Fonte: Vota Franz Josef
Riportiamo qui da un'altra pagina (avendone avuto il permesso), per tutti i nostri lettori che non hanno avuto la possibilità di leggere nuovi scampoli di verità, che lentamente emergono dall'oblio. Probabilmente gli invasori, nonostante l'evidenza, non la smetteranno di gloriarsi, diranno che sono state azioni deprecabili ma necessarie, troveranno ogni scusa, ma tutto ciò non smuoverà i fatti di un millimetro.
Per circonstanziare l'evento, sappiate che Carzano è un piccolo paese vicino a Borgo Valsugana, situato proprio poco prima del restringimento della valle, non lontano dal confine col Veneto. Nel settembre del '17 il settore era relativamente calmo e difendevano la linea reparti di bosniaci assieme a compagnie dei k.k. freiwilligen Schützenregiment dell'alta Austria, più altri reparti di cui non ricordiamo l'appartenenza. Vi è da ricordare inoltre che l'imperatore si trovava in visita nel settore di Levico. Per chi fosse interessato all'evento, consigliamo un libro tradotto e pubblicato negli anni '90 (in qualche biblioteca si può ancora trovare) dalla cassa rurale di Scurelle e Castelnuovo, dal titolo "Storia dell'imperial regio reggimento degli Schützen volontari dell'Alta Austria nella guerra 1915-1918". trovate il link in fondo al post.
"Oggi sfatiamo con questo scritto il mito del sogno di Carzano, raccontando la nuda e vergognosa storia di questo fatto d'armi pontificato per anni ma che dovrebbe solo far arrossire di vergogna il comando del regio esercito italico.
La storiografia ufficiale sino ad oggi diceva che:
La notte del 18 settembre 1917, data fissata per l'operazione, all'1e30 minuti i congiurati di Ljudevit Pivko (sloveno)aprirono la strada agli Italiani che, salendo da Scurelle, trovarono varchi aperti nei reticolati, ai quali era stata tolta la corrente elettrica; le linee telefoniche e telegrafiche erano state interrotte e, soprattutto, i soldati nemici addormentati con l'oppio fornito dagli Italiani e aggiunto nel rancio della sera dai collaboratori di Pivko.
Le truppe d'assalto italiane 40.000 uomini, dotate di un equipaggiamento pesante (coperta, telo, tenda, razioni, viveri per più giorni, armamento pesante) furono guidate, inspiegabilmente, attraverso un camminamento largo 80 centimetri anziché sulla strada larga 4 metri.
Le operazioni subirono un forte rallentamento e solo i bersaglieri del 72º Battaglione, inviati per primi oltre il confine, raggiunsero il paese.
Il maggiore Pettorelli Lalatta, che si trovava già a Carzano, accortosi del disguido, percorse il tragitto a ritroso e, soltanto a Spera, trovò un buon contingente di soldati, fermi, sdraiati a terra per l'impossibilità di proseguire nel camminamento largo solo 80 cm ed intasato di feriti.
Fallì così il piano meticolosamente studiato da Pivko e Lalatta.
Per lunghi anni, per pudore, sia gli austriaci (scossi dal tradimento subito), sia gli italiani (dimostratisi incapaci nello sfruttare un'occasione unica), hanno preferito far cadere, su questa importante e significativa pagina di storia militare, un velo di silenzio.
Da 4 o 5 anni il museo della prima guerra mondiale di Borgo Valsugana è in possesso del diario del capitano Valerio Cossa dell'ottavo reggimento d'artiglieria italiano, che nel mese di settembre del 1917 comandava una batteria di pezzi da 149 in batteria sulla piana del Tesino,Scorrendo; la lettura delle pagine del diario si arriva alla mattina del 18 settembre, dove noi troviamo il 72° regg. bersaglieri attestato nelle adiacenze della chiesa di Carzano , già sollecitato più volte dal comando italiano per la ripresa di una rapida avanzata ma impossibilitato nell'eseguire detto ordine dai rinforzi austriaci giunti dopo la sorpresa iniziale e che nel frattempo inizia la ritirata per ritornare nelle proprie linee; qui leggiamo che la batteria del capitano Cossa riceve l'ordine di effettuare dalle ore 12,35 alle ore 13.00 un tiro di PUNIZIONE sulla chiesa di Carzano dove erano attestati i bersaglieri italiani battendola con tiro a granata. Si tenga presente che la zona della chiesa di Carzano era in posizione defilata ed irraggiungibile da parte dell'artiglieria austriaca, posizionata sul fondo della Valsugana, perché in angolo morto mentre era perfettamente visibile da parte dei 149 italiani della piana del Tesino che in quella mezz'ora fecero strage orrenda di bersaglieri italiani. Faccio notare che ogni pagina del diario del capitano Cossa è firmata pertanto è certa l'originalità del documento.
Ora mi domando: in primis come mai il museo di Borgo Valsugana non abbia reso pubblico e non abbia fatto la dovuta pubblicità ad un documento cosi importante, che finalmente fa emergere la cruda e vergognosa verità sui fatti di Carzano sino ad oggi mistificati da irreali e false ricostruzioni.
Per secondo poi trovo patetica la ricostruzione bugiarda fatta sino ad oggi di questi importanti fatti dove si nota un vergognoso tradimento da parte di un'ufficiale austriaco(fatto reale) e si tiene nascosta la notizia di come il comando italiano abbia volutamente assassinato un gran numero di propri bersaglieri solo perché non eseguivano un assurdo ed irrealizzabile ordine dell'alto comando(fatto sino ad oggi nascosto e taciuto).
Per ultimo mi dispiace immensamente per il Sig Tommaso Bordoni Jr che da questo scritto scoprirà purtroppo che il proprio nonno, morto a Carzano come bersagliere il 18 settembre del 1917, non mori come lui pensava da eroe per la gloria italica ma morì barbaramente assassinato dal proprio comando militare assieme a moltissimi altri bersaglieri che li a Carzano non ebbero nessuna colpa se non quella di essere soldati italiani.
Mi scuso per aver condensato in così poche righe un fatto cosi importante che meriterebbe la stesura di un intero capitolo di un libro di storia militare.
Allego alcune fotocopie del diario del capitano Valerio Cossa dell'ottavo reggimento d'artiglieria italiano, la fotografia del povero bersagliere Tommaso Bordoni, alcuni scritti del nipote ed alcune nostre cartoline austriache della prima guerra mondiale."
domenica 19 giugno 2016
venerdì 17 giugno 2016
“La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia” (Rocco Chinnici)
Fonte: https://venetostoria.com/
Materiale raccolto da Fabio Calzavara
Mafia
Infatti è ormai appurato che nel 1860 la Mafia siciliana, in accordo con i Poteri forti massonici inglesi e savoiardi, aiutò Garibaldi nella “liberazione” dell’isola e partecipò alla conseguente spartizione dei posti di potere successivi all’unificazione col Regno d’Italia. Quasi un secolo dopo, nel 1943, facilitò lo sbarco americano nell’isola per battere il regime fascista, da sempre nemico dell’autonomia siciliana e quindi del controllo mafioso del suo territorio. (6)
Mafia, per antonomasia e senza qualificazioni, si riferisce comunque a quella organizzazione che ha avuto origine nell’isola come insieme di piccole associazioni sviluppate in ambito agreste. (7)
Dopo l’annessione al neonato Regno d’Italia tali aggregazioni, rette dalla legge dell’omertà e dalla commistione politica. consolidarono un’immensa potenza in Sicilia e riemersero dopo la seconda guerra mondiale. (8)
“Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia” (Rocco Chinnici, giudice assassinato il 29.07.1983).
Materiale raccolto da Fabio Calzavara
Mafia
Con tale espressione si è soliti indicare l’associazione criminale di stampo terroristico presente in Sicilia dagli inizi del XIX secolo e trasformatasi nella seconda metà del XX secolo in una organizzazione internazionale.
Essa adotta comportamenti basati su un modello di economia statale ma parallela e sotterranea. Denominata anche “Cosa nostra”, trae profitti da numerosi tipi di attività criminali. I capimafia (spesso in latitanza) comunicano principalmente in modo scritto, con i pizzini, poiché non sempre sono in grado di comunicare di persona a tutti i loro sottoposti, i capifamiglia, i picciotti. (1).
La prima volta che compare ufficialmente tale vocabolo, accostato al senso tuttora in uso diorganizzazione malavitosa o malavita organizzata, è nel 1865 in un rapporto fatto dal capo procuratore di Palermo, Filippo Antonio Gualterio. Con riferimento allo stesso periodo, wikipedia inglese riporta: “Offshoots of the Mafia emerged in the United States, during the late 19th century, following waves of Italian emigration” (Aspetti di Mafia comparvero negli Stati Uniti, verso la fine del XIX secolo, a seguito delle ondate migratorie italiane)
Secondo Diego Gambetta (2) il vocabolo originario sarebbe stato l’arabo (mahyas = spavalderia, vanto aggressivo) o (marfud = reietto) da cui proverrebbe il termine mafiusu, nel 1853 da Vincenzo Mortillaro nel suo Nuovo dizionario siciliano-italiano alla voce Mafia: “Voce piemontese introdotta nel resto d’Italia ch’equivale a camorra”. (3).
In effetti non mancano teorie in merito all’introduzione del vocabolo nell’Isola ricondotta all’unificazione del “Regno d’Italia” e alla missione segreta di Mazzini in Sicilia avvenuta l’anno prima (1860) dell’Unità d’Italia. (4) Secondo tale ipotesi (ripresa poi dall’economista e sociologo Giuseppe Palomba), «MAFIA» non sarebbe altro che l’acronimo delle parole: «Mazzini Autorizza Furti Incendi Avvelenamenti». Fino a che punto sia fondato questo studio è incerto, rimane però da considerare il significato antropologico non privo di valore riguardo a un’organizzazione segreta a specchi capovolti che sarebbe nata nell’isola con finalità più o meno carbonare. (5)Infatti è ormai appurato che nel 1860 la Mafia siciliana, in accordo con i Poteri forti massonici inglesi e savoiardi, aiutò Garibaldi nella “liberazione” dell’isola e partecipò alla conseguente spartizione dei posti di potere successivi all’unificazione col Regno d’Italia. Quasi un secolo dopo, nel 1943, facilitò lo sbarco americano nell’isola per battere il regime fascista, da sempre nemico dell’autonomia siciliana e quindi del controllo mafioso del suo territorio. (6)
Mafia, per antonomasia e senza qualificazioni, si riferisce comunque a quella organizzazione che ha avuto origine nell’isola come insieme di piccole associazioni sviluppate in ambito agreste. (7)
Dopo l’annessione al neonato Regno d’Italia tali aggregazioni, rette dalla legge dell’omertà e dalla commistione politica. consolidarono un’immensa potenza in Sicilia e riemersero dopo la seconda guerra mondiale. (8)
“Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia” (Rocco Chinnici, giudice assassinato il 29.07.1983).
- G. Pitrè, Usi e costumi credenze e pregiudizi del popolo siciliano, Palermo 1889;
- Diego Gambetta, The Sicilian Mafia;
- Vincenzo Mortillaro, Nuovo dizionario siciliano-italiano, Tipografia del Giornale letterario, Palermo 1853;
- Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897;
- Sociologia dello sviluppo – L’unificazione del Regno d’Italia, G. Palomba, Giannini, Napoli, 1962, pp. 203-204;
- Santi Correnti, Breve storia della Sicilia;
- Pasquale Natella, La parola “Mafia”, Firenze, Leo S. Olschki Ed., 2002 (Biblioteca dell’”Archivium Romanicum”, Ser. 2, Linguistica, 53);
- Dizionario enciclopedico italiano, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma;
giovedì 16 giugno 2016
Milano austriaca, la lunga stagione felice. Fateci ancora sognare!
Fonte: http://www.lindipendenzanuova.com/
di ROMANO BRACALINI – Il regno di Maria Teresa d’Austria è ricordato in Lombardia come un esempio di rigore amministrativo e un’epoca di grandi riforme..Dopo il degrado spagnolo,lo Stato prende forma politica moderna. Con la guerra di successione e la pace di Utrecht, l’Austria subentra alla Spagna nei domini italiani. Siamo nella prima metà del Settecento. Una donna piccola e grassottella, che non ha nulla del sovrano raffigurato dall’oleografia, è destinata più d’ogni altro a cambiare il volto della città e a interpretarne le ansie di rinnovamento; è anche la prima donna sul trono degli Asburgo.
Maria Teresa d’Austria risiede a Vienna ma considera Milano la perla dei nuovi territori aggregati all’Impero. Concepisce per la Lombardia un vasto piano riformatore. Libertà di commercio, sviluppo dell’industria e dell’agricoltura, ma il suo capolavoro è il catasto, l’ordinamento e la compilazione dei beni prodotti. Rinnova il costume degradato e corrotto dal formalismo spagnolo, sopprime i privilegi feudali e il diritto di asilo, che concedeva il ricovero degli assassini nelle chiese; ripulisce le strade dando dignità al lavoro e riducendo gli eccessi della pubblica carità; abolisce l’inquisizione e la censura ecclesiastica, riduce il latifondo e favorisce la piccola proprietà.
In quarant’anni di regno Maria Teresa impresse il segno nelle opere che rappresentano il suo monumento più duraturo.
Allo Studio di Pavia, rinnovato, chiamò i più gradi talenti dell’epoca: Alessandro Volta, Lorenzo Mascheroni, Lazzaro Spallanzani. Incrementò l’istruzione pubblica con la scuola elementare obbligatoria e gratuita: caso unico nella penisola. Vennero poi le grandi istituzioni vanto della città: il Teatro alla Scala, inaugurato nel 1778; il palazzo Ducale, poi Reale, anch’esso, come la Scala, opera del Piermarini; la Biblioteca Braidense, con 24 mila volumi; ed ecco alla Villa Reale la prima forma di giardino pubblico.
Nulla doveva risultare inutile e tutto di pubblica utilità. Al governo di Milano Maria Teresa aveva voluto l’uomo giusto, il conte Firmian, protettore della musica e delle arti. Milano divenne un crocevia: venne il giovane Mozart ricevuto con gli onori dal governatore. Milano era una città ricca e felice. Più che la parsimonia asburgica ricordava il lusso francese. Alla morte di Maria Teresa, avvenuta nel 1780, salì al trono il figlio Giuseppe II che continuò l’opera riformatrice della madre. Poi la bufera rivoluzionaria che portò Napoleone a Milano. Alla sua definitiva caduta, nel 1815, tornò l’Austria e la Lombardia fu unita agli antichi territori veneziani nel nuovo Regno Lombardo-Veneto con Milano capitale.
Al nuovo territorio venne concessa una larga autonomia secondo la tradizione Teresiana. Vigeva la doppia monetazione, la lira milanese d’argento e il fiorino austriaco, il golden di carta. E l’arguzia milanese aveva trovato il modo di ridere della lira austriaca, la svanzica, da venti in tedesco, che avendo l’impronta dell’aquila bicipite era chiamata Checc, gallina. Per ammissione dei vecchi milanesi il sistema delle monete e delle misure era complicatissimo. Si cominciava col quattrin o ghell: c’era il trii quattrin, il bòr era una soldo, al ses e on quattrin corrispondeva il quattrin di svanzica. Nomi che servivano all’umore popolare per dare i sopranomi più divertenti. Un abatino si chiamava on ghicc, quasi valesse due centesimi. La lira da venti soldi, ricordo dell’Ambrogino, col sant’Ambrogio dallo staffile, non esisteva più soppiantata dalla lira austriaca, ma il popolo continuava a contare e contrattare nel suo nome.
Quanto alle misure, c’era la pertica, la brenta e la trentina, non c’erano più le moggie e i quartaj, sparite la vecchia pinta, il boccale e la zaina. Col carnevale ambrosiano si esercitava la satira del potere con le maschere allegoriche che sfilavano in Contrada Orientale, l’attuale corso Venezia, e l’Austria lasciava correre. In ottobre arrivavano in piazza Castello i carri con le botti di vino nuovo. Si toglieva la spina e si lasciava bere a on sold al fiaa. Di trippe incoronate e cervellate si trova menzione anche nell’Aretino. La cervellata era così squisita che i magistrati del comune, temendo ne venisse guastata la ricetta, ordinavano che fossero adoperati solo gli ingredienti prescritti e si poteva vendere solo in presenza dall’autorità comunale.
I milanesi avevano sempre avuto fama di ghiottoni. E a proposito delle differenze Dossi diceva: lombardi lupi e fiorentini mangia fagioli, lecca piatti e tovaglioli. Il popolo andava a comprare cinq ghei di basletta, gli scarti di salumeria o delle mense dei ricchi detti repubblica, cinq ghei di repubblica. Repubblica era sinonimo di confusione. Dopo il ’61, arrivata l’Italia, gli operai cominciarono a scendere il sciopero stanchi del pane di mistura e una canzone popolare diceva.
Canta,lavora e mucchela
Coi to do checc al dì.
Quaranta centesimi al giorno. Era tutto ciò che passava l’arcigna monarchia di Savoia. Sotto l’Italia Milano verrà presa a cannonate. Il ricordo dell’Austria non passava.
di ROMANO BRACALINI – Il regno di Maria Teresa d’Austria è ricordato in Lombardia come un esempio di rigore amministrativo e un’epoca di grandi riforme..Dopo il degrado spagnolo,lo Stato prende forma politica moderna. Con la guerra di successione e la pace di Utrecht, l’Austria subentra alla Spagna nei domini italiani. Siamo nella prima metà del Settecento. Una donna piccola e grassottella, che non ha nulla del sovrano raffigurato dall’oleografia, è destinata più d’ogni altro a cambiare il volto della città e a interpretarne le ansie di rinnovamento; è anche la prima donna sul trono degli Asburgo.
Maria Teresa d’Austria risiede a Vienna ma considera Milano la perla dei nuovi territori aggregati all’Impero. Concepisce per la Lombardia un vasto piano riformatore. Libertà di commercio, sviluppo dell’industria e dell’agricoltura, ma il suo capolavoro è il catasto, l’ordinamento e la compilazione dei beni prodotti. Rinnova il costume degradato e corrotto dal formalismo spagnolo, sopprime i privilegi feudali e il diritto di asilo, che concedeva il ricovero degli assassini nelle chiese; ripulisce le strade dando dignità al lavoro e riducendo gli eccessi della pubblica carità; abolisce l’inquisizione e la censura ecclesiastica, riduce il latifondo e favorisce la piccola proprietà.
In quarant’anni di regno Maria Teresa impresse il segno nelle opere che rappresentano il suo monumento più duraturo.
Allo Studio di Pavia, rinnovato, chiamò i più gradi talenti dell’epoca: Alessandro Volta, Lorenzo Mascheroni, Lazzaro Spallanzani. Incrementò l’istruzione pubblica con la scuola elementare obbligatoria e gratuita: caso unico nella penisola. Vennero poi le grandi istituzioni vanto della città: il Teatro alla Scala, inaugurato nel 1778; il palazzo Ducale, poi Reale, anch’esso, come la Scala, opera del Piermarini; la Biblioteca Braidense, con 24 mila volumi; ed ecco alla Villa Reale la prima forma di giardino pubblico.
Nulla doveva risultare inutile e tutto di pubblica utilità. Al governo di Milano Maria Teresa aveva voluto l’uomo giusto, il conte Firmian, protettore della musica e delle arti. Milano divenne un crocevia: venne il giovane Mozart ricevuto con gli onori dal governatore. Milano era una città ricca e felice. Più che la parsimonia asburgica ricordava il lusso francese. Alla morte di Maria Teresa, avvenuta nel 1780, salì al trono il figlio Giuseppe II che continuò l’opera riformatrice della madre. Poi la bufera rivoluzionaria che portò Napoleone a Milano. Alla sua definitiva caduta, nel 1815, tornò l’Austria e la Lombardia fu unita agli antichi territori veneziani nel nuovo Regno Lombardo-Veneto con Milano capitale.
Al nuovo territorio venne concessa una larga autonomia secondo la tradizione Teresiana. Vigeva la doppia monetazione, la lira milanese d’argento e il fiorino austriaco, il golden di carta. E l’arguzia milanese aveva trovato il modo di ridere della lira austriaca, la svanzica, da venti in tedesco, che avendo l’impronta dell’aquila bicipite era chiamata Checc, gallina. Per ammissione dei vecchi milanesi il sistema delle monete e delle misure era complicatissimo. Si cominciava col quattrin o ghell: c’era il trii quattrin, il bòr era una soldo, al ses e on quattrin corrispondeva il quattrin di svanzica. Nomi che servivano all’umore popolare per dare i sopranomi più divertenti. Un abatino si chiamava on ghicc, quasi valesse due centesimi. La lira da venti soldi, ricordo dell’Ambrogino, col sant’Ambrogio dallo staffile, non esisteva più soppiantata dalla lira austriaca, ma il popolo continuava a contare e contrattare nel suo nome.
Quanto alle misure, c’era la pertica, la brenta e la trentina, non c’erano più le moggie e i quartaj, sparite la vecchia pinta, il boccale e la zaina. Col carnevale ambrosiano si esercitava la satira del potere con le maschere allegoriche che sfilavano in Contrada Orientale, l’attuale corso Venezia, e l’Austria lasciava correre. In ottobre arrivavano in piazza Castello i carri con le botti di vino nuovo. Si toglieva la spina e si lasciava bere a on sold al fiaa. Di trippe incoronate e cervellate si trova menzione anche nell’Aretino. La cervellata era così squisita che i magistrati del comune, temendo ne venisse guastata la ricetta, ordinavano che fossero adoperati solo gli ingredienti prescritti e si poteva vendere solo in presenza dall’autorità comunale.
I milanesi avevano sempre avuto fama di ghiottoni. E a proposito delle differenze Dossi diceva: lombardi lupi e fiorentini mangia fagioli, lecca piatti e tovaglioli. Il popolo andava a comprare cinq ghei di basletta, gli scarti di salumeria o delle mense dei ricchi detti repubblica, cinq ghei di repubblica. Repubblica era sinonimo di confusione. Dopo il ’61, arrivata l’Italia, gli operai cominciarono a scendere il sciopero stanchi del pane di mistura e una canzone popolare diceva.
Canta,lavora e mucchela
Coi to do checc al dì.
Quaranta centesimi al giorno. Era tutto ciò che passava l’arcigna monarchia di Savoia. Sotto l’Italia Milano verrà presa a cannonate. Il ricordo dell’Austria non passava.
mercoledì 15 giugno 2016
Alcuni crimini "italiani" nel 1915.
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| Lucinico prima della guerra. |
Francesco Perco e altri tre uomini raccolgono il corpo e lo portano in un’abitazione nell’inutile tentativo di prestargli soccorso. I quattro soccorritori vengono arrestati e condannati a morte. Tre di loro vengono fucilati presso Cjascjelut di Mossa senza processo dopo ...essere stati costretti a scavarsi la fossa da soli.
L’unico processato dal tribunale militare è il Perco, che viene anch’egli condannato a morte.
Testimonianza dell’avvocato Stecchina di Mossa (poi Sindaco di Gorizia) raccolta dal Maestro Augusto Geat: “Rientravo in ritardo da un servizio allorché incontrai il padre di Don Eugenio Bregant, sacerdote di Lucinico, che ammanettato procedeva verso Capriva fra due Carabinieri. Gli domandai il motivo per il quale era stato arrestato ed egli mi riferì:
"Stavo zappando nell orto allorché mi sentii chiamare. Alzai lo sguardo verso la strada e vidi costoro, due Carabinieri, uno dei quali mi faceva cenno di avvicinarglisi. Quando li ebbi raggiunti, mi ammanettarono”.
“Io sono in ritardo –disse lo Stecchina- ma subito dopo verrò a trovarti e cercherò di risolvere la tua situazione”.
Infatti il Dottor Stecchina andò per tempo, come promesso, al comando dei Carabinieri che era dietro al vecchio municipio di Capriva. Appena giunto, chiese di parlare col prigioniero.
“Che prigioniero?” fu la risposta.
“Quello ch’è stato portato qui stamane!”
“Non c’è mica più” ripose l’interpellato.
“E dov’è?”
“L’ha ucciso un graduato!”
Fonte: Vota Franz Josef
Testimonianza dell’avvocato Stecchina di Mossa (poi Sindaco di Gorizia) raccolta dal Maestro Augusto Geat: “Rientravo in ritardo da un servizio allorché incontrai il padre di Don Eugenio Bregant, sacerdote di Lucinico, che ammanettato procedeva verso Capriva fra due Carabinieri. Gli domandai il motivo per il quale era stato arrestato ed egli mi riferì:
"Stavo zappando nell orto allorché mi sentii chiamare. Alzai lo sguardo verso la strada e vidi costoro, due Carabinieri, uno dei quali mi faceva cenno di avvicinarglisi. Quando li ebbi raggiunti, mi ammanettarono”.
“Io sono in ritardo –disse lo Stecchina- ma subito dopo verrò a trovarti e cercherò di risolvere la tua situazione”.
Infatti il Dottor Stecchina andò per tempo, come promesso, al comando dei Carabinieri che era dietro al vecchio municipio di Capriva. Appena giunto, chiese di parlare col prigioniero.
“Che prigioniero?” fu la risposta.
“Quello ch’è stato portato qui stamane!”
“Non c’è mica più” ripose l’interpellato.
“E dov’è?”
“L’ha ucciso un graduato!”
Fonte: Vota Franz Josef
martedì 14 giugno 2016
SERBI IDDIO L’AUSTRIACO REGNO!
Fonte: https://iltalebano.com/
La notizia arriva a Vienna nel pomeriggio, con un’edizione straordinaria del Tagblatt.
L’Arciduca Ferdinando ucciso con la moglie a Sarajevo.
La voce corre rapida, in breve tutta la città sa della sciagura. Ammutolita dall’orrore, si paralizza. Nei caffè la gente si alza dai tavolini e si incammina verso casa, a testa bassa, i negozi abbassano le saracinesche, e tutti sottovoce ripetono la stessa domanda.
L’Arciduca Ferdinando? Perché?
Francesco Ferdinando era la speranza di tutti coloro che ancora credevano che si potesse opporre al grande caos un’ordinata vita civile. (Karl Kraus)
Erede della corona imperiale, aveva un grande progetto politico. Un progetto che probabilmente avrebbe salvato l’Austria e aperto una via di rinnovamento per l’Europa. In quegli anni, però, Austria ed Europa avevano molti nemici, e Francesco Ferdinando venne ucciso. Prima di poter attuare il suo progetto e in tempo utile ad accendere quel fuoco di guerra che avrebbe annientato l’Austria e indebolito irrimediabilmente tutta l’Europa.
Ciò che l’erede al trono –un poco impaziente – attendeva di poter realizzare era l’autonomia dei vari gruppi etnici presenti nel territorio imperiale. Il suo progetto era lungimirante: equiparazione delle nazionalità, trasformazione dell’Austria-Ungheria in una sorta di confederazione che appagasse tutte le spinte autonomiste. Per Ferdinando era questa l’unica garanzia di una pace duratura. Intorno a lui, al Belvedere, si riunirono grandi personalità dell’Impero in una sorta di governo parallelo, nel quale tutte le etnie erano rappresentate.
Aurel Popovici, che tra i tanti consiglieri era forse quello che esercita sull’Arciduca maggiore influenza, aveva elaborato un dettagliato progetto di riforma federale dell’Impero e scritto un’opera che avrebbe fatto scalpore, Gli Stati Uniti della Grande Austria.
Centralismo e nazionalismo erano in quegli anni gli argomenti prediletti della propaganda liberale. Invece Ferdinando era convinto che centralismo e nazionalismo soffocasser i popoli. L’Impero è pluralità, periferia, vivacità e rispetto delle tradizioni. Il centralismo e il nazionalismo al contrario portano all’omologazione. Il futuro è il federalismo, l’autonomia dei popoli sotto la grande ala dell’aquila imperiale. Che li tiene uniti, li protegge, ma li lascia liberi di esprimersi nelle loro peculiarità.
L’impero, oggi giudicato come superato, inutile relitto della storia, a ben guardare altro non è che l’Europa come oggi la vorremmo.
La società tollerante e rispettosa del diverso che viene oggi invocata, esisteva. Era l’Europa dei popoli, forte, ricca di cultura e tradizioni. Rispettosa delle autonomie, senza confini imposti. Esisteva, e la si è voluta cancellare. Distruggendo l’impero si è distrutta la possibilità di un’Europa multiculturale eppure autenticamente europea, multietnica eppure armonica. Si è persa l’idea di una comune appartenenza. E senza una comune appartenenza, la diversità sfocia inevitabilmente nel conflitto. L’Impero era tollerante e sovranazionale. Finito quello, è finita l’Europa. Al posto di una spontanea e vivace multiculturalità, si è creato un surrogato artificioso fatto di diversità imposte, di tradizioni e culture cancellate o ostentate, di convivenze infelici. Dove non può esserci ordine perché non c’è più senso di appartenenza. Morto l’universalismo imperiale che per secoli ha fatto grande l’Europa, è morta anche l’Europa. Ora c’è il suo fantasma. L’Europa finta delle nazioni, delle identità perdute e dei popoli omologati.
Francesco Ferdinando, colui che solo poteva rinvigorire l’Impero e l’Europa col suo modernissimo progetto federale, viene ucciso il 28 giugno 1914.
L’assassino fu lo studente serbo Gavrilo Princip, figlio diciannovenne di un postino. I suoi complici erano tutti giovani. Giovani e sprovveduti come lui. Un manipolo di incompetenti guidato da menti perverse. La morte dell’Arciduca sarà il pretesto per lo scoppio della Grande Guerra. E il trattato di Versailles che cancellerà l’Impero sarà secondo François Fejtö «l’errore più grande della storia europea».
Elena Bianchi Braglia
Grandi goriziani: Carl von Czoernig
Fonte: Vota Franz Josef
Nato in Boemia da umili origini divenne nobile, funzionario statale, statistico amministrativo (disciplina da lui fondata), consigliere personale dell'Imperatore e primo studioso internazionale del friulano.
Dopo la laurea iniziò la carriera statale a Trieste nel 1828 dove imparò l'italiano, tre anni dopo fu a Milano e nel '34 era segretario del Governatore Hartig. Nel 1841 pubblicò una delle sue opere più famose: "Tafeln der Statistik der österreichischen Monarchie" e fu chiamato a Vienna per dirigere il neo costituito Ufficio Centrale di Statistica Amministrativa.
Si interessò di traffici marittimi e ferroviari, di industria, di finanza, di etnologia e di linguistica: si deve a lui la straordinaria "Ethnographische Karte der österreichischen Monarchie" linkata oggi su Vota Franz.
Ammalatosi per l'intenso lavoro, a metà degli anni '50 gli fu prescritto di trasferisti a Gorizia, dove in pensione, prese casa in una villetta in Corso Francesco Giuseppe Primo n.ro 24 dove sarebbe morto nel 1889. Guarì molto rapidamente e scrisse diverse opere sulla città, tra le quali "Die Stadt Görz zunächst als climatischer Curort" che la rese nota come stazione invernale di cura e coniò anche il soprannome "La Nizza austriaca" che era il sottotitolo del libro testé citato.
Tralasciamo tutto il resto della sua enorme bibliografia per dare qualche cenno dei suoi studi sul friulano.
Fu il primo che individuò tale lingua come "sorella" dell'italiano e delle lingue ladine, intuendo lo sviluppo delle lingue neo romanze, facendo paralleli con quest'ultime che ormai conosceva alla perfezione.
Nel 1857 fu pubblicato il primo censimento, del quale era il "padre". Ecco i risultati etno linguistici per la Contea:
130.748 sloveni
47.841 friulani
15.134 italiani
2.150 tedeschi
403 israeliti
Negli anni '50 il KK Staadtsgymanisum di Gorizia classificava gli studenti in sloveni, friulani, italiani e tedeschi.
Il 17 novembre 1861 nella "Rivista Friulana" appariva una delle prime "rivendicazioni" della nazionalità:
"nei giornali triestini c'era l'annuncio pubblicitario di un fondaco di stoffe NAZIONALI FRIULANE in via del Corso 595 vis a vis del Tergesteo."
Ad Udine gli intellettuali erano disinteressati al friulano, Prospero Antonini rispose all'Abate Pirona il 6 aprile del 1868 ringraziandolo per la copia del suo dizionario friulano (il primo) ma facendo un panegirico sulla necessità che i friulani usassero "la lingua parlata in Toscana, ne'paesi ove predominano i dialetti".
Nel 1865 l'Antonini rivendicava la sovranità italiana per la Contea, basandosi sulla teoria che il friulano fosse un dialetto della lingua italiana. Secondo Camillo Medeot che fece ricerche e pubblicazioni: "Non si deve credere che il sentimento nazionale friulano fosse allora molto più sviluppato a Gorizia che a Udine, pertanto nel censimento del 1880, il riferimento all'etnia friulana venne tolto ed i friulanofoni furono inseriti nella nazionalità italiana.
Di ciò si rammaricò il figlio del Czoernig nel suo studio Die ethnologischen Verhältnisse des Österreichiscen Küstenalendes nach dem richtiggestelten Ergebnisse del Volkszälung vom 31 Dezember 1880 pubblicato a Trieste nel 1885.
Carl von Czoernig si interessava del friulano dal 1848 e scrisse alcune opere per farlo conoscere a livello internazionale. Era in contatto epistolare sia con l'Abate Pirona che con Piero Zorutti.
La sua prima opera è del 1853: Über Friaul, seine Geschichte, Sprache und Alterthümer.
Negli anni '60 Carl von Czoernig prese in giro Cesare Cantù, che era il capofila della corrente etnocida che voleva eliminare le lingue pre unitarie per sostituirle con l'italian-toscano.
Scrisse in una lettera che l'idolo degli intellettuali udinesi era poco più di un mentecatto poiché i vernacoli locali, essendo le basi delle lingue "alte" e delle lingue letterarie, non possono in alcun modo essere considerati da esse derivanti, ossia "dialetti". Sarebbe come se il nonno discendesse dal nipote e non viceversa.
Ma di Carl von Czoernig nessuno sa niente, forse qualcuno può ricordare una piazzetta con il suo nome a Gorizia, stabilita appena nel 1964. Invece l'etnocida Cesare Cantù ci viene fatto sembrare chissàchi, essendoci strade ad egli intitolate in ogni nostra città ed anche alcune scuole.
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| Carl von Czoernig |
Dopo la laurea iniziò la carriera statale a Trieste nel 1828 dove imparò l'italiano, tre anni dopo fu a Milano e nel '34 era segretario del Governatore Hartig. Nel 1841 pubblicò una delle sue opere più famose: "Tafeln der Statistik der österreichischen Monarchie" e fu chiamato a Vienna per dirigere il neo costituito Ufficio Centrale di Statistica Amministrativa.
Si interessò di traffici marittimi e ferroviari, di industria, di finanza, di etnologia e di linguistica: si deve a lui la straordinaria "Ethnographische Karte der österreichischen Monarchie" linkata oggi su Vota Franz.
Ammalatosi per l'intenso lavoro, a metà degli anni '50 gli fu prescritto di trasferisti a Gorizia, dove in pensione, prese casa in una villetta in Corso Francesco Giuseppe Primo n.ro 24 dove sarebbe morto nel 1889. Guarì molto rapidamente e scrisse diverse opere sulla città, tra le quali "Die Stadt Görz zunächst als climatischer Curort" che la rese nota come stazione invernale di cura e coniò anche il soprannome "La Nizza austriaca" che era il sottotitolo del libro testé citato.
Tralasciamo tutto il resto della sua enorme bibliografia per dare qualche cenno dei suoi studi sul friulano.
Fu il primo che individuò tale lingua come "sorella" dell'italiano e delle lingue ladine, intuendo lo sviluppo delle lingue neo romanze, facendo paralleli con quest'ultime che ormai conosceva alla perfezione.
Nel 1857 fu pubblicato il primo censimento, del quale era il "padre". Ecco i risultati etno linguistici per la Contea:
130.748 sloveni
47.841 friulani
15.134 italiani
2.150 tedeschi
403 israeliti
Negli anni '50 il KK Staadtsgymanisum di Gorizia classificava gli studenti in sloveni, friulani, italiani e tedeschi.
Il 17 novembre 1861 nella "Rivista Friulana" appariva una delle prime "rivendicazioni" della nazionalità:
"nei giornali triestini c'era l'annuncio pubblicitario di un fondaco di stoffe NAZIONALI FRIULANE in via del Corso 595 vis a vis del Tergesteo."
Ad Udine gli intellettuali erano disinteressati al friulano, Prospero Antonini rispose all'Abate Pirona il 6 aprile del 1868 ringraziandolo per la copia del suo dizionario friulano (il primo) ma facendo un panegirico sulla necessità che i friulani usassero "la lingua parlata in Toscana, ne'paesi ove predominano i dialetti".
Nel 1865 l'Antonini rivendicava la sovranità italiana per la Contea, basandosi sulla teoria che il friulano fosse un dialetto della lingua italiana. Secondo Camillo Medeot che fece ricerche e pubblicazioni: "Non si deve credere che il sentimento nazionale friulano fosse allora molto più sviluppato a Gorizia che a Udine, pertanto nel censimento del 1880, il riferimento all'etnia friulana venne tolto ed i friulanofoni furono inseriti nella nazionalità italiana.
Di ciò si rammaricò il figlio del Czoernig nel suo studio Die ethnologischen Verhältnisse des Österreichiscen Küstenalendes nach dem richtiggestelten Ergebnisse del Volkszälung vom 31 Dezember 1880 pubblicato a Trieste nel 1885.
Carl von Czoernig si interessava del friulano dal 1848 e scrisse alcune opere per farlo conoscere a livello internazionale. Era in contatto epistolare sia con l'Abate Pirona che con Piero Zorutti.
La sua prima opera è del 1853: Über Friaul, seine Geschichte, Sprache und Alterthümer.
Negli anni '60 Carl von Czoernig prese in giro Cesare Cantù, che era il capofila della corrente etnocida che voleva eliminare le lingue pre unitarie per sostituirle con l'italian-toscano.
Scrisse in una lettera che l'idolo degli intellettuali udinesi era poco più di un mentecatto poiché i vernacoli locali, essendo le basi delle lingue "alte" e delle lingue letterarie, non possono in alcun modo essere considerati da esse derivanti, ossia "dialetti". Sarebbe come se il nonno discendesse dal nipote e non viceversa.
Ma di Carl von Czoernig nessuno sa niente, forse qualcuno può ricordare una piazzetta con il suo nome a Gorizia, stabilita appena nel 1964. Invece l'etnocida Cesare Cantù ci viene fatto sembrare chissàchi, essendoci strade ad egli intitolate in ogni nostra città ed anche alcune scuole.
domenica 12 giugno 2016
Trapani: Mafia e Massoneria si spartiscono la città
Fonte: http://www.radiospada.org/
L’articolo che segue è tratto da tp24.it ed è firmato da Egidio Morigi:
“Essere massoni non è reato” dice Stefano Bisi del Grande Oriente d’Italia. E non ha torto. Se lo fosse, avremmo avuto 500 potenziali soggetti da arrestare nella sola provincia di Trapani. Ciò che invece interessa gli inquirenti è semmai quanto questi gruppi di persone possono influire sulle attività amministrative e il funzionamento degli enti pubblici. C’è un dossier che viene fuori da un’indagine portata avanti dal procuratore di Trapani Marcello Viola e dai suoi sostituti, sull’influenza e il condizionamento della massoneria (o meglio, di una sua parte) nel territorio. Si tratta – ne abbiamo già parlato diffusamente – di un documento che la sezione informativa della Digos ha inviato alla Prefettura, in cui da una parte si ripercorre la vicenda di Iside2, la loggia trapanese segreta (e quindi illegale) scoperta nel 1986, di cui facevano parte l’ex ministro Udc Calogero Mannino, il deputato regionale Dc Francesco Canino (morto nel 2014) e il parlamentare nazionale Aldo Bassi (morto nel 2004). Era la loggia che accoglieva mafiosi come Natale L’Ala e Mariano Agate ed altri indiziati mafiosi come Calogero Atria, Gioacchino Calabrò, Giuseppe Mandalari, Antonino Melodia. Ma v’erano anche vice prefetti, vice questori, bancari, consiglieri comunali e provinciali, ex sindaci, imprenditori. Insomma, tutta la Trapani che contava. E’ una sorta di disamina del passato relativo alle ormai note vicende verificatesi nella provincia di allora
“Essere massoni non è reato” dice Stefano Bisi del Grande Oriente d’Italia. E non ha torto. Se lo fosse, avremmo avuto 500 potenziali soggetti da arrestare nella sola provincia di Trapani. Ciò che invece interessa gli inquirenti è semmai quanto questi gruppi di persone possono influire sulle attività amministrative e il funzionamento degli enti pubblici. C’è un dossier che viene fuori da un’indagine portata avanti dal procuratore di Trapani Marcello Viola e dai suoi sostituti, sull’influenza e il condizionamento della massoneria (o meglio, di una sua parte) nel territorio. Si tratta – ne abbiamo già parlato diffusamente – di un documento che la sezione informativa della Digos ha inviato alla Prefettura, in cui da una parte si ripercorre la vicenda di Iside2, la loggia trapanese segreta (e quindi illegale) scoperta nel 1986, di cui facevano parte l’ex ministro Udc Calogero Mannino, il deputato regionale Dc Francesco Canino (morto nel 2014) e il parlamentare nazionale Aldo Bassi (morto nel 2004). Era la loggia che accoglieva mafiosi come Natale L’Ala e Mariano Agate ed altri indiziati mafiosi come Calogero Atria, Gioacchino Calabrò, Giuseppe Mandalari, Antonino Melodia. Ma v’erano anche vice prefetti, vice questori, bancari, consiglieri comunali e provinciali, ex sindaci, imprenditori. Insomma, tutta la Trapani che contava. E’ una sorta di disamina del passato relativo alle ormai note vicende verificatesi nella provincia di allora
Il dossier, nella sua seconda parte, parla invece di 19 logge (in realtà potrebbero essere di più) presenti attualmente nella città di Trapani e nella sua provincia. 6 di queste opererebbero tutte a Castelvetrano.
In queste ci sono assessori ed ex consiglieri comunali della città.
C’è il vicesindaco Giuseppe Rizzo (presente in due logge: “Francisco Ferrer 908” di Castelvetrano e “Giordano Bruno” di Salemi), nominato assessore dal sindaco Felice Errante nel luglio 2014, in modo da permettere l’ingresso in consiglio di Calogero Giambalvo (il discusso consigliere primo dei non eletti del Fli, poi arrestato per mafia ed in seguito assolto, intercettato a millantare amicizia e vicinanza con il superboss Matteo Messina Denaro).
C’è l’assessore Salvatore Stuppia (loggia “Italo Letizia 345”), nominato a sorpresa della giunta Errante, con una nomina accettata senza condividere la scelta col Pd (ormai in rotta col sindaco), che poi lo ha cacciato dal partito.
C’è anche l’assessore Girolamo Signorello (loggia “Francisco Ferrer 908”).
Il nome dell’assessore Enzo Chiofalo invece, anche se non risulta iscritto in nessuna delle sei logge attualmente operanti, spunta invece in una fantomatica loggia all’obbedienza di piazza del Gesù, chiamata “Italo Letizia”. I componenti di questa loggia sarebbero stati truffati da alcuni “fratelli” della vecchia “Iside 2” che avrebbero proposto loro l’iniziazione per l’inserimento. Il tutto prese il via nel 2006, in seguito all’arrivo in questura di un esposto anonimo firmato “Veri massoni stanchi”.
Tra gli (ormai ex) consiglieri comunali, troviamo invece nelle logge attualmente operanti:
Salvatore Ingrasciotta (loggia “Demetra 240”), il più votato di tutti alle scorse amministrative con 448 voti, Piero Barresi e Gaetano Accardo (loggia “Enoch 238”), Tommaso Bertolino (inscritto a due logge: “Oriente” di Castelvetrano e “Giordano Bruno” di Salemi), Piero D’Angelo e Maurizio Piazza (loggia “Francisco Ferrer 908”).
C’è Bartolomeo La Croce (anche lui inscritto a due logge “Oriente”di Castelvetrano e “Garibaldi” di Mazara del Vallo) portato alla ribalta nazionale da Le Iene, mentre si scaglia contro l’inviato Filippo Roma che cerca di intervistare Giambalvo. Forse tra i pochi massoni ad aver subito un pubblico rimprovero a causa di un comportamento sconveniente. Qualche giorno dopo l’uscita del servizio su Italia Uno, il presidente Cafiso si trovò infatti costretto a fargli la ramanzina durante un consiglio comunale. Un “teatrale” rimprovero per lui e per l’altro collega Francesco Bonsignore, colorato personaggio che però non risulta inscritto a nessuna delle sei logge castelvetranesi presenti nel dossier della questura.
Negli elenchi troviamo anche il “fratello di un fratello”. Si tratta di Antonino Lo Sciuto. Un “fratello” della loggia “Hipsas” del Grand Orient de France, che però è anche il fratello del deputato regionaleGiovanni Lo Sciuto, componente della Commissione Parlamentare Antimafia della Regione Siciliana e “nuovo alleato” del sindaco Errante, facendo parte entrambi da un po’ di tempo dello stesso partito (Ncd).
Ma tra i “fratelli” di spicco, oltre a quelli collegati in modo più o meno indiretto alla politica di Palazzo Pignatelli, ce ne sono tanti altri, molto conosciuti in diversi ambiti:
Felice Crescente (dirigente Unità 176 Condotta Agraria) è maestro venerabile della “Loggia Demetra 240”.
Nicola Li Causi, della loggia “Demetra 240”, figlio del compianto Vito Li Causi ed amministratoredel poliambulatorio specialistico “Multimedical” inaugurato l’anno scorso.
Domenico Lombardo (“Demetra 240”), ex dipendente della Gruppo 6 Gdo. Oggi segretario del Partito Socialista di Castelvetrano e presidente della cooperativa Terramia alla quale è stato affidato l’opificio confiscato al re dei supermercati Despar Giuseppe Grigoli.
Nicolò Miceli (“Demetra 240”), presidente del Club Unesco di Castelvetrano.
Francesco Seidita (“Demetra 240”), ingegnere del progetto Medcot per il comune di Castelvetrano, sulla trasformazione della posidonia spiaggiata in compost.
Francesco Vasile (“Demetra 240”), avvocato del Comune di Castelvetrano.
Orazio La Monaca (“Francisco Ferrer 908”), pluripremiato architetto del Comune di Castelvetrano.
Silvestro Perrone e Antonio Pizzo (entrambi dell’Hipsas), imprenditori dell’associazione Libero Futuro.
Abbiamo poi tutti i membri del direttivo del Collegio dei Rossi, l’associazione che si occupa di eventi culturali e presentazione di libri. Fanno parte della stessa loggia (“Enoch 238”): il presidenteNicola Cascio Ingurgio, il vice presidente Davide Brillo, il segretario Giuseppe Pappalardo ed il tesoriere Pietro La Cascia (ex assessore della giunta Pompeo). E’ l’associazione no profit che si è occupata anche della presentazione di Euploia, il pregevole volume del Soprintendente del Mare della Regione Siciliana Sebastiano Tusa. L’edizione del libro è di Angelo Mazzotta, massone della stessa loggia.
Anche il Centro Commerciale Naturale ha una suo ombrello massonico, dal momento che il presidente Giovanni Messina Denaro e i tecnici della Nastasi Consulting fanno parte della loggia “Oriente”.
Nella loggia “Italo Letizia 345” c’è anche un giornalista di Menfi: Pietro Capizzi, collaboratore del Giornale di Sicilia, di Tele Radio Sciacca e addetto stampa della Cantina Settesoli. E’ la stessa loggia del castelvetranese Leonardo Ciulla, ingegnere gestionale della Settesoli. Ed è con la Settesoli che quest’anno il Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ha firmato il primo contratto di sponsorizzazione per il parco archeologico di Selinunte. Mentre, qualche mese fa, la nomina di “Custode dell’identità territoriale Genius Loci” da parte della Libera Università Rurale “Saper&Sapori” è toccata a Francesca Capizzi, figlia di Pietro (anche lei giornalista) che succede al sindaco di Campobello di Mazara Giuseppe Castiglione, che ha custodito l’identità territoriale nel 2015.
Nell’intera provincia (almeno dagli elenchi del dossier) le “sorelle” sono una decina, sei delle quali appartengono a logge operanti a Castelvetrano.
E poi c’è una coppia in cui marito e moglie appartengono entrambi alla massoneria, ma in due logge diverse: lei nella “Hipsas” di Castelvetrano e lui nella “Philadelphion” di Mazara del Vallo.
Infine troviamo anche due poliziotti: Giuseppe Gucciardo (“Francisco Ferrer 908”) e Michele Tortorici (“Hipsas”)
Certo, il fatto che il dossier contenga anche la lista degli appartenenti (non riportata in questo articolo) alla vecchia loggia illegale trapanese (Iside2) scoperta negli anni ’80, aveva ingenerato in alcuni massoni di oggi (regolarmente registrati alla questura) una legittima indignazione nel vedere i propri nomi accostati a quelli dei mafiosi. Ribadendo quindi che l’appartenenza ad una loggia massonica (non coperta) è garantita dalla stessa Costituzione, pubblichiamo di seguito l’elenco degli iscritti alle sei logge di Castelvetrano, che rimane comunque non esaustivo rispetto al panorama massonico del territorio.
Quasi 200 dei 460 massoni della provincia di Trapani sono castelvetranesi. Ai cittadini non rimane che sperare nella loro positiva influenza sul benessere della collettività. Magari i “poteri forti” potrebbero riuscire laddove i “poteri morti” hanno fallito.
ITALO LETIZIA 345
Appartenente alla Massoneria Universale
La serenissima gran loggia nazionale italiana rito scozzese
- PISANI Donato Maria, nato a Castelvetrano il 02/08/1956. Funzionario amministrativo ASL Castelvetrano. MAESTRO VENERABILE;
- CAPIZZI Pietro, nato a Menfi (AG) il 19/04/1957. Giornalista pubblicista GdS e TRS di Sciacca, impiegato e addetto stampa presso cantine Settesoli di Menfi;
- CARONNA Giovanni, nato a Castelvetrano il 29/04/1964. Commercialista con studio proprio;
- CIULLA Leonardo, nato a Castelvetrano il 18/01/1975. Ingegnere gestionale presso Cantina Settesoli – Menfi;
- CICALA Giuseppe, nato a Trapani il 18/09/1962. Con nota datata 12/01/2015 comunicava per conoscenza alla Questura di aver presentato le dimissioni dalla suddetta loggia;
- GIACALONE Stefano, nato a Santa Ninfa il 23/04/1953. Imprenditore edile.
- CICALA Andrea, nato ad Erice il 29/04/1991, dimessosi in data 12/01/2015;
- NICETA Filippo, nato a Palermo il 09/07/1952. Bancario in pensione;
- SIGNORELLO Antonino, nato a Castelvetrano il 20/06/1959. Impiegato;
- SIGNORELLO Vincenzo, nato a Castelvetrano il 18/08/1953. Rappresentante;
- STUPPIA Salvatore, nato a Mazzarino (CL) il 15/12/1959. Medico dermatologo;
- MISTRETTA Simone, nato a Castelvetrano il 22/07/1967. Infermiere presso ospedale di Castelvetrano;
- VIRTUOSO Enrico Salvatore, nato a Caracas (Venezuela), il 27/02/1963. Infermiere professionale;
- VALENTI Gaspare, nato a Baden (Svizzera) il 22/06/1969. Appartenente Ministero delle Finanze (G.D.F.);
- MESSINA DENARO Francesco, nato a Castelvetrano il 18/08/1961. Impiegato
- MAURO Biagio, nato a Trapani il 06/07/1967. Infermiere presso ospedale Castelvetrano;
- BONDI Melchiorre, nato a Castelvetrano il 28/01/1969. Insegnante;
- BENTIVEGNA Fabio, nato a Sciacca (AG) il 14/01/1973;
- NOVARA Francesco, nato a Trapani il 18/06/1967.
DEMETRA 240
Appartenente alla Gran Loggia Regolare d’Italia degli antichi, Liberi ed Accettati Muratori,
con sede a Roma, obbedienza Gran Loggia Regolare di Sicilia
- ACCARDO Simone, nato a Castelvetrano il 20/07/1967;
- ANCONA Gaspare, nato a Castelvetrano il 30/06/1973;
- BONSIGNORE Giovanni, nato a Castelvetrano il 26/08/1959;
- CATALANOTTO Francesco, nato a Castelvetrano il 03/08/1975;
- CRAPAROTTA Giovanni, nato a Castelvetrano il 21/10/1960;
- CRESCENTE Felice, nato a Castelvetrano il 16/12/1960. MAESTRO VENERABILE;
- FERRO SALVATORE, nato a Castelvetrano il 16/01/1957;
- FONTANELLI Gaspare, nato a Castelvetrano il 13/01/1962;
- FONTANELLI Giuseppe, nato a Castelvetrano il 19/10/1989;
- GORGONE Domenico Fabrizio, nato a Palermo il 06/08/1971;
- GRAFFEO Vincenzo nato a Castelvetrano il 19/04/1973;
- INGRASCIOTTA Salvatore, nato a Castelvetrano il 23/01/1968;
- LA GRASSA Giuseppe, nato a Castelvetrano il 16/05/1973;
- LI CAUSI Nicola, nato a Castelvetrano il 27/06/1975;
- LOMBARDO Domenico, nato a Castelvetrano il 22/081960;
- MAPELLI Francesco, nato a Castelvetrano il 22/07/1984;
- MICELI Nicolò, nato a Castelvetrano il 02/08/1955. MAESTRO VENERABILE
- REPOLLINO Carmelo, nato a Butera il 04/08/1974;
- RISALVATO Giovanni, nato a Castelvetrano il 05/06/1974;
- RIZZO Giovanni, nato a Castelvetrano il 29/07/1966;
- SALLUZZO Gaspare, nato a Castelvetrano il 20/03/1956;
- SCANDALIATO Nicolò, nato a Castelvetrano il 02/09/1969;
- SCATURRO Francesco, nato a Salemi il 12/11/1980;
- SCHIFANO Giuseppe, nato a Ribera il 16/091979;
- SEIDITA Francesco, nato ad Erice il 08/05/1976;
- SVIZZERO Santo, nato a Castelvetrano il 25/02/1965;
- VASILE Francesco, nato a Castelvetrano il 28/03/1965;
- VENEZIA Piero Maria, nato a Castelvetrano il 04/08/1971;
- VITRANO Giuseppe, nato a Palermo il 22/08/1973;
- VIZZINISI Fabio nato a Castelvetrano il 24/10/1964;
ENOCH 238
Appartenente alla Gran Loggia Regolare d’Italia degli antichi, Liberi ed Accettati Muratori,
con sede a Roma, obbedienza Gran Loggia Regolare di Sicilia
- SCIUTO Pasquale, nato a Castelvetrano il 06/10/1959. MAESTRO VENERABILE
- CASCIO INGURGIO Nicola, nato a Castelvetrano il 13/05/1963;
- MAZZOTTA Angelo, nato a Castelvetrano il 22/10/1938;
- LA ROCCA Danilo, nato a Castelvetrano il 15/07/1958;
- BARRESI Pietro, nato a Castelvetrano il 02/11/1972. Ex consigliere comunale di Castelvetrano;
- LUPPINO Gianvito, nato a Campobello di Mazara il 27/06/1969;
- ALAIMO Alessandro, nato a Palermo il 30/10/1971;
- GIGLIO Salvatore (detto Rino) nato a Castelvetrano il 05/09/1957;
- PALAZZOTTO Giancarlo, nato a Castelvetrano il 19/03/1974;
- ACCARDO Gaetano Salvatore, nato a Castelvetrano il 22/04/1960. Ex consigliere comunale di Castelvetrano;
- LA CASCIA Pietro, nato a Castelvetrano nato a Castelvetrano il 14/01/1970;
- SPINA Giuseppe, nato a Mazara del Vallo il 18/07/1982;
- PAPPALARDO Giuseppe, nato a Catania il 30/01/1962;
- GRIMALDI Domenico Giovanni, nato a Castelvetrano il 11/09/1981;
- BRILLO Davide, nato il 30/04/1986;
- GORGONE Fabrizio Domenico, nato a Palermo il 06/08/1971
ORIENTE
Appartenente alla Gran Loggia d’Italia degli antichi, Liberi ed Accettati Muratori,
Massoneria Universale di rito scozzese antico ed accettato
Obbedienza di Piazza del Gesù, Palazzo Vitelleschi
- ANCONA Giuseppe, nato a Castelvetrano il 31/01/1951;
- BERTOLINO Tommaso, nato a Baden (Svizzera) il 20/10/1965;
- BUA Domenico, nato a Palazzo Adrano (PA) il 04/07/1986;
- BUA Giacomo, nato a Palazzo Adrano (PA) il 15/11/1975;
- BUCERI Saverio, nato a Menfi (AG) il07/01/1958;
- DI GREGORIO Paolo, nato a Mazara del Vallo il 03/11/1969;
- DI PIETRA Francesco, nato a Campobello di Mazara il 21/11/1955;
- DI PIETRA Giuseppe, nato a Mazara del Vallo il 16/03/1990;
- DI PRIMA Vincenzo, nato a Castelvetrano il 03/06/1971;
- DI STEFANO Vincenzo, nato a Campobello di Mazara il 28/02/1965
- DRAGO Giovanni, nato a Salemi il 14/03/1974;
- ERDFELD Omero, nato a Pisino (Croazia) il 20/12/1947
- ERRANTE Adriano, nato a Castelvetrano il 27/06/1980;
- FABUOZZO Antonino, nato a Napoli il 13/12/1974;
- FERRARO Antonino, nato a Castelvetrano il 19/02/1988;
- INGARGIOLA Giovanni, nato a Castelvetrano il 03/02/1957;
- LA CROCE Bartolomeo, nato a Castelvetrano il 16/08/1954;
- LO CASTRO Vito, nato a Salemi il 03/10/1969;
- MESSINA DENARO GIOVANNI, nato a Castelvetrano il 04/05/1972;
- MONTALBANO Maurizio, nato a Castelvetrano il 11/11/1968;
- NASTASI Pietro, nato a Castelvetrano il 06/08/1975;
- NASTASI Santo, nato a Castelvetrano il 22/05/1951;
- NASTASI Vincenzo, nato a Castelvetrano il 15/10/1970;
- ODDO Francesco, nato a Palermo il 24/03/1976;
- PANZINI Elisa, nata ad Ancona il 03/01/1964;
- POLLINA Giuseppe Massimo, nato a Castelvetrano il 16/04/1970;
- SARDO Ornella, nata a Marsala il 09/03/1960;
- SCIRE’ Marco, nato a Torino il 28/12/1979;
- SESSA Francesco, nato a Ribera (AG) il 25/12/1978;
- TARDIA Davide Romeo, nato ad Erice il 13/02/1972;
FRANCISCO FERRER 908
Massoneria Italiana Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani (G.O.I.)
- ABATE Carmelo, nato a Castelvetrano il 05/11/1951;
- BARRESI Alfredo, nato a Castelvetrano il 05/07/1953;
- BATTAGLIA Giuseppe, nato a Trapani il 16/11/1958;
- BONSIGNORE Giovanni, nato a Castelvetrano il 09/10/1942;
- CESARE Lorenzo, nato a Partanna il 03/12/1970;
- D’Angelo Piero, nato a Castelvetrano il 22/07/1958;
- DE LUCA Mario, nato a Orzinuovi il 06/12/1970;
- DE SIMONE Giovanni, nato a Castelvetrano il 22/05/1932;
- DITTA Leonardo, nato a Calatafimi il 23/05/1957;
- ERRANTE Giuseppe, nato a Castelvetrano il 24/11/1976;
- GERMILLI Claudio, nato a Castelvetrano il 25/11/1954;
- GIGANTE Giovanni, nato a Palermo il 10/10/1965;
- GUCCIARDO Giuseppe, nato a Castelvetrano il 26/06/1974
- LA MONACA Orazio, nato a Castelvetrano il 25 11/1957;
- LUCENTINI Domenico, nato a Castelvetrano il 01/06/1944;
- MALTESE Vito, nato ad Alcamo il 20/04/1963;
- MANUGUERRA Francesco, nato a Gela il 03/01/1967;
- MARCANTONIO Gaetano, nato a Trapani il 11/07/1965;
- MICELI Vito, nato a Castelvetrano il 01/02/1933;
- MISTRETTA Silvio, nato ad Erice il 06/08/1979;
- MONTELEONE Salvatore, nato a Castelvetrano il 18/07/1961;
- PAOLA Quintino, nato a Castelvetrano il 28/08/1956;
- PIAZZA Giuseppe, nato a Castelvetrano il 08/01/1969;
- PIAZZA Maurizio Silvestro, nato a Castelvetrano il 17/09/1962;
- PISCIOTTA Giacomo, nato a Marsala il 22/06/1968;
- PISCIOTTA Tommaso, nato a Castelvetrano il 06/11/1936;
- RIZZO Gaspare, nato a Castelvetrano il 28/06/1935;
- RIZZO Giuseppe, nato il 12/01/1975. Assessore e vicesindaco di Castelvetrano;
- RIZZUTO Lorenzo, nato il 26/01/1975;
- RUISI Giovanni, nato il 17/12/1963;
- SCIABICA Santo Giuseppe, nato il 09/12/1969;
- SCIACCA Leonardo, nato a Castelvetrano il 23/06/1956;
- SCIACCOTTA Filippo, nato a Castelvetrano il 04/06/1960;
- SCIORTINO Lucio, nato a Castelvetrano il 05/09/1963;
- SIGNORELLO GIROLAMO, nato a Castelvetrano il 17/10/1958. Assessore al Comune di Castelvetrano;
- TAMBURELLO Salvatore, nato ad Erice il 04/08/1968;
- TRIOLO Giampiero, nato a Castelvetrano il 18/12/1955;
- TRUSCELLI Pietro, nato a Castelvetrano il 06/08/1940;
- VETRANO Vincenzo, nato a Castelvetrano il 09/11/1965;
- VIOLA Graziano, nato il 08/06/1974;
- VIVIANO ANDREA, nato a Partanna il 24/02/1959;
- ZINNANTI Baldassare, nato a Partanna il 13/05/1962
- ZINNANTI Sebastiano, nato il 02/05/1956.
HYPSAS
Massoneria aderente al G.O.D.F. (Grand Orient De France)
- BULGARELLO Angelo, nato a Partanna il 18/11/1967;
- CALANDRINO Leonardo, nato a Castelvetrano il 01/02/1962;
- CIRAVOLO Biagio, nato a Sciacca il 23/09/1966;
- CIRRINCIONE Benedetto, nato a Castelvetrano il 13/06/1951;
- DRAGO Giuseppe, nato a Castelvetrano il 28/05/1973;
- ERRANTE Beniamino, nato a Castelvetrano il 02/05/1971;
- FERRARA Domenico, nato a Castelvetrano il 09/08/1964;
- GIOIA Francesco, nato a Palermo il 29/09/1988;
- GIOIA Giuseppe, nato a Castelvetrano il 18/04/1957;
- GULOTTA vincenzo, nato a Santa Margherita Belice (AG) il 07/02/1958;
- BELLINA Paolo Italia, nato a Castelvetrano il 06/01/1967;
- LABRUZZO Emiliano, nato a Mazara del Vallo il 03/08/1978;
- LA CROCE Francesco, nato a Castelvetrano il 25/09/1963;
- LO SCIUTO Antonino, nato a Castelvetrano il 04/12/1964. Fratello del deputato regionale Lo Sciuto Giovanni;
- LOMBARDO Saverio, nato ad Erice il 21/06/1975;
- MAGRO Gaspare, nato a Caltagirone il 05/06/1965;
- MARCHESE Annamaria, nata a Salemi il 22/06/1972;
- PERRONE Eliseo, nato a Partanna, il 27/06/1980;
- PERRONE Silvestro, nato a Castelvetrano il 11/09/1971;
- PISCIOTTA Silvestro, nato a Castelvetrano il 09/12/1963;
- PIZZO Antonio, nato a Castelvetrano il 13/03/1951;
- RUSSO Giuseppe, nato a Sciacca il 04/03/1951;
- SAVAGLIO Francesca, nata a Castelvetrano il 19/07/1959;
- SAVAGLIO Serafina, nata a Cerisano il 07/04/1955;
- SALVO Vincenzo, nato a Castelvetrano il 15/04/1958;
- SCIACCA Rosalba, nata a Partanna il 16/12/1962;
- TORTORICI Michele, nato a Castelvetrano il 16/10/1971;
- ZINNANTI ANTONINO, nato a Partanna il 02/04/1969;
- CALANDRINO ANDREA, nato a Castelvetrano il 15/12/1987.
Di seguito invece l’elenco (non esaustivo) di castelvetranesi (nativi o residenti) presenti in altre logge della provincia:
- MARTINO Mario (loggia “Philadelphion”, Mazara del Vallo”), nato a Castelvetrano il 29/07/1957. Insegnante. MAESTRO VENERABILE;
- CATALANO Riccardo, (loggia “Philadelphion”, Mazara del Vallo”), nato a Castelvetrano il 19/12/1971. Geometra;
- ETIOPIA Giovanni Maurizio, (loggia “Philadelphion”, Mazara del Vallo”), nato a Castelvetrano il 29/07/1966. Sindacalista Ugl;
- LISCIANDRA Francesco, (loggia “Philadelphion”, Mazara del Vallo”), nato a Castelvetrano il 04/07/1971. Architetto;
- GIANNILIVIGNI Ferdinando (loggia “Cronos 183”, Trapani), nato a Castelvetrano il 29/10/1980. Avvocato;
- SALVO Vincenzo (loggia “Giordano Bruno”, Salemi), nato a Castelvetrano il 15/04/1958 Avvocato;
- MAGRO Gaspare (loggia “Giordano Bruno”, Salemi), nato a Caltagirone il 05/06/1965. Commercialista;
- BERTOLINO Tommaso (loggia “Giordano Bruno”, Salemi), nato a Baden (CH) il 20/10/1965. Architetto;
- RIZZO Giuseppe (loggia “Giordano Bruno”, Salemi), nato a Palermo il 12/01/1975. Avvocato;
- PISCIOTTA Silvestro (loggia “Garibaldi”, Mazara del Vallo), nato a Castelvetrano il 09/12/1963;
- MONTALBANO Maurizio (loggia “Garibaldi”, Mazara del Vallo), nato a Castelvetrano il 11/11/1968;
- GIOIA Giuseppe (loggia “Garibaldi”, Mazara del Vallo), nato a Castelvetrano il 18/04/1957; Medico presso l’ospedale di Castelvetrano
- LA CROCE Francesco (loggia “Garibaldi”, Mazara del Vallo), nato a Castelvetrano il 25/09/1963;
- INGARGIOLA GIOVANNI (loggia “Garibaldi”, Mazara del Vallo), nato a Castelvetrano il 03/02/1957;
- CLEMENTE PIETRO (loggia “Garibaldi”, Mazara del Vallo), nato a Castelvetrano il 26/06/1965;
- ITALIA Bellina (loggia “Garibaldi”, Mazara del Vallo), nata a Castelvetrano il 06/01/1979;
- LA CROCE Bartolomeo (loggia “Garibaldi”, Mazara del Vallo), nato a Castelvetrano il 13/08/1954;
- GIOIA Giuseppe (loggia “Federico II”, Trapani), nato a Castelvetrano il 18/04/1957; Medico presso l’ospedale di Castelvetrano. MAESTRO VENERABILE;
- PISCIOTA Silvestro (loggia “Federico II”, Trapani), nato a Castelvetrano il 09/12/1963;
- CUSENZA Vito (loggia “Pitagora”, Trapani), nato a Castelvetrano il 29/09/1971;
- CAVARRETTA Gaspare (loggia “Abele Damiani”, Marsala) nato a Castelvetrano il 20/01/1938;
- ERRANTE Nicolò (loggia Domizio Torrigiani”, Campobello di Mazara), nato a Castelvetrano il 28/03/1949. Pensionato;
- LEGGIO Silvestro Gaspare (loggia Domizio Torrigiani”, Campobello di Mazara), nato a Castelvetrano il 31/08/1967. Geometra;
- BARRUZZA Paolo (loggia Domizio Torrigiani”, Campobello di Mazara), nato a Castelvetrano il 18/03/1973. Imprenditore agricolo;
- VALENTI Calogero (loggia Domizio Torrigiani”, Campobello di Mazara), nato a Castelvetrano il 14/05/1977. Massofisioterapista;
- DI GANCI Mario (loggia “Valle di Cusa”, Campobello di Mazara), nato a Castelvetrano il 28/08/1970.
“Un vero e proprio potere parallelo in grado di inquinare l’attività amministrativa e la gestione della cosa pubblica”: è quanto emerso dall’informativa redatta da Questura e Procura di Trapani, i cui passaggi sono stati pubblicati ieri, martedì 31 maggio, dall’edizione palermitana di Repubblica.
Dal report emergerebbe una diffusione pressoché capillare delle logge massoniche – segrete o scoperte – sul territorio trapanese: 19, e di diverse obbedienze, in tutta la provincia, per un totale di 460 iscritti su 400mila abitanti — tra cui boss, membri delle forze dell’ordine, funzionari di prefettura, medici, imprenditori, politici, amministratori.
Ben sei di queste logge sarebbero attive nel territorio di Castelvetrano, il paese d’origine di Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande latitante di Cosa Nostra. Il comune siciliano risulta essere quello con più iscritti, in proporzione alla popolazione: c’è la Loggia Italo Letizia 345, la Loggia Demetra, la Loggia Enoch, la Loggia Oriente, la Francisco Ferrer, la Hypsas.
Il dossier nasce anche grazie a una delle numerose indagini trapanesi che sono arrivate a toccare i confini di una loggia locale. Stando agli inquirenti, nella città di Alcamo – per esempio – avrebbe trovato luogo un “comitato d’affari” che avrebbe influenzato scelte e “politiche e amministrative,” col coinvolgimento dell’ex vicesindaco Perricone, ritenuto vicino alla famiglia Melodia. Stesso meccanismo anche per enti come il Centro per l’Impiego, della quale un dirigente regionale, arrestato di recente, sarebbe stato indicato come “fratello” della loggia Myrhiam.
Stando a quanto temuto dalla Procura, il recente e rianimato “condizionamento tentacolare” della vita politica, sociale ed economica da parte di alcuni gruppi di potere farebbe evincere quanto “la massoneria,” in zona, sia tornata a essere “più potente di prima.”
Già in passato, infatti, Trapani è stata una delle ‘capitali’ siciliane della massoneria: in una famosa inchiesta del 1986, furono scoperte – sotto le insegne del circolo culturale Scontrino – sette logge massoniche, composte da 200 iscritti in chiaro e 100 segreti.
L’indagine confluì in un processo che portò a sei condanne: il capo della squadra mobile che coordinò le operazioni, Saverio Montalbano, venne rimosso dopo qualche giorno per “uso improprio dell’auto di servizio.”
Sempre di recente, nello stesso territorio, un’indagine era arrivata a colpire anche l’ex vescovo di Trapani Francesco Miccichè, epurato già nel 2011 da papa Ratzinger. Per lui l’accusa era di appropriazione indebita, stalking e truffa, per un sistema che avrebbe coinvolto i fondi dell’8 per mille e gli appalti per la gestione dei centri di accoglienza dei migranti gestiti da una rete di cooperative ed enti riconducibili alla Curia.
Proprio grazie alle intercettazioni, i pm sono riusciti ad arrivare alla massoneria anche in questo caso: aderenti alla loggia, stando ai pm, sarebbero stati sia il titolare della ditta sia il progettista incaricati – senza alcuna gara d’appalto – della costruzione della nuova chiesa, della canonica e del teatro parrocchiale del centro di Paceco.
L’indagine attuale, coordinata dal procuratore Marcello Viola, mostrerebbe quanto appaia “lecito chiedersi fino a che punto la quotidiana e multiforme attività di enti pubblici non sia subdolamente pilotata dall’influenza di poteri occulti assai più penetranti della purtroppo diffusa logica clientelare, della dilagante corruzione o ancora delle ben note pressioni intimidatorie di chiara matrice mafiosa.”
È sempre dal dossier di questi giorni che si delineerebbe un “clima di tensione, minacce e avvertimenti,” e si farebbero nomi importanti della vita pubblica e politica locale e nazionale. Tra i “fratelli” delle logge di zona – la Iside 2, tra le più note – emerge infatti il nome dell’ex ministro Calogero Mannino, la stessa frequentata da boss mafiosi del calibro di Mariano Agate, Natale L’Ala, Gioacchino Calabrò e Antonino Melodia.
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