel Re Cattolico (di Spagna) , questa è una ragione in più a favore della loro esclusione. Per molto meno Carlo IV stava per  deporre suo fratello Ferdinando dal Trono di Napoli.  L'uso della denominazione  Borbone-Napoli e i diritti ad esso collegati non possono essere utilizzati dai discendenti  di Don Alfonso, e il diritto a questo titolo spetta oggi a S.A.R. Sisto Enrico di Borbone, Reggente di Spagna , Principe Reggente  di Parma e delle Due Sicilie, Portabandiera della Tradizione, che a sua volta  ricevette tali diritti  dal padre Francesco Saverio di Borbone (Javier I di Spagna) nominato successore dei diritti del ramo primogenito dei Borbone da S.M.C. Alfonso XII di Spagna (Alfonso Carlo di Borbone e Austria-Este) tramite volontà testamentaria.


Passaggio della legittimità e dei diritti al Trono di Spagna (e di Napoli) da Alfonso XII di Spagna a S.A.R. Sisto Enrico di Borbone.



Non è mia intenzione marcare il comportamento molto poco legittimo degli attuali discendenti di Don Alfonso di Borbone , che si prodigano tra feste di paese e matrimoni borghesi , o a seguire servilmente il ramo usurpatore del Trono di Spagna. Questi principi sono decaduti e come tali vanno considerati, anche se si mascherano da "Cavalieri" o si fregiano di un titolo da molto tempo perduto.


Approfondimenti e fonti:

Capitoli IV, IX, XI  del libro ¿QUIÉN ES EL REY?  di FERNANDO POLO .

Scritto da:

Presidente e fondatore A.L.T.A. Amedeo Bellizzi.

mercoledì 26 giugno 2013

Asburgo-Lorena Re di Catalunya?

L'attuale famiglia Imperiale d'Austria(sulla sinistra Carlo II d'Asburgo-Lorena).



C'è una notizia della quale siamo venuti a conoscenza da poco e che ci ha suscitato non pochi quesiti e perplessità.
La notizia consiste nel fatto che l'attuale  Famiglia Imperiale d'Austria  venga considerata dal movimento legittimista Catalano come in possibile pretensione per la "restaurazione" di un Regno di Catalunya indipendente. Ora , sapendo che la Catalunya legittimamente fa parte del Regno di Spagna andando ad aggiungersi alla grande famiglia delle "Spagne" , di che restaurazione stiamo parlando? E di quali legittimisti? Forse una "restaurazione" a modello di quelle che determinarono il negativo del Congresso di Vienna, e di legittimisti a livello del Talleyrand.
Capisco che l'attuale ed illegittimo governo spagnolo con l'altrettanto illegittimo "re Juanito" sia una piaga dalla quale liberarsi ma è altrettanto vero che liberandosi di un governo illegittimo per crearne o "restaurarne" uno che calpesti la legittimità del legittimo Reggente di Spagna Sisto Enrico, dei sui diritti  e dei suoi legittimi successori, è altrettanto negativo e , appunto , illegittimo.
Probabilmente questi legittimisti Catalani seguono il filone di coloro che si opposero al testamento di Carlo II d'Asburgo-Spagna, ultimo della sua  casata, che designò come legittimo successore Filippo d'Angiò (Filippo V di Spagna)  , nipote di Luigi XIV di Francia, e che appoggiarono le pretese degli Asburgo d'Austria.
Qualunque sia la loro motivazione , l'atto di "restaurazione" di un sedicente "Regno di Catalunya" risulterebbe un atto puramente illegittimo. L'estremismo Catalano che si separò dal saggio Carlismo per degenerare in un movimento indipendentista non ha a che fare con il legittimismo.

Per quanto siamo fortemente dubbiosi sul fatto che la famiglia Imperiale accetti tale proposta , considereremo , seguendo i criteri del legittimismo, un eventuale accoglienza di tale proposta da parte di questa casata un atto illegittimo e nefasto.



Di Redazione A.L.T.A.