venerdì 30 marzo 2012

CASA SAVOIA: GIORGIO PREPARA IL SUO SUCCESSORE AL QUIRINALE.



IL FUTURO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA SARÀ... EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA, SUO NIPOTE... VIVA L’ITALIA!
Da una fonte assolutamente certa (la Fonte del Clitunno) siamo venuti a sapere di un piano inimmaginabile. Più che sorprendente, abbacinante. Un piano già consolidato nella massima segretezza (che oggi noi intacchiamo, ma senza rischi perché nessuno ci crederà), e che darà un assetto nuovo, originale e finalmente patriottico alle Istituzioni italiane.
Tra parentesi sveliamo che la sola persona – oltre ai diretti interessati – ad averne contezza è il senatore a vita Giulio Andreotti.
Dunque, le cose stanno così. Tutti sanno che, con il referendum istituzionale seguito alla II Guerra Mondiale, la Repubblica cacciò (con i dovuti brogli) la monarchia e il re legittimo, Umberto II di Savoia, fu costretto all’esilio.
Il figlio Vittorio Emanuele IV e il nipote Emanuele Filiberto furono così automaticamente privati d’ogni diritto di successione sul Trono d’Italia.
Fine della Casa Regnante Sabauda?...
Neanche per sogno. Poiché, da allora, il fratello (illegittimo, diciamo pure fratellastro, ma sempre Savoia, Giorgio, detto Napolitano) non solo rimase in Italia ma compì lentamente, stalinianamente e poi kruscev-breznianamente, un paziente e inarrestabile cammino nelle Istituzioni. Sì, proprio lui, l’onorevole Giorgio Napolitano, prima piccsta poi pidiessino poi ulivista, poi diessino, poi… poi… Presidente della Repubblica Italiana!
E non lo sa nessuno!? Ma figuriamoci, lo sanno tutti, tutti coloro che lo dovevano sapere l’hanno sempre saputo. E chi non lo avesse saputo, beh, non ci voleva molto a vederli, Umberto e Giorgio, in foto, più che somiglianti, sembrano fatti con lo stampo sabaudo.
Il destino, dunque, ha voluto che i Savoia siano ritornati sul Colle Quirinale dopo un lungo e doloroso periodo di assenza e che Giorgio di Savoia (detto Napolitano) sia da qualche tempo roso da un piccolo rimorso che gli fa onore. Non per niente, prima che stalinista è un Savoia!
E allora – con i buoni uffici dell’eterno Giulio Andreotti – che cosa ha escogitato? Clamoroso? No, semplice. Prima ha fatto in modo che il giovane Emanuele Filiberto potesse essere reintegrato nella sua natura storica di italiano. Poi?… Poi sono cominciati gli incontri segreti tra il Vecchio e il Giovane, persino, nei primi tempi, all’oscuro del papà Vittorio Emanuele, che, a differenza del ragazzo, agli Italiani non è mai andato a genio.
Al dunque. È stato deciso, di comune accordo e con reciproco affetto, che Emanuele Filiberto avviasse – con discrezione e gentilezza – un primo passo nella carriera politica. Questo passo è stato fatto subito dopo la caduta dell’orrido Governo dell’Innominabile.
Emanuele Filiberto, così, riconosce e accetta, finalmente e nella maniera più istituzionale possibile, la Costituzione Repubblicana. Si proclama disposto ad essere eletto dal Popolo Sovrano e a sedere – prima o poi – nel Parlamento.
Un apparato – per ora, lo ripetiamo, segretissimo – lo porterà gradualmente, ma assai rapidamente, a diventare un garante della Democrazia social-berlusc-liber-finian-rifondativa, e… con una elezione unanime a Camere Riunite, ad essere proclamato Presidente della Repubblica Italiana.
Grande destino, grande Famiglia, grande Italia, per sempre riappacificata, finalmente santificata sotto lo Stemma degli Avi che fecero l’Unità d’Italia.
E finalmente si potrà chiudere e sotterrare quell’immondo giornale chiamato Unità.
Viva Re Giorgio! Viva il Presidente Emanuele Filiberto! -----------

di GIROLAMO MELIS da "LE COMUNITÀ DELLA SCIENZA E DEL SAPERE" - Verso la fondazione della Zona Franca del Sapere.