giovedì 14 novembre 2013

PUÒ ESISTERE UN PAPA NOTORIAMENTE ERETICO?

PUÒ ESISTERE UN PAPA NOTORIAMENTE ERETICO?

Sintesi per punti del precedente studio: INTRODUZIONE - LA CHIESA E GLI STATI. LE TASSE ED IL PECCATO - LA CHIESA E LA SCIMMIA - LA CHIESA E LA VERACITÀ DI DIO - QUALE LIBERTÀ DI VOTARE? - IL MASSONE - IL MODERNISTA - IL PANCRISTIANO O FALSO ECUMENICO - IL GIUDEO TRAVESTITO DA CATTOLICO - L’APOLOGETA DELLA SODOMIA - IL COMUNISTA - VARI ALTRI SOGGETTI a) Gli “anti puritani”; b) Gli ingannatori nella procreazione; c) I prestigiatori delle unioni; d) Gli assassini di innocenti; e) Gli ingannatori o i silenti; f) I negatori della pena di morte; g) I falsi scienziati; h) Gli emancipati o i femministi; i) Gli esoteristi; l) Gli occultisti; m) Gli “stregoni bianchi”; n) I falsi guaritori; o) i linguacciuti; p) I falsi carismatici; q) I benedicenti improvvisati; r) I negatori del Demonio e dell’Inferno - CHE FARE? (cf. «Piccolo vademecum cattolico per votare bene al «referendum» di Bergoglio»).

LO SCANDALO

In questi giorni mi sono sentito in dovere di replicare ad alcuni post che propagano a macchia d’olio sul web; il loro contenuto, alquanto raccapricciante, riguarda il «papato».
Come abbiamo già studiato, lo scandalo è una violazione del quinto comandamento «non uccidere» e talvolta opera una vera strage, tanto che agli occhi di Dio è peggiore dell’omicidio. San Pietro, ragionando da uomo Simone, quando mise in discussione la volontà di Gesù Cristo fu accusato dallo stesso Maestro, che poco prima gli aveva consegnato le «Chiavi»: «Va’ indietro, satana, che mi sei di scandalo» (cf. Mt 16); Dio domanderà conto del male che si fa commettere ad altri con perfidi eccitamenti, con cattivi esempi o con insegnamenti perniciosi: «Guai all'uomo per colpa del quale viene lo scandalo» (Mt 18,7).
Propagano a macchia d’olio sul web delle contumelie indirizzate al «papato», al «papa», al «Vicario di Cristo», a colui che governa il «Corpo Mistico di Cristo» che è la «Chiesa». Il contenuto degli insulti è, si legge principalmente, “un papa può essere notoriamente eretico”. La risposta di fede cattolica è no, e sostenere delle teorie così potenzialmente disoneste offende la «retta ragione». Lo scandalo opera una vera strage , perché- ricordava il Maccono- «il male si propaga come si propaga la scintilla nel canneto, come si allarga la macchia d’olio, come si allargano i circoli concentrici che si formano, nel lago in cui si sia lasciato cadere un sassolino. Come un seme cattivo ne produce dieci, cento, mille, così uno scandalo; come un epidemico infetta una città, una provincia, così uno scandaloso». Quanto all’insegnamento, per non essere scandalosi bisogna dare corretta testimonianza o predicazione, e lo abbiamo già studiato.

LA POTESTÀ DI GIURISDIZIONE (in breve)

Sintetizzo al massimo e cerco di semplificare; per approfondimenti rimando agli studi citati. Il «papa» governa ed insegna, ha «Primato di giurisdizione» conferitogli da Cristo; ha «Potestà di giurisdizione», così come abbiamo studiato in maniera approfondita nel documento «Dalla Chiesa monarchica alla “Chiesa conciliare”: la Potestà di giurisdizione». Riassumo, per brevità, con una veloce definizione tratta dal Dizionario del Cristianesimo di p. Enrico Zoffoli: «La  Potestà di giurisdizione è il potere partecipato da Cristo Re e Capo della Chiesa a questa Medesima quale Società perfetta, a cui perciò spetta legiferare, giudicare, punire in foro esterno ed interno in ordine alla salvezza dei fedeli». La «Potestà di giurisdizione» è quindi il potere di insegnare, di legiferare, di giudicare, di punire, esercitato in ordine alla vita eterna, proprio dalla Chiesa come perfetta «Società giuridica», ad essa partecipato da Cristo Re, Mediatore e Pastore universale, a cui il Padre ha dato ogni potere. La responsabilità della Gerarchia in «comunione» con il «pontefice» è enorme nell’esercizio di tale e tanto potere, e lo è ancor di più nel «pontefice» medesimo. Diversamente da quello che molti credono, l’«Ordine episcopale» può anche non essere contemporaneo al conferimento della «Potestà di giurisdizione» e questo perché l’«Ordine sacro» imprime il «carattere» ma non nel contempo anche la «Potestà di Giurisdizione», che è sempre e solo conferita dal «pontefice» al «terzo», anche in un altro momento, diversamente si dovrebbe parlare di eresia «conciliarista» e non di «monarchia», così come abbiamo appreso traducendo, adeguando e studiando alcuni fondamentali scritti di apologetica del Liguori. Ai tempi della cristianizzazione dell’Irlanda, per esempio, dei vescovi non avevano «Potestà di giurisdizione», che invece veniva conferita agli abati. L’«eletto» lecitamente al «pontificato» può essere anche un laico, purché cattolico, adulto in età di ragione, sano di mente e di sesso maschile, tuttavia questi deve manifestare anche l’intenzione di ricevere l’«Ordine episcopale». Nel momento in cui l’elezione è lecita e sussistono tutti i requisiti appena elencati, l’«eletto» può accettare  il «mandato» e Gesù Cristo gli conferisce il «Primato di giurisdizione». Dallo studio «Da Sant’Alfonso Maria De’ Liguori al “Vescovo Di Roma” Francesco» abbiamo appreso che tutti coloro i quali sostengono che un “papa possa essere notoriamente eretico” sono degli «inutili impugnatori dell’Autorità di Cristo» e del «papa» stesso, alla stregua dei luterani. Una delle caratteristiche della Chiesa fondata da Gesù è l’«Unità» (Una, Santa, Cattolica, Apostolica), significa che è una nella Fede, nella Morale o Costume, nel Culto e nella Disciplina. 

BREVISSIMI CENNI DI DIRITTO

Il «Diritto canonico», esistente sin dal Concilio di Nicea del 325 sebbene in forma embrionale (Canones disciplinares), è costituito dall’insieme delle «Norme giuridiche» formulate dalla Chiesa che regolano l’attività della Stessa, dei fedeli e delle strutture ecclesiastiche nel mondo. Essendo la Chiesa composta da «Elemento divino» ed elementi umani, va inteso che esiste un «Diritto divino» irreformabile perché «da Dio», ed un «Diritto ecclesiastico» che può essere riformato in alcune sue parti, ma mai mortificando il «Diritto divino» né esplicitamente, né implicitamente, né direttamente, né indirettamente; il «Diritto canonico» definisce le norme stabilite dalla competente Autorità ecclesiastica, in virtù della «Potestà di giurisdizione». La Chiesa non può servire veleno ai suoi figli- diversamente da quello che facevano Giudei e Greci «sotto il dominio del peccato» (cf. Rm 3)- e la sua «Legge» persegue un determinato «Fine» che è la «Salvezza delle anime»; ecco perché la Chiesa con la sua Legge non può obbligare o indurre l’uomo al peccato, come non può indurlo alla superstizione o al falso culto. I veleni di cui parlo li abbiamo studiati sinteticamente in «Contro i falsi profeti: “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». Lo «Scisma». E’ un fenomeno frequente nei rapporti umani; riferito alla Chiesa è la «separazione» dalla Medesima da parte di una porzione di fedeli e di guide, i quali scientemente si sottraggono all’obbedienza- in ragioni varie- dovuta alla Gerarchia e specialmente ai vescovi o al «pontefice». Perché si dice «che si separano»? Perché non sono i fedeli che compongono la Chiesa, ma è la Chiesa stessa o «Corpo mistico» che, accogliendo nel proprio seno gli uomini, li «compone» tra loro, facendone dei «membri» del suo Corpo (cf. Summa Th. II-II, q. 39 aa. 1-4).

L’INFALLIBILITÀ DELLA CHIESA E DEL «PONTEFICE»

Tempo fa pubblicai numerosi appassionati studi sull’argomento. Ne cito otto ben corposi che credo siano esaustivi e successivamente sintetizzo: 1) «L’infallibilità della Chiesa e del Papa: Magistero Universale e Ordinario»; 2) «Sulla necessità dell’infallibilità del pontefice e sulla condanna della collegialità»; 3) «Quando l’infallibilità del gregge diventa la fallibilità della Chiesa? Le novità sul caso Liberio»; 4) «Sull’infallibilità nella canonizzazione»; 5) «Benedetto XVI: “rileggere i documenti del concilio alla luce della tradizione»; 6) «Sul ‘commissariamento’ dei Francescani dell’Immacolata»; 7) «“Caso” Gnocchi & Palmaro / 2. Un’analisi del pubblicista e scrittore Carlo Di Pietro»; 8) «Sulla perpetuità ed invariabilità della Chiesa». Ora, se lo ritenete opportuno, documentatevi, poiché di materiale da studiare ce n’è, ed il Catechismo ci insegna che chi trascura di informarsi e poi si fa “apologeta della fede” commette peccato di scandalo, come lo commette chi si fa “veggente” e ignorante. Quanto segue è quindi ampiamente documentato; se dovessi essere io l’ignorante, prego Dio di no, farò pubblica ammenda e cercherò di rimediare allo scandalo(*). 
- Non è vero che il «pontefice» gode dell’infallibilità solamente quando insegna «ex cathedra»;
- Non è vero che il Magistero ordinario ed universale della Chiesa non è infallibile;
- Non è lecito disubbidire ordinariamente (“dogma” della disubbidienza) all’insegnamento dottrinale, morale e liturgico dell’«Autorità legittima» pur riconoscendo alla stessa «Autorità» tutti i poteri che le sono propri secondo la divina costituzione della Chiesa;
- Non è possibile che l’«Autorità legittima» promul­ghi ed imponga alla «Chiesa universale» delle leggi (rito della Messa, dei Sacramenti, Codice di diritto canonico) contenenti degli errori, delle eresie, nocive al bene delle anime;
- Non è possibile che un autentico «pontefice», vero «Vicario di Cristo», sia al tempo stesso scismatico, apostata, in rottura con la Tradizione. Se è  vero «Vicario di Cristo» i suoi atti non sono da considerarsi nulli. 
Agli studi su citati, aggiungo per completezza anche «Commento critico all’articolo “Parlare o tacere? Questo è il dilemma”». Sintesi per punti: a) Vogliamo essere bugiardi? Non credo ...; b) La giusta causa; c) Il demonio; d) Cosa accade e che bisogna fare in caso di divisioni nella Chiesa?; e) Infallibilità? f) Il bene-fine e l'autorità; g) Le divisioni; h) (Ri)presentare i contenuti della fede?; i) Servire la verità?.

PUÒ ESISTERE UN PAPA NOTORIAMENTE ERETICO?

Alla luce di quanto su detto e consapevole del fatto che l’uomo di retta ragione non trascura di informarsi, vorrei iniziare citando san Pio X ed il suo Catechismo al n° 124 (commento p. Dragone, 1963). Domanda: «Chi è fuori della comunione dei santi?»; Risposta: «E’ fuori della comunione dei santi chi è fuori della Chiesa, ossia i dannati, gl’infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati»; Spiegazione: «Eretico è il battezzato che non si sottomette al giudizio della chiesa riguardo alle verità rivelate. Seguendo il suo criterio o le sue passioni fa una scelta, accetta alcune verità ed altre le rigetta, facendo se stesso giudice della verità». L’eresia detta «materiale» si ha in chi non è consapevole; l’eresia detta «formale» si ha in chi è consapevole; il «peccato di eresia» si ha nell’errante consapevole che non fa pubblica confessione; il «delitto di eresia» si ha nell’errante consapevole che fa pubblica confessione, ovvero si manifesta eretico «formale». L’«Autorità legittima» constata l’eresia nel soggetto, il reo è «fuori della comunione dei santi». L’eretico «formale» si rifiuta con ostinazione di sottomettersi all’insegnamento ed al giudizio della Chiesa; viene espulso; non partecipa alla «comunione dei santi» e non può salvarsi; non può né insegnare e né governare, a tal proposito la Scrittura: «Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» (Mt 15,14).

BREVI CENNI SUL «CORPO MISTICO» E SUL PAPA NOTORIAMENTE ERETICO

Papa Pio XII nella Mystici Corporis distingue tra chi esce dalla Chiesa da se stesso tramite eresia, scisma o apostasia; e chi ne è cacciato fuori dall'«Autorità», dunque «Diritto ecclesiastico», cioè tramite la «scomunica». Cosa ci dice il papa amico dei deboli e dei perseguitati? «In realtà, tra i membri della Chiesa bisogna annoverare esclusivamente quelli che ricevettero il lavacro della rigenerazione, e professando la vera Fede, né da se stessi disgraziatamente si separarono dalla compagine di questo Corpo, né per gravissime colpe commesse ne furono separati dalla legittima autorità. “Poiché — dice l’Apostolo — in un solo spirito tutti noi siamo stati battezzati per essere un solo corpo, o giudei o gentili, o servi, o liberi” (1Cor 12,13). Come dunque nel vero ceto dei fedeli si ha un sol Corpo, un solo Spirito, un solo Signore e un solo Battesimo, così non si può avere che una sola Fede (cfr. Ef 4,5), sicché chi abbia ricusato di ascoltare la Chiesa, deve, secondo l’ordine di Dio, ritenersi come etnico e pubblicano (cfr. Mat 18, 17). Perciò quelli che son tra loro divisi per ragioni di fede o di governo, non possono vivere nell’unita di tale Corpo e per conseguenza neppure nel suo divino Spirito». Faccio ora un esempio. L’uomo che scientemente altera o sovverte ciò che secondo l’ordine di Dio è promulgato in documenti quali «Quo primum tempore» (san Pio V, 14 luglio 1570), oppure «Cum ex apostolatus officio» (Paolo IV, 15 febbraio 1559), oppure «Auctorem fidei» (Pio VI, 28 agosto 1794) è certamente da ritenersi come « etnico e pubblicano»; egli non ha «cura generale del gregge del Signore» e non si cura di «vigilare assiduamente per la custodia della fede [...] e che siano respinti dall'ovile di Cristo coloro i quali [...] insorgono contro la disciplina della vera ortodossia»; «se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo» (Ivi.)

OPINIONI CATTOLICHE E NON MINORITARIE

Accade anche che molti nell’argomentare probabilmente partono da un presupposto errato, ovvero: “io devo documentare una vicenda, tuttavia devo citare solo ciò che fa comodo alla mia causa”- spero e prego che non capiti a me proprio adesso- ed ecco che vengono riesumate opinioni assolutamente minoritarie e già confutate, elevandole talvolta al grado di opinione unanime. Questo è gravissimo poiché, se c’è la consapevolezza, viene meno la «carità» che invece «si compiace della verità» (cf. 1Cor 13,6). Fosse anche un «papa» ad allontanarsi - nel «Governo» - con pertinacia da una verità di «Fede rivelata», a questi un «concilio», detto imperfetto,  può solo comunicare che egli è stato privato di ogni «Giurisdizione». In Verità della Fede [vol. I, Marietti, 1826, p. 142] si leggono le parole del santo «Dottore utilissimo»: «La seconda cosa certa si è, che quando in tempo di scisma si dubita, chi fosse il vero papa, in tal caso il concilio può esser convocato da’cardinali, e da’ vescovi; ed allora ciascuno degli eletti è tenuto di stare alla definizione del concilio, perché allora si tiene come vacante la sede apostolica. E lo stesso sarebbe nel caso, che il papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il papa privato del pontificato dal concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile, e caduto dal suo officio». Sant’Alfonso Maria de Liguori è appunto un «Dottore della Chiesa», la cui dottrina «è immune da qualsiasi censura teologica», come da dichiarazioni di Papa Gregorio XVI e di Papa Pio IX [Denzinger, EDB, pp. 974; cfr. Benedetto XIV, De Servorum Dei beatificatione, II, 28, § 2; Decreto della Sacra Congregazione dei Riti del 18 maggio 1803 circa l’esame delle sue opere; Risposta della Santa Penitenzieria all’arcivescovo di Besançon, 5 luglio 1831; Risposta al “confessore dubbioso”, confermata dal Papa il 22 Luglio 1831; Bolla di canonizzazione Sanctitas et doctrina del 26 maggio 1839 (Gregorio XVI, Acta, a cura di A.M. Bernasconi 2, 305a-309b); Decreto Inter eos qui del 23 marzo 1871, che gli conferisce il titolo di «dottore della chiesa» (Pio IX, Acta, 1/V, 296-298); ecc ...]. Secondo la Chiesa, il Santo «ha illuminato questioni oscure e spiegato questioni dubbiose, spianando tra le avviluppate opinioni o più lassiste o più rigide dei teologi una via sicura, su cui le guide dei fedeli potessero avanzare senza inciampo» [Denzinger, EDB, pp. 975].

ALLORA COME PUÒ ESSERE PAPA ALESSADRO VI?

Come già spiegato e sviscerato più volte, papa Alessandro VI praticava la «simonia». Alcuni dicono, “non è forse la simonia una eresia” che dovrebbe, quindi, rendere invalida l'elezione, poiché noi sappiamo essere certo che un «pontefice» non può essere eretico con pertinacia né prima (ante electionem) e né durante il papato? Sebbene l'Aquinate annoveri la «simonia» nei peccati di irreligiosità e quindi la consideri un’eresia (cf. Summa Th. II-II, q. 100, a. 1), poi ci dice anche che «il Papa può incorrere nel peccato di simonia, come qualsiasi altro uomo» (ad 7um). Difatti san Pio X nella «Vacante Sede Apostolica» (25.12.1904), dispone che una «eventuale pattuizione simoniaca la quale venisse fatta intorno all’elezione del Papa non comporta la sua nullità». In questo caso, mi sembra chiaro, ci troviamo di fronte ad una «Costituzione Apostolica» in parte «dogmatica», ha valore giuridico universale e vincola, implica quindi certamente l'infallibilità nello specifico. Il precedente impedimento, particolarmente opportuno in quel momento storico, stabilito da Giulio II per un «eletto» simoniaco, era ovviamente un provvedimento, nello specifico, di «Diritto ecclesiastico», altrimenti si dovrebbe dire che san Pio X avrebbe errato nel rimuoverlo. Questo nulla toglie al “carattere vincolante” della dottrina dell’Aquinate, come già si è detto in altri studi.

L’INTERRUZIONE ANNULLA LA SUCCESSIONE?

Niente affatto e lo ho già documentato in un altro studio. Come anche l’Abbé Barbier ricordava ne I Tesori di Cornelio ALapide, «La Chiesa cattolica, apostolica, romana rimase invariabile da Gesù Cristo in qua per la sua unità nella fede, nei sacramenti, nelle sue leggi, nel’ suo capo. Ella ha veduto succedersi alla sua testa una non interrotta genealogia di sommi Pontefici e di vescovi; noi ne siamo certi per le storie e per i monumenti autentici che ci notano la succes­sione dei primi pastori non solamente di secolo in secolo, ma di anno in anno. E non importa se si è talvolta protratta per mesi ed anche per anni l’elezione di un nuovo Papa, o se sorsero antipapi; l’intervallo non distrugge la successione, perchè allora il clero ed il corpo dei vescovi sussiste tuttavia nella Chiesa, con intenzione di dare un successore al defunto Pontefice non appena le circostanze lo permettano. [...] Il concilio di Costanza - ricorda il Barbier - dichiara eretico colui che intorno agli articoli di fede pensa diversamente da quello che insegna la Chiesa di Roma. Il Liguori dice essere pienamente convinto, che coloro i quali sostengono che qualunque romano Pontefice può sbagliare ne’ suoi decreti su la fede, recano nella Chiesa la peste e la rovina; e la storia prova che quelli i quali resistettero superbi ai decreti della santa Sede, cominciarono con lo scisma, finirono nell’eresia. Appoggiati a tutte queste ragioni, il Suarez (Lib. Ili, de Fid. defen.), il Bannez ed il Bellarmino (lib. IV, de Pontif. rom. c, II) dichiarano l’infallibilità del Papa quasi dogma di fede, e dicono erroneo e prossimo all’eresia il sentimento contrario. Eccetto i gallicani, che sono pochissimi, tutti i vescovi in generale riconoscono l’infallibilità del Papa».

PUÒ ESISTERE ALLORA UN PAPA AMBIGUO O “INTERPRETE”?

Il protestante interpreta (cf. Libero esame) alla luce di qualcosa di indefinito, di quella che secondo lui è “la tradizione”, mentre il cattolico odierno ha poco da interpretare- ci hanno già pensato i veri Padri, Dottori, Papi e Santi in XX secoli-, specie se va contro il dogma. Sorge il problema della presunta interpretazione (come oggi è intesa) solo in alcuni casi (eterodossi). Quando? Ci attenziona Pio VI nella «Auctorem Fidei» quando dice: «Se questa involuta e fallace maniera di dissertare è viziosa in qualsiasi manifestazione oratoria, in nessun modo è da praticare in un Sinodo, il cui primo merito deve consistere nell’adottare nell’insegnamento un’espressione talmente chiara e limpida che non lasci spazio al pericolo di contrasti [alias interpretazioni]». E di quale viziosa, involuta e fallace maniera di dissertare sta parlando qui Pio VI? Di quella degli eretici «notori» e/o «formali» o dei mentecatti «ambigui»: «[...]l’arte maliziosa propria degli innovatori, i quali, temendo di offendere le orecchie dei cattolici, si adoperano per coprire sotto fraudolenti giri di parole i lacci delle loro astuzie, affinché l’errore, nascosto fra senso e senso (San Leone M., Lettera 129 dell’edizione Baller), s’insinui negli animi più facilmente e avvenga che – alterata la verità della sentenza per mezzo di una brevissima aggiunta o variante – la testimonianza che doveva portare la salute, a seguito di una certa sottile modifica, conduca alla morte [...] Però se nel parlare si sbaglia, non si può ammettere quella subdola difesa che si è soliti addurre e per la quale, allorché sia stata pronunciata qualche espressione troppo dura, si trova la medesima spiegata più chiaramente altrove, o anche corretta, quasi che questa sfrenata licenza di affermare e di negare a piacimento, che fu sempre una fraudolenta astuzia degl’innovatori a copertura dell’errore, non dovesse valere piuttosto per denunciare l’errore anziché per giustificarlo: come se alle persone particolarmente impreparate ad affrontare casualmente questa o quella parte di un Sinodo esposto a tutti in lingua volgare fossero sempre presenti gli altri passi da contrapporre, e che nel confrontarli ognuno disponesse di tale preparazione da ricondurli, da solo, a tal punto da evitare qualsiasi pericolo d’inganno che costoro spargono erroneamente. È dannosissima quest’abilità d’insinuare l’errore che il Nostro Predecessore Celestino (San Celestino, Lettera 13, n. 2, presso il Coust) scoperse nelle lettere del vescovo Nestorio di Costantinopoli e condannò con durissimo richiamo. L’impostore, scoperto, richiamato e raggiunto per tali lettere, con il suo incoerente multiloquio avvolgeva d’oscuro il vero e, di nuovo confondendo l’una e l’altra cosa, confessava quello che aveva negato o si sforzava di negare quello che aveva confessato» (Ibid.).

VARIE

Nella Chiesa non può esserci neanche peccato? Assolutamente può esserci peccato, ma sarebbe meglio se non ci fosse; per capire bene la differenza fra Chiesa e «uomini di Chiesa» consiglio di studiare «sugli “Anti-cristi” e sulla “papessa” Giovanna» e maggiormente «Dall’Inquisizione alla pedofilia. Breve difesa della Chiesa dalle false accuse».
Però si può disubbidire con ostinazione e costanza? Affatto, no. E’ già stato spiegato abbondantemente. Lo stesso Aquinate, spesso strumentalizzato, quando dichiarava «... si noti però che quando ci fosse un pericolo per la fede, i sudditi sarebbero tenuti a rimproverare i loro prelati anche pubblicamente ...» (Summa Th., IIª-IIae q. 33 a. 4 ad 2) specificava ben altro, analizzando la vicenda di san Paolo e san Pietro. Si deve procedere in tal senso, con la «correzione» e non «resistere in faccia davanti a tutti»; proprio come spiegava anche sant’Agostino Contro Mani (lett. 1.1): «ci si preoccupi più della correzione degli eretici che della loro rovina». Anche il Bellarmino, mi sembra, viene talvolta strumentalizzato estrapolando delle dichiarazioni di «resistenza», ma omettendo di citare tutte le ipotizzate procedure «canoniche» da seguirsi in ragione e completamento alla «resistenza» stessa.
E chi approva gli errori tacendo? Si potrebbe riportare infinito Magistero. Per impatto emotivo del documento, vorrei estrapolare solamente dalla Inimica Vis di papa Leone XIII, proprio il frammento in cui il «Vicario di Cristo» esalta la verità e fa capire che il tacere davanti al male significa favorirne il progredire, essere collusi, essere il male stesso: «Con queste due Lettere strappammo dal viso della massoneria la maschera onde si velava agli occhi dei popoli, e la mostrammo nella cruda sua deformità, nella sua tenebrosa e funestissima azione».
Come sempre dico: sono gradite repliche. Preghiamo e speriamo che non sia caduto in errore proprio io. Mi conforta certamente sapere che un "simil Lutero" papa, sarebbe inammissibile!
Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati) (http://radiospada.org/)
(*)Mi sono ispirato nell'elenco in grassetto, ad una vecchia dichiarazione di rimedio allo scandalo fatta da 4 sacerdoti della IMBC fuoriusciti dalla FSSPX