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mercoledì 5 dicembre 2012

Male ereditario della Rivoluzione Francese: La Monarchia Costituzionale ( Parte 4°)

La Spagna non è una monarchia. Cessò di esserlo nel 1837 quando  adottò la Costituzione, e nel periodo precedente quando era in vigore quella del 1812. Pochi anni prima, quando la reggenza di Maria Cristina di Borbone si rifiutò di riconoscere Don Carlos V come Re, causando la prima guerra carlista, era stata abbandonata come criterio di successione la legittimità. Con la Costituzione si abbandonò la Monarchia stessa.  Forse fu una coincidenzao forse un cenno della Provvidenza  verso quella Monarchia  Cattolica  che fu il primo baluardo della Cristianità in due mondi, che non fossero i suoi principi legittimi gli autori della sua distruzione.
La posizione del "Re" è diventata una decisione costituente, un'elezione . Alcuni esempi tratti dalla storia accentuano questo carattere elettivo: l'adesione di Amedeo di Savoia ( dopo aver prestato giuramento alla Costituzione del 1869), quella di Don Juan Carlos due anni prima che il padre si dimettesse nel 1977, ed anche la fantasia di "Baldomero I" (Espartero), che formalmente li venne  offerta la Corona prima della sua scomunica di principe italiano. Ma anche in periodi di successione normalizzata, quella linea da Isabella "II" a Juan Carlos "I", passando per Alfonso "XII" , "XIII", e Don Giovanni di Borbone e Battenberg, non può considerarsi una dinastia, non è mai esistito il principio monarchico di successione ereditaria nei regimi che hanno presieduto: Questo, forse più che la mancanza di legittimità della loro origine, giustifica il motivo per il quale i loro numeri ordinari sono stati scritti tra virgolette. Il fatto che il figlio sarebbe succeduto al padre o alla madre senza ulteriori spiegazioni determinava anch'essa  l'attaccamento del popolo spagnolo alla sua Monarchia, alla quale si voleva far passare per successore la monarchia liberale, "per la Grazia di Dio e della Costituzione" , mantenendo la sua apparenza ma perdendo però la sua sostanza.
Isabella "II" corona Manuel Quintana come poeta laureato. Il suo regno "incoronato" dal popolo (o per meglio dire, dall'oligarchia parlamentare che dice di rappresentarlo), distrusse la monarchia che la prima  Isabella  aveva esaltato.
Conclusioni
Questo articolo non si può additare come una rimuginazione storica e legale. Concludo con un invito alla riflessione per i monarchici e i non monarchici.  E chi non si considera monarchico deve sapere che queste realtà che sono oggi chiamate  costituzioni monarchiche, non hanno assolutamente nulla a che fare con la monarchia genuina, fatta eccezione per il fasto e le cerimonie che persistono per ingannare coloro che sono rimasti. La monarchia non è solo una forma di governo che si impone per i suoi immensi vantaggi pratici, essendo anche legata indissolubilmente alla nostra civiltà cristiana,  purtroppo  oggi nota come "Occidentale" per scurire il suo carattere universale. Ciò che era  così speciale in Spagna, e che fu l'unione dinastica  la quale ha dato forma politica ad una confraternita culturale e religiosa già esistente, fu la vera nave che portò Cristo nel Nuovo Mondo, ed erano le leggi della monarchia che hanno aperto le braccia per accogliere gli abitanti di quella fraternità che ha preso il nome di Hispanidad,  che-citando Miguel Ayuso, non è però un concetto creato successivamente ed in sostituzione della Monarchia Ispanica.
Molti di coloro che si considerano monarchici credono di vedere nella loro difesa della monarchia costituzionale, l'ultimo ostacolo contro il repubblicanesimo. Ma io mi chiedo: davvero le monarchie costituzionali odierne sono tanto diverse dalle Repubbliche? O forse ciò che conta è che il capo dello Stato è chiamato "re" al posto di "presidente"? Che cosa significa essere Monarchico?
E 'vero che le monarchie costituzionali che esistono oggi possono avere una qualche utilità per una futura restaurazione, per mantenere l'istituzione monarchica - anche solo se è un fantasma di essa - nel contesto della vita quotidiana, della familiarità, in modo che non svanisca nell'immaginario collettivo come un lontano ricordo di epoca medievale. Anche riconoscendo come utile  il lavoro che svolgono i titolari come  Capo di Stato, in quanto agenti delle relazioni internazionali e promotori di investimenti esteriNon sono , tuttavia, le funzioni di un monarca, o almeno non le uniche. Ed è proprio per questo che i sostenitori delle monarchie costituzionali si sono trovati ad impugnare un'arma a doppio taglio: perché quando esse cadono, avendo cancellato dalla memoria l'immagine della monarchia e avendola sostituita per la sua versione residuale moderna mediante l'esperienza costituzionale, non saranno voci che reclameranno una nuova  Restaurazione: Perché resuscitare qualcosa che ha da tempo perso il suo significato, qualcosa che è giunta fino a noi solo per inerzia storica?
Alcuni monarchici mi accuseranno a dir poco di tradimento per ciò  che ho detto in  questa serie di pubblicazioniNon dovremmo mettere da parte le nostre differenze e serrare le fila intorno alle monarchie che rimangono? Non favoriamo se no i Repubblicani? Io credo di no.  Piuttosto è il contrario: Credo che solo una difesa integrale della monarchia, senza fare compromessi con le sue degenerazioni costituzionali, possa combattere efficacemente le posizioni repubblicane. Posizioni repubblicane , insisto, tanto presenti nelle repubbliche coronate come in quelle che non lo sono.
Concludo, pertanto, chiedendo: Vale la pena  rinunciare a un patrimonio di duemila anni in cambio di una apparenzaVale la pena  difendere a tutti i costi delle monarchie nominali, anche a costo di seppellire per sempre quello che una volta e oggi significa Monarchia? Io credo di no. E per questo sono un  Monarchico.
Fine...
Fonte:
Tradotto, adattato e scritto da:
Redazione A.L.T.A.


martedì 27 novembre 2012

Male ereditario della Rivoluzione Francese: La Monarchia Costituzionale (Parte 3°)


Dal momento che l'impero romano smise di essere governato dalla sua degenerata costituzione repubblicana, si andò forgiando una concezione unica della monarchia che si dimostrerà inseparabile da quello che oggi chiamiamo asetticamente Occidente, che non è altro che l'impero romano nella sua continuità e perfezionamento nella cristianità medievale. Si distingue da altre monarchie che sono esistite in altre epoche e luoghi per una caratteristica assolutamente unica, sconosciuta per l'uomo e mai attuata fino a quando la istituerà Nostro Signore Gesù Cristo: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio"(Vangelo secondo Matteo, Gesù a Gerusalemme(21,1-23,39).
La Successione ereditaria sarà anche la caratteristica di questa monarchia che , alla fine della sua evoluzione, è praticamente tanto originale e importanteChe cosa significa ereditaria? Non solo Significa che la corona può passare di padre in figlio, che è sempre stato un modo comune di trasmisione del potere in molte culture, ma può solo passare di padre in figlio. ovvero,  sempre esiste una sola persona che in un dato momento è il successore legittimo.In questo modo la monarchia, suprema magistratura , il premio più desiderato per gli ambiziosi, diventa inaccessibile. Con una successione ereditaria non vi è alcun dubbio su chi è il re e chi può esserlo, il Re può governare in modo equo e disinteressato, con la sicurezza di non avere pretendenti  rivali  che minacciano la sua posizione. Ancora più importante, il Regno si libera dalla piaga della Guerra Civile, sempre in agguato quando ci sono rivalità per la successione. La storia lo dimostra ampiamente.

I detrattori della Monarchia  generalmente accettano che la successione  ereditaria lascia troppo al caso, non garantisce che il re abbia le caratteristiche di un buon sovrano, dimenticando che altre forme di ascesa al potere - come l'elezione popolare e il colpo di stato - certamente garantiscono che non lo possiederà. Questi critici non riescono a capire che la cosa  più importante per il buon governo non è che questa o quella persona è il Re, ma che lui solo può esserlo. La corona non è raggiungibile. Un Re metterà in luce se è un genio o un villano:  è più probabile che non sia nessuno dei due, e che l'istituzione eclissi l'uomo: "Un monarca, è una persona fisica e una persona morale e storica. Una persona fisica può valere molto poco, può essere inferiore rispetto alla maggior parte dei suoi sudditi, ma il valore morale e storico valgono tanto; che è di natura tale che fornisce quello che all'altro manca, e lo rende elastico spesso in modo ecessivo" (Juan Vázquez de Mella).
La Monarchia Costituzionale  mai potrà essere in grado di godere di questo vantaggio, perchè non è Monarchia, è ereditaria. Non è monarchia perché l'esistenza stessa della corona, l'identità del titolare e dei suoi attributi , dipendono dalle decisioni di un organo superiore: il Parlamento. Il Re , soggetto alla sovranità popolare, cessa di avere la posizione di supremazia necessaria per garantire l'esercizio indipendente delle proprie funzioni di governo, diventando un organo in più dello Stato, una sorta di notaio pubblico di leggi e ambasciatore. Passa a occupare un posto elettivo, non necessariamente vitalizio (può essere legalmente deposto in qualsiasi momento) , e la sua esistenza dipende dalla popolarità elettorale tanto come al politico di turno. La sua posizione viene prostituita all'opinione  pubblica , in modo che qualsiasi valore come arbitro della politica diventa assolutamente nullo. Naturalmente, nemmeno è ereditaria. Possono esserci le leggi di successione, ma sono soggette al potere costituente come qualunque altra legge. Possono cambiare da un giorno all'altro, soggetto alla volontà unilaterale - sovrana - del Parlamento, non godendo della protezione distinta da una legge fondamentale, una volta assicurata in Spagna  dall'equilibrio tra le Cortes e il Re.
"Il "diritto alla successione al trono" [...] non deve essere trattato come un diritto assoluto contro una possibile riforma costituzionale. Al contrario, si tratta di una situazione giuridica relativa e in attesa  [...]E' la Costituzione che garantisce questi diritti e può modificarli o cancellarli, nessuna forma può adattarsi ai loro titolari occasionali  che si oppongono alla riforma con alcun requisito di diritto , sia che la modifica o la revoca avvengano"  (Anche in questo caso, il Consiglio di Stato).
L'unica legge di successione  è solo la volontà del Parlamento nella sua prossima sessione.
Il valore reale di una costituzione
Ma in realtà la posizione del Re costituzionale è così fragile? Non può essere protetto da uno speciale processo di riforma costituzionale? . Anche la forma monarchica può essere protetta  da modificazioni , se il testo della Costituzione lo prevede. Persino alcune costituzioni monarchiche del Secolo XIX ( per esempio quella spagnola del  1845 1876, e quella francese del 1830, di Luigi Filippo d'Orléans)  non menzionavano nemmeno la parola sovranità, ne nazionale ne popolare!Come si può dire che il re è minacciata da una sovranità che la Costituzione non riconosce?
Qui vediamo una delle grandi illusioni del costituzionalismo, forse il suo più grande paradosso. Le costituzioni scritte pretendono di codificare le più alte leggi del sistema politico, presumibilmente per garantire la certezza giuridica in risposta alla arbitrarietà delle monarchie. Tuttavia, la cose più rilevanti della costituzione non sono rappresentate da ciò che è scritto in essa, ma da ciò che non c'è.  In  ciò che rimane sottinteso, in ciò che si presuppone.  E cos'è questo? Non è nient'altro che i principi del liberalismo, una ideologia che sta alla base di tutte le costituzioni moderneCompresa la sovranità popolare, anche se non sancito negli articoli, è il presupposto che sta dietro a tutte le Costituzioni. Si intende che esiste indipendentemente e prima di essa, che la può riconoscere o no. La storia lo dimostra:
Nel corso dei secoli XIX e XX si sono succeduti regimi e costituzioni spesso in modo violento , mediante Rivoluzioni e guerre. È auspicabile che le prime costituzioni che interrompettero   il vecchio regime lo fecero in  modo violento e/o forzato, scavalcando la legalità precedente. Ma per quanto riguarda le seguenti? Le prime hanno stabilito un processo di riforma costituzionale che è stata  raramente osservata. Se si ritiene legale, se si considera l'espressione della sovranità popolare, come possono essere considerate legali le costituzioni  precedenti, se nacquero sulla scia di una rivoluzione che non ha rispettato i requisiti della precedente riforma?
Esse si mantengono alla legalità perchè, anche loro , dicono di essere l'espressione della sovranità popolare. Se una costituzione viene rovesciata da un colpo di stato , e i "golpisti" convocano le elezioni di un nuovo Parlamento Costituente che approva una nuova costituzione, la teoria costituzionale è costretta ad accettare il fatto che si è operato in funzione della sovranità popolare. Perché ciò avvenga si deve presumere che la sovranità esiste sempre, che essa venga  riconosciuta da una costituzione o no. Si deve presumere  che essa non può essere limitata dalle disposizioni che stabiliscono una Costituzione, sia sulla riforma costituzionale, o qualsiasi altra cosa,  che può agire sempre spontaneamente dietro le sue spalle. Si può sempre, con o senza violenza, disdicendo la parola data, rimuovendo il rinforzo delle decisioni precedenti. Cioè, può sempre essere sovrano.
Come si è visto, dietro ogni costituzione vi è un contenuto  ideologico latente. E per ideologico, talvolta parziale, distorsionatore, ingannatore, e falso : non è destinato a regolare le idee alla realtà, ma una realtà alle idee. Per quanto i suoi adulatori vogliono  presentarla come tale, una costituzione  non può essere marchio di coesistenza in un quadro che comprende i nostri valori condivisi, accettabili e accettati da tutti. Non dovrebbe essere accettata da nessuno.


" I Santi Fermo e Rustico
 ricevono il martirio perché rifiutatisi di fornire
sacrifici agli idoli dell'Impero Romano ... "



 Continuerà nella 4° ed ultima parte...
Fonte:
Tradotto , adattato e scritto da:
Redazione A.L.T.A.

venerdì 23 novembre 2012

Male ereditario della Rivoluzione Francese: La Monarchia Costituzionale (2° Parte).

Napoleone I , un "monarca" costituzionale molto poco limitato.
 

Ripetiamolo ancora una volta: Monarchia Costituzionale non è sinonimo di Monarchia limitata. Sono due cose distinte. Possono esistere Monarchie Costituzionali nelle quali il Re è un'autocrate con molto poteri, e Monarchie non Costituzionali dove il potere del Re viene limitato in molti modi . La Monarchia Spagnola , ad esempio, al principio dell'età moderna possedeva un carattere più autoritario di quanto non fosse in epoca Medievale ma sempre severamente limitata: Filippo II di Spagna, signore di due mondi, passo la sua vita viaggiando per le Cortes dei suoi molti Regni per chiedere finanziamenti per le sue camoagne, e non sempre con esito positivo. L'eterna insistenza nel presentare la Monarchia Costituzionale come una Monarchia limitata, inclusa come l'unica possibile, risponde, semplicemente, all'antica arte di fingere di avere il "Gatto nel sacco". Propaganda Politica.




Piuttosto, l'aggettivo "limitata" e "costituzionale" puntano a due diverse funzioni o caratteristiche della Monarchia che possono essere concettualmente separate, ma che insieme definiscono: 1) Il potere del Re e 2) La legittimità dalla quale deriva la sua posizione.


Potere
 
 Il Governo effettivo è il comando di uno. In passato abbiamo menzionato alcune considerazioni sulla natura della società umana. Riportiamo , per il momento, le prime due:
 
1) L'uomo , come essere sociale che è, tende ad associarsi con altri uomini per realizzare fini che da solo non può conseguire. Questo processo inizia con la famiglia , e da li le associazioni crescono in dimensione e complessità.
 
2) Arrivati ad un certo punto la società organizzata necessita di una certa autorità che , proporzionalmente e di conseguenza con il piano di ogni particolare associazione (Un tribunale arbitrale non necessita di potere di vita o di morte sopra le parti in disputa per compiere la sua funzione) risolve i conflitti che si verificano quando gli esseri umani convivono con altre persone. Questa autorità va a svolgere, nel momento in cui cresce il processo associativo, dal padre di famiglia allo Stato.
 
Il Re occupa questa posizione di autorità per le associazioni "Comunità Politiche", come il padre di famiglia lo occupa  nell'associazione "famiglia". Se deve compiere la funzione di guida della comunità evidentemente necessita del potere necessario per eseguire questo fine. Se è davvero sufficiente una figura simbolica per gli atti ufficiali, come spesso avviene nelle Monarchie Costituzionali, perchè non erigere un Totem e collocarlo dietro una vetrina? Tuttavia , questo potere non deve essere tirannico. Infatti, se diventa così danneggia la sua funzione. E qui entra in gioco il Principio di Sussidiarietà , dato per scontato nell'Ancien Regime e negato nel Nuovo: se il processo di associazione umano costruisce associazioni maggiori a partire dalle minori , esse esisteranno per diritto proprio , non per delegazione del potere centrale. Il Re , per tanto, non ha diritto di immischiarsi in sfere che non li competono. Per contropartita , nella sfera di sua competenza, detiene un potere assoluto. Questo significa che è illimitato? Chiaramente no: il principio di sussidiarietà , incarnato in diverse varianti a seconda del luogo e del tempo (per esempio , i Fueros) , è un ferreo limite estrinseco ( Come dice Vazquez De Mella "I limiti (del Potere) sono esterni, come lo sono tutti i limiti; dove l'indipendenza inizia, terminano i limiti di una cosa" ) . Però dentro i suoi limiti deve mantenersi integro , non artificialmente diviso in tre "poteri". Il Re deve esserlo in assoluto. Questo è il senso che questa parola possedeva nell'Ancien Regime, e che la Rivoluzione ha voluto equipararne il significato a quello di tirannia(1). Il primo Re Costituzionale del XIX Secolo venne posto antecedentemente al "potere esecutivo", degenerando doppiamente la funzione Regia: primo , abbndonando la sua funzione legislativa, triturando ciò che deve mantenersi integro ; secondo, cooperando in quanto "esecutivo" alla distruzione dei corpi intermedi che il Parlamento liberale soppresse in forza della virtù della sua auto-concessa sovranità, invadendo ciò che deve mantenersi separato.
 
La Spagna nel XIX secolo: la confisca dei beni ecclesiastici arricchisce la nuova borghesia, le terre demaniali diventano proprietà privata e gli agricoltori  proletari.
 
 
 
Forse qualcuno crederà che sia ingiustificato che il sistema di separazione dei "Tre Poteri" è artificiale , e crede che ciò ai nostri giorni abbia dimostrato di essere una alternativa valida a questa  concezione del potere assoluto. Questo è descritto nei testi di Diritto Costituzionale: I sistemi partitocratici che abbondano dimostrano che la realtà è differente. Ciò che è certo è che ovunque ci sia un sistema efficace , i "Tre Poteri" annulleranno la loro separazione dietro le apparenze.  C'è sempre qualcuno che comanda , che dirige, anche dove c'è l'anarchia. La Monarchia possiede il vantaggio di essere ingrado di identificare la testa sulla quale è posata la Corona.
 
 
Legittimazione
 
 
Qual'è l'esatta posizione che occupa il Re, e in virtù di chi e di che cosa è legittimato ad occuparla? Queste domande hanno trovato risposte diverse nel corso della storia, ma hanno un'interesse che  va oltre quello storico. Dietro di loro si trova un dilemma costante di grande importanza pratica: il Re ha il diritto di governare, o dipende dalla volontà degli altri ? Nonostante la varietà di esperienza storica , la questione è stata risolta con una risposta sorprendentemente uniforme.
 
 
Per tutto il Medioevo, mentre si  forgiava il tipo di monarchia che sopravviverà alla fine del regime cosiddetto "vecchio", appaiono diverse concezioni circa la posizione del Re. Da un lato i più Cesarirsti, che divennero popolari quando il diritto Romano  Giustiniano si diffuse in Occidente, così attrattivo per quei Re che volevano convertire una comunità di stile tribale eredi dell'autocrazia e della forza bruta degli imperatori romani. D'altra parte, coloro che danno più importanza al regno, le sue leggi e le  sue istituzioni. La dottrina cristiana ha sempre inteso che tutto il potere viene da Dio (2), ma il Regno che ruolo ricopre in questa traslazione? Padre Francisco Suarez, teologo spagnolo del XVI secolo, considerava la comunità  politica come un intermediario necessario tra Dio e il re per la cessione del diritto di regnare poichè il Re diventa così mendiatore  della legge umana. La verità è che nella pratica hanno sempre  condiviso certi aspetti patrimonialisti e certe presenze istituzionali del Regno che si attenua , in una miscela che varia in proporzioni a seconda del luogo e del tempo. E 'davvero difficile immaginare che possa accadere diversamente, perché le costituzioni antiche non erano , a differenza delle moderne,  costruzioni ideate da un paio di legislatori, ma il prodotto di secoli di esperienza. In costante evoluzione, non rivoluzione, permette che entrambi gli aspetti (l'indipendenza del re e il lavoro di moderatore del regno), entrambi essenziali per il buon governo, si cristallizzino nella giusta proporzione in ogni momento. Le leggi di successione della monarchia spagnola, per esempio, potrebbero essere modificate solo se il Re e le Cortes  convengono  ad esso, come è accaduto nel 1713. Il Re non poteva capricciosamente scegliere come proprio successore il cortigiano preferito, nè le Cortes negare la successione al figlio del Re per ottenere concessioni politiche. Con la maggiore o minore presenza che il Regno ha avuto in diversi sistemi Monarchici storici , l'aspetto patrimonialistico della posizione del  Re  sempre si è creduto inseparabile dal significato di Monarchia. Anche nelle monarchie elettive, una volta eletto, il re era il re. Manteneva il suo diritto a Governare. Alcune ragioni oggettive, come la tirannia, potevano giustificare la sua deposizione, senza dubbio, ma non vi era un organo superiore che potesse detronizzarlo liberamente, o  cambiare retroattivamente  le leggi di successione o di elezione che lo avevano portato sul Trono. Può questo essere altrimenti senza contraddire il significato della monarchia? Continuiamo con le seguenti due considerazioni sulla natura delle società:
 
 
3)  L'autorità è ordinata al bene della società che dirige, in modo che la società non esiste a beneficio dell'autorità, ma l'autorità per il bene della società.
 
 
4) Mentre l'autorità (in astratto) è finalísticamente subordinata alla società (in astratto), che riproduce l'autorità (in un momento specifico) deve essere indipendente da quella forma di società (in un determinato momento). In caso contrario, sarebbe  sufficiente che l'autorità prenda una decisione  legittima ma sfavorevole  ad una  parte della società perchè , citando il corrispettivo di cui sopra (3 °),  la non osservanza della risoluzione,  renderebbe inutile l'esistenza stessa dell'autorità ".
 
 
La monarchia non può dipendere da altri istituti superiori se deve svolgere il suo ruolo di autorità politica sulla comunità. La sua posizione dovrebbe essere la supremazia di superiorità gerarchica su tutte le istituzioni politiche del suo Regno. E 'la chiave di volta: solo essa  lo può completare però non può pretendere di occupare gli stipiti che lo precedono logicamente e cronologicamente. Di conseguenza, nessun'altra istituzione può essere al di sopra della monarchia, ne questa di obbedire ad altra autorità temporale. Altrimenti, come ci si può aspettare che svolga il suo ruolo di coordinamento e direzione, di governo efficace, in modo imparziale ed equo?
 
 
 
 
Ferdinando VII giura nel 1820 sulla Costituzione di Cadice , quando l'esercito mandato a sedare le rivolte nelle Americhe si ribella prima di partire a Cabezas de San Juan.
 
 
 
Le Costituzioni , con le loro accettazioni del principio della sovranità popolare, sovvertono il secondo aspetto della monarchia rendendo la legittimità del re dipendente dal parlamento, diventando  così esso  il vero "re". Questo nuovo monarca dalle molte teste,  mantenendo un re nominale come "figura simbolica", converte l'antica supremazia Reale nella moderna sovranità parlamentare: un potere illimitato nella teoria, tirannico nella  pratica . Inoltre, mettendo fine alla supremazia del re, legittimando la sua esistenza nella "decisione costituzionale", finendo anche per distruggere il loro potere di governo:  perché dovrebbe delegare  un altro se è nelle loro mani? Le antiche Monarchie che accettarono la sovranità popolare nel XIX e XX Secolo, inizialmente conservando ampi poteri, rinunciando alla loro autonomia e per tanto hanno finito degenerando in figure vuote di potere e significato. Possiamo con assoluta precisione chiamarle Repubbliche Coronate.
 
  Continua...
 
Fonte:
 
 
 
Scritto e tradotto da:
 
Redazione A.L.T.A. 

martedì 30 ottobre 2012

Male ereditario della Rivoluzione Francese: La Monarchia Costituzionale (1° Parte)





Sicuramente qualcuno sarà sorpreso che si includa la Monarchia Costituzionale in questa serie di scritti . La Monarchia Costituzionale è davvero un retaggio della Rivoluzione francese? E poi, è un male? Non fu un  freno al  repubblicanesimo rivoluzionario, una  "giusta mediazione" tra l'assolutismo e il giacobinismo?
Per quanto riguarda la prima domanda, non è certamente solo un retaggio della Rivoluzione francese. La monarchia in Gran Bretagna, dopo la rivoluzione del 1688 che detronizzò il legittimo Re Giacomo II Stuart perchè di tendenze Cattoliche e Tradizionaliste , può essere considerata costituzionale in senso "moderno". Tuttavia, l'istaurarsi di una monarchia costituzionale in Gran Bretagna, non ebbe immediato impatto al di fuori di quella particolare isola . Inoltre, per quanto riguarda la formazione di una monarchia costituzionale (o più precisamente all'idea di sovranità parlamentare, nazionale o popolare, che è ciò che la distingue da altre forme di monarchia, come si vedrà in seguito), vi è una sostanziale continuità tra rivoluzione inglese e francese, che sostanzialmente sono unite dal vincolo del liberalismo e formano ciò che chiamiamo Rivoluzione con la maiuscola. Quindi, senza sottovalutare il contributo britannico, possiamo tranquillamente dire che le monarchie costituzionali che esistono oggi sono gli eredi della Rivoluzione francese su un piano di parità con le repubbliche (e ancora di più nella sua qualità di primogenita, che ha prodotto il passaggio dal  Regno di Francia alla Prima Repubblica Francese).Ma perché è un male? In una parola, perché non è monarchia. La Monarchia e la costituzione sono per definizione incompatibili, nonostante i tentativi e le predicazioni per  salvarne le  apparenze, e nonostante i servi della "giusta mediazione" (strano concetto presentato come un giudizio di valore, ma di solito non più di  valore di un calcolo matematico che determina la posizione relativa tra due estremi, vale a dire, uno formale, senza contenuto, riavvicinando artificialmente  due concetti  completamente diversi  e che con propaganda hanno sintetizzato alla perfezione rendendole  sirene concettuali, metà donna e metà pesce, e chiamate il perfetto equilibrio tra terra e mare, ma le sirene sono immaginari, cioè, non sono nulla). Quando i due termini si uniscono in un unico sistema politico  , la Costituzione lascia la  monarchia   sempre  nel nulla ,  svuotandola  di significato come la formica che mangia l'insetto dall'interno, lasciando intatto il guscio.




Che cos'è una costituzione?

L'ultima ricompilazione del 1805,  raccolta di testi normativi in ​​vigore nella Monarchia spagnola, comprese le norme giudice di diritto I, adattamento medievale del  Iudiciorum Liber visigota del  654 dC



Tutti i regimi politici, in qualche modo, hanno una costituzione. Essa detiene il
funzionamento regolare più o meno riflesso in regole scritte o consuetudinarie, e una serie di enti e istituzioni che compongono il sistema. La Spagna, ad esempio,  che oggi possiede delle assemblee illegali  conosciute come "Cortes" , come quelle liberali di Cadice, ha avuto una costituzione storica altamente sofisticata , con alcune norme millenarie. Questo senso più ampio del termine, che è il più rigoroso per la raccolta del suo significato letterale, è stato oscurato nel linguaggio corrente da quello utilizzato dalla Rivoluzione francese. Vale a dire, un documento scritto, redatto da un'assemblea eletta tramite sondaggi sotto la sovranità che essa contiene (che venga chiamata nazionale, parlamentare o popolare), e nel suo contenuto si adatta ad alcuni principi ideologici ritenuti essenziali: "Tutte le Società nelle quali la garanzia dei diritti [quelli nominati dalla dichiarazione stessa, sintende] non è assicurata, né la separazione dei poteri  viene determinata, non ha costituzione ", dice la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789. In una degenerazione arbitraria del linguaggio, si nega la condizione costituzionale e tutto il resto, che vogliono modificare nello stesso modo . Una volta realizzato questo essenziale chiarimento, nel resto dell'articolo si capirà il significato di costituzione nella sua accezione moderna. Allo stesso modo, il termine monarchia costituzionale-o meglio-costituzione monarchica - è quella che riconoscendo la sovranità popolare ha un parlamento e una costituzione scritta,  emanata  da quella sovranità, che comprende nella sua struttura  un organo chiamato Re, di solito come capo del Stato. Anche se sarebbe più corretto riferirsi ad esso come ad una monarchia costituzionale, in questo scritto i due termini sono usati come sinonimi. Pur accettando la teoria della sovranità popolare non può esistere in una monarchia. Perché? Perché  se esiste un organismo con potere sopra il  Re, un potere che può decidere in qualsiasi momento se la monarchia deve esistere o no, è possibile determinare a sua discrezione quali poteri puo avere il Re, o anche chi è  il Re , si altera fondamentalmente il  significato di ciò che è una monarchia che diventa qualcosa di completamente diverso.

"Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che non emani espressamente da essa" (Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino).


La sovranità è definita come il potere di legiferare su tutto, senza costrizioni. Solo può avere un parlamento eletto dai suoi presunti veri titolari: il popolo o la nazione. Il parlamento è eletto in base alla regola della maggioranza, che per inciso non è riconosciuta in seguito alle elezioni, per esempio in un referendum non accettato dal Parlamento: se la sovranità appartiene di fatto alla maggioranza, non dovrebbe esserci un referendum che determini se una cosa è legale o illegale?  Con questa contraddizione è evidente che la sovranità, che è attribuita alla nazione o al  popolo, o a qualsiasi gruppo,  appartiene sempre al parlamento e a nessun altro. Il Parlamento ha il potere di prendere decisioni in merito a qualsiasi cosa in qualsiasi momento, senza essere vincolato dalle decisioni precedenti. Ma non è la costituzione che  è vincolante per il parlamento, non è la legge che la governa? Sì, ma solo mentre il Parlamento vuole esserne vincolato . La Costituzione, dopo tutto, è una creazione del Parlamento costituente, un parlamento "a lungo termine" che guida l'azione che si concentra nel "breve termine". Colui che dà la sua parola può farlo, se  vuole, però  non è estrinsecamente costretto a farlo.La costituzione ha istituito una monarchia che non significa nulla: domani potrebbe scomparire, senza giustificazione. Citando il Consiglio di Stato della Spagna, la monarchia è una "decisione costituzionale": "il potere di riforma costituzionale è pienamente proprio del suo contenuto."


Fonte:

http://firmusetrusticus.blogspot.com.es

Scritto, tradotto e adattato da:

Redazione A.L.T.A.