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venerdì 9 giugno 2017

Maria Teresa d’Austria e il nuovo sistema scolastico

Fonte: http://www.elbrenz.eu/

Nella seconda metà del Settecento Maria Teresa d’Austria, «sovrana illuminata», istituì un nuovo sistema scolastico che permettesse ai figli del popolo di acquisire una «mentalità onesta, sensata e lucida».


Le riforme dell’istruzione volute da Maria Teresa d’Austria furono un frutto del suo spirito d’innovazione. Dopo aver migliorato l’istruzione superiore, affrontò su vasta scala l’istruzione elementare. Maria Teresa si rese conto che era necessario migliorare in modo notevole l’istruzione elementare, per poter impiegare tutti i suoi popoli a vantaggio del regno. Non c’era nessuno spirito di egualitarismo. Lei personalmente non parlava del «popolaccio» o della «marmaglia», mai i suoi alti funzionari potevano farlo, senza venire criticati, nelle lettere e nei dispacci che le inviavano. Lei era mossa soprattutto dall’ odio verso la superstizione in ogni sua forma; non voleva dare ai figli del popolo un’istruzione superiore alla loro condizione sociale, ma era decisa a fare in modo che abbandonassero le superstizioni e acquisissero una mentalità onesta, sensata e lucida.

Le sue prime riforme erano state ostacolate dai gesuiti, che amava tanto, ma che si aggrappavano alle vecchie formule, trascurando l’insegnamento del buon tedesco a favore del latino. Ma nel 1770 Maria Teresa si rese conto che era necessario un sistema molto più radicale, e sentiva così acutamente questa esigenza che chiese a Federico di Prussia il permesso di consultare il famoso educatore, il vescovo Felbiger, i cui metodi, messi in pratica soprattutto nella sua scuola di Sagan, nella Slesia Prussiana, erano molto più avanti dei suoi tempi.  Federico accordò il permesso e l’influenza di Felbiger fu molto forte nel nuovo sistema scolastico istituito nel 1775.






Dovevano esservi tre tipi di scuola: la Normalschule, istituita in ogni Land; la Hauptschule, almeno una in ogni distretto; la Trivialschule, una in ogni paesino e in ogni parrocchia rurale. Tutti i bambini dei due sessi dovevano frequentarla tra i 6 e i 12 anni. In campagna, i bambini fino agli 8 anni dovevano frequentare la scuola estiva, da Pasqua alla fine di settembre, mentre quelli tra gli 8 e i 12 frequentavano la scuola invernale, dal 1° dicembre al 31 marzo, in modo da poter dare una mano nei lavori agricoli estivi. C’erano speciali corsi di ripasso: due ore ogni domenica dopo la messa, per i giovani fra i 13 e i 20 anni. Naturalmente, come avviene in quasi tutte le riforme, la situazione appariva più rosea sulla carta che in pratica. La scarsità di insegnanti qualificati era cronica, e spesso i genitori protestavano per quello che consideravano uno spreco di tempo. In un villaggio presso Innsbruck, l’intera popolazione rischiò di venire arrestata per aver boicottato la nuova scuola. Ma nonostante le sue deficienze , il sistema valeva quanto quello prussiano, che era il migliore d’Europa. Nonostante tutte le altre preoccupazioni, Maria Teresa s’impegnò nelle sue riforme scolastiche con la decisione con cui un tempo s’era impegnata nella guerra. E quando morì, 5 anni dopo l’istituzione del nuovo sistema, dimostrò ancora il suo interesse lasciando 100.000 gulden del suo patrimonio privato perché Felbiger li distribuisse alle scuole normali dell’Impero.

[(da Maria Teresa d’Austria, vita di una imperatrice, Mursia, Milano, 1982, rid. e adatt.)]
 
 
 
Il Regolamento nel Tirolo Meridionale (attuale Trentino)
 
 
 
 
Il 6 dicembre 1774 è pubblicato il Regolamento scolastico generale (Allgemeine Schulordnung), che resterà praticamente invariato fino a metà Ottocento. Sono interessati tutti i bambini e le bambine d’età compresa tra i 6 e i 12 anni, senza distinzioni economiche e sociali; severe sanzioni sono previste per i genitori inadempienti. I dati anagrafici sono per ora raccolti attraverso i registri parrocchiali.Dal 1775, nel giro di dodici anni, nel Tirolo italiano si attivano 69 scuole elementari, distribuite in modo capillare in tutti i distretti. Ma applicare la legge di Maria Teresa non è davvero facile. Si tratta di erigere un sistema molto complesso con fondi del tutto inadeguati. Occorre individuare gli spazi – o costruire un apposito edificio scolastico – e soprattutto preparare un corpo di insegnanti all’altezza del compito.Per quale ragione il governo di Vienna investiva tante energie nel sistema scolastico, dalle scuole elementari fino alle università? Il motivo viene spiegato nella Allgemeine Schulordnung
, secondo cui il «più importante mezzo della vera felicità delle nazioni» è proprio «l’educazione della gioventù»: per «felicità» dobbiamo intendere lo sviluppo economico dello Stato e la stabilità politica dei governi. La frammentazione e le difformità dei percorsi formativi non erano più compatibili con l’esigenza di uno Stato solido e forte, bisognoso di sudditi con un minimo di istruzione ed educati secondo modelli e valori saldamente in mano al governo centrale. La scuola, più di ogni altra istituzione, si presta a questa poderosa opera di disciplinamento e uniformazione.
 
Mandare i figli a scuola non è più una scelta delle famiglie; le aristocrazie devono abbandonare l’idea di gestire in proprio l’educazione della prole.Un manuale unico contiene le materie prioritarie e comuni a tutti i sudditi: laTabella dell’ ABBICCÌ, brevi racconti edificanti, aritmetica, Bibbia e storia della religione, il testo dettagliato dei «Doveri de’ sudditi verso il loro Monarca». L’editoria scolastica è soggetta a stretto monopolio: nel Tirolo meridionale il solo tipografo autorizzato a pubblicare i testi scolastici è Marchesani di Rovereto. Per le famiglie indigenti i manuali sono gratuiti.La Allgemeine Schulordnung teresiana introduce tre tipologie di scuole, diverse per funzione e per diffusione: triviale, ordinaria e normale. La «scuola triviale» (Trivialschule), detta anche «comune», è presente in modo sistematico e deve garantire i tre insegnamenti primari: leggere, scrivere e far di conto. È a questo livello che si registrano, almeno in una prima fase, conflitti di competenze tra le comunità, su cui gravano gli oneri finanziari, e i funzionari che rappresentano il potere centrale. Le difficoltà economiche, aggravate da lì a poco dalle guerre, consigliano di procedere con una certa gradualità: i maestri, perlopiù sacerdoti, restano spesso quelli scelti a suo tempo dalle comunità. Ma il controllo statale è rigoroso: solo nel 1869 sarà introdotta una sorta di ‘decentramento’ scolastico, che consentirà alle comunità locali di tornare ad avere voce in capitolo sulla scuola.Accanto alla «scuola triviale», a un livello superiore, si colloca la scuola ordinaria, detta anche «principale» (Hauptschule)è prevista solo nei centri più importanti. Qui il percorso formativo si articola in più materie, tra cui anche la calligrafia (ossia l’arte della bella scrittura), necessaria ai giovani che vogliano intraprendere mestieri di concetto. Infine, al vertice del sistema è la «scuola normale» (Normalhauptschule), presente nei capoluoghi: essa funge da norma e modello per le altre; tre le classi, strutturate per fasce di età.Nel Tirolo italiano la «scuola normale» è a Rovereto: costituirà un modello anche per l’organizzazione delle scuole della Lombardia austriaca. Il primo direttore della «normale» di Rovereto è il sacerdote Giovanni Marchetti (1738-1806), che la reggerà per 32 anni. Marchetti, oltre che preside, è insegnante e catechista. Ha poi un importante ruolo ufficiale: è il traduttore del Methodenbuch in lingua italiana e svolge la mansione di ispettore scolastico provinciale. A Rovereto, accanto ai corsi in lingua italiana, sono attivate anche classi di lingua tedesca: è curioso osservare che il Regolamento del 1774 sottolinea la necessità di curare la pronuncia e l’ortografia, ma non chiarisce quale debba essere la lingua d’insegnamento; solo nel 1848 verrà specificato che la lingua da usare è quella parlata dagli scolari. L’italiano dei manuali, però, è quello letterario, il toscano: tocca imparare frasi alquanto improbabili per orecchie abituate al dialetto, come «poscia sediamo in tavola» e «v’è chi si trastulla coll’andare in slitta».La «normale» deve gestire pure i corsi di abilitazione destinati ai maestri, basati anch’essi sul Methodenbuch fornito dallo Stato. Nel 1786, i maestri impegnati nelle scuole del Circolo sono 92, con classi formate in media da 80-90 scolari di diversa età (ma troviamo anche classi di 145 bambini, come a Strigno, in Valsugana).
 
BIBLIOGRAFIA
 
Q. Antonelli - R. Filosi, I quaderni scolastici di casa Rosmini (Rovereto, 1673-1847), in «Mélanges de l’Ecole française de Rome», 109, 1997, 1, pp. 299-316; Q. Antonelli, A scuola! A scuola! Popolazione e istruzione dell’obbligo in una regione dell’area alpina (secc. XVIII-XX), Trento 2001.


Breve Cronologia della storia della scuola nel Tirolo
(attualmente Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol [I] e Nord Tirolo [A]) dal 1774 al 1919
(comparazione con la situazione scolastica italiana nel medesimo periodo)
DateLuoghi, leggi e riformeLe trasformazioni interne alle istituzioni scolastiche Tirolo e dintorni
1774 Impero d'Austria
Riforma scolastica di
Maria Teresa d'Austria.
Il "Regolamento Scolastico
Generale" istituisce le
scuole pubbliche per tutti i
territori amministrati.
Si afferma il diritto allo studio per tutti i sudditi; il diritto all'insegnamento nella lingua di ogni popolazione.
Vengono istituite:
le Scuole Triviali (scuola popolare decentrata in ogni villaggio, articolata
in classi maschili e classi femminili e a carico dei Comuni);
le Scuole Principali (finanziate dai Comuni, sorte in tutti i centri
principali);
le Scuole Normali (scuole di formazione dei docenti, finanziate
direttamente dallo Stato e presenti in ogni capoluogo regionale).
Era obbligatorio l' aggiornamento per tutti i docenti.
Nel 1775 in Tirolo furono
istituite 5 Scuole
Principali: Schwaz, Hall,
Sterzing, Reutte, Merano e Rovereto.
Nel 1777 anche a
Bolzano.
1778 Impero d'Austria
Decreto della cancelleria
imperiale
Istituzione in Tirolo delle Scuole Speciali per la preparazione dei maestri -
Musterschulen
 
1804Impero d'Austria
Programmi scolastici per le
scuole popolari
Viene utilizzato in tutti i territori in modo rigoroso il metodo di Ignaz
Felbiger
La vigilanza nelle scuole rimane affidata ai religiosi.
 
1859 Regno d'Italia:
Legge Casati
Atto di nascita della scuola nazionale, in particolare della scuola
elementare. Il suo ambito di applicazione fu esteso ai diversi territori
conquistati nel processo di unificazione italiana
Si basa sui principi di:
- obbligatorietà e gratuità dell'istruzione
- unità di indirizzo
- libertà di insegnamento
Vengono resi obbligatori due anni di scuola inferiore
Gli studi superiori comprendono: il ginnasio, le scuole normali e l'istituto tecnico
Analfabetismo in Italia nel
1859:
78% della popolazione
Iscritti alle scuole
elementari nell'a.s. 1862-
1863:
1.109
1867-1868Impero d'Austria
Riforma liberale della
scuola absbrugica
Laicizzazione della scuola
Decentramento amministrativo attraverso:
- consigli scolastici locali
- consigli scolastici provinciali
Vigilanza sulla scuola affidata allo stato e ad ispettori laici
Forte è l'opposizione dei parlamentari tirolesi: scontro tra mondo liberale
e mondo clericale.
Kulturkampf
 
1869 Impero d'Austria
Riforma generale
della scuol
Estensione dell'obbligo scolastico da 6 a 8 anni (i bambini dovevano
andare a scuola dall'età di 6 anni ai 14 anni)
La legge incontra forte opposizione soprattutto da parte dei
contadini che nei campi "avevano bisogno di braccia forti e
giovani"
Introduzione sistematica dell'insegnamento scientifico
Corsi di specializzazione per i maestri
Aumenti di stipendio per gli insegnanti
 
1877Regno d'Italia
Legge Coppino
Obbligo scolastico fino a 9 anni
Sanzioni pecuniarie per chi evadeva l'obbligo scolastico
Stanziamento di fondi per i Comuni, per indurli ad istituire scuole
Repressione del dialetto e rigoroso uso della lingua italiana nella scuola
 
1883 Impero d'Austria
Legge sulla scuola
Introduzione di modifiche alla legge generale sulla istruzione nell'impero
absburgico:
- introduzione di nuove discipline
- maggiore attenzione all'assolvimento dell'obbligo scolastico
 
1892 Land Tirol
Legge provinciale sulla
scuola
Pacificazione tra aree politiche liberali e clericali:
- viene recepita la legge di riforma generale della scuola
- la vigilanza sulle scuole viene esercitata "de facto" dal clero
Il problema maggiore rimane la condizione sociale ed economica degli
insegnanti
 
1893 Land Tirol
Mostra dei mezzi didattici
utilizzati nelle scuole del
Land Tirol
  
1899 Land Tirol
Prima Conferenza
Provinciale Ordinaria dei
maestri del Tirolo -
Innsbruck
Iniziativa provinciale per rispondere ai molteplici problemi della scuola in
Tirolo.
 
1904 Regno d'Italia
Legge Orlando
Estensione dell'obbligo scolastico dai 9 ai 12 anni di età
Obbligo per i Comuni di istituire scuola almeno fino alla quarta classe,
dopo la quale - previo esame- si passava alla scuola secondaria
Possibilità per i Comuni di stanziare fondi per l'assistenza (libri, vestiti,
scarpe) per consentire ai ceti più poveri di frequentare la scuola
Istituzione di 3.000 nuove scuole serali e festive nei Comuni dove più alta
era la percentuale di analfabeti adult
Discorso del primo
ministro NITTI alla
Camera (maggio 1907):
su 4 milioni e mezzo di
bambini obbligati a
frequentare la scuola solo
la metà vanno a scuola.
Non è solo responsabilità
dei Comuni.
Deve essere lo Stato a
gestire l'intero sistema
scolastico.
1911 Regno d'Italia
Legge Daneo-Credaro
Le scuole passano alle dipendenze dirette dello stato.
- Vengono istituiti i Provveditorati agli studi.
- Vengono istituiti, presso i Comuni, i Patronati Scolastici.
- Vengono stanziati specifici fondi:
per l'edilizia scolastica,
per l'apertura di nuove scuole,
per miglioramenti economici agli insegnanti.
per il riordino delle scuole rurali
Il territorio viene
suddiviso in circoscrizioni
da affidare ad ispettori.
Vengono inoltre istituite
scuole reggimentali (per i
militari) e scuole
carcerarie (per i detenuti
analfabeti).
Vengono assicurati i mezzi
per le scuole serali e
festive per gli adulti
analfabeti (di età
superiore ai 14 anni)
1910 Land Tirol
Legge provinciale sulla
scuola
Nonostante molteplici petizioni non viene abolito l'obbligo scolastico di 8
anni.
Aumentano le pene pecuniarie per i trasgressori.
 
1914-1918Prima guerra mondiale  
1919 Trattato di Saint
Germain
Annessione della parte Sud del Tirolo (dal Brennero a Borghetto [sotto Ala]) al Regno d'Italia.
 
 
 
 
 
 
 

Elenco delle vie di Trieste - nuove e quelle cambiate di nome

Fonte: Territorio Libero di Trieste - Svobodno ozemlje - Free Territory of Trieste

È assolutamente NECESSARIO tornare ai nomi originali delle strade di Trieste, per poter contribuire a chiudere definitivamente le peggiori pagine del secolo scorso e della Storia di questa città.

Un estratto dal libro "Oberdank il terrorista" de Renato De Marzi

Wilhelm Oberdank

"Tutti riportavano l'invito che la Società dei Veterani e dei Reduci rivolgeva alla popolazione di partecipare a...lla fiaccolata che si sarebbe svolta quella sera in omaggio all'Arciduca.
Dopo il tramonto moltissima gente cominciò ad affollare i marciapiedi del centro. [...]. Alcuni spettatori gettavano fiori. Il corteo si avvicinava e quando la Banda Militare del Presidio, svoltò da Via San Spiridione per immettersi nel Corso all'altezza dell'Hotel Aquila Nera il fragore degli ottoni si fece assordante. Una selva di bandiere giallo-nere seguiva la banda e, distanziata di alcuni metri, marciava la schiera dei Veterani impettiti con giubbe adorne di decorazioni. [...] Un fremito di rabbia colse Guglielmo; affondò la mano in tasca, afferrò una bomba a mano e la scagliò altissima verso le bandiere." [...]
"La mattina seguente Guglielmo tornò verso Piazza Grande. Lesse i primi giornali. Tutti i titoli, a grandi caratteri esprimevano esecrazione, sdegno, condanna per l'attentato. Un ragazzo triestino di 16 anni era morto. Si chiamava Angelo Fortis. Un altro giovane di Castelnuovo del Carso era moribondo. Altre 16 persone erano rimaste ferite e giacevano all'ospedale.
Tutti i giornali condannavano l'attentato con espressioni di indignazione e di orrore. Persino "L'Indipendente" lo definiva una folle azione criminale contro cittadini inermi e pacifici."


Fonte: Vota Franz Josef 

mercoledì 24 maggio 2017

24 maggio, il giorno della vergogna

Fonte: Vota Franz Josef 



Almeno quella volta, consegnarono la dichiarazione di guerra. Non come nel 1848 contro di noi e nel 1860 contro il Regno delle Due Sicilie. Ma non potevano fare altrimenti: i loro nuovi alleati lo pretendevano. Per non essere troppo innovativi tuttavia, gli italiani evitarono di dichiarare guerra alla Germania fino all'agosto del 1916, indispettendo soprattutto i francesi.
I tricoloruti erano convinti di fare un solo boccone di noi, dopo i disastri bellici del 1914 e dei primi mesi del 1915. Cadorna aveva pianificato di mandare la II Armata direttamente a Vienna e la III Armata a Budapest.
Per 1 settimana dopo il Patto di Londra,, l'Italia fece parte di entrambe le alleanze: la Triplice Intesa e l'Entente Cordiale di GB, Francia e Russia. Il Patto di Londra era segreto ed il principale merito storico di Lenin, fu di averlo denunciato nel 1917, quando apparve su un giornale svedese.
In uno dei più falsi discorsi della Storia, nel mese di giugno, Salandra enunciò al Parlamento i pretesti di guerra italici. Un mucchio di falsità, smentite appena nel 1917 dall'iniziativa di Lenin. Altrimenti, non sapremmo nemmeno oggi come andarono realmente le cose. E pensare che i nazionalisti italiani, ripetono come pappagalli il discorso interventista di Salandra, per spiegare al loro popolo ed ai loro bambini, che non avrebbero tradito e che quell'aggressione proditoria, sarebbe stata onorevole.
L'infamia del tradimento peserà ancora molto a lungo sull'Italia, probabilmente per sempre, visto che alcuna personalità tricolore, sembra avere intenzione di raccontare ufficialmente al proprio popolo, come andarono realmente le cose ed ammettere il tradimento.
Ma il diavolo fa le pentole, non i coperchi. Dopo il 26 aprile data dello scellerato Patto di Londra, i nostri effettuarono una controffensiva in Galizia riprendendo tutte le posizioni ed anche di più. Saladra scrisse nel suo diario che se lo avesse saputo, non ci avrebbe dichiarato guerra.
Le nostre forze armate che sembravano distrutte con quasi 2 milioni di perdite ed oltre 800 mila morti, si riorganizzarono con i pochi ufficiali di carriera superstiti e con i riservisti. E le suonarono sode ai traditori. Già poche ore dopo la dichiarazione di guerra, tutta la nostra flotta con tutte le corazzate vecchie e nuove, aveva preso il mare per bombardare una decina di obbiettivi dalla costa veneziana a quella pugliese. Fu affondato uno Zerstörer tricolore, un altro era scappato per un pelo.
Stava per iniziare l'epopea dell'Isonzo e delle Dolomiti, in attesa del glorioso 24 ottobre del 1917. Già il 27 maggio, i volontari tirolesi della Provincia di Trento impegnarono la I Armata tricolore ad Ala, rallentandone l'avanzata. Si trattava delle Compagnie Schützen di Ala e di Borghetto, con quasi 700 uomini e 170 gendarmi. Era gente più giovane di 19 anni e più anziana di 52, tutti gli uomini di leva erano già in Galizia. Volontari "trentini" che difendevano le loro case. Della quarantina di Compagnie Schützen del 1915, oltre la metà è stata oggi rifondata, a dispetto delle falsità dell'Ana e dello Stato traditore ed invasore. Subito dopo, iniziarono gli scontri sull'Isonzo ed al confine Carinziano.

sabato 13 maggio 2017

13 maggio 1717 - 13 maggio 2017: 300° anniversario della nascita di S.M.I.R.A. Maria Teresa d'Asburgo

Fonte: Trento è Tirolo - Trient ist Tirol

Maria Teresa d'Austria in un ritratto
 di Martin van Meytens, 1759.

Il 13 maggio 1717, nacque invece una bambina, Maria Theresia Walburga Amalia Christina, che tutto il mondo conoscerà come la Grande Maria Teresa, la sovrana riformatrice, che avrebbe salvato la dinastia degli Asburgo dalla decadenza.
“Basta che sia maschio”, era il ritornello che si mormorava alla Hofburg di Vienna, mentre l’imperatrice Elisabetta Cristina affrontava le doglie per dare alla luce il suo secondogenito.
Tredici mesi prima, Vienna aveva festeggiato la nascita di ...Leopoldo Giovanni, l’erede al trono degli Asburgo, ma era stata una gioia di breve durata. Il bambino, come tanti suoi coetanei, a Corte come nei bassifondi, non aveva raggiunto l’anno di vita, vittima di una febbre gastrointestinale.
Nel 1713, una costituzione imperiale, la Prammatica Sanzione, stabiliva che la corona degli Asburgo potesse essere ereditata anche per via femminile, se fosse venuta meno la linea maschile, una vera rivoluzione per l’epoca, almeno sulla carta, perché l’accettazione dei vari Paesi che facevano parte dell’impero era tutt’altro che scontata. Lo stesso imperatore Carlo VI, avrebbe di gran lunga preferito che quel documento prendesse polvere negli archivi, invece di essere applicato. La sua speranza era che già nelle ore successive ci fosse un altro maschietto a Corte.
Il padre, l’imperatore Carlo VI che per tutta la vita avrebbe continuato a desiderare un maschio, quel giorno, si presentò presso la Cattedrale di Santo Stefano, per annunciare alla folla in attesa che era nata “solo” una bambina. La madre, Elisabetta Cristina di Brunswick, che dopo Maria Teresa avrà altre due femmine, a causa delle scarse conoscenze scientifiche dell’epoca fu addirittura accusata di essere “inadatta” a generare un maschio, benché ne avesse avuto uno nel 1716.
Ambasciatori e cortigiani si auguravano addirittura che l’imperatrice morisse prematuramente, per dare modo al consorte di sposare un’altra donna che gli desse il sospirato erede maschio. Per il momento, però, la futura sovrana era una neonata che con il suo arrivo, aveva deluso tutti.
Il mondo ha visto dopo CHI fu Maria Teresa d'Austria.

lunedì 24 aprile 2017

LUI NON TRADISCE I SUOI



Fonte: Trento è Tirolo - Trient ist Tirol

Questo è il Dott. Vittorio Bonapace, medico austriaco nato a Mezzolombardo (Tirolo) il 21 gennaio 1879, figlio di Antonio Bonapace e Teresa Busetti.

Medico condotto di Ravina (Trento) e Tenente del 2° Reggimento Landenschützen, caduto sul fronte orientale in Galizia il 18 marzo 1915....

Al tenente austriaco Bonapace NON vengono intitolate vie o piazze. Al cittadino Vittorio Bonapace NON vengono organizzati eventi o presentazioni teatrali. Al Dott. Bonapace NON vengono dedicati servizi televisivi o articoli di giornale.

E PERCHÉ? Perché il Dott. Bonapace non fu una spia come Cesare Battisti, non fu un deputato opportunista come Battisti, non era un traditore guerrafondaio come Battisti.

Un giorno, in una Mezzolombardo libera della retorica fascista e consapevole della propria storia, persone come Vittorio Bonapace verranno ricordate con onore e con rispetto.

mercoledì 12 aprile 2017

Briciole di memoria 1 – “Trentino”: una denominazione che non è mai esistita

Fonte: http://www.unsertirol24.com/

L’appuntamento settimanale con Massimo Pasqualini:  aneddoti, racconti, ricordi ed immagini dal Tirolo di lingua romanza.



Lo spunto è una vecchia cartolina risalente agli anni della Prima Guerra, che fa parte della ricchissima collezione dell’amico Manuel Adami.   Interessante la scritta a piè di pagina:    “Es gab kein “Trentino” und es wird nie eines geben!” – Il Trentino non c’è mai stato e mai ci sarà!”

La nostra Terra si è chiamata sempre e soltanto Tirolo.  Nell’uso comune la parte meridionale,    che corrisponde al  territorio dell’attuale provincia di Trento dove la lingua maggioritaria era ed è quella romanza,  veniva talvolta chiamata Südtirol.
Il termine “Trentino” usato come riferimento geografico e non con il significato di “uomo abitante nella città di Trento”, fu impiegato per la prima volta dal cartografo veneto Isaia Ascoli nel 1863 a Milano in una sua pubblicazione,  quando fu nominato rettore della locale università.

Briciole di memoria 5 – La nostra bandiera l’é gialla, l’é nera

Fonte: http://www.unsertirol24.com/

L’appuntamento settimanale con Massimo Pasqualini: aneddoti, racconti, ricordi ed immagini dal Tirolo di lingua romanza.

(Foto:@Enzo Cestari)
 
Castello Tesino, il mio paese, come tanti altri sulla linea di confine, nel maggio 1915 viene occupato dalle truppe italiane; gli abitanti sono già stati sfollati in luoghi più sicuri all’interno dell’Impero, gli ultimi rimasti vengono internati nel regno italico. Il 6 giugno 1916 il paese va a fuoco e brucia quasi completamente. I primi profughi rientrano in Tesino nei primi mesi del 1918, dopo la vittoria di Caporetto, e trovano solo rovine: tutto è bruciato, distrutto, saccheggiato.
Anche la bandiera imperiale è andata perduta, quella grande, gialla e nera, che veniva esposta nelle occasioni solenni, come il genetliaco dell’Imperatore: quello di Carlo è il 17 agosto, ma come festeggiarlo, senza bandiera?
Così, il 28 luglio 1918, il capocomune Giovanni Menato a nome di tutta la popolazione scrive a Vienna, direttamente all’Imperatore: “la poca popolazione rimasta da terra occupata da nemica potenza, vuole per la prima volta sotto l’auspice del nuovo monarca festeggiare con sfarzo il più possibile e passare la giornata con allegria come fosse presente l’imperatore… trovandoci tutti senza mobilia e anche senza abitazione che ci tolse il mezzo di procurarsi tale bandiera per cui tutti preghiamo questa I.R. autorità che ci regali una nuova bandiera che ne saremo riconoscenti verso l’Amato Imperatore”
Sembra un desiderio impossibile, la fame mina le radici stesse dell’Impero, tutto sta per crollare… e invece arrivano 12 metri di stoffa gialla e nera, appena in tempo per cucire la bandiera, grande e nuova, per esporla ed onorarla. E di nuovo il capocomune scrive, questa volta per ringraziare “della premura avuta nel farci avere la tanto gradita e domandata bandiera gialla e nera. La stessa popolazione con questo ringraziamento vorrebbe far pure vedere che fino a ora si sono mantenuti fedeli alla stessa e sono corsi molto numerosi per difenderla. Ora fanno voti nuovi di fedeltà alla Patria e al nostro Sire pregando l’Eterno di proteggere il valore delle nostre armi e coroni l’opera delle stesse con la vittoria onde si possa vedere ancora molti anni sventolare la bandiera gialla e nera dalla cima dei nostri campanili”.
Un auspicio che rimane sospeso nel tempo per quasi un secolo. Fino a che, nell’ottobre 2015, la bandiera imperiale torna a sventolare a Castello Tesino … ma è questa è un altra storia. Grazie a Franco Gioppi, che nelle sue ricerche ha ritrovato gli originali delle due lettere.

domenica 9 aprile 2017

Briciole di memoria 11: Il sangue dei vinti

Fonte: http://www.unsertirol24.com/

L’appuntamento settimanale con Massimo Pasqualini: aneddoti, racconti, ricordi ed immagini dal Tirolo di lingua romanza.



La fine di ogni guerra comporta soprusi orrendi contro gli sconfitti. E’ il tragico e disumano rito del “sangue dei vinti”.  Al termine della prima guerra mondiale questo accadde anche in quella parte dell’Austria (il Tirolo al sud del Brennero) che fu annessa al Regno d’Italia dopo la sconfitta dell’Impero, come conseguenza degli accordi di pace del settembre 1919.
Finita la guerra decine di migliaia di reduci dell’esercito austriaco tornarono alle loro case, chi dal fronte meridionale, chi direttamente dai monti del Tirolo dove aveva combattuto contro l’esercito italiano, chi dai campi di prigionia russi o italiani. Una pagina nera, tutta ancora da scrivere, riguarda  i primi mesi che caratterizzarono la nuova situazione nazionale di quel territorio che ben presto il fascismo avrebbe ribattezzato “Venezia Tridentina”. La pressione delle forze politiche nazionaliste non fece altro che acuire l’odio contro coloro che tornavano alle loro case dopo avere combattuto per la propria Patria, l’Austria, ora indifesi sudditi di uno Stato diverso da quello per il quale avevano militato.  Pensiamo alla storia, solo in minima parte analizzata, delle centinaia (migliaia?) di reduci  dell’esercito austriaco spediti in campi di prigionia come quello di Isernia, dove – a quanto riportano le scarse testimonianze – patirono le pene dell’inferno.
Il capitolo della cosiddetta “italianizzazione forzata” è abbastanza noto: mi riferisco a tutto ciò che fu fatto  per cancellare ogni segno dell’Austria, l’epurazione di molti lavoratori del pubblico impiego rei di avere collaborato con il “nemico”, la distruzione dei monumenti, il divieto del ricordo dei caduti in divisa austriaca, il tutto “per favorire la nascita di una memoria istituzionale, stabile e gerarchizzata, fondata sui grandi racconti della mitologia nazionale”, come ha ricordato lo storico roveretano Diego Leoni.
sangue 3Non è di questo che voglio trattare: oggi voglio parlare di un capitolo più delicato che riguarda espressamente i casi di violenza contro individui in qualche modo “colpevoli” di essere stati richiamati in guerra nell’esercito del loro Stato (l’Impero Austriaco) o perché “filotirolesi” o nostalgici della monarchia asburgica.   Ricordo di avere scorso qualche anno fa le pagine di un ampio volume della Polizia politica fascista, depositato presso l’Archivio di Stato di Trento, nel quale sono elencati migliaia e migliaia di nominativi di persone schedate in quanto “antinazionali”. Viene subito da chiedersi: che cosa dovettero subire? Quali pressioni psicologiche, minacce verbali e fisiche dovettero sopportare?
Una robusta ricerca storica, per quanto complessa e difficile, dovrebbe porre sotto la lente di ingrandimento un periodo che merita maggiore chiarezza, per aiutarci a capire quali furono le perverse dinamiche di quell’epoca e per consentirci di “rielaborare il conflitto”, di chiarire definitivamente in modo rigoroso le eventuali responsabilità, di quantificare il fenomeno.  Porto un paio di esempi concreti di casi accaduti nella nostra Terra,  limitandomi ad un territorio circoscritto alla zona tra la val di Fiemme e la val di Fassa.  Oltre a questi casi, esiste probabilmente un insieme più vasto di azioni criminose che con ogni probabilità fu abilmente insabbiato dal regime fascista e la cui memoria non è potuta giungere a noi.
 – vi era acquartierato presso l’Hotel Corona di Vigo anche un reparto di finanzieri… Non correva buon sangue tra la popolazione locale e i nuovi occupanti, vi furono anche degli scontri ma soprattutto i finanzieri italiani non vedevano di buon occhio i pompieri locali perché portavano ancora le divise austriache. La mattina del 21 ottobre il Rizzi con i suoi uomini si recò presso l’Hotel Corona per la colazione, all’interno vi erano già i finanzieri e l’aria era carica di tensione. I militari vedendo arrivare i pompieri estrassero le loro baionette, il Rizzi fu il primo ad entrare e si avventarono su di lui ferendolo gravemente
Conosciamo ad esempio il caso di Simone Rizzi (la sua storia è stata narrata da Ivan Pezzei ne “Il Pompiere del Trentino” del dicembre 2001, p. 54).    Simone Rizzi, detto Simon del Faure, era nato a Campitello di Fassa nel 1888. Di professione pittore e decoratore, nel 1914 fu richiamato in Galizia come sergente maggiore dei Landesschützen. Finita la guerra, tornato a casa, ricostituì il locale corpo dei vigili del fuoco volontari, di cui divenne ben presto comandante.  Un giorno di ottobre del 1921 scoppiò un furioso incendio nell’abitato di Vigo di Fassa. Anche Rizzi accorse in aiuto con i suoi uomini. “In quel periodo – scrive Pezzei”.
Il comandante Rizzi morì all’ospedale di Tesero di lì a poco, all’età di trentatrè anni (“vittima innocente d’un tumulto a Vigo”, scrissero allora gli amici sulla lapide).
sanguePochi chilometri più in là,  un altro tragico fatto si era verificato a guerra già conclusa, il 15 novembre 1918. Lo storico Candido Degiampietro ha narrato la vicenda nel suo volume “Briciole di storia, di cronaca e momenti di vita fiemmese”.  Ancora oggi, nei campi tra Cavalese e Tesero, vi è una lapide, dimenticata da molti. In quel luogo, una fredda notte di novembre, fu assassinato Alberto Paluselli di Tesero, 33 anni, caporal maggiore dell’esercito austriaco. Il Paluselli era stato decorato con la medaglia d’argento al valor militare per le azioni compiute in val di Sole (al contrario di quanto sostiene una certa vulgata storiografica,  non furono certo pochi i tirolesi di lingua romanza che parteciparono militarmente anche sul fronte italo/austriaco).  A guerra finita,  il Paluselli era rientrato in val di Fiemme. Ben presto arrivarono gli italiani che incalzavano gli austriaci in fuga, erano gli alpini del battaglione “Feltre”. Il Paluselli, dismessa la divisa militare dell’esercito imperiale, circolava portandosi addosso sui vestiti borghesi – era quasi inverno – il cappotto militare. La sera del 15 novembre il nostro si trovava presso l’Albergo all’Ancora di Tesero, insieme ad altri reduci, quando entrarono due alpini armati di tutto punto che prelevarono il Paluselli. Si avviarono verso Cavalese. Il suo corpo fu ritrovato la mattina successiva. Solo grazie alla coraggiosa testimonianza di numerose persone di Tesero, l’anno successivo un caporale del Battaglione Alpino “Feltre”, originario della provincia di Belluno, fu condannato a vent’anni di prigione per l’omicidio.
Quelli che ho raccontato sono solo degli esempi, dietro ai quali si ha la sensazione, per non dire  la certezza, che si nasconda uno scenario di vendette pesanti (omicidi compresi) che contribuirono a creare un clima di terrore nelle decine di migliaia di reduci dell’esercito austriaco e nelle loro famiglie.   Agli storici il compito di fare luce, non per riaprire ferite, beninteso, ma per accertare la verità e ricomporre il quadro di un’epoca che ha così pesantemente stravolto questa nostra Terra.

sabato 1 aprile 2017

Briciole di Memoria 10: Noi, Irredenti?

quando 3Questa vicenda viene raccontata da Luigi Sardi, in uno dei suoi interessantissimi libri, ricchi di documenti originali, di citazioni di testi, di precisi riferimenti bibliografici, che narrano “L’ALTRA STORIA”, quella che in Italia non si racconta mai, anzi, quella si tenta in tutti i modi di nascondere, anche al giorno d’oggi.
Nel suo libro “Quando l’Austria catturò Battisti”, Sardi cita una nota tratta dal diario di un soldato italiano, il sergente maggiore Artibano Romio del settantanovesimo reggimento fanteria della Brigata Roma:
quando 2“Alle ore 16 del 18 maggio 1916 fui fatto prigioniero. Dopo mezzora di sosta a Vanza, perché abbiamo dovuto raccogliere i nostri feriti, siamo partiti alla volta di Rovereto, scortati da poco simpatiche sentinelle. Ripartimmo per Villa Lagarina ove pernottammo in un prato all’aria aperta e la mattina per tempo, partenza per Trento. Quando si passava in mezzo ai paesetti la popolazione non faceva altro che imprecare contro di noi, dandoci dei vigliacchi e dei traditori: questi sono coloro che noi chiamiamo gli irredenti?
Aveva ragione, il sergente maggiore Romio. Peccato che questa storia, come tanti altri piccoli frammenti di verità, siano sconosciuti ai più. Peccato che la nostra vera Storia sia sempre stata nascosta e falsificata dall’Italia. Solo pochi autori di indiscussa onestà intellettuale,  raccontano in maniera corretta ciò che avvenne cento anni fa: uno di questi è proprio il giornalista Luigi Sardi,  autore di molti testi storici sulla nostra terra Tirolese.
Invito tutti a cercare i suoi libri e a leggerli con attenzione. Li scrive per noi, per raccontarci la nostra storia, quella che non possiamo non conoscere.

Fonte: http://www.unsertirol24.com/

giovedì 23 marzo 2017

I nostri bravi Tirolesi!






Questo è Eugenio Rossaro, comandante della Standschützenkompanie Vallarsa-Trambileno.
Durante la Grande Guerra e dopo la dichiarazione di guerra (tradimento) del Regno d'Italia contro l'Impero Asburgico, lui ha combattuto assieme ai suoi Schützen per la difesa del Tirolo contro le truppe tricolorute (alpini).
...
Eugenio Rossaro fu un pluridecorato medaglia d'oro dell'esercito austriaco per la fedeltà dimostrata al Tirolo, patria dei suoi genitori, dei suoi nonni e dei suoi (nostri) avi.


Fonte: Trento è Tirolo - Trient ist Tirol
 

domenica 19 marzo 2017

FESTA DI SAN GIUSEPPE






Il 19 marzo ricorre la Festa di San Giuseppe, nominato Patrono del Tirolo da Maria Teresa nel 1772 con il decreto imperiale “Sanctus Josep...hus Tirolensis Patronus". In quel giorno i nostri paesi esibivano sempre la bandiera tirolese. A Trento, la grande fiera di San Giuseppe.
Anche questa festività religiosa è stata abolita dallo stato italiano con la legge del 5 marzo 1977 n.54. Da allora il giorno di San Giuseppe divenne in Tirolo un giorno come tutti gli altri.
In 98 anni lo stato italiano ha cercato in ogni modo di cancellare la nostra secolare storia e le nostre tradizioni austriache.
Ma siamo Tirolesi! Abbiamo memoria e identità e non molliamo!


Fonte: Trento è Tirolo - Trient ist Tirol

venerdì 10 marzo 2017

Lo Schütze Hauler

Fonte: Vota Franz Josef

Maria Amalia Anna von Hauler
"Lo Schütze Hauler"


L'11 novembre 1917, a Longarone, nella giornata di riposo che venne concessa al Württembergisches Gebirgsbataillon il battaglione da montagna del Württemberg per la presa del paese, il maggiore Sprösser, comandante del reparto, convocò nel salone del palazzo dove aveva posto il suo comando lo Schütze Hauler.
Non appena lo vide comparire sulla porta, lo aggredì, non con una semplice domanda, ma con un'imperiosa affermazione: "Schütze Hauler, lei è una ragazza!".
Così venne smascherata Maria Amalia Anna von Hauler.
Maria nacque il 16 luglio 1893 da Otto von Hauler, ufficiale dell'imperiale e regio esercito austro-ungarico e da Vilma von Matachich-Dolanski di nobile famiglia croata.
Crocerossina volontaria a partire dai giorni della mobilitazione generale dell'impero, si era distinta per coraggio ed abnegazione.
Per i suoi meriti le venne conferita nel 1916 la medaglia d'argento e nell'ottobre del 1917 la medaglia d'oro della Croce Rossa, assieme alla croce al merito di servizio con spade.
Dopo la morte del padre, nel marzo del 1917, Maria aveva ben chiaro il disegno del suo futuro di soldatessa.
Fino al giugno del 1917 prestò servizio presso l'ospedale da campo 407 di Opicina, ma tanto fece finché non venne trasferita nella zona di Tolmino.
Prima dell'offensiva austro-ungarico tedesca, Maria venne assegnata al königlich-bayerischen Infanterie-Leib-Regiment, reggimento della guardia reale bavarese, in qualità di interprete.
Solo il due novembre Maria si presentò al Württembergisches Gebirgsbataillon e fino a Longarone aveva partecipato a tutte le fatiche, le marce e ai combattimenti affrontati dai suoi commilitoni.
Nessuno si era accorto di niente.
Fino ad allora si era fatta chiamare Wolf Hauler e prestava servizio nelle file della compagnia trasmissioni del battaglione come interprete.
I commilitoni, che ne intravedevano la debolezza fisica ed i lineamenti da bambino, l'avevano soprannominato Büble (bambinetto), ma, dopo Longarone, si resero conto di avere una Madle (ragazzina) come compagno delle loro fatiche belliche.
II maggiore Sprösser, dopo le rivelazioni di Longarone, aveva tentato in tutte le maniere di trasferire Maria al comando di Feltre.
Nulla da fare!
Immancabilmente l'interprete del battaglione si faceva trovare puntuale alle adunate della compagnia trasmissioni, anche in prima linea.
La troviamo a Quero nel periodo di preparazione alla conquista del monte Fontana Secca e sul monte Tomba alla fine di dicembre del 1917, nelle ultime battute della permanenza del battaglione sul fronte italiano, quando venne intossicata dal gas.
Per i problemi insorti ai polmoni Maria sarà costretta a passare da un ospedale da campo all'altro.
Fino al 28 gennaio rimarrà in zona di guerra, poi verrà trasferita all'ospedale n. 131 nei pressi di Udine.
Vi rimarrà fino al 18 marzo del 1918. Una ricaduta riporterà Maria all'ospedale di Leutkirch, dal 5 maggio al 9 luglio 1918.
Durante questo periodo di ricovero, la notizia che una donna faceva parte del glorioso battaglione del maggiore Sprösser scoppiò improvvisa ed incontrollata e i comandi trovarono grosse difficoltà a circoscriverla.
La lunga e penosa malattia polmonare si risolse soltanto a guerra finita, quando Maria poté lasciare il sanatorio di Überruh.
Il maggiore Sprösser l'aveva proposta per il conferimento della medaglia d'argento al valor militare, ma la pratica non avrà seguito.
Conosciuto un diplomatico giapponese, Maria lo seguirà nel paese del sol levante, a Tokio, dove diventò la signora Saka.
Dopo il 1940 di lei si perse ogni traccia.

Frauen im krieg (Donne in guerra)

 
 
 
 
Più di 200 donne servono nella legione polacca incorporata nell’esercito austro-ungarico,come anche la legione ucraina,con molte donne,e altrettanto meravigliosamente si comportano le ragazze e le donne rutene che prendono parte alle battaglie contro i Russi nei Carpazi.Una di loro, la signorina Olena Stepaniew, in tempo di pace studentessa di filosofia all’università rutena di Lemberg,serve nei corpi volontari ucraini e per il suo brillante contributo venne nominata tra gli aspiranti allievi ufficiali e insignita della medaglia al valore d’argento.

martedì 21 febbraio 2017

Giuseppina Negrelli, eroina del Tirolo assieme a Hofer

Fonte: Trento è Tirolo - Trient ist Tirol.



Giuseppina Negrelli di Primiero, nata Gioseffa Franca Elisabetta Giovanna Negrelli (Fiera, 1790 - Mezzano..., 1842), una donna protagonista dell'Insorgenza Tirolese guidata da Andreas Hofer contro l'occupazione francese.
I genitori furono Angelo Michele Negrelli ed Elisabetta Würtemperger, una famiglia di commercianti di legname a Fiera di Primiero. Il fratello di Giuseppina fu il grande ingegniere austriaco Luigi (Alois) Negrelli (Fiera, 1799 – Vienna, 1858).
La storia è testimone del patriottismo tirolese della nostra gente e Giuseppina ne è sicuramente un simbolo da valutare. Dopo le invasioni napoleoniche, in tutto il Tirolo vengono formate commissioni di difesa. In Primiero, a capo del borgomastro Negrelli (padre di Giuseppina) con sei (6) compagnie Schützen agli ordini di Francesco Bosio, Luigi Savoi, Luigi Piazza, Francesco Zorzi e dei conti Villabruna di Transacqua e Welsperg di Fiera (quest'ultimo padrino di Giuseppina).
La giovane Giuseppina, appena diciottenne, ottenne il permesso per combattere assieme agli Schützen nella compagnia locale come portabandiera e staffetta, potendo servirsi di un cavallo e indossare abiti militari. Ha subito preso parte all'insorgenza tirolese con un gruppo di volontari lungo lo Schener.
In seguito alcuni reparti di Schützen guidati proprio dalla Negrelli compirono delle sortite nel territorio di Feltre e di Belluno, operando requisizioni di ogni sorta di generi e respingendo alcuni reparti franco-piemontesi. Tale gesto fu elogiato in una lettera scritta dal barone Paolo von Taxis, tenente colonnello e comandante degli avamposti, che scrisse:
"Una certa Giuseppina Negrelli, di 18 anni, indossati abiti maschili, è partita con i Bersaglieri per la guerra e le donne stesse si sono sistemate in una posizione da cui poter rovesciare sassi sul nemico. Questa notizia, partecipatami dal Signor Intendente Generale, sarà resa nota a tutti".
Giuseppina Negrelli ha vissuto come una donna normale dopo l'insorgenza e la vita trascorse senza particolari eventi. Nel 1816 sposò Antonio Zorzi ed ebbe tre figli. Assieme ai connazionali Katharina Lanz (di San Vigilio di Marebbe) e ad Andreas Hofer (di Sankt Leonhard in Passiria), è una delle figure simboliche dell'insorgenza tirolese contro il dominio napoleonico.
Come lei vi sono tante altre donne ignote che hanno combattuto durante la difesa del Tirolo nel 1809. Nel 2009 la Repubblica Austriaca ha coniato una moneta commemorativa con Andreas Hofer assieme a Giuseppina Negrelli.
Alla faccia di quanti malintenzionati che dicono che la nostra storia sia iniziata dopo il Congresso di Vienna (1815), il Primiero ci presenta la giovane Giuseppina Negrelli come testimone dell'attaccamento popolare alla propria terra e del nostro secolare passato austriaco.

venerdì 17 febbraio 2017

-STROFETTE SBILENCHE-

Fonte: Vota Franz Josef




Antefatti: la ferrovia Monfalcone-Cervignano fu voluta dagli ingegneri Giulio Dreossi e Giacomo Antonelli, il parlamento di Vienna lo appro...vò nel 1893, nel 1897 fu completata. Il giorno in cui i due ingegneri provenienti da Udine (lì giunti da Vienna) passarono il ponte sull'Aussa vennero travolti dalla popolazione festante, in quell'occasione un certo Toni Cont cantava la strofetta sbilenca: Viva Dreossi / E Antonelli / In grazia di quelli / In ferrovia si va, è di quei giorni, e fa il paio con l'altra, creata dai triestini nel 1857, per l'inaugurazione della ferrovia meridionale Trieste-Vienna: Adesso che gavemo / La strada ferrata / In mezza giornata / Se vien e se va (oppure, La boba in pignata /Mai più mancherà).

-Rimembranze di un centenario 1977-

giovedì 9 febbraio 2017

L'Impero d'Austria e Aqvileia

Fonte: Vota Franz Josef



Questa pubblicità dei primi del novecento (vedi immagine),da l'idea della grande considerazione,e dei notevoli investimenti,dell'imp.d'Austria per Aquileia...e anche di quanto devono essere grati i friulani e i turisti per le bellezze storiche che ora possono ammirare...pensate che quello che pubblico a seguire,è solo un riassunto dell'attività della Zentralkommission,con i costi sostenuti dall'impero d'Austria per Aquileia..."Per il restauro degli affreschi nella cripta furono necessarie sotto forma di sovvenzioni statali dal 1907 al 1909 3.800 corone (18.468 euro).Nell’anno 1910 raggiunsero in totale 15.000 corone(70.050 euro) nella basilica,comprese quelle per la ricerca archeologica e il sollevamento dei mosaici nella navata settentrionale.
Per il programma di lavoro 1911-1913/14 fu messo a disposizione l’importo di 15.500 corone(euro 69.750) da parte del Ministero delle Finanze che contemporaneamente era responsabile anche degli importi per il grande programma di restauri a Spalato/Split.I costi per i lavori all’interno della basilica e il restauro dei mosaici ammontarono infine alla enorme somma per l'epoca,di 25.662 corone (euro 113.000), per cui rimasero al di sotto del preventivo iniziale di 34.660"
Quando all’inizio del XIX secolo si sviluppò la ricerca archeologica il Münz – und Antiken-Cabinett di Vienna,fondato nel 1798,era l’unica istituzione che conduceva scavi archeologici in Aquileia,nel 1873,essa mutò il nome,divenendo Zentralkommission.L’attività della Zentralkommission ebbe inizio con il suo primo presidente, Karl Czoernig von Czernhausen (1804-1889) ”
Divenuto capo dell’”autorità centrale fiscale” di Trieste,si occupò intensamente del Friuli e della sua storia.Dal 1868 la Zentralkommission mise a disposizione per gli scavi diretti da Karl Baubela fin dal 1871 ogni anno 500 Gulden (flicken ovvero circa 5.000 euro).
Fino alla fine del primo periodo di indagine, nell’anno 1877, furono spesi in tutto 5.130 Fl. (51.300 euro)mentre per i danni all'agricoltura dovuti agli scavi la Zentralkommission stimava una dotazione annua di 2.000 fl. (20.000 euro).
Nel 1873 fu possibile la creazione un museo comunale,tramite donazioni, per cui fu a disposizione anche una somma del ministero dell’istruzione,così che con risoluzione imperiale del 28 giugno 1880 fu concessa la crezione di un museo statale per i rinvenimenti archeologici di Aquileia,Il nuovo museo, in cui trovarono accoglienza anche la Raccolta comunale e numerose collezioni private,fu infine aperto il 1 agosto 1882 e godette immediatamente di grande affluenza.
Il nocciolo era formato dalla collezione di sculture e di iscrizioni acquistata dallo stato per 4.500 fl. (45.000 euro) nel 1879 da Francesco Leopoldo Cassis (1792-1866),e grazie a una donazione imperiale fu possibile l’acquisto della collezione Monari,di cui Heinrich Maionica,aveva predisposto un inventario.Heinrich Maionica (1853-1916) Triestino di nascita,assunse la direzione del museo,in quanto nominato conservatore della prima sezione,egli fu legato ad Aquileia e al suo museo fino al suo collocamento a riposo per ragioni di salute nel 1915.
Dopo l’allestimento del museo nel 1880 erano a disposizione per acquisti e per scavi ogni anno circa 2.300 fl. (23.000 euro)Uno dei più rilevanti monumenti del Friuli è la basilica paleocristiana di Aquileia con il suo mosaico, nel 1893 per la prima volta oggetto di sistematiche indagini storico-architettoniche e archeologiche.La preistoria di queste ricerche può essere ricostruita sulla base di lettere del poliedrico architetto Georg Niemann al mecenate del progetto,il conte Karl Lanckoroński-Brzezie(1848-1933)che era una delle personalità più brillanti nel mondo culturale di quell’epoca,abilitato in storia dell’arte e mecenate delle arti fu anche membro del senato.
Le lettere di Niemann indirizzate a Lanckoroński menzionano la decisione nell'agosto 1893 di effettuare un’indagine archeologica nell’atrio.Essa naturalmente si svolse in collaborazione con Enrico Maionica, che mise disposizione 200 fl. (2.000 euro) delle 400 fl. (4.000 euro) del costo dello scavo,nel corso degli scavi emerse a un metro di profondità il primo pavimento musivo.Il 1 settembre egli lasciò Aquileia,dove l'assistente Anton Gasparin doveva concludere i lavori.Una lettera di Niemann del 22 aprile 1895 indica che gli scavi erano proseguiti,e propose già il 17 maggio 1895 un preventivo di 3.285 fl. (32.850 euro) per la stampa a colori dei mosaici e degli affreschi nella cripta.Ancora nell’anno della loro comparsa (1909) si intraprese il restauro dei mosaici della basilica.
Medesima cura valse, oltre che per il campanile che minacciava di crollare anche per gli affreschi della cripta e per il tetto, ma soprattutto per l’interno della basilica, dove un’ampia parte fino ad allora sconosciuta del precedente edificio paleocristiano era stata riportata alla luce e infine conservata.La priorità sarebbe divenuta ora il mantenimento del nucleo originario non restaurato, inalterato, con-servato al massimo grado rispetto alla ricostruzione tanto apprezzata in precedenza dal romanticismo.Queste nuove tendenze nella tutela dei monumenti si possono indicare in maniera esemplare relativamente al restauro della basilica di Aquileia. I lavori ebbero luogo per stati di avanzamento tra 1909 e 1915.
Tra 1909 e 1911 essi furono diretti dall’ingegnere capo Rudolf Machnitsch,che fu promosso nel 1912 a capo del settore edilizio della Luogotenenza di Trieste.Le prime indagini archeologiche ebbero luogo nel 1909 nella navata destra e sinistra e anche in una parte della navata centrale, dove accanto al mosaico di Giona fu riportata alla luce pure l’iscrizione dedicatoria al vescovo Teodoro, fatto che fu subito riferito dal prelato Karl Drexler alla Zentralkommission,perciò vi fu ora a disposizione una sovvenzione statale di 1.000 corone (5.000 euro).La nuova sistemazione dei mosaici,fu effettuata dal pittore accademico Viktor Förster di Praga.Egli calcolò per il sollevamento, la realizzazione di un piano di cemento,la nuova sistemazione e il restauro dei mosaici 6.980 corone (euro 32.429).Il successore al trono nella sua visita del 12 aprile 1910 si espresse risolutamente disapprovando la nuova sistemazione.Egli espresse inoltre il desiderio che i mosaici dovessero essere lasciati “perché non perdessero il loro splendore e valore storico”La luogotenenza di Trieste dispose il fermo dei lavori.In un documento del 30 luglio 1910 predisposto da Franz Ferdinand si sottolinea che “non si sarebbe dovuto effettuare lo strappo dei mosaici dal loro naturale contesto, sollevarli e utilizzarli come ornamento della chiesa.I costi furono stimati in circa 24.000 corone (111.600 euro).
Nel 1914/15 il restauro fu concluso,l’interno sottoposto a drenaggi e abbassata l’acqua di falda nella parte occidentale della navata settentrionale,così che anche i mosaici dell’area B furono rimessi in luce.Tra l’anno 1914 e la primavera 1915 i pavimenti musivi erano a tal punto consolidati che si poté camminarvi sopra.A causa della mobilitazione,generale il complesso dei lavori si fermò il 5 agosto 1914.Per impedire eventuali danni di guerra – il 23 maggio 1915 l’Italia aveva dichiarato guerra all’Austria-Ungheria – i mosaici furono ricoperti con uno strato di terra.I lavori continuati nel 1917 dalla amministrazione per i monumenti italiana,furono alla fine finanziati e conclusi ancora una volta dall’Austria;e l’opera di protezione del campanile,l’ultima della monarchia asburgica,fu resa accessibile tramite una scala.
L’indagine archeologica a est del campanile, invece,valutata del costo di 2.500 corone (975 euro)non si riusci a realizzare.Indipendentemente dall’origine e dalla loro formazione culturale nella loro attività, sia sotto l’aspetto prevalentemente teorico,come Friedrich von Kenner e il conte Lackoroński mecenate degli scavi,pratico,come Heinrich Maionica,Rudolf Machnitsch e Georg Niemann,e in embrambi i campi come Anton Gnirs, tutti ebbero a cuore la ricerca e la tutela dei monumenti di Aquileja.
La Zentralkommission,ben provvista finanziariamente,e grazie al coinvolgimeto dei suoi protettori e scienziati,diede vita ad un'Aquileia,come è ancor oggi,cioè con il museo,la basilica,gli scavi,e con i suoi tesori d’arte.Nello stesso tempo i progetti archeologici e di tutela monumentale della tarda monarchia asburgica significarono anche un aiuto economico per il Friuli,e si pongono all’inizio del turismo culturale dell’attuale ambito adriatico.Un mio lungo lavoro di riassunto,dell'imponente e amorevole opera della nostra cara Austria per Aquileja...dedicato come sempre,alla mia gente mitteleuropea.

giovedì 2 febbraio 2017

Ida Dalser, la "prima vittima" tirolese di Benito Mussolini.

Fonte: Trento è Tirolo - Trient ist Tirol

Ida Dalser


Quando arrivò a Trento il 6 febbraio 1909, Mussolini era un giovane socialista ancora sconosciuto. Aveva una brevissima esperienza di maestro compiuta in alcune piccole località del Regno d'Italia e in Svizzera. A Trento, il giovane Benito ha cercato - sempre assieme all'amico Cesare Battisti - di promuovere un'italianità di stampo nazionalista, molto diversa dalla realtà sociale del Tirolo Italiano di allora, di lingua italiana, ma sempre fedele all'Impero Austriaco e alle tradizioni locali.
Anche se per breve periodo, Mussolini provò le carceri austriache di Trento e riporta tale esperienza nel suo libro "Il Trentino veduto da un socialista" dove dimostra come la realtà politica e sociale nel Tirolo dei nostri nonni e bisnonni (fedeli sudditi dell'Imperatore d'Austria) era più avanzata di quella italiana.
In Tirolo gli piacevano le trentine, così come le donne di Innsbruck. Ma il giovane aveva capito che poteva sfruttare un "dolce far niente" da una signora benestante. A Milano, il giovane "furbét" ha conosciuto Ida Dalser, una tirolese benestante e, da parte di Mussolini si trattava di un rapporto molto "interessato".
Infatti, si fece finanziare dalla signora spremendola come un limone. Lei avrà un figlio suo, Benito Albino Dalser, mai riconosciuto dal padre (in modo ufficiale).
"Abbandonata", la Sig. Dalser comprese veramente chi era Benito Mussolini e prima dell'ultimo "addio" gli preannunciò quale sarebbe stata la sua fine.

lunedì 9 gennaio 2017

Uno scorcio di "Memorie della guerra d'Italia degli anni 1848-1849"

Fonte: Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien





Pria che le due parti dessero di piglio alle armi pubblicarono come di solito i loro manifesti. Il piemontese cercava di mascherare con declamazioni ed accuse la debolezza di un'ingiusta causa; quello austriaco era semplicissimo ed esponeva ai gabinetti ed ai popoli la verità.
Il Feldmaresciallo in un breve ordine del giorno ricordò alle truppe il loro valore e le vittorie, e terminava con additar loro Torino qual meta de' loro sforzi. A questo ordine del giorno aggiunse egli... una specie di manifesto, nel quale parlò più diffusamente del modo suo di procedere e di quello dell'avversario. Vi fu chi volle scorgere in quell'atto un linguaggio appassionato; noi non negheremo che fosse concepito in termini energici, e che lo scrittore di esso non fosse forse un diplomatico, era però l'espressione della verità; ed il gabinetto di Torno aveva dato al Feldmaresciallo sì replicati motivi di lagnanze e di scontento, che non è meraviglia se il vecchio Soldato perdette alla fine la pazienza, e diè sfogo alla bile tanto tempo repressa.
Il Feldmaresciallo diresse pure particolari manifesti agli abitanti della Lombardia e di Milano, esortandoli con quelli a mantenersi tranquilli.
Chrzanowsky (militare polacco a capo dell'Armata Sarda nella Battaglia di Novara, ndr) pure diresse incoraggianti parole all'esercito piemontese, eccitando i soldati al valore ed alla vittoria.
Ma le parole dello straniero duce alle truppe sconosciuto non potevano produrre nell'animo dei soldati piemontesi quell'entusiastico effetto, che le parole del Feldmaresciallo produssero sui suoi.
Mentre il soldato piemontese udiva con indifferenza la voce del suo condottiero, alla lettura dell'ordine del giorno di Radetzky eccheggiava l'aere delle grida di giubilo dei nostri; che egli promettevano di vincere o morire
[..]
Invece di recarsi a Lodi, come da tutti e dappertutto si credeva, il Feldmaresciallo piegò improvvisamente a destra, e giunse nelle ore pomeridiane col suo quartier generale a Sant'Angelo (Lodigiano).
[…]
Qui si rinnovò una di quelle scene che, che caratterizzavano lo spirito ond'era allora animato l'esercito d'Italia. Verso sera la musica di un reggimento suonava nel giardino del castello, dove i soldati affollati in gran numero, in fratevole concordia s'intrattenevano nella babelica confusione di lingue, colle quali, come s'esprime il poeta, s'implorarono le benedizioni dell'Imperatore.
Non andò guari che tutti furono invasi da letizia ed i soldati cominciarono a ballare; gli ufficiali si confusero tra i soldati, e perfino i vecchi Generali non andarono esenti dalla generale vertigine.


Tratto da: Memorie della guerra d'Italia degli anni 1848-1849

Alcuni estratti dei "Cenni storici e statistici sul Regno Lombardo-Veneto"

Fonte: Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien

Alcuni estratti dei "Cenni storici e statistici sul Regno Lombardo-Veneto" tratto da "Nuova descrizione del Regno Lombardo Veneto", un testo di una casa editrice milanese scritto sotto forma di guida per i visitatori stranieri. Non mancheremo di pubblicare altro materiale tratto da quest'opera in quanto è offerta una panoramica molto ampia e dettagliata.

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