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martedì 12 novembre 2013

L'americanismo bellico - Parte 6° - : Seconda Guerra Mondiale (1941-1945).



vendica pearl harbor
 Immagine propagandistica americana in cui è scritto:
«Vendicate Pearl Harbor. Lo faranno le nostre pallottole».







Antefatti principali
(in breve)



Teatro di Guerra in Europa
(1939-1945).




Come frutto avvelenato dello smantellamento totale dell'assetto legittimo dell'Europa come conseguenza della sconfitta degli "Imperi Centrali" nella Prima Guerra Mondiale, cominciarono ad emergere regimi totalitari che , al pari degli ideali che avevano contribuito al marcire d'Europa, nascevano e si diffondevano dalle logge e con spirito settario esaltavano popoli feriti al riscatto.

In Germania , la quale divenuta Repubblica soffriva le privazioni ed i patimenti inflitti dai vincitori, saliva al potere un adepto settario , Hadolf Hitler . Al contempo nell'immiserita Italia saliva al potere un piccolo uomo che rifiutato dalla setta ma manipolato da quest'ultima usò tristi mezzi di propaganda per far credere alle pecore di esser leoni. In Russia il fetore pestilenziale del Comunismo, anch'esso frutto di loggia,  aveva preso un potere totale e il suo capo supremo , Stalin , si adoperava ad agir come i compagni di colore e parte all'apparenza diversa. Il resto d'Europa non era da meno delle prima citate realtà.
In questa situazione si andavano posizionando le pedine e una guerra ancor più terribile della precedente si accingeva a travolgere il mondo intero.
Iniziò il 1º settembre 1939 con l'invasione tedesca della Polonia e la rapida vittoria dell'esercito di Hitler.
 Il successivo 3 settembre,   Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania , legate strategicamente da un patto di alleanza con i polacchi e ormai decise a dare un colpo decisivo verso la catastrofe bellica. Il 17 settembre, sulla base degli accordi stabiliti dal Patto Molotov-Ribbentrop, l'Unione Sovietica di Stalin invase a sua volta la Polonia, occupandone la parte orientale.

Al termine delle operazioni contro la Polonia, Hitler lanciò messaggi di pace a Francia e Gran Bretagna, che furono respinti dai rispettivi primi ministri l'11 ed il 12 ottobre. Il periodo che seguì vide una preparazione da ambo le parti per l'inizio di un'offensiva terrestre tedesca sul fronte occidentale, preparazione che fu tuttavia priva di significative operazioni, tanto da passare alla storia come la "strana guerra".
Con il passare del tempo il conflitto si inasprì , le parti contendenti crebbero e in Europa divampò il terribile incendio della guerra. Da una parte le "Potenze dell'Asse" e dall'altra gli "Alleati" iniziarono un bagno di sangue di proporzioni tali da non essere mai stato visto prima.
Intanto , al di là dell'Oceano Atlantico  lo "Zio Sam", che già vent'anni prima aveva determinato le sorti del conflitto, si preparava ad intervenire...

L'Opinione Pubblica statunitense
all'alba del conflitto



 Come la stragrande maggioranza dei nordisti non era favorevole alla guerra alla vigilia di Fort Sumter nel 1861 (Guerra di Secessione), così pure la stragrande maggioranza degli americani 80 anni dopo sosteneva l’America First, il primo movimento non-interventista guidato da Charles Lindbergh. L’80% del pubblico americano era non-interventista nel 1940-1941.
Charles Lindbergh.



Dopo che la Germania fece “l’errore strategico” di firmare un trattato con il Giappone, un tenente comandante statunitense, Arthur McCollum, della Naval Intelligence, vide la possibilità di contrastare l’America First provocando il Giappone ed inducendolo ad attaccare gli Stati Uniti al fine di porre il pubblico a supporto della guerra.

 Il presidente e massone Franklin D. Roosevelt adottò il piano in 8 punti dell’Office of Naval Intelligence per indurre il Giappone ad attaccare Pearl Harbor, il più importante dei quali fu quello di mantenere la maggior parte della flotta americana ancorata a Pearl Harbor. Quando il comandante della flotta degli Stati Uniti, l’ammiraglio James Richardson, contestò il piano che avrebbe lasciato macellare i suoi marinai dai giapponesi, FDR rimosse Richardson e lo sostituì con il contrammiraglio Husband E. Kimmel.
Il piano per portare l'opignone pubblica dal "non-intervento" all'"interventismo" era pronto.

 I fatti più conosciuti
franklin delano roosevelt
All'alba del 7 dicembre 1941, la forza navale giapponese avente il nome in codice Kido Butai (sei portaerei, scortate da corazzate, da incrociatori, da sottomarini e da navi più leggere), attaccò, senza essere stata individuata - e in assenza di una dichiarazione di guerra - la base americana di Pearl Harbor, situata nelle Isole Hawaii. Diciotto navi americane furono affondate o gravemente danneggiate, tra cui otto corazzate; 188 aerei americani furono distrutti, la maggior parte al suolo; 2.403 uomini rimasero uccisi. Da parte giapponese, le perdite furono deboli . L'indomani, Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), presidente degli Stati Uniti, si indirizzò al Congresso con queste parole : «Ieri, 7 dicembre 1941 - una data che sarà contrassegnata sempre da una nota d'infamia - gli Stati Uniti d'America sono stati attaccati in modo improvviso e deliberato...». Subito, il Congresso votò una risoluzione in cui si dichiarava lo stato di guerra tra gli Stati Uniti e il Giappone... una decisione che, a causa delle alleanze in vigore, comportò lo stato di guerra anche tra gli Stati Uniti e la Germania. Così, il governo degli Stati Uniti si impegnò nella Seconda Guerra Mondiale rispettando la promessa che era stata fatta da Roosevelt al popolo americano all'epoca della sua campagna elettorale nel 1940: «Noi non invieremo il nostro esercito, la nostra marina e la nostra aviazione a combattere in Paesi stranieri situati al di fuori dell'America, tranne il caso in cui fossimo attaccati». Da parte americana, tre fattori hanno contribuito al successo giapponese:

  • Le forze americane delle Isole Hawaii sono state colte interamente di sorpresa;
  • Poiché le istruzioni generali ricevute da Washington insistevano sui rischi di sabotaggio, gli aerei erano stati parcheggiati gli uni vicino gli altri per facilitarne la sorveglianza, costituendo così un bersaglio ideale;
  • La flotta era allineata sulla banchina, pronta a rifornirsi in previsione di un'eventuale spedizione.

I fatti meno conosciuti



robert a. theobald
Robert A. Theobald.
Dal 1941 al 1946, otto inchieste ufficiali su Pearl Harbor furono intraprese dalle autorità militari o civili. Esse sembrano essere state condotte nell'intento di nascondere certi fatti. Col tempo, certe realtà ignorate finiscono per liberarsi del camuffamento che hanno subìto; i testimoni parlano; le loro testimonianze vengono raccolte. Nel caso di Pearl Harbor, alcuni libri come quello dell'Ammiraglio Robert A. Theobald (1884-1957), intitolato The Final Secret of Pearl Harbor (1954) , o quello - già citato - di John R. Toland (1912-2004) intitolato Infamy: Pearl Harbor and its Aftermath (1982) , permettono di comprendere meglio ciò che è realmente accaduto .

l Le notizie di cui disponeva Washington:

Parecchi mesi prima di Pearl Harbor, i servizi speciali americani e britannici avevano decodificato i principali codici di comunicazione giapponese (battezzati «Purple», J-19 e AN dagli americani, e corrispondenti al codice diplomatico, al codice dei consolati e al codice della marina). Le informazioni così ottenute avevano presso gli americani il nome «Magic». Dunque, Roosevelt e il suo Stato Maggiore conoscevano nel dettaglio i piani giapponesi e potevano seguirne l'esecuzione e le modifiche giorno per giorno. Essi furono informati in particolare delle istruzioni giapponesi del 4 dicembre 1941 che davano alle ambasciate e ai consolati giapponesi localizzati negli Stati Uniti e in Inghilterra l'ordine di distruggere i loro codici, il che significava una decisione di entrare in guerra a brevissimo termine. Grazie agli ascolti radio effettuati dalle navi commerciali, essi poterono seguire la marcia della forza navale Kido Butai . E dunque, per i dirigenti di Washington l'attacco su Pearl Harbour non poteva essere una sorpresa.

kido butai


Le notizie di cui disponeva il comando delle Isole Hawaii:
walter campbell short
Walter Campbell Short.



Non andava allo stesso modo nelle Isole Hawaii. I capi militari locali, l'Ammiraglio Husband E. Kimmel (1882-1968) e il Generale Walter Campbell Short (1880-1949), furono tenuti sistematicamente all'oscuro sullo stato delle discussioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e il Giappone, sulle misure prese dal Giappone in previsione di un attacco e sui movimenti della forza navale Kido Butai. Essi applicarono le consegne provenienti da Washington che gli ingiungevano essenzialmente di proteggersi contro eventuali sabotaggi, di preparare un intervento della flotta nel Sud-Est asiatico e di non prendere nessuna misura che potesse mettere in subbuglio la popolazione locale ; tutto questo li condusse ad adottare le disposizioni già segnalate... il che facilitò il compito dei giapponesi:
  • Concentrare gli aerei su un'area ristretta per meglio assicurare la loro vigilanza;
  • Mantenere le navi alla banchina per le operazioni di rifornimento.
Citiamo la testimonianza dell'Ammiraglio della flotta William Frederick Halsey (1882-1959) , che nel dicembre 1941 era uno dei tre principali subordinati dell'Ammiraglio Kimmel: «Tutte le informazioni di cui disponevamo mostravano la probabilità di un attacco giapponese nelle Filippine, nella parte meridionale della Malaysia o nell'Indonesia. Anche se l'ipotesi di un attacco su Pearl Harbor non era esclusa, l'insieme delle notizie che c'era stato comunicato indicava un'altra direzione. Se fossimo stati avvertiti del continuo e scrupoloso interesse di cui facevano prova i giapponesi per le aree esatte e per i movimenti delle nostre navi a Pearl Harbor, interesse manifestato dai messaggi "Magic", non comunicati al comando locale, avremmo evidentemente concentrato le nostre riflessioni sull'atteggiamento pratico da tenere di fronte ad un attacco certo della base»

L'occultamento dei fatti:

george catlett marshall
George Catlett Marshall.



I dirigenti di Washington - il presidente Roosevelt, l'Ammiraglio Harold Rainsford Stark (1880-1972), capo delle operazioni navali, il Generale George Catlett Marshall (1880-1959), capo di Stato Maggiore dell'esercito - cercarono di coprirsi a vicenda nascondendo i fatti (lo stato di guerra facilitava un tale camuffamento) e lasciando accusare di grave negligenza nel servizio («dereliction of duty») l'Ammiraglio Kimmel e il Generale Short. Tutti i mezzi furono utilizzati: commissioni d'inchiesta oltraggiosamente parziali, testimoni essenziali scartati o sui quali vennero esercitate pressioni affinché non parlassero... La storia di queste falsificazioni della giustizia ordinata dall'autorità suprema è dettagliatamente descritta nel libro di John Toland; essa porta una prova supplementare - e sorprendente - della realtà dei fatti. L'Ammiraglio Halsey conclude così la prefazione che ha fatto per il succitato libro dell'Ammiraglio Theobald The Final Secret of Pearl Harbor («Il segreto finale di Pearl Harbor»): «Ho sempre considerato l'Ammiraglio Kimmel e il Generale Short come ottimi ufficiali che furono gettati in pasto ai lupi come capri espiatori per avvenimenti che non dipendevano da loro. Essi agirono in base a quanto era stato dato loro di sapere. Sono i nostri martiri militari "fuori serie"».
Roosevelt voleva la guerra con il Giappone
Il presidente Roosevelt conosceva in anticipo l'operazione messa in moto dai giapponesi contro Pearl Harbor, un'operazione rischiosa (l'obiettivo era localizzo a più di 6000 km dal loro punto di partenza) , e che poteva riuscire solamente se la base fosse stata colta di kido butai - tora tora torasorpresa: «All'avvicinarsi del 4 dicembre (1941) - spiega John Toland - Roosevelt e un piccolo gruppo di consiglieri che comprendevano Stimson, Knox e Marshall, dovevano scegliere tra tre opzioni. Potevano annunciare al Giappone e al mondo intero l'avvicinarsi di Kido Butai, il che avrebbe obbligato quasi certamente i giapponesi a fare marcia indietro. Seconda opzione: potevano informare Kimmel e Short che le portaerei giapponese erano a Nord-Ovest delle Hawaii e dar loro l'ordine di inviare tutti gli aerei di pattuglia a lunga distanza disponibili alla ricerca di questa forza navale. Un attacco così concepito nel segreto poteva riuscire solamente se la sorpresa fosse stata completa; una volte scoperta prima di essere a portata del suo obiettivo, Kido Butai avrebbe dovuto fare retromarcia. (Terza opzione) Un mese prima dell'ultimatum consegnato tramite Hull  al Giappone , Ickes (segretario di Stato agli interni) aveva scritto nel suo diario: "Da molto tempo ero persuaso che il miglior modo per noi di entrare in guerra sarebbe stato di farlo per mezzo del Giappone" . La prima bomba caduta su Oahu  avrebbe definitivamente risolto il problema di impegnare l'America - Paese di cui metà della popolazione voleva la pace - nella crociata contro Hitler. La terza opzione avrebbe permesso di ottenere questo risultato: essa consisteva nel lasciare all'oscuro Kimmel, Short e tutti gli altri - ad eccezione di alcuni iniziati - dell'avvicinarsi della forza aeronavale Kido Butai, in modo che i giapponesi proseguissero nella loro operazione fino al punto di lancio senza sapere che erano stati scoperti. Ciò avrebbe reso l'attacco giapponese certo. Se Kimmel, Short e gli altri avessero conosciuto questo segreto, le loro eventuali reazioni avrebbero potuto rivelare ai giapponesi che il loro piano d'attacco era stato svelato» .war Roosevelt adottò la terza opzione, il che prova che voleva la guerra con il Giappone. Volontà che condivideva insieme ai suoi principali collaboratori, come il già citato segretario di Stato agli esteri Harold Lill Ickes (1874-1952), o il segretario di Stato alla guerra Henry Lewis Stimson (1867-1950), che scrisse nel suo diario in data 25 novembre 1941: «La questione è di sapere come li potremo (i giapponesi) manovrare in modo che essi sparino per primi, senza che ciò comporti troppi pericoli per noi; una faccenda difficile» . Su questa volontà di fare la guerra al Giappone, ecco altre due testimonianze: «Posso dire che prima del 7 dicembre 1941, era evidente, anche per me, che mettevamo il Giappone con le spalle al muro. Le condizioni che gli erano state imposte - evacuare la Cina, ad esempio - erano così dure che sapevamo che sarebbero state rifiutate. Non volevamo che il Giappone le accettasse» . «Il Giappone è stato spinto ad attaccare l'America a Pearl Harbor . É falsificare la Storia affermare che l'America è stata costretta ad entrare in guerra» . Dopo un mezzo secolo di disinformazione, questi fatti cominciano a venire allo scoperto, o in modo prudente o in modo aperto: «Roosevelt ha cercato deliberatamente l'attacco su Pearl Harbor per fare entrare l'America in guerra»? . A questa domanda che pone alla fine del suo libro Back Door to War: the Roosevelt Foreign Policy (1933-1941), lo storico americano Charles C. Tansill risponde affermativamente, da quel è il contesto del libro, ma è un «sì» appena suggerito... Nel suo articolo del Figaro-Magazine, del 30 novembre 1991, Jean-Jacques Servan-Schreiber (1924-2006) è più affermativo: «Così, la decisione presa ai più alti livelli dal 6 al 7 dicembre, a Washington, quella di lasciare Pearl Harbor subire senza preavviso l'attacco giapponese, ha scatenato la guerra».
Spiegazione dei fatti:
roosevelt e stalin
Da sinistra: Roosevelt e Stalin.
Ecco una spiegazione che quadra meglio con i fatti fornita dal giornalista e storico britannico Douglas Reed (1895-1976)  nel suo libro The Controversy of Zion: «L'ammiraglio Kimmel e il Generale Short furono rimossi dalle loro funzioni per nascondere al grande pubblico, approfittando delle condizioni di confusione e di segreto create dalla guerra, i vero responsabili del disastro di Pearl Harbor. Ma, piuttosto che martiri "fuori serie" (come li ha definiti l'Ammiraglio Halsey), essi furono "i primi" di una serie di martiri militari. Una serie - che ora si fà lunga - di capi dell'esercito e della marina americana che fecero esperienza di una cosa completamente nuova nella storia della loro professione e della loro patria. Essi scoprirono che rischiavano la rimozione se avessero cercato di vincere la guerra tramite i mezzi militari più idonei o se si fossero opposti ad una strategia imposta dall'alto e chiaramente svantaggiosa per la vittoria militare. Le loro operazioni dovevano conformarsi ad un piano superiore di cui afferravano a mala pena la natura, ma il cui fine differiva dallo scopo che era sempre stato presentato loro come sola ragion d'essere del soldato: la vittoria militare nell'interesse della nazione. Qual'era dunque questo "piano superiore" al quale tutto lo sforzo militare americano si è dovuto conformare da Pearl Harbor a Jalta e oltre? Era in l'"estensione" della Rivoluzione, come Lenin la concepiva. La storia di questi tre anni e mezzo (da Pearl Harbor a Jalta) non si spiega se non alla luce di questa estensione. Durante la Prima Guerra Mondiale, l'entrata in guerra dell'America coincise con la Rivoluzione russa, e subito il Colonnello House  fece comprendere al presidente Wilson che bisognava "fornire tutto il supporto possibile alla 'nuova democrazia' (sovietica) in campo finan­ziario, industriale e morale": Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'invasione della Polonia da parte di Hitler e del suo complice moscovita fu seguita da una ripetizione di avvenimenti molto simili tra loro; e, prima di Pearl Harbor, l'America era già impegnata nella guerra sostenendo a fondo la 'nuova democrazia': in realtà, l'aiuto in materia 'finanziaria, industriale e morale' allo stato rivoluzionario (sovietico) grazie agli accordi di prestito, fu messo in piedi e raggiunse dimensioni che nessuno avrebbe mai potuto credere possibili. Nel 1917, il supporto americano non poteva avere altro effetto che l'instaurazione del comunismo in Russia. Nel 1941 [...], il comunismo era al potere da molti anni. L'aiuto, a partire dal momento in cui era stato dato senza limiti, non poteva avere per oggetto che l'estensione del comunismo, secondo la famosa espressione di Lenin. L'aiuto apportato fu così prodigioso che permise al comunismo di estendersi su una vasta zona e di prepararsi ad una nuova guerra » .
Tale è in definitiva la spiegazione più conforme ai fatti di Pearl Harbor. Per Roosevelt e per i suoi collaboratori, si trattava di far entrare in guerra un Paese che non voleva la guerra, e ciò essenzialmente per un doppio fine:
  • Salvare la Russia sovietica del pericolo tedesco;
  • Fornigli i mezzi per una nuova espansione nel mondo.

Rammentiamo che malgrado diversi attacchi americani a sommergibili tedeschi nell'Atlantico, il governo di Washington non era riuscito ad ottenere che la Germania dichiarasse guerra agli Stati Uniti. In queste condizioni, agli Yenkee non  restava che un modo per far entrare gli Stati Uniti in guerra contro la Germania: farsi attaccare dal suo alleato, il Giappone.
Il settario e diabolico Roosevelt dichiarò pomposamente di voler la guerra per "salvare l'Europa dal Nazismo" e "far trionfare la democrazia"; ma si capisce che tali altisonanti parole hanno un valore concreto pari allo zero: Fin dalla sua elezione, Roosevelt fece di tutto per aiutare la Russia sovietica, un Paese che permise il trionfo temporaneo del nazismo in Europa mediante i suoi accordi con Hitler del 1939 (Patto Ribbentropp-Molotov); Roosevelt non fece quasi nulla per aiutare nel 1939 la Polonia schiacciata congiuntamente dai tedeschi e dai sovietici, e nel 1940 la Francia e la Gran Bretagna. Si prenda in considerazione anche l'appoggio più o meno oscuro che gli Stati Uniti , e in particolare i grandi finanzieri ebraici , fornirono alla Germania nazista per permettere il suo riarmo e la sua ripresa dalla sconfitta del precedente conflitto mondiale.
É possibile qualificare in  modo positivo i risultati della guerra intrapresa da Roosevelt, guerra che per la seconda volta volse a favore degli "Alleati" per l'intervento dello "zio Sam", che nel 1944 lo portò a consegnare metà dell'Europa al comunismo sovietico e - poco più tardi - tutta la Cina al comunismo maoista?
Conclusione
- Si noterà l'efficacissima disinformazione di cui hanno «beneficiato» gli avvenimenti di Pearl Harbor. Disinformazione condotta a due livelli:
  • Primo livello: si nascondono i fatti; si ignorano le informazioni di cui disponeva Roosevelt; e si spiega l'avvenimentoaccusando di imperizia i capi militari locali.
  • Secondo livello: quando i fatti finiscono per venire a galla, si dà loro una spiegazione rassicurante: Roosevelt voleva salvare l'Europa dal nazismo e far trionfare le «democrazie».
Per attuare una tale disinformazione, si trattava di nascondere, per quanto possibile, i motivi reali: la collusione tra il potere «capitalista» e lo Stato americano da una parte e il comunismo europeo e asiatico dall'altra; entrambi frutti della setta e della Rivoluzione generata da essa.
council on foreign relations - cfr- Questa collusione, che a partire dal 1945 fu abbellita da misure dette di «containment» , ha costituito, per oltre mezzo secolo a partire dagli anni '30, una delle costanti della politica estera americana. É noto che quest'ultima è diretta dal potentissimo Council on Foreign Relations (CFR) , il cui il ruolo è stato così descritto da Douglas Reed: «Costituito (nella sua forma definitiva) nel 1921, il Council on Foreign Relations è divenuto nel corso dei cinquant'anni successivi il governo invisibile degli Stati Uniti [...]. Esso ha orientato la politica statunitense verso questa "convergenza con il comunismo" che costituisce una realtà nascosta, realtà che è stata mascherata dalle proteste ufficiali di antagonismo nei confronti del comunismo. Il Council on Foreign Relations è divenuto il pupillo delle dinastie finanziarie. Questo governo invisibile ha fornito gli uomini che hanno occupato quasi tutti i posti di comando dell'amministrazione americana negli ultimi quarantacinque anni. Da qui l'orientamento generale della politica statunitense» . Tutto sommato, comportandosi come ha fatto a Pearl Harbor, Roosevelt è rimasto fedele a questo orientamento generale di «convergenza con il comunismo» che era stato definito prima di lui e che fu prolungato dopo di lui dal Council on Foreign Relations.

franklin delano roosevelt massone
 Il presidente Franklin Delano Roosevelt
 in Loggia con i paramenti massonici.
Egli era stato iniziato
alla Massoneria l'11 ottobre 1911,
 e apparteneva all'Holland Lodge No. 8,
 con sede a New York City.

- Quale fu lo scopo di questa collusione a profitto di un'espansione «contenuta» del comunismo? Visibilmente, una delle forme di marcia verso il Governo Mondiale. I mondialisti avevano bisogno di una certa espansione comunista per dividere il mondo in due blocchi, mantenerlo in stato di guerra permanente, socialistizzarlo e, per mezzo del comunismo, distruggere poco a poco il fattore nazionale, un preliminare indispensabile all'instaurazione di un Governo Mondiale. Dunque, è possibile affermare che la vicenda di Pearl Harbor costituisce una delle migliori introduzioni allo studio del mondialismo.
Con la sconfitta delle "potenze dell'Asse",l'americanismo bellico permise di espandere  il controllo del governo statunitense in gran parte dell'Europa continentale in maniera radicale.  


Fonte:
Wikipedia (immagini)

The Liefare-Warfare State di Thomas J. DiLorenzo.

Scritto da:
Presidente e fondatore dell'A.L.T.A. Amedeo Bellizzi.

martedì 29 ottobre 2013

L'americanismo bellico - Parte 5° - : Prima Guerra Mondiale (1917-1918).





Manifesto propagandistico Yankee per l'arruolamento.





L'Europa durante la Prima Guerra Mondiale.

Il 28 giugno 1914 l'Arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este, il quale avrebbe dovuto ereditare il Trono dell'Impero Austro-Ungarico alla morte dello zio Francesco Giuseppe I , veniva assassinato con la moglie a Sarajevo per opera di settari prezzolati e inviati dall'alta massoneria internazionale. L'assassinio era volto a provocare la scintilla che avrebbe innescato una guerra così vasta e terribile che l'uomo avesse mai visto; guerra che avrebbe portato alla demolizione totale di ciò che rimaneva del Sacro Romano Impero e dell'ultima potenza Cattolica d'Europa e del mondo.
La guerra iniziò ufficialmente il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell'Austria-Ungheria alla Serbia in seguito all'ultimatum inviato dal governo Asburgico in seguito all'attentato: la setta fece di tutto per ostacolare le indagini che il governo di Vienna voleva fare riguardo l'assassinio del Principe ereditario così da creare la scintilla definitiva che avrebbe condotto alla guerra.
Militarmente il conflitto si aprì con l'invasione austro-ungarica della Serbia, e parallelamente, con una rapida avanzata dell'esercito imperiale tedesco in Belgio, Lussemburgo e nel nord della Francia, dove giunse a 40 chilometri da Parigi. In poche settimane il gioco di alleanze formatosi negli ultimi decenni dell'Ottocento tra gli stati comportò l'entrata nel conflitto delle maggiori potenze europee e delle rispettive colonie. In pochi anni la guerra raggiunse una scala mondiale, con la partecipazione di molte altre nazioni.
Con la sconfitta tedesca sulla Marna nel settembre 1914 le speranze di una guerra breve e vittoriosa svanirono a favore di una logorante guerra di trincea, che si replicò su tutti i fronti del conflitto.
Nel 1917 la Russia Zarista , schierata con le potenze Alleate (Francia , Gran Bretagna , ecc...) , crollo in seguito ad un colpo di stato diventando bolscevica e immiserita ritirandosi in seguito dal conflitto.
L'Italiella sabauda , falsa, subdola e in miseria, rompeva disastrosamente le linee il 24 ottobre 1917. 
La guerra sembrava prendere una piega favorevole per gli "Imperi centrali" con il fronte Est smobilitato e con la possibilità di concentrare le forze sul fronte Ovest. Ma lo "zio Sam" , potenza massonica per eccellenza, si preparava all'intervento militare al fianco di Francia e Gran Bretagna. Le preparazioni per tale evento duravano fin dai primi momenti del conflitto...


L'affondamento dell'RMS Lusitania:


L'affondamento dell'RMS Lusitania
in un dipinto dell'epoca.
Il 7 maggio 1915 il sottomarino tedesco U-20 affondò la RMS Lusitania, una nave britannica la quale era presumibilmente una nave da crociera civile che trasportava considerevoli quantità di armi e munizioni. Circa un centinaio di americani erano a bordo, il che consentì al presidente e gran massone Woodrow Wilson (http://www.chiesaviva.com/giganti%20del%20maleTHOMAS%20WOODROW%20WILSON.htm) di copiare la tattica di guerra di Lincoln e di utilizzare l’affondamento della nave per incitare l'opinione pubblica a dichiarare la guerra.
Woodrow Wilson.
Prima dell’affondamento del Lusitania, Wilson sapeva che la nave stava trasportando armi, ma si rifiutò di emettere avvisi ai passeggeri americani, dal momento che la Gran Bretagna e la Germania erano in guerra, poteva essere rischioso essere un passeggero del Lusitania. Usò l’affondamento della nave per eccitare l’isteria anti-tedesca e convincere il Congresso a far entrare in guerra gli Stati Uniti in un conflitto europeo. Come prova della veridicità del contenuto della nave , nel 2008 una spedizione subacquea ha scoperto che il Lusitania  trasportava più di quattro milioni di munizioni per fucili, gran parte delle quali erano state impacchettate in scatole etichettate ‘formaggio’, ‘burro’ o ‘ostriche’.



Gli Yankee entrano in guerra: 


Truppe americane in Alsazia.
Nonostante le provocazioni da parte del governo americano susseguitesi incessantemente per due anni, a partire dal premeditato affondamento del Lusitania, il gran massone  Woodrow Wilson non riuscì ad entrare in guerra nell'immediato rimanendo nella sua apparente politica di neutralità. La decisione tedesca della campagna sottomarina per bloccare i rifornimenti di armi alla Gran Bretagna  fornì il casus belli definitivo per Wilson, e quando a ciò seguì l'invio di "navi martiri" statunintensi nella Manica per farsi  deliberatamente affondare  e l'inreale  tentativo di istigare un Messico nella miseria più nera ad attaccare gli Stati Uniti , il presidente Wilson riuscì ad ottenere ciò che voleva. Il 4 aprile 1917  Wilson presentò al Congresso la proposta di entrare in guerra; il 6 aprile gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania. Nessuno dubitava che l'impatto delle truppe statunitensi in Europa fosse potenzialmente enorme; gli Stati Uniti avrebbero addestrato circa un milione di soldati, che a poco a poco sarebbero saliti a tre milioni. Ma l'operazione avrebbe richiesto tempo; ci sarebbe voluto almeno un anno, o forse più, prima che l'immensa macchina del reclutamento, dell'addestramento, del trasporto al di là dell'Atlantico e del rifornimento in Francia potesse funzionare a pieno regime.
In quell'aprile le prospettive per gli Imperi centrali si fecero buie: gli Stati Uniti si apprestavano a diventare belligeranti attivi, la Russia nonostante i disordini interni all'esercito non si era ancora ritirata dalla guerra, le potenze Alleate erano ormai superiori per numero di soldati e risorse. Germania e Austria-Ungheria potevano contare sul solo vantaggio - che comunque nessuno avrebbe potuto privargli - delle numerose linee di comunicazione interne; armate, città, fabbriche, reti ferroviarie, stradali e fluviali si diramavano in modo complesso all'interno dei due paesi e risultavano inattaccabili per gli Alleati, mentre le linee di comunicazioni tra Gran Bretagna e Francia con gli Stati Uniti erano precarie grazie al lavoro  degli U-Boot.
Fu l'artiglieria  anglo-americane ad arrestare l'avanzata austro-tedesca dopo la disfatta dell'esercito "italiano" a Caporetto. 
 Dal gennaio 1918 truppe statunitensi sbarcavano settimanalmente in Francia: dopo quarantadue mesi e mezzo dall'inizio della guerra la presenza delle truppe di Pershing sul campo di battaglia era un dato di fatto. Il 23 febbraio per la prima volta le truppe statunitensi presero direttamente  parte ad un'azione a Chevregny insieme ai francesi, con due ufficiali e 24 soldati. Mentre le truppe imperiali tedesche avanzavano ad oriente il 21 marzo Ludendorff lanciò una grande offensiva che, in caso di successo, avrebbe consentito alla Germania di vincere la guerra.

 Un reparto di truppe d'assalto tedesche  (Stosstruppen);
le rapide infiltrazioni effettuate da queste formazioni ebbero
un ruolo importante nelle ultime operazioni militari tedesche.

Le conquiste fatte dai tedeschi durante l'offensiva furono impressionanti per gli standard del fronte occidentale: 90.000 prigionieri catturati, 1.300 cannoni presi, 212.000 soldati nemici morti o feriti e l'intera quinta armata britannica messa fuori combattimento. Le perdite tra i tedeschi furono comunque alte (239.000 tra ufficiali e soldati); alcune divisioni furono ridotte alla metà dei loro effettivi, molte compagnie poterono contare solo 40 o 50 uomini. Ad inizio agosto lo slancio tedesco su tutto il fronte cessò, mentre quasi un milione di soldati americani erano giunti in Francia a dar manforte agli Alleati. Le truppe tedesche erano ad un soffio dalla vittoria, ma esauste e dissanguate dalle enormi perdite, con l'arrivo di truppe Yankee fresche ,  smisero di avanzare e cominciarono lentamente a indietreggiare, in una lenta ritirata che terminò solo l'11 novembre 1918.


Il collasso degli imperi centrali si concluse con il 4 novembre 1918, quando l'Impero Austro-Ungarico, l'Impero Tedesco, il Regno di Bulgaria e l'Impero Ottomano  offrirono l'armistizio a Wilson assieme alle loro note diplomatiche.
L'americanismo bellico si era imposto prepotentemente anche in Europa mostrando il suo enorme potenziale di distruzione e oppressione. L'intervanto dello "zio Sam" con la squadra e il compasso determinò palesemente la vittoria degli Alleati (massonici) sugli "Imperi centrali" con il successivo smantellamento delle ultime vestigia di quell'Europa del Congresso di Vienna che resistette per cento anni nonostante i continui attacchi da parte della Rivoluzione.


Fonte:

Wikipedia (immagini).

 The Liefare-Warfare State di Thomas J. DiLorenzo.


Scritto da:

Presidente e fondatore A.L.T.A. Amedeo Bellizzi.   

martedì 22 ottobre 2013

L'americanismo bellico - Parte 4° - : La guerra ispano-americana del 1898.


Subito dopo la “Guerra di Secessione”, il governo degli Stati Uniti condusse una guerra di genocidio della durata di 25 anni nei confronti dei nativi americani delle pianure «per far posto alle società ferroviarie», come dichiarò il generale Sherman (si veda l'articolo del DiLorenzo  su Independent Review, Violence in the American West: Myth versus Reality). Poi dalla fine del 1880 gli imperialisti americani vollero cacciare gli spagnoli da Cuba, dove gli interessi commerciali americani avevano investito in piantagioni di zucchero e tabacco.

Affondamento della USS Maine, 1898
Affondamento della USS Maine, 1898.

Una nave da guerra americana, la USS Maine, venne inviata a L’Avana nel Gennaio del 1898 per tutelare gli interessi commerciali americani, presumibilmente da una insurrezione finanziata dallo stesso governo di Washington D.C. . Il 15 Febbraio 1898, il piano yankee per creare il casus belli si realizzò attraverso una  esplosione che  affondò la nave uccidendo 270 marinai. Gli spagnoli furono accusati per l’esplosione nonostante la totale mancanza di prove incriminanti: oltretutto , il governo liberale spagnolo non aveva né le risorse finanziarie né quelle militari per affrontare una guerra con gli sgherri prezzolati che da decenni cercavano di sovvertire il governo spagnolo a Cuba e nelle Filippine, o tanto meno con gli Stati Uniti.

 «Tu forniscimi le immagini e io ti fornirò la guerra», disse l’editore William Randolph Hearst all’artista Frederic Remington, il che implicò che, armati delle illustrazioni dell’artista, i suoi giornali generarono la propaganda di guerra.


Theodore Roosevelt
assieme ai "Rough Riders"
Tra il 1º ed il 2 luglio del 1898 le truppe americane sbarcate a Cuba sconfissero le poche truppe spagnole presenti. Restò famosa la carica dei "Rough Riders" guidati dal futuro,  e gran massone , Presidente Theodore Roosevelt alla conquista della collina di San Juan nella battaglia più sanguinosa di tutta la breve guerra.
Contemporaneamente altre truppe yankee sbarcarono a Porto Rico che fu in breve conquistata. Al grido propagandistico di "Remember Maine!" la flotta americana il 3 luglio nella baia di Santiago distrusse in una battaglia navale una squadra spagnola di forza inferiore comandata dall'ammiraglio Cervera mandata frettolosamente dalle Isole di Capo Verde a contrastare la flotta statunitense comandata dall'ammiraglio Sampson.

Nelle Filippine invece il primo scontro tra americani e spagnoli si ebbe presso la baia di Manila il 1º maggio 1898, quando il Commodoro George Dewey, al comando dello Squadrone Asiatico della Marina degli Stati Uniti, a bordo dell'Incrociatore protetto USS Olympia in poco più di un'ora riuscì a sconfiggere la flotta spagnola comandata dall'Ammiraglio Patricio Montojo y Pasarón. Nonostante la conquista tedesca della base navale di Qingdao, lo Squadrone Asiatico, pur con grossi problemi logistici, soprattutto per il carburante e le munizioni,  decimò la flotta spagnola e conquistò la stessa baia di Manila.


L'USS Charleston entra ad Agana, il principale porto di Guam.
Il 20 giugno 1898 l'incrociatore statunitense USS Charleston si presentò davanti all'isola di Guam, parte della colonia spagnola delle isole Marianne: dopo una breve trattativa, il giorno seguente una forza da sbarco dei marine scese a terra e prese possesso dell'isola in modo cruento, nonostante la resa della piccola guarnigione spagnola.
Nello stesso anno gli Stati Uniti avevano acquistato le Isole Hawaii. Iniziava così l’espansione imperialista  americana verso il Pacifico. La distruzione della flotta e la contemporanea perdita delle ultime colonie (l’anno successivo la Spagna cederà alla Germania gli arcipelaghi delle Caroline e delle Marianne), determinarono un'ulteriore crisi per la Spagna. Anche i militari maturarono un profondo senso di rancore verso la classe dirigente, cui le ristrettezze del bilancio statale non consentivano di fornire all’esercito armi più moderne. La guerra passò alla storia come " El Desastre del ‘98 ". Il glorioso Impero Cattolico delle Spagne perdeva anche le sue ultime propaggini.

Il governo degli Stati Uniti dichiarando guerra alla Spagna occupò Cuba nel giro di quattro anni, rendendo  sicuro predominio  per le multinazionali dello zucchero e del tabacco americano.


Fonte:

Wikipedia (immagini).

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giovedì 17 ottobre 2013

L'americanismo bellico -Parte 3°- : Guerra di Secessione Americana 1861-1865.





Verso la guerra

John C Calhoun by Mathew Brady, 1849.png
John C. Calhoun .
Nel marzo del 1850, a pochi giorni dalla propria morte, lo statista e pensatore del South Carolina John C. Calhoun scriveva quanto segue ad un amico:

L’Unione è destinata ad essere dissolta, i segnali sono evidenti. […] [Non è più possibile] evitare, o concretamente posporre, la catastrofe. Plausibilmente mi aspetto che ciò accada entro dodici anni o tre mandati presidenziali. […] Il modo in cui succederà non è così chiaro, […] ma con ogni probabilità la detonazione avverrà nel corso di una elezione presidenziale.

In effetti le cose andarono esattamente così: il 6 novembre 1860 il candidato del Partito repubblicano – partito fondato nel 1854 che ereditava le tradizioni whig, freesoiler e radicali – Abraham Lincoln vinse le elezioni con una maggioranza relativa piuttosto risicata, in quanto i suoi avversari avevano presentato tre candidati differenti. Fu chiaramente un’elezione contro il Sud, nel quale “Lincoln non ottenne un solo voto”: divenne così Presidente soltanto di una parte del paese. Fra la sua elezione e l’insediamento nel marzo 1861 gli Stati del Sud decisero che la loro posizione era divenuta indifendibile all’interno dell’Unione, e dichiararono uno dopo l’altro la secessione (già il 20 dicembre 1860 il South Carolina aveva dichiarato la secessione dall'Unione) ; avrebbero in seguito dato vita alla Confederazione ed eletto il senatore del Mississippi Jefferson Davis suo Presidente. Una scelta in linea col principio cardine dell’Unione originaria: questa si configurava come una confederazione di Stati autonomi, che volontariamente delegavano al governo federale l’esercizio di specifiche e ben definite funzioni comuni; trattandosi di un contratto di natura fondamentalmente privatistica, qualora uno dei contraenti  fosse stato in disaccordo con gli altri, avrebbe potuto ritirare la delega e fuoriuscire liberamente dall’Unione. Il diritto di secessione non era previsto dalla Costituzione del 1787, ma vi era implicito: persino i più radicali sostenitori del centralismo, Alexander Hamilton e Daniel Webster – entrambi provenienti dalla borghesia del Nord -, concedevano che in casi estremi taluni Stati avrebbero potuto ricorrervi. La secessione fu in effetti un atto pacifico, che in nessun caso avrebbe potuto causare una guerra – che dunque non poté essere “di secessione”. Ciò nondimeno, vi era chi non poteva transigere sulla supremazia e sulla inscindibilità dell’Unione, chi non poteva concepire l’atto degli Stati del Sud che come una “ribellione” a Washington che andava messa a tacere: il repubblicano Abe Lincoln.  Per Lincoln l’Unione si era elevata alla sublimità di una sorta di  misticismo religioso pagano. Premessa fondamentale del suo pensiero era il carattere di “nazione” degli Stati Uniti. Questi ultimi erano stati per il founding father Thomas Jefferson una nazione “solo per finalità specifiche”, mentre Calhoun aveva parlato di “assemblage of nations”; per Lincoln, tuttavia, si trattava di nazione senz’altra qualifica:


Abraham Lincoln head on shoulders photo portrait.jpg
Abraham Lincoln.
Per effetto di una legge universale e della Costituzione, l’Unione di questi Stati è perpetua. La perpetuità è implicata, se non espressa, nella legge fondamentale di tutti i governi nazionali. Si può affermare con certezza che nessun governo propriamente detto ha mai previsto nella sua legge organica il suo stesso termine.  […] [Ne consegue che] nessuno Stato […] può legalmente abbandonare l’Unione”. Marito e moglie possono divorziare […], ma le diverse parti di questo paese non lo possono fare”. […] [Il principio della maggioranza] è l’unico autentico sovrano di un popolo libero. Chiunque lo rifiuti cade nell’anarchia o nel dispotismo”. Questo fu l’unico vero fine che mosse Lincoln : preservare l’Unione ad ogni costo, sciogliere le istanze della minoranza nel potere indiscusso della maggioranza. Ed il fine giustificava i mezzi, in suo nome si poteva mentire: è celebre la Lincoln’s spectacular lie, secondo cui l’Unione avrebbe preceduto e creato essa stessa gli Stati, mentre nella realtà erano stati questi ultimi a dare vita ad essa. Il fine giustificava mezzi ben peggiori della menzogna, come le ripetute violazioni della seppur fittizia  Costituzione, gli abusi di potere, la sospensione dell’habeas corpus e l’utilizzo di corti marziali per far processare civili, sovente semplici dissenzienti accusati di essere spie sudiste.

Deve sorprendere una tale solerzia nel voler difendere una “nazione”, una “grande repubblica” che, come ricordato da Luraghi, nei fatti ancora non esisteva. Come evidenzia correttamente Bassani, quello che prima di Lincoln e della Guerra civile non era presente sul suolo americano era il concetto di “Stato moderno”, con l’annessa idea di “sovranità”. Lincoln importò dunque Machiavelli, Bodin e Hobbes negli Stati Uniti – mentre Jefferson era stato erede dell’adamantino liberalismo di Locke; vi aggiunse Rousseau affiancandolo ai riferimenti al “popolo americano”, un’entità metastorica – se non proprio metafisica – che trascendeva il potere dei singoli Stati, in nome della quale il potere veniva ineluttabilmente devoluto al governo federale di Washington. Lottare contro le rivendicazioni di autonomia degli Stati, così come opporsi ai rebels a mezzogiorno del Potomac, erano necessità cogenti per Lincoln.

Horace Greeley.
La nota lettera che l’avvocato di Springfield indirizzò ad Horace Greeley rappresenta la confutazione più palese dell’idea che Lincoln abbia scatenato la guerra contro la terra di Dixie col nobile intento di sradicare la mala pianta dello schiavismo; egli non voleva che “chicchessia nutrisse il minimo dubbio” sui reali motivi del conflitto:

Ciò che voglio è salvare l’Unione. […] Il mio obiettivo primario in questa lotta è quello di salvare l’Unione e non quello di conservare o eliminare la schiavitù. Se potessi salvare l’Unione senza dover liberare un solo schiavo, lo farei e se la potessi salvare liberando tutti gli schiavi lo farei. Se potessi salvarla liberandone alcuni e abbandonandone altri farei anche questo. Ciò che faccio riguardo alla schiavitù, e per la razza di colore, lo faccio perché penso che aiuti a salvare l’Unione e ciò che non faccio, non lo faccio perché non credo che serva a salvare l’Unione.

Nel suo primo discorso inaugurale del 4 marzo 1861 Lincoln aveva detto: “Non ho nessuna intenzione, direttamente o indirettamente di interferire con l’istituzione della schiavitù negli Stati in cui esiste”; aveva addirittura paventato di renderla perpetua: “Ogni protezione che, in accordo con la Costituzione e le leggi può essere fornita, sarà immediatamente fornita a tutti gli Stati”.




Le basi della guerra: Liberismo VS  protezionismo.




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Stati Confederati d'America.
Si è spesso sostenuto che il Nord avrebbe avuto interesse ad eliminare lo schiavismo al Sud per ovviare alla concorrenza sleale di quest’ultimo. Niente di più inesatto: come si è visto, la schiavitù rendeva parecchio soprattutto ai nordisti, e le produzioni erano talmente eterogenee fra le due aree da impedire qualsivoglia competizione; d’altro canto, proprio la liberazione degli schiavi – il nome di quel free work auspicato dai repubblicani - avrebbe incrementato l’offerta di lavoro tanto da ridurre drasticamente i margini dei salariati del Nord, che di ciò erano ben consapevoli. E’ bene comunque sottolineare che l’opposizione centralismo/federalismo – espressi rispettivamente dal Nord e dal Sud – nascondeva  effettivamente una linea di faglia di natura economica, la quale giocò un ruolo eminente nella secessione, nel conflitto e nel desiderio impellente di Washington di impedire l’indipendenza del Sud. Il Nord industriale premeva infatti per l’imposizione di pesanti misure protezionistiche – forti dazi doganali -, mentre il Sud agricolo, che esportava cotone ed importava gran parte dei prodotti dall’Europa, optava per il libero mercato e il liberoscambismo. I repubblicani erano notoriamente espressione della borghesia industriale yankee, e Lincoln fu assiduo sostenitore del protezionismo, promettendo più volte ai capitalisti settentrionali drastici rincari delle tariffe daziarie – promessa che avrebbe poi solertemente mantenuto. Il ritratto di Pasolini Zanelli coglie ancora una volta nel segno:
Lincoln era disposto a quasi ogni compromesso sulla questione della schiavitù. […] Su un punto invece era assolutamente intransigente: il potenziamento degli Stati Uniti attraverso lo sviluppo industriale e, a questo fine, il protezionismo, il centralismo […] Erano necessari per uno sviluppo “imperiale” interno su linee non dissimili dal mercantilismo che aveva retto l’Inghilterra nel XVII e nel XVIII secolo, prima della svolta liberista dell’Ottocento. “Sistema americano” [American System, n.d.r.] aveva chiamato questo progetto Henry Clay, il suo più coerente propugnatore di cui Lincoln doveva essere l’erede. Tutto questo costava molti dollari e per reperirli il governo federale […] non poteva contare che su tasse sui consumi e, soprattutto, sulle tariffe doganali, che costituivano nel  1860 il 95 per cento dei suoi introiti. Gran parte dell’aggravio sarebbe pesato sugli Stati del Sud […], [il quale Sud] intuiva che sarebbe stato rovinato dal protezionismo industriale (e lo fu, durante la guerra e per lunghi decenni di dopoguerra) e avrebbe dovuto coprirne i costi. Fu questo, non l’attaccamento alle istituzioni schiaviste, che spinse i suoi dirigenti verso la soluzione disperata della Secessione.
Fin dal dibattito genetico intorno alla Costituzione, i fautori del centralismo – prevalentemente nordisti -  avevano sovente sostenuto misure di intervento pubblico nell’economia; al contrario gli Antifederalisti, ovverossia i “federalisti autentici” espressione dell’intellighenzia sudista, avevano sempre difeso il laissez-faire delle origini e la libertà economica dalle ingerenze del governo federale. Essi avevano correttamente compreso che ogni rivendicazione di libertà che voglia essere fondata deve partire innanzitutto dalla difesa della libertà di mercato e della sfera privata dei singoli contro le invasioni della “mano pubblica” dello Stato. Al contrario, il centralismo dei redattori dei Federalist Papers – Hamilton in primis – e di Webster, così come il nazionalismo intransigente di Lincoln, avrebbero fatto da spalla alle pretese di Washington di controllare e dirigere ampi settori dell’economia: la difesa del “made in USA” era il cavallo di Troia mediante cui veicolare l’affermazione di uno Stato centrale forte e la soppressione del regime di “libertà federale”. Tutto ciò fu reso possibile dalla sconfitta della Confederazione: l’America, come ha scritto efficacemente Alberto Mingardi, morì il 9 aprile 1865 ad Appomattox, quando il Generale Lee firmò la resa incondizionata dinnanzi a U.S. Grant. Questa scena è ahimè rappresentata da Spielberg nel suo peana cinematografico come l’inizio di una nuova era di uomini liberi ed eguali.

Il 9 aprile 1865 ad Appomattox il Generale Lee (seduto a sinistra) firma la resa incondizionata  a U.S. Grant (seduto a destra).


Il tramonto della old republic e l'alba del nazionalismo Yankee




La capitale della Confederazione, Richmond (Virginia) ,
in macerie dopo la capitolazione.
Lincoln compì certamente un atto di cattivo gusto allorquando, entrato trionfalmente a Richmond dopo la capitolazione della capitale confederata, visitò la residenza di Jefferson Davis prendendosi la soddisfazione di sedersi sulla sua poltrona. Nondimeno, dopo la resa di Appomattox si dimostrò – cosa a prima vista paradossale – strenuo difensore del Sud contro i “falchi” repubblicani come il segretario della Guerra Edwin M. Stanton: figura per certi versi obliqua e senza scrupoli – diceva di voler “far urlare di dolore e di orrore tutto il Sud” -,  costui presentò l’11 aprile 1865 un suo progetto per sottoporre l’intero Sud ad una lunga occupazione militare, come fosse una qualunque terra di conquista. Lincoln fece respingere il piano, mandando Stanton su tutte le furie.  Luraghi chiarisce il motivo di questa apparente retromarcia del Presidente:

Egli prevedeva che se si voleva far nascere veramente la nazione americana, era meglio smetterla con il fuoco e il sangue; se ne era già fatto un uso addirittura eccessivo. I rancori  lasciati dalla guerra, in definitiva, sarebbero scomparsi abbastanza presto; ma quelli seminati dall’oppressione sarebbero durati a lungo. La politica meschina, vendicativa, feroce dei radicali sarebbe costata agli Stati Uniti quasi un secolo di odii sezionali che, se Lincoln fosse vissuto, sarebbero stati forse evitati.


William-Tecumseh-Sherman.jpg
William Tecumseh Sherman: l'artefice del sacco
di Atlantae dell'incendio che devastò
la grande città del Sud.
Il fine poteva giustificare anche mezzi relativamente pacati, in ossequio al noto adagio per cui “si ottiene di più con il miele che con l’aceto”. Forse, se le cose fossero andate così, il Sud avrebbe presto dimenticato le razzie e i soprusi fini a se stessi messi in atto sul proprio territorio dai soldati nordisti, Sherman e Sheridan in primis; forse, ma non molto probabilmente, obliata l’onta della sconfitta, il Sud si sarebbe col tempo reintegrato e nella collaborazione con Washington avrebbe potuto ottenere in futuro alcuni margini di azione. Tuttavia, la sera del 14 aprile 1865, presso il teatro Ford di Washington, John Wilkes Booth sparò con una calibro 44 al Presidente Lincoln (un omicidio di matrice massonica); un colpo alla tempia che lo avrebbe stroncato poco dopo. L’assassino si gettò poi sul palco, donde gridò ad un pubblico sconvolto una frase destinata a diventare celebre: “Sic semper tyrannis!”, “così sempre ai tiranni!”, il motto dello Stato della Virginia, le parole che Bruto aveva rivolto a Cesare mentre lo pugnalava. SI può pensare  che Booth fosse un simpatizzante sudista, o finanche un agente di Davis, deciso a vendicare la sconfitta del proprio paese e a destabilizzare le istituzioni degli Stati Uniti. Scrive tuttavia Luraghi:

John Wilkes Booth-portrait.jpg
John Wilkes Booth (1865).
Era chiaro che se qualcuno rimaneva gravemente danneggiato dall’assassinio, questi erano i sudisti. In base quindi al semplice cui prodest, l’ipotesi che i capi del Sud avessero potuto ordire la trama appare già del tutto inverosimile. Ma anche il procedimento che si cercò di imbastire contro l’ex Presidente confederato Jefferson Davis (il quale fu incarcerato, trattato in un modo che era una patente violazione non solo del diritto delle genti, ma della più elementare umanità, e caricato di accuse prive di qualsiasi fondamento) finì in un fallimento clamoroso: tutta la buona volontà di un Tribunale manifestamente di parte ed asservito ai radicali e a Stanton, non riuscì a mettere insieme contro Davis la benché minima prova. […] Cominciarono poi a venire alla luce i legami tra Booth e Stanton, tuttavia non ancora perfettamente chiariti. […] Secondo l’ipotesi più probabile, John Wilkes Booth fu, durante il conflitto, un agente segreto dello spionaggio nordista.

Tolto di mezzo Lincoln – più o meno intenzionalmente – Stanton e i radicali poterono finalmente imporre al Sud quella che i manuali di Storia definiscono, con un eufemismo che parrebbe ridicolo se non fosse raccapricciante, “Ricostruzione”: fu in realtà un’occupazione militare che durò fino al 1871, che stremò fisicamente ed economicamente gli Stati del Sud, vessandoli con i tributi e le imposizioni più pressanti e condannandoli ad una posizione di minorità da cui avrebbero impiegato parecchio tempo per uscire. Scrive Pasolini Zanelli, non senza una nota di rammarico:


Charleston (South Carolina) alla fine della guerra (1865).
Per riprendersi gli ci è voluto più di un secolo. Per cent’anni dopo la sconfitta il Sud ha esportato uomini (di pelle bianca e nera) ed è stato controllato dai capitali del Nord. Il Sud aveva ostacolato lo sviluppo dell’industria del Nord scavalcandola e rifornendosi in Europa (questo era stato uno dei motivi della guerra) e ora veniva sacrificato agli interessi del protezionismo. Non ha partecipato alla conquista dell’Ovest, non ha avuto parte nel travaglio del melting pot […] il Sud non era l’America, perché l’America era ricchezza, metropoli, opifici, posti di lavoro, emancipazione, libertà; e fino a cent’anni dopo la conclusione della guerra civile il Sud non aveva ricchezza, era rurale, non possedeva industrie, non aveva “jobs” da offrire ed era incatenato ai rancori razziali e dalle barriere di casta con cui i bianchi immiseriti difendevano il proprio orgoglio opprimendo gli ex schiavi ancora più poveri di loro. Il Ku Klux Klan fu fondato negli anni torbidi e magri dell’immediato dopoguerra e dell’occupazione militare [nel 1867, n.d.r.] […] Lincoln e i suoi successori avevano tolto i ceppi agli schiavi e non avevano dato loro un lavoro ma il diritto di voto, privandone al contempo quasi la metà dei bianchi, perché avevano combattuto nelle armate del Sud. Per questi ultimi l’unico modo per vincere e riprendersi il potere locale era tener lontani dalle urne i novizi di colore terrorizzandoli coi i cappucci, le croci incendiate, le fustigazioni, gli assassini. Non era il Sud che piaceva a Robert Lee.



Lee con suo figlio Custis (sinistra) e Walter H. Taylor (destra).
16 aprile 1865.
In effetti, un gentiluomo onesto e d’altri tempi come Lee – peraltro da sempre convinto abolizionista, al contrario del Generale yankee U.S. Grant – non poteva amare un Sud depredato e ridotto in miseria dallo sfruttamento del Nord, che covava risentimenti e rancori di cui per ironia della storia fu vittima la popolazione di colore. La crociata nordista non si limitò comunque ad immiserire il Sud, ma contribuì nel tempo ad espungerlo dalla memoria collettiva. Con le parole efficaci di Bassani:
E’ solo dal periodo della guerra civile che la Plymouth plantation e la Nuova Inghilterra diventano più rilevanti di Jamestown e della Virginia, il puritanesimo viene proclamato la religione fondativa, il passato americano viene ricostruito a partire da una norma (il New England) rispetto alla quale gli Stati del Sud non sono che una deviazione. [… ] Il Sud si presenta come un “altrove assoluto”[…]. Sulla strada della modernità il New England si staglia come la perfezione, il “dover essere” di ogni più remota parte del paese, mentre al Sud spetta il ruolo di “non io”, di antitesi a tratti assoluta e inconciliabile. […] oggi l’attacco al passato sudista si mescola con un continuo processo di “rieducazione culturale” al quale i cittadini del Sud sono sottoposti sin dall’infanzia. Del Sud vengono attaccati costantemente simboli, idee, retaggio.

Difficile dar torto a Luraghi quando scrive, in modo perentorio:

Si deve purtroppo concludere che è in atto una gigantesca operazione (orchestrata dal Nord e capeggiata prevalentemente da black muslims, da ideologi del politically correct e da altri estremisti) intesa a mutilare il Sud della propria storia.


Lincoln ed il generale McClellan ad  Antietam.
E’ alquanto probabile che il recente film di Spielberg si inserisca in questo filone del peggior revisionismo storico – non quello atto a demitizzare le falsificazioni storiche, ma quello teso a reiterare i più consolidati abusi della realtà. Un ultimo danno della vittoria nordista, forse irreparabile, merita di essere messo in luce. La primazia dell’Unione, tanto cara al Presidente Lincoln, condusse all’affermazione di uno “Stato americano”, un concetto che snaturava del tutto le finalità del patto federale originario. La old republic, l’America delle origini fondata  sul sistema federale, sugli States’ rights e sull'idea di libero mercato, morì con la guerra civile e con la disfatta degli Stati confederati. Tutto ciò annegò nel sangue a Gettysburg e fu sanzionata dalla resa del Sud. La vittoria dello statalismo, il trionfo dello Stato moderno sulle più adamantine tradizioni del Sud, avvenne  grazie alla forza dei cannoni e delle baionette. L'eliminazione della schiavitù fu un effetto collaterale niente affatto voluto .

Battaglia di Gettysburg, soldati unionisti del 24° fanteria caduti
Corpi di soldati dell'Unione caduti nella
Battaglia di Gettysburg (Pennsylvania) 1-3 luglio 1863.
La “guerra di Mr. Lincoln”, oltre a sacrificare più di 600.000 vite umane sull’altare dell’Unione, liberò dalle catene gli schiavi trasformandoli in reietti vagabondi, e rese schiavi molti uomini liberi. In definitiva, la fine della Guerra di Secessione Americana diede inizio allo sfrenato  nazionalismo yankee che conosciamo oggi.










Fonte:

Wikipedia(immagini).
          BASSANI LUIGI MARCO, Dalla Rivoluzione alla guerra civile. Federalismo e Stato moderno in America 1776-1865 (Rubbettino, 2009)
-          LURAGHI RAIMONDO, Storia della guerra civile americana (Einaudi, 1976)
-          LURAGHI RAIMONDO (a cura di), La guerra civile americana (Il Mulino, 1978)

-          PASOLINI ZANELLI ALBERTO, Dalla parte di Lee. La vera storia della guerra di secessione americana (Leonardo Facco Editore, 2006)

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Presidente e fondatore dell'A.L.T.A. Amedeo Bellizzi.