lunedì 13 gennaio 2014

Lutero ''cattolico''? Nemmeno per idea



di Tommaso Ricci

Intervista a Theobald Beer, 81 anni, sacerdote cattolico, autore di un libro che rivoluziona le tesi correnti su Lutero. Sfatati molti luoghi comuni: il monaco di Wittenberg disprezza Agostino, non è occamista, è contraddetto da Melantone. Ma il vero problema è la sua lacunosa cristologia

[Da «Trenta Giorni», anno I, n. 4, giugno 1983, pp. 56-58]

    Il trono di Joseph Lortz e dei suoi discepoli, tra cui eminenti professori come Erwin Iserloh e Peter Manns, inizia a vacillare? La loro interpretazione di Lutero, per decenni considerata la migliore in campo cattolico, sta subendo forti critiche da parte di nuovi ed inesplorati filoni di ricerca. Un libro in particolare ha messo a soqquadro l’intero ambiente dei «luteranologi» suscitando le ire della scuola lortziana: si tratta di «Der fröhliche Wechsel und Streit», «Il gaio commercio e litigio», uscito nella Germania orientale già ne! 1974 e ripubblicato in occidente nel 1980 da Johannes Verlag, la casa editrice svizzera diretta dal teologo Hans Urs von Balthasar. Ne è autore Theobald Beer, un anziano sacerdote cattolico, oggi ultraottantenne, che per quasi quarant’anni è stato parroco a Lipsia, dal 1949 città della Repubblica democratica tedesca.
    Theobald Beer è un personaggio singolare, simpaticissimo. Vive da solo a Regensburg, (Repubblica federale tedesca), l’antica Ratisbona, sede vescovile della Baviera orientale. Abita in un modesto appartamento, stracolmo di libri in ogni parete, dove fanno spicco i volumi della Weimarer Ausgabe dei testi di Martin Lutero. «Li ha comprati per me mio fratello che viveva a Monaco, all’ovest. Sa io non potevo certo permettermeli» racconta, con tono infervorato. Per il suo libro ha ottenuto nel 1977 il dottorato in teologia honoris causa presso l'università di Regensburg.

    Lei obietta a Lutero di aver costruito una falsa cristologia. Non è un’accusa da poco...

    Theobald Beer: La mia non è un’accusa. È una constatazione. I testi di Lutero a questo proposito sono inequivocabili. In un testo del 1509, precisamente le annotazioni al De vera religione di Agostino, Lutero afferma: «Cristo è fatto (factus) ad immagine di Dio, ipostaticamente (cioè come sostanza reale ndr), ma aggiunto (additucs) ad essa». Ebbene, i padri della Chiesa dicono che per chi afferma ciò riguardo a Cristo, anathema sit.
    L’affermazione di Lutero è, tra l’altro, in netto contrasto con Agostino che invece sostiene che Cristo è Imago Dei e non factus ad imaginem Dei, come fosse una parte qualsiasi della creazione di Dio.

    L’immagine di un Lutero profondamente «agostiniano» è allora falsa...

    Beer: Su ciò non esiste alcun dubbio. Lutero disprezza Agostino. Vi sono innumerevoli passi in cui egli commenta Agostino con ironia.

    Chi è dunque Cristo per Lutero?

    Beer: Rispondo con le parole di Lutero. In una annotazione del 1511 egli scrive: «Quando si chiede che cosa — attenzione, Lutero non dice chi è Cristo, ma che cosa è Cristo — i logici rispondono che egli è persona. (Lutero rifiutava la logica ndr). Il teologo invece dice: Cristo è roccia, pietra d’angolo». Lutero spiega quel che lui intende con ciò. Cristo è la roccia che ci protegge dalla collera divina.

    Cristo come «funzione» e non come «persona»?

    Beer: Esattamente. Lutero fa sì uso della parola hypostatice, ma la annulla aggiungendo l’espressione sed additus. Lutero dice apertamente che Cristo non è persona; rimane cosi solo la funzione di copertura dall’ira divina. Esaurendosi la «funzione» si esaurisce anche Cristo.

    Le interpretazioni in voga in Germania sono prevalentemente di tipo «storico», e particolarmente attente all’atmosfera ecumenica. Ho letto addirittura di una interpretazione «sovraconfessionale» o «preconfessionale» di Lutero. Lei invece incentra la sua analisi di Lutero sulla cristologia, sulla questione «chi è Cristo» per Lutero. Perché?

    Beer: La cristologia è il centro della questione. Dalla posizione che si assume di fronte a Cristo dipende tutto il resto. E Lutero non comprende la profonda unità presente nell’incarnazione. Nel 1508 scrive: «Se si dice che Cristo è composto (compositus) e si intende il termine nel suo senso stretto (proprie), allora è giusto. Se invece si afferma che Cristo è costituito (constitutus), allora ciò è falso». Come si vede Lutero tende alla scissione. Non a caso un suo contemporaneo, Hieronymus Dungersheym, lo accusò di arianesimo. Anche lo Scbwenckfeld, un nobile della Slesia che inizialmente si era legato a Lutero, ad un certo punto gli scrisse: «Il tuo discepolo Vadian a St. Gallen va sostenendo che l’umanità in Cristo è un'aggiunta. Ma ciò non concorda con quel che dicono i padri». Lo stesso Lutero, nel 1511, si lascia andare ad affermazioni del tipo: Cristo è fatto per il Padre, nato per la Madre.

    Come mai nessuno si è accorto di queste gravissime lacune cristologiche?

    Beer: I pochi che se ne sono accorti le hanno attribuite a Melantone, colui che ha «propagato» Lutero in Germania. In verità Melantone è un umanista cristiano e sostiene l’esatto contrario di Lutero. Laddove sulla questione della redenzione e della creazione Lutero dice: humanitate nihil cooperante (Yves Congar ha notato che qui si tratta di una sorta di monergismo, vale a dire che l’umanità di Cristo non coopera alla giustificazione), Melantone parla invece di natura conditrix; la natura umana di Cristo partecipa alla creazione. Nessuno perô si prende la briga di confrontare i due autori.
    Ci sono naturalmente anche ragioni oggettive che spiegano il ritardo. Le millecinquecento annotazioni di Lutero fatte a margine di numerosi testi, sono state scoperte solo intorno a! 1900. E sono testi decisivi. Per comprenderli bisogna inoltre conoscere a fondo Agostino, Pier Lombardo, Taulero, Gabriele Biel, quest’ultimo un eccellente teologo. Anche la conoscenza di questi autori è per molti un ostacolo. Il Concilio di Trento non conosceva questi testi, altrimenti Lutero sarebbe stato direttamente condannato.

    Il suo libro ha sollevato aspre polemiche, soprattutto in campo cattolico.

    Beer: Le recensioni critiche che ho ricevuto prescindono per lo più da quel che Lutero ha scritto in tema di cristologia. Per questi critici vale il criterio che ciò che non deve essere, non può essere. Lutero non può avere scritto quelle cose su Cristo: eppure l’ha fatto. Lutero non può aver utilizzato fonti neoplatoniche per iI suo pensiero: eppure l’ha fatto con la Theologia Deutsch. Lutero non può aver fatto largo riferimento a Ermete Trismegisto: eppure è così!
    Lutero è costellato di riferimenti antibiblici ed è strano che non li si voglia vedere.

    E i protestanti che cosa dicono degli studiosi cattolici di Lutero?

    Beer: Potrei citare il nome di eminenti studiosi evangelici che mi hanno chiesto: «ma perché la Chiesa cattolica deve ripetere tutte le assurdità che noi abbiamo commesso nel passato?». Una volta un esegeta protestante mi ha detto: «quando vedo esegeti cattolici che adottano principi che noi abbiamo abbandonato, mi viene una paura infernale. Mi chiedo se saremo puniti per questo».

    Con il suo libro pensa di aver ostacolato il dialogo ecumenico?

    Beer: Il vero ecumenismo l’ho conosciuto nei miei dialoghi con gli evangelici all’est. Inoltre non si può fare ecumenismo se non si lascia parlare Lutero stesso.

T.R.