lunedì 9 luglio 2012

LETTERE APOSTOLICHE DELLA SANTITÀ DI NOSTRO SIGNORE PAPA PIO IX INTORNO ALLA DOMMATICA DEFINIZIONE DELLA IMMACOLATA CONCEZIONE DI M. V. MADRE DI DIO . Da: Il Vero Amico, foglio settimanale, Anno VII, n° 7, Bologna 16 Febbraio 1855 e n° 8, Bologna 23 Febbraio 1855.

 

 

PIO VESCOVO

SERVO DE' SERVI Dl DIO

A PERPETUA MEMORIA
Iddio ineffabile, le cui vie sono misericordia e verità, il cui volere è onnipotenza, e la cui sapienza giunge da un estremo all'altro con possanza, e le cose tutte dispone soavemente, avendo fin dall'eternità preveduto la rovina luttuosissima di tutto l'uman genere per la trasgressione d'Adamo, ed avendo nel mistero ascoso dai secoli decretato di compiere con più occulto sagramento la prima opera della sua bontà per l'incarnazione del Verbo, affinchè ad onta del misericordioso suo proposito l'uomo tratto alla colpa per inganno di nequizia diabolica non perisse, e la caduta del primo Adamo nel secondo più felicemente si riparasse; fino dal principio ed innanzi de' secoli elesse e preparò al suo Figlio Unigenito una madre, dalla quale incarnato nascesse nella beata pienezza de' tempi, e tanto la amò, che sopra ogni altro essere creato, d'essa sola con profondissimo affetto si compiacque. Laonde sì mirabilmente la arricchì sopra tutti gli spiriti angelici, e tutti i santi di tale una abbondanza di celesti grazie tratte dal tesoro della divinità, ch'essa sempre immune da ogni neo di colpa, e tutta bella e perfetta ebbe una pienezza d'innocenza e di santità, che maggiore dopo Dio non può comprendersi, e che niuno, all'infuori di Dio, può col pensiero raggiungere. Ed invero del tutto conveniva che de' splendori della più perfetta santità mai sempre rifulgesse, e che scevra ben anco dalla macchia di colpa originale appieno trionfasse dell'antico serpente cotanto veneranda madre, cui Dio Padre nel consiglio di dare l'unico figlio suo, che generato dal suo cuore a se stesso eguale ama come se medesimo, dispose per modo che egli ad un tempo fosse per natura unico e comune figlio di Dio Padre e della Vergine, che lo stesso figlio prescelse costituirsi sostanzialmente per madre, e dalla quale lo Spirito Santo volle ed operò che si concepisse e nascesse quel desso da cui egli procede.
Quindi la Chiesa cattolica, che sempre ammaestrata dallo Spirito Santo è colonna e fondamento di verità, possedendo qual dottrina divinamente ricevuta, e compresa nel deposito della celeste rivelazione siffatta originale innocenza della Vergine augusta intimamente congiunta con l'ammirabile di lei santità, e coll'eccelsissima dignità di Madre di Dio, non cessò mai in ogni modo e con luminosi fatti di spiegarla ogni giorno più, di proporla e di favorirla. E questa dottrina da' più remoti tempi esistente, profondamente scolpita nell'animo de' fedeli, e mirabilmente diffusa nell'orbe cattolico mercè lo zelo e le cure de' Vescovi, dalla Chiesa stessa si fece ampiamente manifesta, allorchè non esitò di esporre al culto pubblico ed alla venerazione de' fedeli la Concezione di Maria. Pel qual fatto veramente illustre dimostrò la Chiesa doversi venerare la Concezione stessa come singolare, maravigliosa, e lontanissima dai primordi del rimanente degli uomini, e totalmente santa, dappoichè essa non celebra festeggiando che cose sante. E perciò negli Offici e nella sacrosanta Liturgia fu sempre usa non meno di adoperare le stessime parole, con cui le Divine Scritture parlano della Sapienza increata, e ne rappresentano le origini eterne, che di applicarle ai primordi della Vergine, i quali erano stati prestabiliti per uno stesso decreto coll'incarnazione della Divina Sapienza.
Sebbene poi siffatte cose quasi ovunque accolte da' fedeli dimostrino quanto mai anche la Chiesa romana, madre e maestra di tutte, secondasse la dottrina dell'Immacolata Concezione della Vergine, purtuttavia i fatti di questa Chiesa meritano di essere nominatamente ricordati: imperocchè è tanta la dignità e l'autorità della Chiesa medesima quanta se ne deve a quella che è centro della verità ed unità cattolica, ed in cui soltanto fu inviolabilmente custodita la religione, e dalla quale è d'uopo che a tutte le altre Chiese derivi tradizione della fede. Adunque la Chiesa romana niente ebbe mai più a cuore quanto il tutelare, promuovere e difendere coi modi i più eloquenti l'Immacolata Concezione della Vergine, il suo culto, e la sua dottrina. Di che fanno piena ed ampia fede i tanti atti insigni dei romani Pontefici Predecessori Nostri, ai quali nella persona del Principe degli Apostoli fu dallo stesso Cristo Signore commessa la suprema cura e il potere di pascere gli agnelli e le pecore, di confermare i fratelli e di reggere e governare la Chiesa universale.
Infatti i Nostri Predecessori ebbero a somma gloria d'istituire colla loro apostolica autorità nella Chiesa romana la festa della Concezione, di arricchirla ed ornarla con proprio uffizio e con Messa propria, ove manifestissimamente si asseriva la prerogativa della immunità dalla macchia di origine, di promuovere e di estendere in ogni guisa il culto già stabilito sia col dispensare indulgenze, sia col permettere alle città, alle provincie, ai regni di scegliersi a protettrice la Vergine sotto il titolo dell'Immacolata Concezione sia coll'approvare confraternite, congregazioni, Ordini religiosi fondati ad onore dell'Immacolata Concezione, sia coll'encomiare la pietà di coloro che eressero monasteri, spedali, altari, chiese sotto questo titolo, o con giuramento promisero di difendere virilmente l'Immacolata Concezione della Madre di Dio. Inoltre si piacquero decretare che la festa della Concezione dovesse tenersi da tutta la Chiesa nello stesso novero, e nella dignità stessa che la festa della Natività; di più che dalla Chiesa universale dovesse celebrarsi tal festa coll'ottava, e da tutti venerarsi come di precetto, e in ogni anno nella medesima solennità dovesse tenersi Cappella papale nella patriarcale Nostra basilica Liberiana. E desiderosi di promuovere sempre più nell'animo de' fedeli questa dottrina dell'Immacolata Concezione, ed eccitare la loro pietà a venerare la stessa Vergine concepita senza peccato originale assai volentieri concedettero, che nelle litanie, e nel prefazio della Messa si proclamasse l'Immacolato Concepimento della Vergine, e perciò la legge del credere venisse stabilita per la legge stessa del pregare. Noi quindi sulle orme de' Nostri Predecessori non solamente approvammo e ricevemmo quanto fu da essi con tanta sapienza e religione stabilito; ma ancora ricordevoli della istituzione di Sisto IV, autorizzammo l'offizio proprio dell'Immacolata Concezione, e l'accordammo del miglior grado, alla Chiesa universale.
E poichè le cose spettanti al culto sono di strettissimo vincolo legate coll'obbietto del medesimo, nè può essere che quelle rimangano salde, ove questo sia dubbio ed incerto; perciò i romani Pontefici Nostri Predecessori estendendo con ogni studio il culto della Concezione fecero di tutto per dichiararne ed inculcarne l'oggetto e la dottrina. Imperocchè palesemente e chiaramente insegnarono celebrarsi con festa la Concezione della Vergine; e condannarono come falsa ed alienissima della Chiesa l'opinione di quelli che riputassero ed affermassero venerarsi dalla Chiesa non la Concezione stessa, ma la santificazione. Nè più blandamente stimarono doversi adoperare con quelli, che intesi a rovesciare la dottrina dell'Immacolata Concezione della Vergine, immaginata una differenza fra il primo ed il secondo istante e momento della Concezione, asserivano, doversi senza dubbio celebrare la Concezione, ma non pel primo istante e momento. Allora fu che i Nostri Predecessori si credettero in forza del loro ministero obbligati non meno a sostenere la festa della Concezione, che a difendere la Concezione pel primo istante come vero oggetto del culto. Quindi le parole affatto decisive, colle quali Alessandro VII Predecessore Nostro dichiarò la genuina mente della Chiesa dicendo: «È certamente antica verso la Madre nostra Maria Vergine la divozione de' fedeli, che sono convinti essere stata la sua anima nel primo istante della creazione ed infusione nel corpo preservata immune dalla macchia del peccato originale per ispecial grazia e privilegio di Dio in riguardo de' meriti di Gesù Cristo suo Figlio, redentore dell'uman genere, e che in questo senso venerano e celebrano con solenne rito la festa della Concezione. [1]»
Ed è però che i Nostri Antecessori innanzi tutto si studiarono di mantenere con ogni sforzo intatta la dottrina dell'Immacolata Concezione della Madre di Dio. Imperciocchè non solo in alcun modo non permisero che la stessa dottrina in qualsivoglia guisa fosse censurata, e biasimata; ma fattisi ancora molto più avanti con manifeste dichiarazioni, e replicate volte pronunziarono, che la dottrina con la quale si professa l'Immacolata Concezione della Vergine è e deve a ragione ritenersi del tutto consentanea al culto ecclesiastico, antica, e presso che universale, tale in somma che la Romana Chiesa la togliesse a fomentare e difendere, e la stimasse degna di essere proclamata nella stessa sagra Liturgia e nelle pubbliche preci. Nè paghi di ciò per serbare inviolata simile dottrina vietarono severissimamente potersi difendere sì in pubblico che in privato l'avversa opinione, che vollero quasi con più colpi abbattuta e conquisa. Le quali ripetute e irrefragabili dichiarazioni, affinchè non tornassero vane furono da essi sanzionate; siccome ampiamente scorgesi nell'accennata Costituzione Alessandrina:
«Considerando Noi che la santa romana Chiesa celebra solennemente la festa della Concezione dell'Immacolata sempre Vergine Maria, e già ne ordinò l'officio speciale e proprio giusta la pia, devota, e lodevole istituzione emanata da Sisto IV Nostro Antecessore; e volendo ad esempio de' romani Pontefici Nostri Predecessori promuovere questa pietà e divozione, questa festa e culto secondo quell'istituzione prestato, nè mai alterato nella Chiesa romana dopo la istituzione del culto stesso, come anco mantenere la pietà e la divozione di venerare e celebrare la Beatissima Vergine come preservata dal peccato originale per virtù della preveniente grazia dello Spirito Santo, e desiderando Noi, sedati gli odii e le contese, rimossi gli scandali, conservare nel gregge di Cristo l'unità dello spirito nel vincolo della pace; a preghiere de' Vescovi colle loro Chiese e capitoli, ad istanza del Re Filippo e de' suoi regni rinnoviamo le Costituzioni e i Decreti emanati dai romani Pontefici Nostri Antecessori, e specialmente da Sisto IV, Paolo V, e Gregorio XV in favore della sentenza, che sostiene essere stata l'anima della B. V. M. nella sua creazione ed infusione nel corpo arricchita della grazia dello Spirito Santo e preservata dal peccato originale; ed altresì in favore della festa e del culto della Concezione della Vergine Madre di Dio prestato, come si è detto, a seconda di cotesta pia sentenza; de' quali Decreti e Costituzioni ordiniamo l'osservanza sotto le censure e pene ivi contenute.
«Oltre a ciò vogliamo che tutti coloro, i quali proseguiranno ad interpetrare le Costituzioni e Decreti predetti in guisa da render vano il favore che da essi deriva alla detta sentenza, ed alla festa o culto giusta la sentenza medesima prestato, o quelli i quali ardiranno mettere in discussione questa stessa sentenza, festa o culto, e parlare, predicare, trattare, disputare sia in iscritto, sia in voce contro le cose stesse, comunque direttamente o indirettamente, o sotto qualsivoglia pretesto anche di esaminare la definibilità di essa, di chiosare o interpretare la sacra Scrittura, o i Santi Padri, o i Dottori, e finalmente sotto qualsiasi altro pretesto o motivo, col determinare qualche cosa, coll'asserire, o col portare argomenti in contrario, col lasciarli in sospeso, o col disputarne in qualunque altro modo che possa immaginarsi, oltre le pene e censure contenute nelle Costituzioni di Sisto IV, alle quali li vogliamo sottoposti, e colle presenti li sottoponiamo, restino anche privi issofatto senza altra dichiarazione della facoltà di predicare, di leggere ed insegnare in pubblico, e d'interpetrare, ed altresì della voce attiva e passiva in tutte le elezioni; ed incorrano issofatto senza altra dichiarazione nelle pene di essere perpetuamente inabilitati a predicare, leggere, o insegnare in pubblico e ad interpretare; dalle quali pene non potranno se non se da Noi stessi, o da' romani Pontefici Nostri Successori essere assoluti, o dispensati; come pure vogliamo che parimenti soggiacciano, siccome colle presenti li sottoponiamo, ad altre pene da infliggersi ad arbitrio Nostro, e de' medesimi romani Pontefici Nostri Successori, rinnovando a tal uopo le Costituzioni, o Decreti di Paolo V e Gregorio XV, di che facemmo menzione.
«E vietiamo sotto le pene e censure contenute nell'indice de' libri proibiti, e vogliamo ed ordiniamo che si abbiano per espressamente vietati issofatto senza altra dichiarazione i libri, ne' quali si pone in dubbio la predetta sentenza, festa, o culto a quella consentaneo, o ciò che in qualsiasi modo si scrive o si legge in contrario, o locuzioni, discorsi, trattati, e dispute contenenti cose parimenti a quelle avverse pubblicati dopo il citato Decreto di Paolo V, o da pubblicarsi in avvenire.»
A niuno poi è ignoto con quanta premura siffatta dottrina dell'Immacolata Concezione di Maria Vergine siasi insegnata, sostenuta, e difesa da ragguardevolissimi Ordini Religiosi, dalle più celebri Accademie teologiche, e da valentissimi Dottori in Divinità. Tutti del pari conoscono quanto i Vescovi furono zelanti anche negli stessi Sinodi di professare palesemente e pubblicamente che la B. Vergine pei preveduti meriti del Redentore non soggiacque mai al peccato originale, ma fu del tutto immune dalla macchia di origine, e perciò redenta in modo più sublime. Ai quali argomenti altro se ne aggiunge della più alta e grave importanza, che cioè lo stesso Concilio di Trento nell'emettere il decreto dommatico sul peccato originale, in cui presso le autorità delle sacre Carte, de' Santi Padri, e dei più autorevoli Concilii stabilì e definì, nascere tutti gli uomini macchiati dalla colpa originale, pur tuttavia dichiarò solennemente, non essere sua intenzione di comprendere nel Decreto stesso, e in tanta ampiezza di definizione la beata ed Immacolata Vergine Madre di Dio Maria. Dappoichè con siffatta dichiarazione i Padri Tridentini indicarono abbastanza, secondo la natura de' tempi e delle circostanze, essere stata la Beatissima Vergine scevra dalla macchia originale, e perciò chiaramente significarono, nulla potersi validamente addurre dalle sagre pagine, dalla tradizione, dall'autorità de' Padri, che in qualsivoglia modo si opponga a sì alta prerogativa della Vergine.
Ed in vero come questa dottrina sull'Immacolata Concezione di Maria ogni giorno più con autorevolissimo sentimento, magistero, zelo, scienza e sapienza della Chiesa splendidamente spiegata, dichiarata, confermata, e presso i popoli e le nazioni tutte dell'Orbe Cattolico quanto mai propagata abbia sempre esistito nella Chiesa, quasi ricevuta da' maggiori, ed insignita del carattere di dottrina rivelata, il provano validissimamente gl'illustri monumenti della veneranda antichità della Chiesa Orientale ed Occidentale. Imperocchè la Chiesa di Cristo diligente custode e conservatrice de' dogmi presso di sè depositati nulla giammai vi muta, nulla vi diminuisce, nulla vi aggiunge, ma con ogni industria trattando con fedeltà e sapienza le cose, se ve n'ha tracciate ne' tempi remoti e insinuate dalla fede de' Padri, procura talmente di limarle, e dilucidarle, che quegli antichi dogmi della dottrina celeste ricevono evidenza, luce, distinzione, ritenendo tuttavolta la pienezza, l'integrità, la proprietà, e crescendo soltanto nel loro genere, cioè nelle stesso dogma, nello stesso senso, nello stesso concetto.
I Padri certamente e gli scrittori della Chiesa ammaestrati dalle celesti parole ebbero singolarmente a cuore ne' libri dettati a spiegare le scritture, a difendere i dogmi, ad istruire i fedeli di celebrare a gara e magnificare in molti e sorprendenti modi la somma santità, dignità della Vergine, e la interezza da ogni macchia di peccato, e la illustre vittoria, da Essa riportata sul terribile nemico dell'uman genere. Laonde nello spiegare le parole colle quali Dio accennando negli stessi principii del mondo i rimedi apparecchiati dal suo amore per risanare gli uomini, fiaccò l'audacia del serpente ingannatore, e mise in esperienza la nostra stirpe dicendo: «porrò inimicizia fra te e la donna, il seme tuo e il seme di quella» insegnarono, essersi in questo divino oracolo ben chiaramente predetto il misericordioso Redentore dell'uman genere, cioè l'Unigenito Figlio di Dio Cristo Gesù, e designata la beatissima Vergine Madre di Lui, e segnalatamente espresse le istessissime inimicizie di entrambi contro Lucifero. Ed è perciò che siccome Cristo mediatore fra Dio e gli uomini, assunta la natura umana scancellando il chirografo del decreto contro noi emanato lo affisse trionfante sulla croce, così la Santissima Vergine congiunta con Esso lui per strettissimo e indissolubile vincolo, mantenendo con Lui e per Lui eterna inimicizia al micidiale serpente, e di questo appieno trionfando col piè immacolato ne infranse il capo.
Cotesto esimio e singolar trionfo della Vergine, l'eccelsa innocenza, purità, santità, e preservazione da ogni macchia di peccato, e la ineffabile copia e grandezza di tutte le celesti grazie, virtù e privilegi si ravvisò dagli stessi, sì in quell'arca Noetica che costruita per divino comando sana e salva campò dal naufragio del mondo intero; sì in quella scala che vide Giacobbe giungere dalla terra al cielo, pe' cui i gradini ascendevano e discendevano gli Angeli di Dio, ed alla cui cima stavasi lo stesso Signore; sì in quel rovo che Mosè vide ardere nel luogo santo, e fra le crepitanti fiamme non già bruciare, o soffrire il più lieve danno, ma bellamente verdeggiare e fiorire; sì in quella torre inespugnabile dirimpetto al nemico, dalla quale pendono mille scudi, e tutta l'armatura de' forti; sì in quell'orto rinchiuso, che non può essere mai violato nè corrotto da frodi insidiose; sì in quella sfolgorante città di Dio, le cui fondamenta sono ne' monti santi; sì in quell'augustissimo Tempio di Dio, che risplendente di raggi divini è pieno della gloria del Signore; sì in altre figure moltissime dello stesso genere colle quali i Padri insegnarono essere stata chiaramente annunziata la eccelsa dignità della madre di Dio, la sua illibata innocenza e l'immacolata santità.
Per descrivere questa quasi riunione de' doni divini, e l'originale illibatezza della Vergine, dalla quale nacque Gesù, adoperando eglino le parole de' profeti non altrimenti celebrarono la Vergine augusta, che quale candida colomba, e santa Gerusalemme, trono eccelso di Dio, arca di santificazione, e casa che si edificò l'eterna sapienza, e Regina, che piena di delizie ed appoggiata al suo diletto uscì appieno perfetta dalla bocca dell'Altissimo bella e interamente cara a Dio, e sempre immacolata. Considerando poi gli stessi Padri e Scrittori della Chiesa, che la Beatissima Vergine, lorchè dall'Angelo Gabriele le si annunziò la sublimissima dignità di Madre di Dio, fu salutata in nome e per comando di Dio stesso piena di grazia, insegnarono da questo singolare e solenne saluto, non mai più udito, esser dimostrato che la Madre di Dio fu sede di tutte le grazie divine, ornata di tutti i doni del divino Spirito, anzi quasi tesoro infinito ed abisso inesausto de' doni medesimi, di modo che non mai soggetta alla maledizione, ed insieme al Figlio partecipe della perpetua benedizione meritò ascoltare da Elisabetta mossa dal Divino Spirito «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo ventre.»
Quindi non meno luminoso che concorde fu il loro sentimento che la Vergine gloriosissima, cui gran cose ha fatto quegli che è il potente, risplendesse cotanto per copia di tutti i beni celesti, per pienezza di grazie, per innocenza, che divenne quasi l'ineffabile miracolo di Dio, anzi l'apice di tutti i miracoli, e degna madre di Dio, e per quanto il comporta una creata natura, avvicinandosi il più grandemente a Dio stesso sublimossi al di sopra di ogni umano ed angelico encomio. E perciò a dimostrare l'originale innocenza e giustizia della Madre di Dio spessissimo non solo la posero a confronto con Eva ancor vergine, ancora innocente, ancora incorrotta, e non ancor presa dalle mortifere insidie del fraudolentissimo serpente; ma eziandio con una certa ammirabile varietà di parole e di sentenze la preferirono. Imperciocchè Eva condiscendendo sgraziatamente il serpente decadde dall'innocenza originale, e divenne schiava di lui, ma la Beatissima Vergine accrescendo costantemente il dono originale, non prestando giammai orecchio al serpente per virtù divina ne abbattè appieno la forza e il potere.
Per la qual cosa non cessarono mai di chiamare la Vergine ora giglio fra le spine, or terra non mai tocca, verginale, illibata, immacolata, sempre benedetta, e scevra da ogni contagio di peccato, da cui formossi il nuovo Adamo; ora irreprensibile, lucidissimo ed amenissimo paradiso d'innocenza, d'immortalità, di delizie piantato da Dio stesso, e difeso da ogni insidia del serpente velenoso; or legno immarcescibile, non mai corrotto dal verme del peccato; or fonte sempre limpido, e chiaro per virtù dello Spirito Santo, or tempio divinissimo, or tesoro di immortalità, ora unica e sola figlia non della morte, ma della vita, germoglio non dell'ira, ma della grazia, che contro le stabilite e comuni leggi per singolar provvidenza di Dio da corrotta ed infetta radice fiorì sempre verdeggiante. Ma quasi che queste cose, quantunque splendidissime, non bastassero, con adatte e chiare sentenze pronunziarono che parlandosi dei peccati non dovesse mai farsi questione della S. Vergine Maria, alla quale fu conferita più grazia per vincere da ogni parte il peccato; dichiararono altresì essere stata la gloriosissima Vergine riparatrice de' progenitori, vivificatrice de' posteri, scelta da secoli, preparatasi dall'Altissimo, da Dio predetta allorchè disse al serpente porrò inimicizia tra te e la donna, la quale senza dubbio ne schiacciò l'avvelenato capo; e perciò affermarono, che la stessa Vergine Beatissima fu per grazia intatta da ogni macchia di colpa, e immune da ogni contagio di corpo, di anima, d'intelletto, sempre in compagnia di Dio, e con eterna alleanza ad Esso unita non giacque mai nelle tenebre, ma sempre dimorò nella luce, e però fu manifestamente idoneo albergo di Cristo non per natura del corpo, ma per la grazia originale.
Aggiungonsi gli altissimi detti, co' quali parlando della Concezione della Vergine attestarono che la natura aveva ceduto alla grazia, e tremante erasi fermata non osando proseguire più oltre; imperocchè doveva accadere, che la Vergine Madre di Dio non venisse concepita da Anna prima che la grazia producesse il frutto; mentre era d'uopo che si concepisse la primogenita, da cui dovesse concepirsi il primogenito di ogni creatura. Attestarono, che la carne della Vergine presa da Adamo non ammise le colpe di lui, e perciò essere la Beatissima Vergine il tabernacolo creato da Dio stesso, formato dallo Spirito Santo, di un lavoro sì bello come la porpora, che quel nuovo Beseleel figurò intessuto d'oro e variato, che doveva a ragione essere celebrata come quella la quale primieramente era stata vera opera di Dio, che non fu mai esposta agli infuocati dardi del maligno; e bella per natura, e pura da ogni macchia come fulgente aurora venne al mondo immacolata nella sua Concezione. Conciossiachè non conveniva, che questo vaso di elezione subisse il comune oltraggio, poichè d'assai diverso da tutti gli altri ebbe con essi di comune la natura, non la colpa, anzi ben si addiceva che siccome l'Unigenito ebbe in Cielo un Padre, che tre volte santo lodano i Serafini, così avesse in terra una Madre in cui non fosse mai venuto meno lo splendore di santità. E questa dottrina occupò talmente lo spirito e il cuore degli antichi, che presso loro invalse un singolare e del tutto ammirabile uso di parlare chiamando il più sovente la Madre di Dio immacolata, ed in tutto immacolata, innocente ed innocentissima, illibata e da ogni canto illibata, santa ed alienissima da ogni macchia di peccato, tutta pura, tutta intemerata, e quasi lo stesso modello di purità e d'innocenza, maggiore della stessa bellezza, della stessa venustà, della santità istessa, e sola santa e purissima nell'anima e nel corpo, la quale sorpassò ogni integrità e verginità, ed essa sola fatta domicilio di tutte le grazie dello Spirito Santo, fu, tranne Dio, a tutti superiore, più bella, più vezzosa, più santa per natura degli stessi Cherubini e Serafini, e dell'intero esercito degli Angeli, ed a lodare la quale non bastano le lingue umane ed angeliche. E niuno ignora come questo parlare passò quasi di per se stesso anche ne' monumenti della sacra Liturgia e negli offici ecclesiastici, ove di frequente s'incontra e vi domina largamente, invocandosi in essi e lodandosi la Madre di Dio come sola incorrotta colomba di bellezza, come rosa sempre fiorente ed ovunque purissima, e sempre immacolata, e beata sempre, e celebrandosi come un'innocenza non offesa giammai, e la seconda Eva che diè al mondo l'Emanuele.
Non è adunque a maravigliare se i Vescovi ed i fedeli ebbero ogni giorno più a vanto di professare con sì grande pietà, religione, ed amore la dottrina dell'Immacolata Concezione della vergine a giudizio de' Padri impressa nelle sagre carte, tramandata da tante loro gravissime testimonianze, espressa e celebrata da tanti illustri monumenti della antichità, proposta e confermata dal massimo ed autorevolissimo giudizio della Chiesa, che nulla tornò loro più caro nè più dolce quanto l'onorare e venerare ovunque con fervidissimo trasporto la Vergine concepita senza macchia originale, invocarla, predicarla. Laonde fino dagli antichi tempi i Vescovi, il Clero, gli Ordini regolari, e gli stessi Monarchi domandarono istantemente a questa Sede Apostolica, che l'Immacolata Concezione della Santissima Madre di Dio si definisse come dogma di fede. Le quali suppliche anche a giorni nostri si ripeterono, e specialmente a Gregorio XVI Nostro Predecessore di fel. mem. ed a Noi stessi si presentarono tanto da Vescovi, che dal Clero secolare e regolare, da Regnanti, e dalle cattoliche popolazioni.
Noi pertanto lieti nel conoscere appieno queste cose, e seriamente considerandole, appena, sebbene senza Nostro merito, per arcano decreto della divina Provvidenza innalzati a questa sublime Cattedra di Pietro imprendemmo a governare la Chiesa, Ci fu grandemente a cuore per la somma Nostra venerazione ed effetto fino dai teneri anni verso la Beata Vergine di compier ciò che era ancora nei desideri della Chiesa, affinchè si accrescesse l'onore della Beatissima vergine, e le sue prerogative di maggior luce risplendessero. Volendo poi adoperare tutta la ponderazione istituimmo una special Congregazione di Cardinali per religione, per senno, e per scienza teologica illustri, ed un'altra di Teologi distinti nel Clero regolare, nello scopo di esaminare con accuratezza quanto riguarda l'Immacolata Concezione della Vergine, e riferirci il loro parere. Quantunque poi dalle ricevute suppliche per la sospirata definizione dell'Immacolata Concezione della Vergine Ci fosse noto il sentimento di moltissimi Vescovi, purtuttavia nel 2 Febbraio 1849 dirigemmo da Gaeta un'enciclica a tutti i Vescovi dell'orbe cattolico, affinchè innalzate preghiere a Dio, Ci manifestassero in iscritto qual fosse la pietà e la devozione de' propri fedeli verso l'Immacolata Concezione di Maria, e ciò che que' Prelati specialmente pensassero di questa definizione, e quali fossero i loro desiderii, per proferire colla maggior solennità che si potesse il Nostro supremo giudizio.
Nè poco al certo Ci consolammo, allorchè Ci giunsero le risposte de' Venerabili Fratelli. Imperciocchè eglino con gioia ansiosamente rispondendoci non solo Ci confermarono di nuovo la singolare pietà e mente sì propria che del Clero e de' fedeli verso l'Immacolata Concezione, ma Ci domandarono ancora quasi con voto unanime, che l'Immacolata Concezione della Vergine col supremo Nostro giudizio autorevolmente si definisse. E del pari Ci rallegrammo tostochè dalle predette due speciali Congregazioni e de' Cardinali e dei Teologi con egual ansia e premura, dopo un diligente esame, Ci si richiese questa definizione.
Dopo ciò, calcando le orme de' Nostri illustri Antecessori, e desiderosi di procedere come è d'uopo, tenemmo un Concistoro, nel quale dirigemmo il Nostro discorso ai Ven. Fratelli Nostri Cardinali di S. R. C. e udimmo con sommo Nostro gaudio richiederci da Essi che volessimo emettere la definizione dommatica dell'Immacolata Concezione di Maria Vergine.
Pertanto assicurandoci grandemente nel Signore, essere giunta l'opportunità per la definizione di tal privilegio, che le divine parole, la veneranda tradizione, il costante sentimento della Chiesa, il singolare consenso de' Vescovi e de' fedeli, i celebri atti e costituzioni dei Nostri Predecessori in meraviglioso modo spiegano e dichiarano; esaminata con diligenza ogni cosa, ed innalzate a Dio fervorose e continuate preghiere, giudicammo non dover Noi punto esitare a sancire e definire col supremo Nostro giudizio l'Immacolata Concezione di Maria, e così soddisfare ai religiosi desideri dell'orbe cattolico, ed alla Nostra devozione verso la Vergine Santissima, ed insieme onorare sempre più in Lei l'Unigenito Figlio suo N. S. G. C., derivando al Figlio quanto di onore e di lode diasi alla Madre.
Quindi dopochè non tralasciammo mai nell'umiltà e nel digiuno di offerire a Dio Padre per mezzo del Figliuol suo le nostre private e le pubbliche preghiere della Chiesa, acciò con la virtù dello Spirito Santo degnasse dirigere e avvalorare la Nostra mente, implorato l'aiuto di tutta quanta la Corte Celeste, ed invocato con gemiti il Divin Paracleto così da Lui ispirati coll'autorità di G. C. N. S., de' Ss. App. Pietro e Paolo, ad onore della santa ed indivisibile Trinità, a decoro ed ornamento della Vergine, ed esaltazione della fede cattolica, ad incremento della religione cristiana, dichiariamo, pronunziamo, e definiamo essere dottrina rivelata da Dio quella che ritiene preservata immune da ogni macchia di colpa originale fin dal primo istante della sua Concezione la Beatissima Vergine Maria per singolar grazia e privilegio di Dio onnipotente in riguardo dei meriti di G. C. Salvatore dell'uman genere, e perciò doversi da tutti i fedeli fermamente e costantemente credere. Laonde ove alcuni, che Dio non voglia, presumessero pensare diversamente da quanto si è da Noi definito, conoscano e sappiano essersi da se stessi condannati, di aver naufragato in materia di fede, di essersi separati dall'unità della Chiesa; ed inoltre per fatto lor proprio soggiacere alle pene dal diritto stabilite, se quel che pensano osassero dire, o scrivere, o in altro qualsiasi modo esternare.
Si è riempita certamente di gaudio la Nostra bocca, e di esaltazione la Nostra lingua, e rendiamo, e sempre renderemo umili ed infinite grazie a N. S. G. C., che per singolare di lui beneficio concesse a Noi, sebbene immeritevoli, di offrire e decretare quest'onore e questa gloria e lode alla sua Beatissima Madre. Ci confidiamo poi e appieno speriamo che la stessa Beatissima Vergine, la quale tutta bella ed immacolata schiacciò il velenoso capo del crudelissimo serpente, ed apportò al mondo la salvezza, encomio de' Profeti e degli Apostoli, onore de' Martiri, di tutti i Santi gioia e corona, sicurissimo rifugio de' pericolanti, fedele ausiliatrice, potentissima mediatrice, e conciliatrice di tutto il mondo presso il suo Figlio Unigenito, illustre decoro, ornamento, e validissimo sostegno della Chiesa sempre sconfisse le eresie tutte, sottrasse popoli e nazioni dalle più grandi calamità, e liberò Noi stessi da tanti imminenti pericoli; voglia col suo efficacissimo patrocinio far sì che la santa madre Chiesa cattolica, rimosse le angustie, banditi gli errori, in ogni luogo vieppiù si avvivi, fiorisca, e regni dall'uno all'altro mare, dal fiume fino ai confini del mondo, e goda di una piena pace, tranquillità, e libertà; che i rei ottengano perdono, gl'infermi rimedio, i timidi coraggio, gli afflitti conforto, i pericolanti aiuto, e tutti gl'illusi, tolto l'offuscamento della mente, tornino nel sentiero della verità e della giustizia, e fia un solo l'ovile, un solo il pastore.
Ascoltino queste Nostre parole tutti i figli della Chiesa a Noi carissimi, e con la più ardente devozione, religione, ed amore proseguano a venerare, invocare, pregare la Beatissima Vergine Maria Madre di Dio concepita senza macchia originale, ed a questa dolcissima Madre di misericordia e di grazia ricorrano con ogni fiducia in tutti i pericoli, nelle angustie, ne' bisogni, nelle dubbiezze, e trepidazioni. Imperciocchè nulla dobbiamo temere, nulla disperare sotto la scorta, l'auspizio il favore, la protezione di Colei, che amandoci con amor materno, e trattando ciò che è d'uopo alla nostra salvezza, è premurosa di tutto l'uman genere, e Regina del cielo e della terra stabilita da Dio, ed esaltata sopra tutti i cori degli Angeli, e le schiere de' Santi, stando a destra dell'Unigenito Figlio suo N. S. G. C. con le sue materne preghiere efficacemente impetra, trova ciò che cerca, nè può andarne defraudata.
Finalmente perchè giunga a notizia della Chiesa universale questa Nostra definizione dell'Immacolata Concezion di Maria, vogliamo che restino a perpetua memoria queste Nostre Lettere Apostoliche, ordinando che ai loro transunti, esemplari anche stampati, sottoscritti da qualche Notaio pubblico, e muniti di sigillo di Persona ecclesiastica costituita in dignità, abbiasi da tutti a prestare la stessa fede che si avrebbe alle presenti, se si mostrassero o esibissero.
Niuno perciò ardisca di violare questa Nostra dichiarazione, promulgazione, e definizione, o temerariamente opporvisi e contradirla. Chiunque ciò osasse tentare, sappia che incorrerà lo sdegno di Dio onnipotente, e de' Ss. Apostoli Pietro e Paolo.
Dato in Roma presso S. Pietro l'anno dell'Incarnazione del Signore 1854, 6 degl'idi di Dicembre, nono del Nostro Pontificato.

Pio PP. IX.

NOTE:

[1] Alessandro VII Const. Sollicitudo omnium ecclesiarum 8 Dicembre 1661.