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sabato 23 febbraio 2013

La Monarchia sacra Parte Settima (APPENDICE) Ordo Romanus

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 Guglielmo Durand
 
 
 
 
AD BENEDICENDUM REGEM IN IMPERATOREM CORONANDUM
 
 
Introduzione

  
Si pubblica qui di seguito il testo latino, con traduzione nostra a fianco, della versione dell’Ordo d’Incoronazione imperiale del Pontificale Romano, attribuito al ce- lebre canonista e liturgista medioevale Guglielmo Durando (1237-1296), rito che, come abbiamo visto, attraverso vicissitudini secolari, si fissò poi in tale forma. Lo schema della complessa e fastosa cerimonia si può sintetizzare come segue:
1. L’Imperatore eletto giunge al Monte Gaudio, oggi Monte Mario, nei pressi del Vaticano, da cui si scorge la basilica di San Pietro e la città leonina (Quartiere Trionfale). 2. Sceso ai piedi del colle, fino al Ponticello, presta giuramento ai romani di conservare la costituzione dell’Urbe. 3. Alla Porta Collina (oggi non più esistente) nei pressi di Castel Sant’An- gelo, è ricevuto processionalmente dal clero e dai maggiorenti romani, dai quali è scortato col suo seguito fino alla Cortina, ossia allo spiazzo antistante la basilica vaticana. Si tenga presente che l’ordo si riferisce alla versione costantiniana della basilica di San Pietro, oggi non più esistente, dopo il rifacimento d’epoca rinascimentale. 4. Il Papa, a sua volta, si sistema con i membri della corte pontificia sui gradini antistanti la basilica. 5. Il neo-Imperatore, allora, gli bacia la sacra pantofola con i maggioren- ti del suo seguito. 6. Il sovrano è poi condotto nella chiesetta di Santa Maria in Turribus (oggi non più esistente) che era nell’atrio della basilica, dove giura so- lennemente sul Vangelo di proteggere la chiesa Romana e il Sommo Pontefice. Viene quindi aggregato ai Canonici di San Pietro, rivestito dei paramenti imperiali, e del pallio, che un cameriere pontificio gli fa indossare in nome del Papa. 7. Viene quindi scortato dal Conte del Palazzo Lateranense e dal Primi- cerio dei Giudici di Roma, preceduto dai Canonici, fino alla Porta Ar- gentea (ossia all’entrata principale della Chiesa). 8. Qui il Cardinale Vescovo di Albano pronuncia una prima orazione. 9. La processione entra quindi nella basilica, fermandosi al centro della Rota, un disco di porfido rosso di notevoli dimensioni, che ancora oggi si trova nella navata centrale della basilica rinascimentale, poco dopo
354 M. Andrieu, Le Pontifical Romain au Moyen Âge, Città del Vaticano, Studi e Testi, 1938, vol. II, pp. 457-435.

la soglia, e dove la tradizione afferma sia stato incoronato l’Imperato- re Carlo Magno. 10. Il Cardinale Vescovo di Porto allora pronuncia a sua volta una lunga preghiera. 11. La processione penetra poi nella basilica fino alla Confessione (tomba) di San Pietro. Il sovrano si prosterna a terra e il decano dei Suddiaconi intona su di lui le litanie maggiori. 12. Il Cardinale Vescovo di Ostia benedice a sua volta il monarca. 13. Si procede adesso all’altare di San Maurizio (oggi non più esistente) dove lo stesso prelato compie il rito dell’unzione, consacrando con olio dei catecumeni il braccio destro e le scapole del re, e recitando due ora- zioni. 14. Il corteo procede ora alla Confessione di San Pietro, dove si trova il Papa, che lo accoglie, dandogli il bacio della pace, come un diacono. 15. Il Re va poi al palco preparato per lui e il suo seguito. 16. Inizia la Messa Papale per l’Imperatore. Il coro intona l’Introito, le al- tre orazioni, fino al Gloria. 17. Il Pontefice recita la Colletta della Missa pro Imperatore. Si canta l’E- pistola. 18. Dopo cantati il Graduale e l’Alleluia, il Papa consegna al sovrano, traendola dall’Altare di San Pietro, la spada, recitando una lunga ora- zione. 19. Poi gliela cinge al fianco col fodero. 20. L’Imperatore armato estrae la spada vibrandola per tre volte nell’aria e facendo il gesto di astergere la lama sul braccio. 21. Il Papa gli impone ora la mitra pontificale e sulla mitra la corona im- periale. Segue una bella orazione. 22. Gli consegna poi il manto (piviale), lo scettro e il pomo d’oro. Seguono tre splendide orazioni. 23. L’Imperatore bacia la sacra pantofola. 24. Poi viene intronizzato su un faldistorio preparato alla destra di quello del Papa. 25. Ritornato al suo palco con le insegne del potere (corona, spada, scettro e pomo d’oro) si cantano le Laudi carolingie. 26. Al termine, si canta il Vangelo, e la S. Messa prosegue. 27. All’Offertorio il sovrano dona al Papa notevole quantità d’oro. 28. Poi alla maniera del Suddiacono gli porge il Calice e l’ampolla con l’a- qua, e rimane nel prebisterio fino alla Comunione del Papa. 29. Dopo la Comunione papale, deposte le insegne imperiali, riceve dal Pontefice il bacio della pace e viene comunicato sub utroque specie. 30. Terminata la Messa, i due escono processionalmente fuori della basili- ca. Il Sovrano aiuta il Papa a montare a cavallo, tenendogli la staffa della sella, e lo accompagna per breve tratto con le briglie.

31. Poi salito a sua volta a cavallo, i due procedono fianco a fianco fino alla Chiesa di S. Maria Transpadina, dove si danno commiato. 32. Segue poi il rito d’unzione dell’Imperatrice, che ricalca lo schema del precedente ordo.
  I. Cum Rex in Imperatorem electus venit Romam, ad suscipiendum ibi Imperii co- ronam, quando primum descendit de monte Gaudii et pervenit ad Ponticellum, consuevit, libro Evangeliorum coram se posito, hoc iuramentum prestare:      «Ego N., futurus Imperator, iuro me servaturum Romanis bonas consuetudi- nes suas. Sic me Deus adiuvet et haec sancta Dei Evangelia».
 1. Quando il Re eletto al soglio imperiale viene a Roma per ricevere la corona del- l’Impero, una volta disceso dal monte Gaudio ed arrivato al Ponticello, è consue- tudine che presti ai Romani, postigli in- nanzi i Vangeli, tale giuramento:   «Io N., futuro Imperatore, giuro di ri- spettare le buone consuetudini dei Roma- ni. Così mi aiutino Dio e questi Suoi san- ti Vangeli».
  II. Sane quando coronari debet, cum per- venerit ad portam Collinam, quae est iux- ta castellum Crescentii sive Sancti Angeli, recipitur ibi honorifice a Clero Urbis, ibi- dem cum crucis et thuribulis congregato, et processionaliter deducitur usque ad gradus Basilicae Sancti Petri, cantantibus universis antiphonam: «Ecce mitto ange- lum meum, qui praeparabit viam tuam ante faciem meam» (Require sub prima Dominica Adventus), camerariis seu di- spensatoribus ipsius missilia seu pecunias in vulgo longe ad turbam arcendam spar- gentibus ante ipsum et praefecto Urbis gladium postferente.
    2.  Poi quando deve essere incoronato, pervenuto alla Porta Collina, che sta presso al Castello dei Crescenzi o Sant’Angelo, sia lì ricevuto onorevolmente dal Clero della città, riunitosi con croci e turiboli, e venga scortato in processione ai gradini della Ba- silica di San Pietro, mentre tutti intonano l’antifona: «Ecco io invio il mio Angelo, che preparerà la tua strada dinanzi a me» (vedi sotto la I Domenica d’Avvento). I camerlenghi, ossia elimosinieri del sovra- no, frattanto, gettino innanzi a lui doni o monete, lontano però, per trattenere la folla; il Prefetto della città lo segua portandogli la spada.
   III.  Cum autem pervenerit ad plateam quae Cortina vocatur, quae est ante Basili- cam Beati Petri, tunc adextrandus est a Senatoribus usque ad gradus praedictos et, eo ibi descendente, equus cui insederat dandus et tradendus est illis.
    3. Quando sarà giunto allo spiazzo detto Cortina dinanzi alla Basilica di San Pie- tro, i Senatori lo scortino fino ai predetti gradini, e lì smontato, affidi  loro la caval- catura.
   IV.  Eo igitur ibi expectante, Summus Pontifex cum omnibus ordinibus suis, præparatus in secretario tanquam Missam celebraturus, processionaliter exit usque ad suggestum areae, quae est in capite graduum, ubi super faldistorium resideat, consedentibus super primum gradum a
    4. Mentre sta lì in attesa, il Sommo Pontefice con tutti gli ordini del clero, dopo aver indossato in sacrestia i paramenti per la Messa, esca in processione fino al som- mità dello spiazzo che si trova in cima ai gradini, dove siederà sul faldistorio, mentre sul primo gradino alla sua destra si acco-

parte dextra episcopis et presbiteris, a si- nistra vero diaconis cardinalibus, et in se- cundo gradu subdiaconis et acolitis, pri- micerio et cantoribus, et stantibus circa il- los magnatibus et nobilibus aliis et offi- cialibus et ministerialibus Aulae papalis.
moderanno i vescovi e i sacerdoti, a sinistra i diaconi cardinali; sul secondo gradino, invece, prendano posto i suddiaconi e gli accoliti, il primicerio e i cantori, e in piedi, attorno a loro, i magnati, gli altri nobili ro- mani, gli ufficiali e gli impiegati  della Corte papale.
   V. Tunc Rex, cum Archiepiscopis et Episcopis, principibus, magnatibus et optimatibus suis ascendens ad Summum Pontificem reverenter osculatur flexis genibus pedem ipsius, offerens Ei aurum pro suo velle; et mox benigne salutatur et recipitur a domino Papa ad osculum et ad amplexum.
    5. Il Re allora con i suoi arcivescovi e vescovi, i principi, i magnati ed i nobili salga presso il Sommo Pontefice ed, ingi- nocchiatosi, gli baci riverente il piede, of- frendogli al contempo quanto oro vorrà; il Papa tosto benignamente lo saluti, lo baci ed abbracci.
   VI. Et, Summo Pontifice surgente, Rex ipse a parte dextra et prior diaconorum a sinistra deducant eum usque ad Ecclesiam Sanctæ Mariae in Turribus, ubi, subdiaco- no Evangelii textum ante altare tenente, Rex ipse praestat super illum corporaliter huiusmodi iuramentum:
   6. Alzatosi il Sommo Pontefice, il Re, con alla sua sinistra il decano dei Cardina- li diaconi, venga condotto alla Chiesa di S. Maria in Turribus, ove, mentre un suddia- cono tiene innanzi all’altare un volume dei Vangeli, il Re, imponendovi la mano, pre- sti il seguente giuramento:
VII. Iuramentum.    «Ego N., Rex Romanorum, annuente Domino futurus Imperator, promitto, spondeo, polliceor atque iuro coram Deo et Beato Petro me de cetero protectorem atque defensorem fore Sanctae Romanae et Apostolicae Ecclesiae et Tui Talis, summi et eiusdem Ecclesiae Pontificis, et successorum tuorum in omnibus necessi- tatibus et utilitabus vestris, custodiendo et conservando possessiones, honores et iura vestra, quantum divino fultus adiu- torio potero, secundum scire et posse meum, recta et pura fide. Sic me Deus adiuvet et haec Sancta Dei Evangelia».
7. Giuramento.    «Io, N. Re dei Romani, per divina di- sposizione futuro Imperatore, prometto, ga- rantisco, attesto e giuro, dinanzi a Dio e al Beato Pietro, che per il resto sarò difensore e protettore della Santa Chiesa Apostolica Romana, e tuo, N., della medesima Sommo Pontefice e dei tuoi successori, in tutte le vo- stre necessità ed interessi, custodendo e con- servando i vostri possessi, dignità e diritti, in quanto, sostenuto dall’aiuto di Dio, sarò capace, come saprò e potrò, con retta e pura fedeltà. Così mi soccorrano Dio e questi suoi santi Vangeli».
  VIII. Deinde Summus Pontifex cum ordi- nibus suis ad altare Beati Petri processio- naliter procedit. Et facta ibi oratione, ad sedem ascendit, Rege cum suis et tribus Episcopis, videlicet Hostiensi, Portuensi et Albanensi, in prefata Ecclesia Sanctae Ma- riae in Turribus remanente, ubi a Canoni-
   8. Quindi il Sommo Pontefice con i suoi ordini si rechi processionalmente all’altare del Beato Pietro. E dopo aver ivi pregato, salga sul trono. Il Re frattanto con il suo seguito e i tre Vescovi di Ostia, Porto ed Albano, rimanga nella sopraddetta Chiesa di S. Maria in Turribus, dove, dopo esser

cis Sancti Petri receptus in fratrem, impe- rialibus induitur insigniis, dato pallio suo camerario Domini Papae.
stato aggregato ai Canonici di S. Pietro, sia rivestito dei paramenti imperiali. Il ca- merario del Signor Papa gli consegni infi- ne il pallio.
   IX. Quo facto, precedentibus eum dictis canonicis et cantantibus antiphonam «Pe- tre amas me» (Require in Natali Sancti Petri), cum ad hostium Basilicae Principis Apostolorum pervenerit, quae Porta Ar- gentea nuncupatur, deducentibus Eum hinc inde Comite Lateranensis Palatii et Primicerio iudicum Romanorum, Alba- nensis Episcopus ante ipsam portam Ar- genteam hanc super Eum orationem ef- fundit:
   9. Fatto ciò, preceduto dai sopraddetti Canonici, che canteranno l’antifona «Pie- tro mi ami tu» (vedi alla messa della Nati- vità di S. Pietro) quando sarà arrivato al- l’entrata della Basilica del Principe degli Apostoli, chiamata Porta Argentea, scorta- to in quel tragitto dal Conte del Palazzo La- terano e dal Primicerio dei Giudici del- l’Urbe, il Vescovo di Albano, dinanzi alla sopraddetta Porta, pronunci sul Suo capo questa benedizione:
   X. V. «Dominus vobiscum.»    R. «Et cum spirito tuo». «Oremus.   Deus in cuius manu corda sunt Regum, inclina ad preces humilitatis nostrae aures misericordiae tuae et Imperatori nostro famulo Tuo Ill. regimen Tuae appone sa- pientiae, ut, haustis de Tuo fonte consi- liis, et Tibi placeat et super omnia regna praecellat. Per Christum Dominum no- stro. Amen».
  10. V. «Il Signore sia con voi».    R. «E con lo spirito tuo».    «Preghiamo. O Dio, nelle cui mani stan- no i cuori dei Re, ascolta misericordiosa- mente le nostre umili preci, ed apponi al nostro Imperatore e Tuo illustre servo N. la guida della Tua sapienza, cosicché, attinti dal Tuo fonte i suoi consigli, Ti sia gradito e si innalzi sopra tutti i regni. Per Cristo Nostro Signore. Così sia».
    XI. Cum autem intra Ecclesiam ad me- dium Rotae pervenerint, Portuensis Epi- scopus hanc orationem super ipsum dicit:
   11. Quando poi sarà giunto all’interno della Chiesa, nel mezzo della ROTA, il Ve- scovo di Porto intoni sul Suo capo quest’o- razione:
   V. «Dominus vobiscum.»    R. «Et cum spirito tuo.» «Oremus.  Deus inenarrabilis auctor mundi, condi- tor generis humani, gubernator Imperii, confirmator Regni, qui ex utero fidelis amici Tui patriarchae nostri Abrahae praeelegisti Regem saeculis profuturum, Tu presentem Regem hunc cum exercito suo, per intercessionem omnium Sancto- rum, uberi benedictione locupleta et in so- lium regni firma stabilitate connecte. Vi- sita Eum sicut Moysen in rubo, Iesum Nave in praelio, Gedeon in agro, Samue-
   V. «Il Signore sia con voi»    R. «E con lo spirito tuo».    «Preghiamo. O Dio, meraviglioso autore del mondo, creatore dell’uman genere, go- vernatore dell’Impero, sostegno del Regno, Tu che dal seno del Tuo amico fedele, il no- stro Patriarca Abramo, predestinasti il Re che avrebbe salvato il mondo, arricchisci, per intercessione di tutti i santi, della Tua pingue benedizione questo Re qui presente con il Suo esercito, e stringilo con stabilità inconcussa al soglio regale. Visitalo come visitasti Mosé nel roveto, Giosué figlio di Nun in battaglia, Gedeone nel campo, Sa-

lem in templo et illa eum benedictione sy- derea ac sapientiae Tuae rore perfunde, quam Beatus David in psalterio, Salomon filius eius Te remunerante percepit e coe- lo. Sis Ei contra acies inimicorum lorica, in adversis galea, in prosperis patientia, in protectione clypeus sempiternus, et prae- sta ut gentes illi teneant fidem, proceres sui habeant pacem, diligant caritatem, abstineant se a cupiditate, loquantur iu- stitiam, custodiant veritatem et ita popu- lus iste pullulet coalitus benedictione eter- nitatis, ut semper maneant tripudiantes in pace victores. Per Christum.»
muele nel tempio, e infondigli quella celeste benedizione e rugiada  della Tua Sapienza, che il Beato Davide con la cetra e Suo figlio Salomone, per Tuo dono, ottennero dal Cie- lo. Sii la sua corazza contro le schiere dei nemici, il suo elmo nell’avversa fortuna, concedigli la pazienza nelle sventure, sii il suo sempiterno scudo per proteggerlo, e con- cedi che le nazioni gli siano fedeli, i nobili abbiano pace, amino la carità, si astengano dalla cupidigia, pratichino la giustizia, cu- stodiscano la verità, e che questo popolo vada così moltiplicando nell’unità dell’eter- na benedizione da star sempre tripudiando in una pace vittoriosa. Per Cristo».
   XII. Post haec procedunt. Cumque ad confessionem Beati Petri pervenerint, pro- sternit se in terram et prior diaconorum super eum dicit letaniam. (Require sub ordinatione subdiaconi).
  12. Dopo di ciò si avanzano e giunto il corteo alla Confessione del Beato Pietro, l’Imperatore si prosterna a terra. Il decano dei diaconi Cardinali, allora, intona su di lui le Litanie (Vedi il rito d’ordinazione del Suddiacono):
  [«Kyrie, eleison.    Christe, eleison.    Kyrie, eleison. Christe, audi nos. Christe, exaudi nos.  Pater de caelis, Deus, miserere nobis. Fili, Redemptor mundi, Deus, miserere nobis. Spiritus Sancte, Deus, miserere nobis. Sancta Trinitas, unus Deus, miserere nobis. Sancta Maria, ora pro nobis. Sancta Dei Genetrix, ora pro nobis. Sancta Virgo Virginum, ora. Sancte Michael, ora. Sancte Gabriel, ora. Sancte Raphael, ora. Omnes sancti Angeli et Archangeli, orate pro nobis. Omnes sancti beatorum spirituum ordines, orate. Sancte Joannes Baptista, ora. Sancte Joseph, ora. Omnes sancti Patriarchae et Prophetae, orate. Sancte Petre, ora. Sancte Paule, ora. Sancte Andrea, ora. Sancte Jacobe, ora. Sancte Joannes, ora. Sancte Thoma, ora. Sancte Jacobe, ora. Sancte Philippe, ora. Sancte Batholomaee, ora. Sancte Matthaee, ora. Sancte Simon, ora. Sancte Thaddaee, ora.
  [Signore, pietà.   Cristo, pietà.   Signore, pietà.  Cristo, ascoltaci.   Cristo, esaudiscici.  Padre celeste, Dio, abbi pietà di noi.  Figlio, Redentore del mondo, Dio, abbi pietà di noi.  Spirito Santo, Dio, abbi pietà.  Santa Trinità, unico Dio, abbi pietà.  Santa Maria, prega per noi,  Santa Madre di Dio, p.p.n.   Santa Vergini delle Vergini, p.pn.  San Michele, p.p.n.  San Gabriele, p.p.n.  San Raffaele, p.p.n.  Santi Angeli ed Arcangeli tutti, pregate p.n.  Sante schiere tutte dei beati spiriti, pregate p.n.  S. Giovanni Battista p.p.n.  San Giuseppe, p.p.n.  Santi Patriarchi e Profeti tutti, p.p.n.  San Pietro, p.p.n.  San Paolo, p.p.n.  Sant’Andrea p.p.n.  San Giacomo, p.p.n.  San Giovanni, p.p.n.  San Tommaso, p.p.n.  San Giacomo, p.p.n.  San Filippo, p.p.n.  San Bartolomeo, p.p.n.  San Matteo, p.p.n.  San Simone, p.p.n.  San Taddeo, p.p.n.

 Sancte Mathia, ora. Sancte Barnaba, ora. Sancte Luca, ora. Sancte Marce, ora. Omnes sancti Apostoli et Evangelistae, orate. Omnes sancti Discipuli Domini, orate. Omnes sancti Innocentes, orate. Sancte Stephane, ora. Sancte Laurenti, ora. Santce Vincenti, ora. Sancti Fabianae et Sebastianae, orate. Sancti Joannes et Paule, orate. Sancti Cosma et Damiane, orate. Sancti Gervasi et Protasi, orate. Omnes sancti Martyres, orate. Sancte Silvester, ora. Sancte Gregori, ora. Sancte Ambrosi, ora. Sancte Augustine, ora. Sancte Hieronyme, ora. Sancte Martine, ora. Sancte Nicolae, ora. Omnes sancti Pontifices et Confessores, orate. Omnes sancti Doctores, orate. Sancte Benedicte, ora. Sancte Antoni, ora. Sancte Bernarde, ora. Sancte Dominice, ora. Sancte Francisce, ora. Omnes sancti Sacerdotes et Levitae, orate. Omnes sancti Monachi et Eremitae, orate. Sancta Maria Magdalena, ora. Sancta Agatha, ora. Sancta Lucia, ora. Sancta Agnes, ora. Sancta Caecilia, ora. Sancta Catharina, ora. Sancta Anastasia, ora. Omnes Sanctae Virgines et Viduae, orate. Omnes Sancti et Sanctae Dei, Intercedite pro nobis. Propitius esto, parce nobis, Domine. Propitius esto, exaudi nos, Domine.  Ab omni malo, libera  nos, Domine.  Ab omni peccato, libera nos, Domine. Ab ira tua, libera nos, Domine. A subitanea et improvisa morte, libera nos, Domine. Ab insidiis diaboli, libera. Ab ira et odio et omni mala voluntate, libera. A spiritu fornicationis, libera. A fulgure et tempestate, libera. A morte perpetua, libera. Per mysterium sanctae Incarnationis tuae, libera. Per Adventum tuum, libera. Per Nativitatem tuam, libera. Per Baptismum et sanctum Jeiunum tuum, libera. Per Crucem et Passionem tuam, libera. Per Mortem et Sepulturam tuam, libera. Per sanctam Resurrectionem tuam, libera. Per Admirabilem Ascensionem tuam, libera. Per Adventum Spiritus Sancti Paracliti, libera. In die Judici, libera. Peccatores, Te rogamus, audi nos.
  San Mattia, p.p.n.  San Barnaba, p.p.n.  San Luca, p.p.n.  San Marco, p.p.n.  Santi Apostoli e Evangelisti tutti, pregate p.n  Santi Discepoli del Signore tutti, p.p.n.  Santi Innocenti tutti, p.p.n.  Santo Stefano, p.p.n  San Lorenzo, p.p.n.  San Vincenzo, p.p.n.  Santi Fabiano e Sebastiano, pregate p.n.  Santi Giovanni e Paolo, pregate p.n.  Santi Cosma e Damiano, pregate p.n.  Santi Gervasio e Protasio, p.p.n.  Santi Martiri tutti, p.p.n.  San Silvestro, p.p.n.  San Gregorio, p.p.n.  Sant’Ambrogio, p.p.n.  Sant’Agostino, p.p.n.  San Girolamo, p.p.n.  San Martino, p.p.n.  San Nicola, p.p.n.  Santi Pontefici e Confessori tutti, pregate p.n.  Santi Dottori tutti, pregate p.n.  San Benedetto, p.p.n.  Sant’Antonio, p.p.n.  San Bernardo, p.p.n.  San Domenico, p.p.n.  San Francesco, p.p.n.  Santi Sacerdoti e Leviti tutti, pregate p.n.  Santi Monaci e Eremiti tutti, p.p.n.  Santa Maria Maddalena, p.p.n.  Sant’Agata, p.p.n.  Santa Lucia, p.p.n.  Sant’Agnese, p.p.n.  Santa Cecilia, p.p.n.  Santa Caterina, p.p.n.  Santa Anastasia, p.p.n.  Sante Vergini e Vedove tutte, pregate p.n.  Santi e sante di Dio tutti, intercedete p.n.  Sii propizio, perdonaci Signore.  Sii propizio, esaudiscici Signore.  Da ogni male, liberaci Signore.  Da ogni peccato, l. S.  Dalla Tua ira, l. S..  Da morte subitanea e improvvisa, l. S.  Dall’insidie del diavolo, l. S.  Dall’ira e dall’iodio, e da ogni cattiva volontà, l. S.  Dallo spirito di fornicazione, l. S.  Dalla folgore e dalla tempesta, l. S.  Dalla morte eterna, l. S.  Per il Mistero della Tua Santa Incarnazione, l. S.  Per il Tuo Avvento, l. S.  Per la Tua nascita, l. S.  Per il Battesimo e il Tuo Santo Digiuno, l. S.  Per la Croce e la Tua Passione, l. S.  Per la Tua Morte e Sepoltura, l. S.  Per la Tua Santa Resurrezione, l. S.  Per la Tua ammirabile Ascensione, l. S.  Per la venuta dello Spirito Santo Consolatore, l. S.  Nel giorno del Giudizio, l. S.  Noi peccatori, Ti preghiamo, ascoltaci.

 Ut nobis parcas, Te rogamus, audi nos. Ut nobis indulgeas, Te rogamus. Ut ad veram poenitentiam nos perducere digneris, Te rogamus. Ut Ecclesiam tuam Sanctam regere et conservare digneris, Te rogamus. Ut Domnum Apostolicum et omnes Ecclesiasticos ordines in sancta religione conservare digneris, Te rogamus. Ut inimicos Sanctae Ecclesiae humiliare digneris, Te rogamus. Ut Regibus et Principibus Christianis pacem et veram concordiam donare digneris, Te rogamus. Ut cuncto Populo Christiano pacem et unitatem largiri digneris, Te rogamus. Ut nosmetipsos in tuo sancto servitio confortare et conservare digneris, Te rogamus. Ut mentes nostra ad caelestia desideria erigas, Te roga- mus. Ut omnibus benefactoribus nostris sempitena bona retri- buas, Te rogamus. Ut animas nostra, fratrum, propinquorum et benefactorum nostrorum ab aeterna damnatione eripias, Te rogamus. Ut fructus terrae dare et conservare digneris, Te rogamus. Ut omnibus fidelibus defunctis requiem aeternam donare digneris, Te rogamus. Episcopus Hostiensis surgit, et accepto baculo pastorali in sinistram manum, super electum Imperatorem prostratum, dicit: «Ut hunc electum in Imperatorem coronandum bene†dicere digneris. Te rogamus audi nos». Secundo dicit: «Ut hunc electum in Imperatorem coronandum bene†dice- re, et conse†crare digneris. Te rogamus audi nos». Producendo semper super eum signum crucis. Quo dicto redit ad accubitum, cantoribus resumentibus et perficienti- bus Litanias. «Ut nos exaudire digneris, Te rogamus audi nos. Fili Dei, Te rogamus audi nos. Agnus Dei qui tollis peccata mundi, parce nobis, Domine. Agnus Dei qui tollis peccata mundi, exaudi nos, Domine. Agnus Dei qui tollis peccata mundi, miserere nobis. Christe audi nos.  Christe exaudi nos. Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison»].
  Affinchè Tu ci perdoni, t.p.a.  Affinché Tu abbia misericordia di noi, t.p.a.  Affinchè ti degni di condurci a vera penitenza, t.p.a.  Affiché Ti degni di reggere e conservare la Tua Santa Chiesa, t.p.a.  Affinché ti degni di conservare nella santa religione il Signor Papa e tutti gli Ordini Ecclesiastici, t.p.a.  Affiché ti degni di umiliare i nemici della Santa Chiesa, t.p.a.  Affinché ti degni di concedere ai Re e Principi Cristiani la pace e la vera concordia, t.p.a.  Affinché ti degni di largire a tutto il popolo cristiano la pace e l’unità, t.p.a.  Affinchè ti degni di confortarci e conservare nel tuo san- to servizio, t.p.a.  Affinché innalzi le nostre menti ai celesti desideri, t.p.a.  Affinché tu faccia dono dei beni eterni a tutti i nostri be- nefattori, t.p.a.  Affinché tu sottragga le nostre anime, quelle dei nsotri fratelli, vicini e beneffatori dall’eterna dannazione, t.p.a.  Affinchè ti degni di conservare e di concedere i frutti della terra, t.p.a.  Affinché ti degni di donare il riposo eterno a tutti i fedeli defunti, t.p.a.» Il Vescovo di Ostia si alza e, preso il pastorale nella de- stra, dice sopra l’Imperatore eletto prostrato:  «Affinché ti degni benedire questo eletto Imperatore. Ti preghiamo, ascoltaci». Dice poi ancora:  «Affinché Ti degni, o Dio, bene†dire e consa†crare co- stui eletto Imperatore, Ti preghiamo ascoltaci». Facendo sopra di lui il segno di croce. Detto questo tor- na a sedere, mentre i cantori riprendono e terminano le litanie.  «Affinché Ti degni esaudirci, Ti preghiamo ascoltaci.  Figlio di Dio, Ti preghiamo ascoltaci.  Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, risparmia- ci, o Signore.  Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, esaudisci- ci, Signore.  Agnello di Dio, che toglio i peccati del mondo, abbi pie- tà di noi.  Cristo ascoltaci. Cristo esaudiscici.  Signore, pietà. Cristo pietà. Signore pietà».]
   XIII. Qua finita, Episcopus Hostiensis annuntiat:    «Pater noster.   V. Et ne nos inducas in tentationem.   R. Sed libera nos a malo».   V. «Salvum fac servum tuum Domine».   R. «Deus meus sperantem in te».   V. «Esto ei, Domine, turris fortitudinis».   R. «A facie inimici».   V. «Nihil proficiat inimicus in eo».   R. «Et filius iniquitatis non apponat
  13. Al termine delle Litanie, il Vescovo di Ostia dice:   «Padre nostro … Ma liberaci dal male».   V.  «Salva il tuo servo, o Signore».   R. «Che spera in Te, o Dio mio».   V. «Sii o Signore per lui torre di fortez- za».  R. «Dai suoi nemici».  V.  «Nessun nemico possa sconfiggerlo».  R. «E il figlio d'iniquità non gli possa nuocere».  V.  «Signore, ascolta la mia preghiera».

nocere eum».   V. «Domine, exaudi orationem meam».   R. «Et clamor meus ad te veniat».   V. «Dominus Vobiscum».    R. «Et cum spirito tuo». XIV. «Oremus.   Praetende, quaesumus, Domine, famulo tuo dexteram caelestis auxilii, ut te toto corde perquirat et quae postulat assequi mereatur. Per Christum».
  R. «Il mio grido salga fino a Te».  V.  «Il Signore sia con voi».   R. «E con il tuo spirito». 14. «Preghiamo. Stendi, o Signore, te ne preghiamo, la destra del celeste aiuto sul tuo servo, affinché con tutto il suo cuore ti cerchi e meriti di ottenere quel che doman- da. Per Cristo».
   XV. «Actiones nostras, quaesumus, Do- mine, aspirandi praeveni et adiuvando prosequere, ut cuncta nostra oratio et operatio a te semper incipiat et per te coepta finiatur. Per Christum Dominum nostrum. Amen.»
  15. «Con la tua ispirazione, Ti preghia- mo o Signore, previeni le nostre azioni e aiutaci a compierle: affinché ogni nostra preghiera e azione inizi sempre da Te e gra- zie a Te si concluda. Per Cristo nostro Si- gnore. Così sia».
   XVI. Quo dicto, procedunt ad altare Sancti Mauritii, ubi Hostiensis Episcopus ungit in modum crucis cum oleo exorciza- to brachium eius dexterum et inter scapu- las, hanc orationem dicendo:
  16. Detto ciò, procedono all’altare di S. Maurizio, dove il Vescovo di Ostia lo unge a mo’ di croce con olio esorcizzato sul  brac- cio destro e fra le scapole, pronunciando questa preghiera:
   V. «Dominus vobiscum».   R. «Et cum spirito tuo». XVII. «Oremus.   Domine Deus omnipotens, cuius est omnis potestas et dignitas, te supplici devotione atque humillima prece deposcimus, ut huic famulo tuo Ill. prosperum imperatoriae dignitatis concedas effectum, ut in tua dispositione constituto ad regendam Ecclesiam tuam Sanctam nihil ei praesentia officiant, futuraque non obsistant sed, inspirante Sancti Spiritus Tui dono, populum sibi subditum aequo iustitiae libramine regere valeat et in omnibus operibus suis te semper timeat, tibique iugiter placere contendat. Per eundem Dominum nostrum filium tuum, Qui vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen».
   «Il Signore sia con voi».    «E con lo Spirito tuo».   17. «Preghiamo. Signore Dio onnipoten- te, cui appartiene ogni potestà e dignità, supplici ti preghiamo con devota ed umilis- sima prece, affinché a questo tuo illustre servo conceda un prospero successo nella di- gnità imperiale, così che, costituito per Tua disposizione a reggere la Tua Santa Chie- sa, le cose presenti non gli siano avverse e il futuro non lo danneggi, ma, per ispirazione del Tuo Santo Spirito, possa reggere il po- polo a lui soggetto con equità e giustizia, e in tutte le sue operazioni sempre Ti tema, e si sforzi di sempre compiacerTi. Per lo stesso Signor nostro Figlio Tuo, che vive e regna nell’unità dello Spirito Santo, Dio per tutti i secoli dei secoli. Così sia».
   XVIII. Oratio.    «Deus Dei Filius, Iesus Christus dominus noster, qui a Patre oleo
   18. Preghiera.    «Dio, Figlio di Dio, il Signor nostro Gesù Cristo, che dal Padre fu unto con l’o-

exultationis unctus est prae participibus suis, ipse, per praesentem sacri unguinis infusionem, Spiritus Paraclyti super caput tuum infundat benedictionem eamdemque usque ad interiora cordis tui penetrare faciat, quatenus hoc visibili et tractabili dono invisibilia percipere et, temporali regno iustis miserationibus executo, aeternaliter conregnare merearis, Qui solus sine peccato Rex regum vivit et gloriatur cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti. Per omnia saecula saecu- lorum. Amen».
lio d’allegrezza più dei suoi compagni, lui, grazie alla presente infusione del sacro un- guento, comunichi sopra il tuo capo la be- nedizione dello Spirito Paraclito e la faccia penetrare fino al profondo del tuo cuore, in modo che per mezzo di questo dono visibile e materiale tu possa meritare di ricevere la grazia invisibile e, esercitato il regno tem- porale con giustizia e misericordia, possa tu eternamente conregnare con Colui che unico Re dei re vive senza peccato ed è glo- rificato con Dio Padre nell’unità dello Spi- rito Santo. Per tutti i secoli dei secoli. Amen».
   XIX. His itaque peractis, ascendit Rex ad altare Beati Petri, ubi Summus Pontifex recipit eum ad osculum pacis sicut unus ex diaconibus. Et mox ipse procedit ad pul- pitum, seu ambonem, ubi thalamus con- structus de lignis et ornatus de palliis debet esse paratus, ibique, cum suis archiepis- copis et episcopis, principibus, magnatibus et optimatibus, secundum loci capacitatem consistit.
  19. Compiute queste cose, il Re sale all’al- tare del Beato Pietro, dove il Sommo Pon- tefice lo riceve al bacio della pace come uno dei diaconi. E tosto procede al  palco, o am- bone, dove è stato preparato un trono di le- gno, ornato di drappi e tappeti. Qui egli siede secondo l’ampiezza del luogo assieme ai suoi arcivescovi e vescovi, principi, ma- gnati e nobili.
XX. MISSA PRO IMPERATORE  Primicerius autem et schola cantorum in choro ante altare decantant Introitum et alia. Sane Hymno angelico [Gloria in ex- celsis] decantato, Summus Pontifex dicit primo Collectam competentem illi diei et secundo hanc pro ipso Imperatore:
20. Messa per l’Imperatore  Il Primicerio e la scola dei cantori canta nel coro davanti all’altare l’Introito e le al- tre orazioni. Dopo aver cantato anche l'In- no angelico [Gloria] il Sommo Pontefice dice prima la Colletta del giorno, poi questa seconda per l’Imperatore:
   XXI. Colletta. «Deus Regnorum om- nium et Christiani maxime protector Im- perii, da servo tuo Imperatori nostro triumphum virtutis tuae scienter excole- re, ut qui tua constitutione est princeps, tuo semper sit munere potens. Per Chri- stum Dominum nostrum. Amen».
   21. «O Dio, protettore di tutti i regni, e specialmente dell’Impero cristiano, concedi al Tuo servo N. e nostro Imperatore di pro- curare saggiamente il trionfo della tua po- tenza, affinché egli, che è principe per tua istituzione, sia sempre potente col tuo favo- re. Per Cristo nostro Signore. Così sia».
   XXII. Deinde Graduali et Alleluia canta- tis, Imperator ascendit processionaliter ad altare, et ibi Summus pontifex tradit ei gladium evaginatum, de altari sumptum, curam totius Imperii tradere sibi intelli- gens. Et tradendo dicit:
   22. Poi si cantano il Graduale e l’Alle- luia. Al termine l’Imperatore sale in pro- cessione all’altare, dove il Sommo Pontefice gli consegna la spada sguainata, tratta dall'al- tare, significando di consegnarli la cura di tutto l’Impero. Nel consegnargliela, dice:

   XXIII. «Accipe gladium, de super Beati Petri corpore sumptum, per nostras ma- nus licet indignas, vice tamen et auctori- tate sanctorum Apostolorum consecratas, imperialiter tibi concessum, nostraeque bene†dictionis officio in defensionem Sanctae Dei Ecclesiae divinitus ordina- tum, ad vindictam malefactorum, laudem vero bonorum. Et memento de quo Psal- mista prophetavit, dicens: “Accingere gla- dio tuo circa femur tuum potentissime”, ut in hoc per eumdem vim aequitatis exerceas, molem iniquitatis potenter de- struas et Sanctam Dei Ecclesiam eiusque fideles propugnes ac protegas, nec minus sub fide falsos quam christiani nominis hostes execres ac dispergas, viduas ac pu- pillos clementer adiuves ac defendas, de- solata restaures, restaurata conserves, ul- ciscaris iniusta, confirmes bene disposita, quatenus haec agendo, virtutum trium- pho gloriosus iustitiaeque cultor egregius, cum mundi Salvatore, cuis typum geris in nomine, sine fine regnaris merearis. Qui cum Deo. Amen».
   23. «Ricevi dalle nostre mani, benché in- degne, e tuttavia consacrate in vece e per l’autorità dei Santi Apostoli, la spada a te imperialmente concessa, presa di sopra il corpo del Beato Pietro, e in virtù della no- stra bene†dizione divinamente ordinata alla difesa della Santa Chiesa di Dio, a vendetta dei malfattori e a lode dei buoni. E ricorda quel che profetò il Salmista: ‘Cingi i tuoi lombi della tua spada, o po- tentissimo’, affinché con questa tu possa esercitare la forza dell’equità, distruggere con potenza la mole dell’iniquità, proteggere e difendere la santa Chiesa di Dio e i suoi fedeli, disperdere e avversare non meno i pervertitori della fede che i nemici del nome cristiano; possa tu aiutare e difendere le ve- dove e gli orfani; restaurare ciò che è stato distrutto; conservare quel che è stato rico- struito; vendicare le ingiustizie; confermare le cose ben ordinate; in modo che così fa- cendo, tu, glorioso per il triondo delle virtù ed egregio cultore della giustizia,  meriti di regnare senza fine con il Salvatore del mon- do, di cui tu nel nome sei figura. Che con Dio. Così sia».
    XXIV. His verbis expletis, ensem in va- gina reposito, accingit illi ensem cum va- gina, dicens:    «Accingere gladio tuo super femur tuum, potentissime, et attende quia sanc- ti non in gladio, sed per fidem vicerunt re- gna».
  24. Detto questo, riposta la spada nel fo- dero, lo cinge della spada con il fodero, di- cendo:   «Cingi il tuo fianco, o potentissimo, della tua spada, e ricordati che i santi non vinse- ro i regni con la spada, ma con la fede».
   XXV. Et mox ut accinctus fuerit, ipse Imperator eximit ensem de vagina et eva- ginatum ter viriliter vibrat in manu et continuo illum ad manicam extersum in vagina reponit.
  25. Subito dopo che sarà stato armato, l’Imperatore estrae la spada dal fodero e la vibr atre volt econ forz a tenendola  in mano. Poi la ripone nel fodero, dopo aver fatto il gesto di detergere la lama sulla manica.
   XXVI. Eo igitur sic accincto et Milite Beati Petri mirabiliter facto, subsequenter Apostolicus imponit ei mitram pontica- lem in capite, ac super mitram imperia- lem dyadema, quod sumit de altare di-
   26. Così armato e divenuto mirabilmente milite di San Pietro, il Papa gli impone poi la mitr apontificale sul capo, e sulla mitra il dia - dem aimperiale preso dall'altare, col dire:

cens:   XXVII. «Accipe signum gloriae, dyade- ma regni, coronam Imperii, in nomine Pa†tris et Fi†lii et Spiritus†Sancti, ut spreto antiquo hoste spretisque contagiis vitiorum omnium, sic iustitiam, miseri- cordiam et iudicium diligas, et ita iuste et misericorditer et pie vivas, ut ab ispo Do- mino nostro Iesu Christo in consortio sanctorum aeterni regni coronam perci- pias. Qui cum. Amen».
   27. «Ricevi l’insegna della gloria, il dia- dema del regno, la corona dell’Impero, nel nome del Pa†dre, del Fi†glio e dello Spiri- to†Santo, così ché, disprezzato l’antico ne- mico e i contagi di tutti i vizi, possa tu amare la giustizia, la misercordia e la retti- tudine, in modo da vivere giustamente, mi- sericordiosamente e piamente, per ottenere dal Signor nostro Gesù Cristo l’eterna coro- na del regno nella comunione dei santi. Che vive con. Così sia».
   XXVIII. Deinde dat ei mantum, postea tradit ei sceptrum et pomum aureum.
   28. Gli consegna poi il mantello, quindi lo scet - tro e il pom od'oro .
   XXIX. Et, eo genua flectente, dicit super eum:    V. «Dominus vobiscum».   R. «Et cum spirito tuo». «Oremus.   Prospice, quaesumus, omnipotens Deus, serenis obtutibus, hunc gloriosum famu- lum tuum N., ut sicut bene†dixisti Abra- ham, Isaac et Iacob, sic illi largiaris bene†dictiones spiritualis gratiae, eum- que plenitudine tuae potentiae irrigare at- que perfundere digneris, ut tribuas ei de rore caeli et de pinguedine terrae habun- dantiam frumenti, vini et olei et omnium frugum opulentiam et ex largitate divini muneris longeva tempora, ut illo regnante sit sanitas corporis in patria, pax inviola- ta sit in regno et dignitas gloriosa regalis palatii maximo splendore regiae potesta- tis oculis hominum luce clarissima corru- scare atque splendescere quasi splendidis- simi fulgoris maximo perfusa lumine vi- deatur. Tribue ei, omnipotens Deus, ut sit fortissimus protector patriae et consolator Ecclesiarum atque cenobiorum sanctorum maxima pietate regalis munificentiae at- que ut sit fortissimus regum, triumphator hostium ad opprimendas rebelles et paga- nas nationes, sitque suis inimicis satis ter-
   29. Dice poi, sul sovrano genuflesso:
  V. «Il Signore sia con voi».   R. «E con il tuo spirito».  «Preghiamo. Guarda, ti preghiamo, onni- potente Iddio, con sereno volto questo tuo glorioso servo N., affinché, come bene†di- cesti Abramo, Isacco e Giacobbe, così Tu gli elargisca le bene†dizioni della grazia spirituale, e ti degni d’infondergli ed irro- rarlo della pienezza della tua potenza, così che per la rugiada del cielo e la feracità del- la terra goda abbondanza di frumento, vino ed olio, e dovizia d’ogni genere di prodotti, e per la larghezza del celeste favore Tu gli dia una vita longeva, così che durante il suo re- gno si goda della sanità del corpo in patria, d’una pace inviolata nel regno, e la gloriosa dignità del palazzo reale con il massimo splendore della regale potestà sembri brilla- re e corruscare agli occhi degli uomini di luce chiarisima come pervasa dal massimo fulgore di una luce splendentissima. Accor- dagli, Dio onnipotente, d’essere il protettore fortissimo della patria, il consolatore delle Chiese e dei sacri cenobi con lo zelo sublime della regale munificenza; che sia il più po- tente dei Re, il trionfatore dei nemici nel conculcare le ribelli e pagane nazioni; fa sì

ribilis maxima fortitudine regalis poten- tiae, optimatibus quoque atque praecelsis proceribus ac fidelibus sui regni sit muni- ficus et amabilis et pius et ab omnibus ti- meatur atque diligatur et, post gloriosa tempora atque felicia vitae presentis gau- dia in perpetua beatitudine habitare me- reatur. Per Christum».
che ai suoi nemici si mostri assai terribile nell’esimia fortezza della regia potenza; che invece verso i nobili, i più eminenti fra gli ottimati e tutti i fedeli del suo regno sia munifico, amabile e pio; da tutti sia temuto ed amato e, dopo vicende gloriose e le pro- spere gioie della vita presente, meriti di sog- giornare nell’eterna beatitudine. Per Cri- sto».
   XXX. Alia benedictio.    «Bene†dic, Domine, quaesumus, hunc principem nostrum N., quem ad salutem populi nobis a Te credimus esse conces- sum; fac annis esse multiplicem, salubri corporis robore vigentem ad senectutem optatam pervenire felicem. Sit nobis fidu- cia obtinere gratiam in populo, quam Aa- ron in tabernaculo, Heliseus in fluvio, Ezechias in lecto, Zacharias vetulus impe- travit in templo. Sit nobis regendi auctor- itas, qualem Iosue suscepit in castris, Gedeon sumpsit in praeliis, Petrus accepit in clave, Paulus est usus in dogmate, et ita pastorum cura tuum proficiat in ovile, sicut Isaac profecit in fruge et Iacob est dilatatus in grege. Quod ipse praestare ... Amen».
  30. Seconda benedizione.    «O Signore, bene†dici, Ti preghiamo questo nostro Principe N., che riteniamo esserci da Te concesso per la salvezza del popolo; concedi che gli si moltiplichino gli anni, e che nel fiore della sana forza del corpo possa pervenire felicemente alla desi- derata vecchia. Accordaci che ottenga a vantaggio del popolo quella grazia che Aronne impetrò nel Tabernacolo, Eliseo ot- tenne nel fiume, Ezechia nel letto, e l’an- ziano Zaccharia nel Tempio. Concedi che abbia autorevolezza nel comando, come Gio- suè l’ottenne fra l’esercito, Gedeone l’ebbe nelle battaglie, Pietro ricevette col potere delle chiavi, Paolo usò nella dottrina, e sia tale lo zelo dei pastori verso il tuo gregge come Isacco prosperò nelle messi e Giacobbe s’ingrandì negli armenti. Il che degnati di concedere … Così sia».
   XXXI. Oratio.    «Deus, Pater aeternae gloriae, sit adiutor tuus et protector, et Omnipotens bene†dicat tibi, preces tuas in cunctis exaudiat. Vitam tuam longitudine dierum adimpleat, tronum regni tui iugiter firmet, et gentem populumque tuum in aeternum conservet, et inimicos tuos confusione induat, et super te sancti†ficatio Christi floreat, ut, qui tibi tribuit in terris Imperium, ipse in caelis conferat praemium. Qui vivit. Amen».
  31. Preghiera.   «Dio, Padre dell’eterna gloria, sia il tuo sostegno e protettore, e l’Onnipotente ti bene†dica ed esaudisca le tue preghiere in ogni cosa. Colmi la tua vita di una lunga serie di giorni, sempre rafforzi il trono del tuo regno, e conservi in eterno la nazione e il popolo tuo; ricopra di confusione i tuoi nemici e sopra di te fiorisca la santi†fica- zione di Cristo, così che Colui che ti accordò l’Impero sulla terra, te ne conferisca la ri- compensa nei cieli. Lui che vive e regna. Così sia».   XXXII. Orationibus expletis, Imperator,    32. Recitate queste orazioni, l’Imperatore

flexis genibus, osculatur Apostolico pedem. Quibus omnibus gloriosissime gestis, Apostolicus ad eminentiam redeat speculae tribunalis et Imperator scandit ad faldistorium sibi in amplo gradu sub Apostolici dextera praeparatum. 
baci in ginocchio la sacra pantofola. Com- piute con massimo sfarzo tali cerimonie, torni il Papa nel luogo più elevato del palco e l’Imperatore salga al faldistorio, predi- sposto con spazio acconcio alla destra del Sommo Pontefice.
   XXXIII. Deinde coronatus incedens, et pomum in dextera manu, in sinistra vero sceptrum portans, ad thalamum redeat.
   33. L’Imperatore, quindi, con la corona in capo, il globo d’oro nella mano destra e nella sinistra lo scettro, torni al suo trono.
   XXXIV. Eo itaque ibi cum suis praelatis et principibus consistente, prior subdiaco- norum cum subdiaconibus Romanae Ec- clesiae et Cappellanis Aulae Imperialis ad pectoralem dextrum, ante crucifixum ar- genteum [Constantini Imperatoris], laudes Imperatori alta voce decantant hoc modo:    «Exaudi, Christe».    Scriniarii vero urbis, sericis cappis indu- tis, ante pectorale in choro consistentes, respondeant:    «Domino N., invictissimo Romanorum Imperatori et semper augusto salus et vic- toria».
   34. Dopo essersi colà assiso con i suoi prelati e principi, il decano dei suddiaconi con i suddiaconi della Chiesa Romana e i Cappellani della Corte Imperiale, intona ad alta voce, davanti il Crocifisso Argenteo presso il parapetto di destra, le lodi in ono- re dell’Imperatore:    «Cristo, esaudisci».   A loro volta gli scriniari dell’urbe, rivesti- ti di mantelli di seta e disposti in coro avanti il parapetto, rispondano:     «Al Signor N., invittissimo Imperatore dei Romani e sempre Augusto salute e vit- toria».
   XXXV. Qua laude tertio repetita, prior subdiaconorum cum suis tribus vicibus di- cit:    «Salvator mundi».    Et scriniarii vicissim respondent:    «Tu illum adiuva».
   35. Dopo aver per tre volte ripetuta l'ac- clamazione, il decano dei suddiaconi con i suoi primi tre sottoposti dice:   «O Salvatore del mondo».    Al che gli scriniari rispondano:   «Tu aiutalo».
   XXXVI. Deinde prior subdiaconorum cum suis duabus vicibus dicit:    «Sancta Maria ».    Et illi vicissim respondent:    « Tu illum adiuva».    «Sancte Michael».    «Tu illum adiuva».    Et sic de sequentibus sanctis.    «Sancte Gabriel, Tu illum.   «Sancte Raphael, Tu illum.   «Sancte Ioannes Baptista, Tu illum».   «Sancte Petre, Tu illum».   «Sancte Paule, Tu illum».   «Sancte Andrea, Tu illum».   «Sancte Stephane, Tu illum».
   36. Quindi il decano dei suddiaconi can- ta con due del suo ordine:    «Santa Maria».    E quelli a loro volta rispondano:    «Tu aiutalo».    «San Michele».    «Tu aiutalo».    E così riguardo ai seguenti.   «San Gabriele. Tu aiutalo».   «San Raffaele. Tu aiutalo».   «San Giovanni Battista. Tu aiutalo».   «San Pietro. Tu aiutalo».   «San Paolo. Tu aiutalo».   «Sant’Andrea. Tu aiutalo».   «Santo Stefano. Tu aiutalo».

   «Sancte Laurenti, Tu illum».   «Sancte Vincenti, Tu illum».   «Sancte Silvester, Tu illum».   «Sancte Leo, Tu illum».   «Sancte Gregori, Tu illum».   «Sancte Benedicte, Tu illum».   «Sancte Basili, Tu illum».   «Sancte Sabba, Tu illum».   «Sancta Agnes, Tu illum.   «Sancta Cecilia, Tu illum».   «Sancta Lucia, Tu illum».   Post haec prior subdiaconorum cum suis bis dicat:    «Kyrie eleison».    Ac deinde omnes simul dicant:    «Christe, eleison».    «Kyrie, eleison».
   «San Lorenzo. Tu aiutalo».   «San Vincenzo. Tu aiutalo».   «San Silvestro. Tu aiutalo».   «San Leone. Tu aiutalo».   «San Gregorio. Tu aiutalo».   «San Benedetto. Tu aiutalo».   «San Basilio. Tu aiutalo».   «San Sabba. Tu aiutalo».   «Sant’Agnese. Tu aiutalo».   «Santa Cecilia. Tu aiutalo».   «Santa Lucia. Tu aiutalo».   In seguito il decano dei suddiaconi con due dei suoi, dica due volte:    «Signore, pietà».   E tutti gli altri rispondano assieme:   «Cristo, pietà».   «Signore, pietà».
   XXXVII. Praemissis laudibus expletis, legitur Evangelium. Quo finito, Imperator, corona et manto depositis, accedit ad Summum Pontificem, offerens ad pedes eius aurum quantum sibi placuerit.
   37. Terminate le acclamazioni, si legge il Vangelo del giorno. Finito il quale, l’Im- peratore, deposti manto e corona, si avvici- na al Sommo Pontefice per deporre ai suoi piedi quanto oro vorrà.
   XXXVIII. Ipsoque Pontifice descendente, pro perficiendis missarum mysteriis, ad altare, Imperator more subdiaconi offert calicem et ampullam et stat ibi,  donec Pontifex ad sedem reversus communicet, ubi ipse, depositis imperialibus insigniis, sacram communionem de manu ipsius suscipit cum osculo pacis. Quo facto, resumit pomum, sceptrum, pariter et coronam, et redit ad thalamum.
   38. Il Papa allora scende all’altare per terminare il S. Sacrificio della Messa, mentre l’Imperatore, come fa il suddiacono, gli offre il calice e l’ampolla, e rimane al- l’altare, finché il Sommo Pontefice, ritor- nato al trono, si comunichi, dove anch’egli, deposte le insegne imperiali, riceverà dal Papa il bacio della pace e la sacra Comu- nione. Fatto ciò riprende il globo, lo scettro e la corona, e ritorna al suo seggio.
   XXXIX.  Secreta. «Suscipe, Domine, preces et hostias Ecclesiae tuae pro salute famuli tui N. supplicantis et, in protectio- ne fidelium populorum, antiqua brachii tui operare miracula ut, superatis pacis inimicis, secura tibi serviat romana liber- tas. Per. Amen».
    39. Secreta: «Ricevi, o Signore le pre- ghiere e le offerte della tua Chiesa a salvez- za del tuo servo N., che ora ti supplica, e rinnova a difesa dei popoli fedeli gli anti- chi miracoli della Tua potenza; così che, sgominati i nemici della pace, la libertà ro- mana possa servirti sicura. Così sia».
    XL. Postcommunio. «Deus qui ad prae- dicandum aeternis regis Evangelium ro- manum Imperium praeparasti, praetende
  40. Dopo la comunione: «O Dio che hai preparato l’Impero Romano perché fosse predicato  il Vangelo dell’eterno Re, conce-

famulo tuo Imperatori nostro arma coele- stia, ut pax ecclesiarum nulla turbetur tempestate bellorum. Per Dominum. Amen».
di al tuo servo e nostro Imperatore N. le armi celesti, affinché la pace delle Chiese non sia mai turbata dagli sconvolgimenti delle guerre. Per il Signore. Così sia».
       XLI.  Missa finita, pontificalem bene- dictionem reverenter accipiat et statim praecedat ad locum ubi debet Summus Pontifex equitare, ut, cum ipse Pontifex equum ascenderit, teneat stapedium sellae eius et, arrepto freno, aliquantulum ipso adextret, moxque suum equum ascendens, equitet a sinistra parte iuxta Apostolicum usque ad Ecclesiam Sanctae Mariae in Transpadina, ubi, dato sibi osculo, ab invi- cem non corde sed corpore separentur.
    41. Terminata la Messa, l’Imperatore riceva con riverenza la benedizione papale e tosto si diriga dove il Pontefice deve monta- re a cavallo, in modo che, quando il Papa starà salendo sulla cavalcatura, egli tenga la staffa della sella, e quindi, tenendo la briglia, lo accompagni per breve tratto. Sa- lito poi sul suo cavallo, cavalchi stando alla sinistra del Papa fino alla Chiesa di S. Maria in Transpadina, dove, datosi il ba- cio, si separino con il corpo, ma non  collo spirito.
   XLII.  Consuevit autem Imperator larga presbiteria omnibus illis ordinibus exibere, quibus ea, cum coronatur, Summus Ponti- fex elargitur, videlicet episcopis, presbiteris et diaconis cardinalium et omnibus prela- tis, primicerio et cantoribus, subdiaconibus basilicariis et regionariis, et universitati cleri romani, cappellanis et coeteris offi- cialibus et ministerialibus Curiae, praefec- to urbis, senatoribus, iudicibus, advocatis et scriniariis ac praefectis novalium.
   42. Vi è inoltre consuetudine che l’Impe- ratore offra pingui offerte a tutti gli ordini ivi presenti, come fa il Papa quando viene incoronato, ossia ai Vescovi, sacerdoti, dia- coni cardinali, e a tutti i chierici, al primi- cerio, ai cantori, ai suddiaconi della basili- ca e a quelli delle chiese cittadine, alla con- gregazione del clero romano, ai cappellani e agli altri funzionari della Curia, al prefetto dell’Urbe, ai senatori, ai giudici, avvocati, agli scriniari e ai prefetti dei monasteri.
DE INCORONATIONE IMPERATRICIS   XLIII. Si vero Regina in Imperatricem benedicenda et coronanda sit, ipsa post re- gis ingressus a duobus Cardinalibus deduc- ta ingreditur Ecclesiam.
L’INCORONAZIONE DELL’IMPE- RATRICE   43. Se poi anche la regina deve essere unta e incoronatam, dopo l’ingresso del re, sia condotta in Chiesa accompagnata da due cardinali.
   XLIV.  Et Episcopus Hostiensis in medio Rotae dicat super eam hanc orationem:   V. «Dominus vobiscum».    R. «Et cum spirito tuo». «Oremus.   Omnipotens sempiterne Deus, fons et origo totius bonitatis, qui feminei sexus fragilitatis nequaquam reprobando aver- tis, sed dignanter comprobando potius eli- gis, et qui, infirma mundi eligendo, fortia quaeque confundere decrevisti, quique
     44. Il Vescovo di Ostia, nel centro della Rota, pronunci su di lei questa preghiera:   V. «Il Signore sia con voi».   R. «E con il tuo spirito».   «Preghiamo. Onnipotente sempiterno Id- dio, fonte e origine di ogni bontà, che non avversi affatto con la tua riprovazione la fragilità del sesso femminile, ma piuttosto, degnamente rafforzandolo, lo prediligi; tu che, scegliendo le cose deboli del mondo, hai stabilito di abbattere quelle forti, e che pure

etiam gloriae virtutisque tuae triumphum in manu Iudith foeminae olim iudaicae plebi de hoste saevissimo resignare volui- sti, respice, quaesumus, ad preces humili- tatis nostrae, et super hanc famulam tuam N., quam supplici devotione in Im- peratricem eligimus, bene†dictionum tua- rum dona multiplica, eamque dextera tuae potentiae semper et ubique circunda, ut in benedictione tui muniminis undique firmiter protecta visibilis, seu invisibilis, hostis nequitias triumphaliter expugnare valeat, et una cum Sara atque Rebecca, Lia atque Rachele, beatis reverendisque foeminis, fructu uberi sui fecundari seu gratulari mereatur ad decorem totius Im- perii statumque Sanctae Dei Ecclesiae re- gendum, necnon et protegendum, per Christum Dominum nostrum, qui ex inte- meratae Beatae Mariae semper Virginis alvo nasci, visitare ac revocare hunc di- gnatus est mundum. Qui tecum vivit et gloriatur Deus, in unitate Spiritus Sancti per immortalia saecula saeculorum. Amen».
hai voluto un tempo affidare il trionfo della tua gloria e potenza a pro’ del popolo giu- daico contro un crudelissimo nemico, nelle mani della femmina Giuditta, guarda, ti preghiamo, alle nostre umili preci, e sopra questa tua serva N., che abbiamo scelto con supplice devozione Imperatrice, moltiplica i doni delle tue benedizioni, circondala sempre ed ovunque con la destra della tua potenza, affinché, protetta fermamente e da ogni parte dalla difesa della tua benedizio- ne, sappia espugnare trionfalmente la ne- quizia dei nemici visibili ed invisibili, e assieme a Sara e Rebecca, Lia e Rachele, donne sante e venerande, meriti d’essere fe- conda col frutto del suo seno e rallegrare ad onore di tutto l’Impero, e nella direzione e difesa della Santa Chiesa di Dio, per Cri- sto Nostro Signore, che si degnò,  nascendo dal seno dell’intemerata sempre Vergine Maria, visitare e redimere questo mondo. Lui che con te vive glorioso, Dio, nell’unità dello Spirito Santo, per gli immortali secoli dei secoli. Così sia».
   XLV.  Quo facto, ducitur ad altare Beati Petri et, facta ibi oratione, ducitur ad osculum pedis Domini Papae, qui eam yla- riter recipit et salutat.
   45. Fatto ciò, è condotta all’altare di san Pietro, e, dopo aver lì pregato, va a baciare la sacra pantofola del Signor Papa, che la accolglie e saluta con gioia.
   XLVI.  Et mox ducitur ad eminentem thalamum ligneum palleis adornatum, qui ex opposito thalami regii sibi esse debet praeparatus, ubi cum duabus puellis ad minus et aliquibus ex principibus Imperii, tam ecclesiasticis quam mundanis, resi- deat.
   46. È condotta poi ad un palco di legno elevato, adorno di drappi, che deve essere preparato nel lato opposto a quello dove si trova il Re. Qui siede con almeno due da- migelle, ed altri principi dell’Impero, sia ecclesiastici, che laici.
   XLVII.  Demum, postquam Rex inunc- tus ad altare Beati Petri ascenderit, tunc ipsa ducitur a praedictis cardinalibus ad dictum altare Sancti Mauritii, ubi inungi- tur similiter per episcopum Hostiensem de eodem oleo et in eisdem locis, de quo et in quibus Rex fuit inunctus, dicentem:
   47. Finalmente, dopo che il Re è stato unto ed è salito all’altare di San Pietro, essa è allora condotta dai predetti cardinali all’altare di San Maurizio, dove il Vescovo di ostia la unge allo stesso modo, col mede- simo olio e nei medesimi punti, con cui fu unto il Re, dicendo:    XLVIII.  Oratio. «Sancti Spiritus gratia,    58. Orazione. «La grazia dello Spirito

nostrae humilitatis officio in te copiose descendat ut, sicut manibus nostris licet indignis oleo materiali linita pinguescis exterius, ita, eius invisibili ungimine deli- bata, impinguari merearis interius, eiu- sque spirituali unctione perfectissime semper imbuta, et illicita declinare tota mente et spernere discas et valeas, et uti- lia animae tuae cogitare, iugiter optare atque operari queas et opereris, auxiliante Domino nostro Iesu Christo, Qui cum Pa- tre. Amen».
Santo, per l’ufficio della nostra umiltà, di- scenda su te abbondante, affinché, come esternamente sei stata unta dalle nostre mani, benché indegne, con olio materiale, così, toccata dalla sua invisibile unzione, possa tu meritare di intimamnete arricchir- ti, e sempre perfettamente rivestita della sua spirituale unzione, impari e abbia tu la forza d’allontanare e disprezzare con tutta la mente le cose illecite,  e sappia tu sempre meditare, desiderare e mettere in pratica quelle utili all’anima tua, con l’aiuto del Signor Nostro Gesù Cristo, che vive e regna col Padre. Così sia ».
   XLIX.  Quo expleto, ducitur ad aliquem honestum locum, ubi regiis vestibus ador- natur et ornata ad thalamum reducitur.
   49. Fatto ciò, è condotta in qualche luogo appartato, dove si adorna delle vesti regali e, così vestita, è ricondotta al suo palco.
   L.  Et immediate post coronationem Im- peratoris, deducatur ad altare, ubi Sum- mus Pontifex det super eam hanc bene- ditionem:
    50. Subito dopo l’incoronazione dell’Im- peratore, è condotta all’altare, dove il Som- mo Pontefice recita su di lei questa preghie- ra:
   LI.  Oratio. «Deus, qui solus habes im- mortalitatem, lucemque habitas inaccessi- bilem, cuius providentia in sui dispositio- ne non fallitur, qui fecisti ea quae futura sunt et vocas ea quae non sunt tamquam ea quae sunt, qui superbos aequo modera- mine de principatu deicis atque humiles dignanter in sublime provehis, ineffabi- lem misericordiam tuam supplices exora- mus, ut sicut Hester Reginam, Israeliti- cae causa salutis, de captivitatis suae compede solutam ad regis Assueri thala- mum regnique sui consortium transire fe- cisti, ita hanc famulam tuam N. humilita- tis nostrae bene†dictione, christianae ple- bis salutis gratia, ad dignam sublimem- que Imperatoris nostri copulam et Impe- rii sui participium misericorditer transire concedas, et, ut, imperialis foedere coniu- gi semper permanens pudica, proximam virginitati palmam continere queat, tibi- que Deo vivo et vero in omnibus et super omnia iugiter placere desideret et, te in-
   51. Preghiera. «O Dio, che solo hai l’im- mortalità, e dimori nella luce inaccessibile, la cui provvidenza non fallisce nelle sue di- sposizioni; tu che hai fatto ciò che accadrà, e chiami le cose che ancora non sono  come quelle che esistono; tu che i superbi con giu- sto giudizio scacci dai troni, e gli umili ele- vi alle sublimi dignità, preghiamo supplici la tua ineffabile misericordia, affinché, come facesti passare la Regina Ester, stru- mento della salvezza d’Istraele, sciolta dal ceppo della schiavitù, al talamo del Re As- suero e al governo del Regno, allo stesso modo, concedi misericordiosamente a que- sta tua serva N., per mezzo della nostra umile bene†dizione, e per giovamento del popolo cristiano, di passare alla degna e sublime qualità di compagna del nostro Imperatore e partecipe del suo Impero, af- finché, rimanendo sempre pudica nel patto del coniugio imperiale, possa ottenere la palma prossima alla verginità, e in tutte le cose e sopra tutto desideri sempre compiace-

spirante, quae tibi placita sunt toto corde perficiat. Per Christum. Amen».
re te, Dio vivo e vero, e, con la tua grazia, compiere di tutto cuore la tua volontà. Per Cristo Nostro Signore. Così sia».
   LII.  Deinde capiti eius mitram pontifi- calem imponit, ita quod cornua mitrae a dextris et a sinistris, et super mitram coro- nam imperialem imponat dicendo:    
   52. Poi impone sul suo capo la mitra pontificale, così che i suoi corni siano a de- stra e a sinistra, e sopra di essa ponga la corna imperiale, dicendo:
   LIII.  «Officio nostrae indignitatis in Imperatricem solemniter benedicta, acci- pe coronam imperialis excellentiae, quae, licet ab indignis, episcopalibus tamen ma- nibus capiti tuo imponitur, unde sicut ex- terius auro et gemmis redimita enites, ita et interius auro sapientiae virtutumque gemmis decorari contendas, quatenus post occasum huius saeculi, cum pruden- tibus virginibus sponso perenni Domino nostro Iesu Christo digne et laudabiliter occurrens regiam caelestis aulae merearis ingredi ianuam, auxiliante eodem Domino nostro Iesu Christo, qui cum Deo Patre et Spiritu Sancto vivit et regnat per infinita saecula saeculorum. Amen».
   53. «Grazie all’ufficio della nostra inde- gnità solennemente consacrata Imperatrice, ricevi la corona della dignità imperiale, che, benché indegni, si impone tuttavia sul tuo capo da mani episcopali, per cui, come rifulgi esternamente per l’oro e le gemme, così internamente ti sforzi di abbellirti con l’oro della sapienza e le gemme delle virtù, così che, dopo il tramonto di questa vita, tu possa meritare, andando incontro degna- mente e lodevolmente con le vergini pruden- ti allo sposo eterno Nostro Signore Gesù Cristo, di superare la soglia regale della corte celeste, con l’aiuto del Signor Nostro Gesù Cristo, che con Dio Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Così sia».
   LIV.  Coronata itaque regina reducatur ad thalamum et post Evangelium, post- quam Imperator obtulerit, ducatur ad oblationem Summo Pontifici exhibendam, stetque in gradibus, iuxta absidam, versus altare Sancti Leoni, donec de manu Sum- mi Pontificis post Imperatorem sacram communionem accipiat. Et tunc, ad thal- amum reducta, ibi permaneat usque ad finem missae.
  54. Una volta incoronata, la regina è con- dotta al palco, e terminato il Vangelo, dopo che l’Imperatore avrà fatto l’offerta, sia condotta a portare la sua al Sommo Ponte- fice, e stia sui gradini vicino all’abside, verso l’altare di San Leone, finché non ri- ceva, dopo l’Imperatore, dalle mani del Papa la Santa Comunione. E allora, ri- condotta al palco, vi rimanga fino alla fine della messa.
DALLE ORATIONES DELLA LITURGIA DEL VENERDÌ SANTO (FERIA VI IN PARASCEVE)
   Oremus et pro Christianissimo Impera- tore nostro N., ut Deus et Dominus noster subditas illi faciat omnes barbaras natio- nes, ad nostram perpetuam pacem.   Oremus. Flectuamus genua.
 
Preghiamo anche per il nostro Cristianissi- mo Imperatore N., affinché Dio Nostro Si- gnore gli sottometta tutte le nazioni barbare per la nostra pace perpetua.   Preghiamo. Inginocchiamoci.

   R. Levate.   Omnnipotens sempiterne Deus, in cuius manus sunt omnium potestates, et om- nium iura regnorum; respice ad Roma- num benugnus Imperium; ut gentes, quae in sua feritate confidunt, potentiae tuae dextera comprimantur. Per Dominum no- strum. R. Amen.
   R. Alzatevi  Onnipotente sempiterno Iddio, in cui po- tere sta ogni autorità, e i diritti di ogni re- gno, guarda benigno al Romano Impero; affiché le genti, che confidano nella loro fe- rocia, siano domate dalla potenza della tua destra. Per il Signore nostro. R. Così sia.
DALLA BENEDIZIONE DEL CERO PASQUALE NELLA SACRA LITURGIA DEL SABATO SANTO   Respice etiam ad devotissimum Impera- torem nostrum N. cuius, tu, Deus, desideri vota praenoscens, ineffabili pietatis, et misericordiae tuae munere, tranquillum perpetuae pacis accomoda: et caelestem victoriam cum omni populo suo.
   Volgi il tuo sguardo anche al nostro devo- tissimo Imperatore N. Tu, o Dio, conosci i desideri del suo cuore; per la tua ineffabile bontà e misericordia, concedi a lui e a tutto il suo popolo la tranquillità d’una pace continua e la celeste vittoria. 


( Fine)

venerdì 22 febbraio 2013

La Monarchia sacra Parte Sesta : La Monarchia sacra e il Papato : La monarchia sacra e il diritto di esclusiva nei seeoli XVI- XX

Carlo V d'Asburgo


Il risultato più notevole della riforma gregoriana si ebbe proprio in ordine alla libera elezione dei Sommi Pontefici. Con la limitazione del diritto di suffragio, prima ai soli Cardinali-vescovi (1059), poi esteso ai Cardinali-preti e diaconi (1179), infine con la nascita del Conclave (1274), sembrava che almeno la scelta del Gerarca supre- mo della Chiesa cattolica fosse in gran parte sottratta all’azione di forze estranee al- l’alto clero, che divenne il vero ed esclusivo soggetto della nomina. Come vedemmo sopra, la monarchia sacra recuperò relativamente in fretta, sul finire del secolo XV, le posizioni perdute in ordine alle designazioni dei candidati all’episcopato. Anche sul versante, tuttavia, così delicato dell’elezione del Sommo Pon- tefice, la potestà temporale si sforzò di riacquistare, almeno in parte, l’antica influen- za. Ritornare all’epoca della dinastia salica, quando i sovrani designavano i candi- dati al Papato, era certamente impensabile, ma i monarchi cattolici più potenti, Sa- cro Romano Imperatore in testa, non dimenticarono le prerogative di un tempo. Nacque così lo ius exclusionis, o ius exclusivae, o diritto di veto. Si tratta del diritto, o privilegio, per cui i sovrani delle tre più potenti monar- chie cattoliche (Austria, Francia e Spagna) «prima che fosse completata l’elezione papa- le potevano escludere ciascuno ufficialmente uno fra i cardinali dell’elezione», «di modo che, a seguito di una tradizione plurisecolare, di cui sarebbe difficile indicare la pre- cisa origine, le tre grandi potenze cattoliche […] si trovarono in possesso, senza quasi contestazione, del diritto di veto. In mancanza di bolle o di documenti che consacravano tale diritto, da quando non fu più seriamente contestato lo si vide come una sorta di tacita concessione autorizzata dalla consuetudine, in vista del bene comune. Tale privilegio non fu mai riconosciuto ad altre potenze, anche se cattoliche, come le corone di Portogallo o di Napoli». Alcuni autori fanno risalire la nascita – sarebbe meglio dire la rinascita – del di- ritto d’esclusiva all’Imperatore Carlo V d’Austria (1519-1556), la cui azione in tal senso si esercitò durante i Conclavi del 1549-50 e del 1555. Senza entrare nel merito giuridico della complessa questione, è indubbio che tale privilegio fu impiegato per se- coli dalle maggiori potenze cattoliche, così da configurare per alcuni un diritto alme- no consuetudinario, ovvero acquisito per via di prescrizione. Si stabilì, così, per consuetudine, che ciascun monarca poteva esercitare for- malmente il diritto d’esclusiva una sola volta e contro un solo soggetto. Il veto dove- va essere notificato ufficialmente al Sacro Collegio per mezzo di un Cardinale che ave- va ricevuto dal Sovrano l’incarico. Tale diritto era tenuto in considerazione solo se il soggetto indicato non aveva ancora ottenuto i due-terzi dei voti, ossia prima che fosse stato eletto validamente. Così durante il Conclave del 1644 il Cardinale Albornoz portò il veto della coro- na spagnola contro il Card. Sacchetti. Il Card. Albizzi, allora, stese un documento che giudicava illegittima la pretesa della Spagna di escludere un candidato alla Tiara, «ma gli fu risposto che non si poteva in coscienza dare il voto ad un cardinale escluso da un re così illustre e pio»351. Nel 1721 l’Imperatore Carlo VI (1711-1740) escluse il Card. Paolucci. Nel 1730, Francia e Spagna insieme esercitarono il privilegio contro il Card. Imperiali. Nel Conclave del 1758 la Francia escluse il Card. Giustiniani352. L’Austria, in partico- lare, ancora durante il XIX secolo impiegò con ardore tale diritto: alla morte di Papa Pio VII (1823) il Card. Albani fu incaricato dall’Imperatore Francesco I (1792- 1835) di porre il veto sul Card. Severoli, cui in conclave mancavano sette voti per ottenere l’elezione. Venne eletto il Cardinal Della Genga, che assunse il nome di Leone XII (1823-1829). Alla morte di questo (10 febbraio 1829) l’Austria incaricò ancora l’Albani di pronunciare il veto contro il Card. Gregorio. Anche durante il Conclave che seguì la morte di Pio VIII (30 novembre 1830) Albani intendeva porre l’esclusiva sul medesimo Gregorio, ma questi lasciò libero il campo all’elezione di Cappellari, il futuro Gregorio XVI. Al conclave seguente, il Card. Gaisruck, arcivescovo di Milano, ricevette il mandato da parte di Ferdinando I (1835-1848) di porre l’esclusiva contro il vescovo di Imola, card. Mastai-Ferretti, in odore di liberalismo, ma giunse in Conclave troppo tardi, quando il Pio IX (1846-1878) era già stato eletto. L’ultima volta che la monarchia asburgica impiegò tale privilegio fu il 2 agosto 1903 durante l’elezione che seguì la morte di Leone XIII (1878-1903), quando il Card. Puzyna de Kosielsko, arcivescovo di Cracovia, su mandato di Francesco Giuseppe I (1848-1916) levò l’esclusiva contro il Card. Rampolla del Tindaro, già Segretario di Stato di Papa Pecci. Alla fine risultò eletto il Card. Sarto, che si fece chiamare Pio X (1903-1914). Il diritto di veto venne abolito ufficialmente proprio da S. Pio X con la Costi- tuzione Commissum nobis del 20 gennaio 1904, alle soglie di quel conflitto mondiale che, distruggendo la monarchia austro-ungarica, avrebbe con essa fatto scendere nel- la tomba l’ultimo vestigio dell’antica Europa cristiana, unita nella concorde alleanza tra potere sacro dei Re e autorità dei Pontefici. Tuttavia, anche scorrendo, solo a volo d’uccello, la storia delle relazioni tra i due supremi poteri in ordine alla scelta dei Capi supremi della Chiesa, è facile scorge- re, che il preteso abuso dell’ingerenza del potere sacro di Imperatori e Re cattolici in tali elezioni, seppure con modalità diverse e varie nel corso dei secoli, fu quasi la rego- la costante, piuttosto che un’effimera eccezione.

giovedì 21 febbraio 2013

La Monarchia sacra Parte Sesta : La Monarchia sacra e il Papato : L’elezione di Martino V (1417-1431)


Martino V
Papa Martino V



Si procedette così all’elezione del nuovo ed unico Papa e alla conclusione dello scisma. Si stabilì che il corpo elettorale che doveva designarlo, sarebbe stato compo- sto dai Cardinali delle tre osservanze (ma i seguaci di Benedetto XIII non si presenta- rono) e dai prelati delegati delle cinque nazioni (Italia, Germania, Spagna, Francia, Inghilterra) presenti al Concilio, in tutto 53 elettori secondo la maggoranza dei due- terzi. L’8 novembre 1417 il Conclave si riunì e l’11 promosse al soglio pontificio il Cardinale romano Oddone Colonna, che prese il nome di Martino V (1417-1431).

La Monarchia sacra Parte Sesta : La Monarchia sacra e il Papato : Deposizione di Benedetto XIII (26 luglio 1417)

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Antipapa Benedetto XIII



Benedetto XIII intendeva trattare solo con l’Imperatore, ma lo aveva atteso invano, fino al 30 giugno, in Perpignano, nel sud della Francia, dove si erano dati convegno. Tuttavia, grazie all’insistenza del Re d’Aragona vi fu un primo abbocca- mento che, però, non produsse alcuna soluzione, poiché il sovrano rigettò le esagerate pretese di Pietro di Luna che, in cambio della sua abdicazione, si considerava l’unico vero Cardinale e, quindi, l’unico elettore dell’eligendo Pontefice.
Il 20 novembre, comunque, i negoziati ripresero a Narbona, tra la delegazione papale, composta dal Re di Navarra, il Conte di Foix e d’Armagnac, da una parte, e l’Imperatore e i delegati conciliari dall’altra. Il 13 dicembre fu, così, siglato un tratta- to in 12 punti, secondo cui i Cardinali e prelati della sua obbedienza erano invitati al Concilio, dove avrebbero goduto dei medesimi diritti degli altri; venivano cassate tutte le censure che colpivano Benedetto e i suoi; questi, se voleva recarsi a Costanza, avrebbe ricevuto dall’Imperatore un salva-condotto. Sigismondo infine e il Concilio avrebbero giurato solennemente di rispettare tali disposizioni. Nel novembre 1416 iniziò il processo per deporre Benedetto che si concluse con la sua condanna. Nel gennaio 1417 altri principi aderirono al Concilio, mentre Sigismondo, dopo un viaggio che lo aveva portato a perorare la causa conciliare ad Avi- gnone, Chambéry, Parigi, Londra, Fiandre, Olanda e Germania, rientrò a Costanza il 27 gennaio 1417. Il Re d’Aragona intanto, tra i principali sostenitori di Benedetto, rinunciò solennemente alla sua obbedienza, mentre S. Vincenzo Ferreri pubblicò l’atto a Perpignano. Il 26 luglio il Concilio, nella sua XXXVII sessione, pronunciò la definitiva sentenza di condanna e la deposizione del Papa spagnolo. Costui mantenne le sue pretese fino alla morte (1424) ed ebbe un successore nell’antipapa Clemente VIII, che si sottomise, però, nel 1429.

La Monarchia sacra Parte Sesta : La Monarchia sacra e il Papato : Gregorio XII abdica (luglio 1415)

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Papa Gregorio XII
 

Sembrava che il più fosse stato fatto, poiché l’assise aveva eliminato l’ostacolo più difficile, essendo Giovanni stimato dal Concilio come il vero e legittimo Papa. Ora toccava l’abdicazione di Gregorio XII. I suoi inviati erano giunti a Costanza il 25 gennaio, dichiarando che il Papa era disposto ad abdicare a patto che anche gli altri due pretendenti facessero lo stesso. Il 15 giugno Carlo Malatesta, presso il quale Gregorio si era rifugiato, giunse nella città come suo plenipotenziario, non per partecipare al Concilio, che Gregorio non riconosceva, ma per aprire negoziati con l’Imperatore. Così, durante la XIV ses- sione del 4 luglio 1415, presieduta da Sigismondo per accondiscendere alle esigenze degli inviati di Gregorio XII, il Cardinal Dominici e il Malatesta proclarono solenne- mente la rinuncia del papa romano. Subito dopo veniva letta la bolla che a nome suo legittimava il Concilio in ordi- ne alla soluizione dello scisma. Si decise di cassare le censure che colpivano i prelati delle due obbedienze. Dominici fu accolto nel Sacro Collegio, mentre l’Imperatore la- sciava la presidenza del Concilio al Cardinale di Ostia. Il Concilio allora si pronunciò per l’abdicazione immediata di Gregorio, stabilendo inoltre alcuni decreti secondo cui 1) il futuro papa doveva essere eletto con consenso del Concilio; 2) l’assemblea, sotto la supervisione del sovrano, doveva stabilire il tempo, il luogo e il modo di essa; 3) sa- rebbero stati ratificate tutte le misure prese da Gregorio secondo i canoni; 4) il quale, con i Cardinali da lui creati, era ammesso al Sacro Collegio, anche se, pro bono pacis, rinunciava all’elettorato passivo. Infine si affidava all’Imperatore Sigismondo la cu- stodia della libertà dell’assise ecumenica e soprattutto sulla libera elezione del nuovo Papa.

sabato 16 febbraio 2013

La Monarchia sacra Parte Sesta : La Monarchia sacra e il Papato : La deposizione di Giovanni XXIII (29 maggio 1415)

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L'Antipapa Giovanni XXIII
 

Stando così le cose l’Imperatore, e i numerosi prelati presenti a Costanza, tra cui 5 Patriarchi, 29 Cardinali, 33 arcivescovi, più di 150 vescovi, 100 abati e 300 dot- tori in teologia, sentirono di avere, per così dire, l’autorità morale per agire a profitto della Chiesa Universale. La situazione era, tuttavia, delicata, poiché si rischiava di ripetere a Costanza quello che era avvenuto a Pisa nel 1409: eleggere un nuovo Papa senza che lo scisma fosse neutralizzato. O forse ancora peggio: davanti alla irriducibile volontà dei tre papi a non cedere in alcun punto e dimettersi, poteva temersi che la corrente conciliarista, sostenitrice dell’erronea tesi della superiorità del Concilio sul Papato, prendesse il sopravvento, gettando così la Chiesa dalla padella dello scisma nella brace dell’ere- sia! L’unica soluzione possibile parve essere quella della contemporanea abdicazione dei tre papi, prima di procedere alla nuova elezione. Il 1° marzo 1415, Giovanni XXIII, dopo numerose trattative, si decise a legge- re in Concilio la promessa della sua abdicazione nel caso che anche gli altri due papi facessero altrettanto. La rinuncia di Giovanni era, così, un passo importante verso la soluzione dello scisma. Anche i vescovi e i principi che sostenevano Gregorio XII, il Papa romano, presenti a Costanza, s’impegnarono ad abbandonarlo, se egli non accettava la soluzione proposta.
Giovanni, però, il 20 marzo riuscì a fuggire da Costanza. La reazione del Concilio fu rapida e, con la sessione del 29 maggio 1415, si procedette alla deposizione del Pontefice, che nel frattempo, abbandonato da tutti, era stato arrestato e condotto in un castello a pochi chilometri dalla città. Giovanni accettò tale decisione con sorprendente umiltà e rassegnazione. Martino V lo nominò in seguito Decano del Sacro Collegio, carica che conservò fino alla morte (1419).

La Monarchia sacra Parte Sesta : La Monarchia sacra e il Papato : Il grande Scisma d’Occidente (1378-1415)


Miniatura del XV secolo da un manoscritto delle Cronache di Jean Froissart: nel 1378 la Chiesa si scinde in due "obbedienze" che si scontreranno per quarant'anni l'una contro l'altra


Alla morte di Papa Gregorio XI (1370-1378) infatti, da poco rientrato in Roma su insistenza di S. Caterina da Siena, il medesimo Conclave elesse uno dopo l’altro due Pontefici, i quali entrambi si ritennero i legittimi possessori del Potere delle Chiavi, Urbano VI (1378-1389) e Clemente VII. Era ancora lo spettro dello scisma che veniva alla ribalta! Come se non bastasse, alla loro morte, ciascuno ebbe un successore e la Cristianità si spaccò così in due ‘obbedienze’, quella romana e quella avignonese. Iniziò il Grande Scisma d’Occidente (1378-1415). Il dramma raggiunse il suo culmine, tuttavia, qualche anno dopo, quando nel 1409 un Concilio convocato a Pisa, anziché porre fine allo scandalo, deliberò d’elegge- re un nuovo pontefice, che prese il nome di Alessandro V (1409-1410). La Cristianità era ora divisa in tre obbedienze, quella romana, quella avignonese e quella pisana! Probabilmente, ai tempi degli Imperatori salici, quattro secoli prima, l’energico e pio Enrico III avrebbe ridotto in poco tempo i tre contendenti alla ragione. Toccò, comunque, ad un sovrano risolvere con modi, forse, meno incisivi, ma alla fine efficaci la tragica farsa. Il 21 luglio 1411 venne eletto Re dei Romani, Sigismondo I di Lussemburgo (1411-1437). A lui, erede dei Sacri Imperatori, al ‘Suddiacono Imperiale’, si rivolsero tutti coloro che intendevano trovare una soluzione all’ingarbugliata e scandalosa situazione. Incontratosi nell’Italia del Nord con Giovanni XXIII, il papa ‘pisano’ successore di Alessandro V, Sigismondo lo convinse a convocare un Concilio che trattasse principalmente della questione dello scisma. Così il sovrano, già il 30 ottobre 1413, annunciò all’intera Europa che, per il 1° novembre 1414, sarebbe stato indetto un Concilio generale della Chiesa Cattolica nella città  imperiale di Costanza, a cui egli stesso sarebbe intervenuto. Giovanni XXIII, dopo molte titubanze – temeva, infatti, d’essere deposto – promulgò da Lodi, il 9 dicembre 1413, la bolla di convocazione. Il Papa, sebbene a malincuore, il 28 ottobre 1414, fece l’ingresso solenne nella città svizzera, mentre Sigismondo, dopo essere stato consacrato ad Aquisgrana, vi giungeva il 24 dicembre. Il Concilio fu una grande assemblea dell’Europa cristiana riunitatsi al capezza- le del Papato sofferente. Sigismondo vi aveva convocato tutti i principi cattolici, molti dei quali si fecero rappresentare da propri delegati. Carlo VI di Francia inviò una legazione capitanata dal celebre teologo Gersone. Enrico V d’Inghilterra mandò il Conte di Warwick. L’Imperatore d’Oriente Manuele II Paleologo era pure presente con una sua ambasceria, così come il Re di Sicilia e quello di Polonia. Sigismondo a sua volta aveva condotto con sé una nutrita schiera di Principi Imperiali, tra i quali, Filiberto, Gran Maestro dell’Ordine Teutonico, i duchi Federico e Alberto d’Austria, il Conte Palatino Ludovico, Rodolfo, Principe Elettore di Sasso- nia, il Burgravio di Norimberga, Federico di Hohenzollern, che stava per essere investito del Margraviato del Brandenburgo, il duca di Meclemburgo e quello di Lorena. La componente ecclestiastica non era meno prestigiosa: Cardinali come D’Ailly e Zabarella, vescovi, teologi, rappresentanti delle più prestigiose università. L’Impe- ratore ne era il presidente laico, e, pur avendo agito nei riguardi di Giovanni XXIII come se questi fosse il vero Papa, domandando a lui l’indizione formale del Concilio, il principe, tuttavia, era determinato ad abbandonarlo qualora gl’interessi della Chiesa e dell’Impero lo esigessero. Temendo ciò, Giovanni stipulò coll’Arciduca Federico d’Austria un trattato se- greto che gli garantiva il suo soccorso in caso di difficoltà. Anche gli altri competitori, in verità, non meritavano d’essergli preferiti, visto che Benedetto XIII, il papa spa- gnolo, ritiratosi in Catalogna, aveva stancato e disgustato tutti con le sue violenze, e Gregorio XII, il pontefice ‘romano’, pur essendo uomo di costumi intemerati, aveva tuttavia disatteso tutti gli impegni assunti e non mostrava alcuna intenzione di rinunciare spontanemente al seggio papale. Anzi, aveva lanciato le truppe di Ladislao di Napoli contro Giovanni XXIII!

giovedì 14 febbraio 2013

La Monarchia sacra Parte Sesta : La Monarchia sacra e il Papato : La cattività d’Avignone (1305-1378)

incisione del 1650 che rappresenta il palazzo dei papi ad Avignone
 

L’applicazione delle idee di S. Gregorio VII con l’introduzione del Conclave aveva così condotto alla blindatura della designazione del Papa da parte degli elementi preminenti della Chiesa Docente, i Cardinali. Quest’innovazione prudente voleva ovviare ai due inconvenienti, che avevano afflitto in passato l’elezione dei Sommi Pontefici: 1) impedire nella scelta del nuovo papa l’azione di agenti estranei all’alto clero (Sacro Collegio); 2) evitare, per quanto possibile, il protrarsi della sede vacante. Poco più di cent’anni dopo, tuttavia, la Chiesa cattolica attraversò una delle sue più gravi crisi istituzionali, che mise a dura prova quelle felici precauzioni. Il Papato, in particolare, fu scosso nel suo prestigio dal trasferimento della Santa Sede ad Avignone nel Regno di Francia (1309-1377). Durante tale triste periodo, passato alla storia come Cattività (prigionia) d’Avignone, tutti i pontefici furono francesi e graditi, se non eletti, dalla corona di Francia: Clemente V (1305-1314), Giovanni XXII (1316-1334), Benedetto XII (1334-1342), Clemente VI (1342-1352), Innocenzo VI (1352-1362), Urbano V (1362-1370), Gregorio XI (1370-1378).
Molta acqua era passata sotto i ponti dall’intransigenza di S. Gregorio VII e dalle tesi curialiste della potestas directa in temporalibus! Anzi di lì a poco, l’istituzione pontificale ebbe bisogno, come ai vecchi tempi, dell’energico intervento della monarchia sacra per districarsi dall’ingarbugliata e tragica situazione in cui era precipitata.

La Monarchia sacra Parte Sesta : La Monarchia sacra e il Papato : L’elezione dei Pontefici e il Conclave (XII-XV seco- lo)


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Papa Alessandro III
 



Papa Alessandro III (1159-1181) con la bolla Licet de vitanda (1179) modificò ulteriormente la legislazione inerente l’elezione del Pontefice romano. Egli estese, in- fatti, il diritto di suffragio anche ai Cardinali-preti ed ai Cardinali-diaconi, introducendo il criterio della maggioranza dei due-terzi346. La bolla non menzionava affatto il ruolo dell’Imperatore nella scelta del successori di Pietro, né quella del clero minore e del popolo dell’Urbe. Nacque così il Sacro Collegio Cardinalizio, che raccoglieva gli elettori ecclesiastici del Papa. Alla morte di Clemente IV (1265-1268) s’aprì un periodo di sede vacante che durò tre anni, fino all’elezione di Gregorio X (1271-1276). Costui, per ovviare ai guasti di un’eccessiva durata della vacanza della Sede Apostolica, con la bolla Ubi periculum del 7 luglio 1274 istituì il Conclave. Il Sacro Collegio, così, doveva riunirsi diociotto giorni dalla morte del Pontefice in un luogo chiuso, le cui chiavi erano conservate, al- l’interno, dal Cardinale Camerlengo e, all’esterno, dal Maresciallo del Conclave. I Cardinali non potevano comunicare in nessun modo con l’esterno, sotto pena di scomunica, e dovevano rimanere così fino all’avvenuta elezione dei due-terzi.

La Monarchia sacra Parte Sesta : La Monarchia sacra e il Papato : S. Gregorio VII e la vittoria del Papato

Gregorio VII
S. Gregorio VII


Alla morte di Nicolò II (1061) venne applicato il nuovo sistema elettorale ed i Cardinali-vescovi, senza chiedere il consenso imperiale, elessero al papato Anselmo da Baggio, vescovo di Lucca, che si fece chiamare Alessandro II (1061-1073). La corte allora gli elevò contro l’antipapa Onorio II, il veronese Cadalo, vescovo di Parma. Alla fine, tuttavia, grazie soprattutto ad Annone, Arcivescovo di Colonia, tutore del giovane sovrano, Alessandro venne riconosciuto come vero papa. Morto anche Alessandro, il giorno successivo venne unanimemente eletto papa il Cardinale Ildebrando di Soana, che in onore di Gregorio VI, il Papa deposto da Enrico III nel 1046, assunse il medesimo nome (22 aprile 1073). S. Gregorio VII (1073-1085) era stato ardente fautore della riforma del clero e del Papato. Con la sua elevazione al Pontificato coronava così una carriera consacra- ta all’ideale della restaurazione morale del clero ed all’innalzamento della dignità pe- trina. Il nuovo Papa comunque richiese per lettera la conferma regia, in conformità al decreto di Nicolò II, che giunse con l’arrivo di Gregorio di Vercelli, Cancelliere del Regno d’Italia, anche se la scelta di Ildebrando, come per i suoi immediati predeces- sori, era stata compiuta senza tener conto della volontà sovrana. Il nuovo Papa s’adoperò alacremente per la riforma del clero, stigmatizzando il clero concubinario e simoniaco e cercando di sottrarre all’influenza dei principi la nomina dei prelati maggiori (vescovi ed abati). Anche alcuni Vescovi consiglieri del giovane sovrano subirono le conseguenze dell’ardente pontefice e furono scomunicati. Così, le relazioni tra le due supreme potestà cominciarono a guastarsi, e il Papa do- vette, tuttavia, patire l’offensiva della fazione rivale, che il Natale 1075, guidata dal Cardinale Ugo di Silva Candida, un tempo fautore come Ildebrando della riforma, ma ora passato agli avversari, organizzò una congiura. Gregorio fu fatto prigioniero e feri- to mentre celebrava la messa di Natale a S. Maria Maggiore. La reazione dei suoi fautori fu immediata e il pontefice venne tosto liberato. I suoi nemici, cacciati dall’Urbe, si rifugiarono presso Enrico IV . Inizia ora il lungo conflitto tra il Pontefice e l’Imperatore. Enrico convocò a Worms una dieta che de- cretò la deposizione di Gregorio (24 gennaio 1076), il quale rispose scomunicando e de- ponendo il sovrano (2 febbraio 1076). La nobiltà germanica allora elesse un anti-re, Rodolfo di Svevia. Enrico si ridusse così a chiedere l’assoluzione del Papa che lo rice- vette nel Castello di Canossa, feudo della contessa Matilde, accesa sostenitrice del Pontefice Romano (gennaio 1077). Era la prima volta da quando Carlo Magno aveva restaurato la potestà impe- riale in Occidente che un sovrano, anzi, il maggior principe della Cristianità, era sco- municato da un Pontefice. E questo non per motivi d’ordine strettamente dottrinale. Enrico infatti era stato separato dalla comunione con la Chiesa per il suo attaccamen- to alla prassi imperiale precedente in ordine alla relazione con la gerarchia ecclesiasti- ca. Come se non bastasse, Enrico IV era anche stato deposto. Il pontefice, infatti, aveva sciolto i sudditi del sovrano dal giuramento di fedeltà. Lo aveva privato del ti- tolo e della dignità di Re. Questo era un fatto inaudito. Gregorio VII fu il primo pon- tefice che trasse le estreme conseguenze della superiorità ontologica dell’ordine so- prannaturale su quello naturale, su cui poggia l’autorità dello Stato. Il rapporto di forza tra Imperium e Sacerdotium, nel giro di poco più di tren- t’anni, si era del tutto capovolto. Nel 1046 era un principe che interveniva per depor- re un pontefice. Nel 1076 era la volta del Sommo Pontefice a fare altrettanto. Nel 1080, tuttavia, Enrico riuscì a sbarazzarsi con una sanguinosa battaglia del suo anta- gonista (15 ottobre 1080). Gregorio lo aveva nuovamente scomunicato. Il sovrano l’anno successivo decise di scendere a Roma (1081) per affrontare direttamente il ri- vale. Finalmente nel 1083 la città leonina era conquistata dopo un assedio di sette mesi. Così il monarca poté insediare il suo antipapa, Clemente III, in S. Pietro. Gre- gorio VII, costretto a fuggire da Roma, si rifugiò a Salerno sotto l’ala protettrice dei Normanni, ove morì il 25 maggio 1085. Enrico dopo aver perseguito la sua politica anche durante i pontificati di Vittore III (1086-1087) e Urbano II (1088-1099), morì il 7 agosto 1106, durante quello di Papa Pasquale II (1099-1118), senza che fosse trova- ta una soluzione alla pluridecennale contesa tra le due supreme potestà. Sarà infatti Enrico V (1106-1123) il figlio e successore dell’Imperatore, a conchiudere a Worms il 23 settembre 1122 quel celebre concordato che regolava la questione delle investiture, sancendo la vittoria, anche se temporanea, almeno per quel che riguardava le nomine episcopali, del principio della libera elezione dei mini- stri ecclesiastici da parte della Chiesa docente, riducendo al minimo l’intervento della potestà temporale.

lunedì 11 febbraio 2013

La Monarchia sacra Parte Sesta : La Monarchia sacra e il Papato : Il decreto di Papa Nicolo II (1059)

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Roberto il Guiscardo nominato duca da Papa Niccolò II.




La morte improvvisa e inaspettata di Enrico III e la giovanissima età del suo successore, lasciarono, per così dire, il Papato in balia di se stesso e delle forze locali di Roma. Il nuovo pontefice, il cardinale Federico di Lorena, Stefano IX (1057-1058) venne eletto senza chiedere l’intervento della corte imperiale. Tuttavia, il nuovo Papa inviò in Germania una delegazione, di cui faceva parte il Cardinale Ildebrando di Soana, strenuo sostenitore della riscossa morale del Papato e consigliere ascoltato dei pontefici, per ottenere il riconoscimento sovrano alla sua elezione. Anche il pontificato di Stefano IX fu breve. Morì infatti a Firenze l’anno dopo la sua elevazione, il 29 marzo 1058. Prima di morire il pontefice aveva indicato in Ildebrando un degno successore, raccomandando caldamente il clero romano a designarlo al soglio papale. La nobiltà romana decise allora di elevare al soglio petrino un proprio candidato, Giovanni, vescovo di Velletri, che intronizzato il 5 aprile 1058, assunse il nome di Benedetto X. I Cardinali, però, non vollero legittimare la sua elezione e fuggirono dall’Urbe. Ilde- brando, allora, dopo qualche mese di attesa, nel dicembre 1058, propose la candidatu- ra del pio vescovo di Firenze, il borgognone Gerardo, che si fece chiamare, Nicolò II (1058-1061). La città rimase in mano alla fazione di Benedetto, finché, grazie all’in- tervento del principe normanno Riccardo di Capua, l’Urbe fu liberata e l’antipapa condannato e deposto (aprile 1060). Mancando l’appoggio imperiale, la carica papale rischiava così di ricadere nelle mani delle fazioni romane. Nicolò decise allora d’intervenire in ordine alla elezione pontificale in modo da escludere, per quanto possibile, l’ingerenza di forze estranee al clero romano. Nell’aprile 1059 si raccolse in Laterano un concilio di oltre cento vescovi. In tale solenne occasione il pontefice promulgò la bolla In nomine domini che modificava la legislazione dell’elezione papale. Solo i Cardinalivescovi detenevano il potere di designare il Pontefice romano. Il rimanente del clero romano poteva, per dir così, approvare ed aderire alla scelta già fatta, dare cioè il loro assenso: «Ideo religio- sissimi viri [cardinales] praeduces sint in promovendi pontificis electione»[Perciò sia- no quegli uomini religiosissimi a decidere della scelta del pontefice]. S. Pier Damiani, commentando il documento, scriveva: «Si assegna ai Cardinali Vescovi il giudizio principale. In secondo luogo, si consente al clero di dare l’assenso; terzo, si permette che il favore del popolo elevi l’applauso». Gli antichi attori delle elezioni papali erano ancora presenti, ma ormai solo ai Cardinali-vescovi era deferito il ruolo principale nella designazione del pontefice. Era tale scelta, o elezione, che costituiva, infine, il prelato come vero Papa: «L’eletto, tut- tavia, ottiene come vero Papa l’autorità di reggere la Chiesa Romana e di disporre di tutti le sue facoltà». Ed il ruolo dell’Imperatore? La bolla di Papa Nicolò era interventua più per sottrarre il Papato ai disordini dell’Urbe che all’influenza dell’Impero, la quale fino a quel momento era stata assai vantaggiosa alla ripresa morale dell’istituzione. Tutta- via, Nicolò pensò di limitare l’azione della potestà temporale, se non di escluderla del tutto:
«Lo eleggano – così infatti si esprime il documento papale – dal seno della chiesa di Roma, se è trovato degno, altrimenti lo si prenda da un’altra Chiesa. Salvo restando il debito onore e la reverenza verso il nostro diletto figlio Enrico che è ora chiamato re e che si spera sarà con l’aiuto di Dio il futuro imperatore, come gli abbiamo concesso, e verso i successori di lui che personalmente chiederanno questo privilegio a questa Sede Apostolica».
Il testo rimane su questo punto volutamente sfumato: «Il re, o l’imperatore, o i loro successori potranno dunque intervenire nell’elezione papale solo in virtù d’un privilegio personale liberamente accordato dalla S. Sede e non per un diretto inerente alla corona. Tale privilegio non sarà ereditario, ma apparterrà ai suoi successori solo in quanto sarà rinnovato a ciascun cambiamento di titolare». Tale intervento del sovrano non consiste più nel diritto di confermare l’eletto, ma di ricevere dal nuovo papa quell’onore e quella riverenza che sono dovuti al sovra- no in quanto maggiore e suprema dignità temporale della Cristianità. S. Pier Damiani, commentando il testo pontificio, così intende l’espressione papale: «L’autorità della maestà del Re venga consultata, a meno che non incomba un peri- colo, che constringa ad affrettare il più possibile l’elezione».