martedì 19 febbraio 2013

Turchia: laicità o islamismo di stato?

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La Turchia, nonostante sia un paese a forte maggioranza islamica (99% della popolazione), può definirsi, almeno sulla carta, una nazione aconfessionale, infatti l’art. 2 della sua costituzione afferma che si tratta di “uno Stato di diritto democratico, laico e sociale”.
 
Viene da domandarsi come sia possibile ciò laddove l’Islam è la religione prevalente, specialmente dopo secoli nei quali la Sharia ha convissuto con la legislazione imperiale ottomana. L’abolizione della legge islamica è infatti avvenuta in tempi relativamente recenti, e ciò si deve a Mustafà Kemal, il quale nel 1924 cancellò la poligamia dall’ordinamento statale, adottò il calendario gregoriano, riformò l’alfabeto e obbligò a pregare in turco e non in arabo. Tale forma di laicismo era però volta al controllo statale sull’Islam nazionale (attraverso l’Organizzazione delle Conferenze Islamiche) il quale risulta essere l’unico culto finanziato, mentre i cristiani turchi devono autofinanziarsi incontrando non di rado numerosi ostacoli amministrativi. Va detto inoltre che la Diyanet (direzione degli affari religiosi che si occupa di stipendiare i principali Imam e di controllare le scuole religiose) dipende dal Primo Ministro.
Nonostante le attività missionarie e di proselitismo non siano ufficialmente vietate dalla legge, esse vengono però tassate e osteggiate dallo stato turco con la scusa della difesa della “turchicità” dello stato. Va ricordato inoltre che l’appartenenza religiosa in Turchia è segnalata sulla carta di identità, il che può provocare non pochi problemi e/o discriminazioni a coloro che non professano l’Islam Sunnita.
 
Stando a quanto appena affermato, si direbbe che la laicità “alla turca” significhi de jure uno stato aconfessionale, ma de facto una sorta di controllo statale sulla religione utilizzata come instrumentum regni, il tutto a danno delle comunità cristiane presenti nel paese.
 
Fonte: articolo “La laicitè à la turque”, apparso sul numero 72 di “Savoir et Servir”
 
A cura di Federico
 
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