giovedì 29 settembre 2016

29 settembre 1936 - 29 settembre 2016: LXXX anniversario della scomparsa di S.M.C. Alfonso XII di Spagna.

Per commemorare l'LXXX anniversario della scomparsa di S.M.C. Don Alfonso Carlo di Borbone e Austria-Este, il vero Alfonso XII di Spagna. R.I.P.



Come conseguenza delle ferite riportate in seguito all'incidente nel quale venne investito da una camionetta dell'esercito il giorno precedente, alle prime ore del mattino del 29 di settembre del 1936 moriva in esilio a Vienna Sua Maestà Cattolica Don Alfonso Carlo di Borbone e Austria-Este, Re legittimo delle Spagne, Duca di San Jaime e d’Anjou, a l’età di 87 anni. La sua morte fu una tragica e inaspettata notizia, perché egli godeva di ottima salute e facoltà. Mentre i suoi requetés passavano di vittoria in vittoria nella Penisola (l’ultimo documento ufficiale di Don Alfonso Carlo fu il suo telegramma di felicitazioni per la liberazione del Alcázar de Toledo), l’Arcangelo San Michele accoglieva la sua anima santa, di guerriero di Dio.

Gli sopravvisse la sua sposa, la gran Regina Donna Maria de las Nieves di Braganza. Fu succeduto da suo nipote Don Francesco Saverio di Borbone Parma, il quale Don Alfonso Carlo aveva nominato Principe Reggente nel caso che la sua morte fosse avvenuta prima di aver chiarito a chi corrispondeva la successione legittima. E proprio Don Saverio diverrà nel 1952 Re legittimo delle Spagne.



Fonte: Carlismo 

mercoledì 28 settembre 2016

IL DEBITO NASCE CON L'UNITA' D'ITALIA


Fonte: https://dalvenetoalmondoblog.blogspot.it/



La campagna del 1859 contro l’Austria per la conquista del Lombardo Veneto, costò al Piemonte 50.000.000 di Lire finanziati dallo Stato più altri 40.000.000 di Lire ottenuti come prestito da banche inglesi e francesi e vide l’impiego di 60.000 uomini. La Francia, alleata del Piemonte stanziò una somma di 500.000.000 franchi con cambio Lira-Franco paritario e l’arruolamento di 140.000 soldati. Con l’armistizio di Villafranca tra la Francia, vera vincitrice della guerra e l’Austria sconfitta, parte della Lombardia fu ceduta da questa alla Francia che l’avrebbe girata al Piemonte il quale, in cambio dell’alleanza, cederà La Savoia e Nizza a Napoleone III.

Considerando lo scambio Savoia, Nizza – costo sostenuto dalla Francia, l’annessione parziale della Lombardia costò 590.000.000 di Lire che con coefficiente di attualizzazione di 0,0001175 indicato dall’ISTAT e cambio 1936,27 equivalgono a 2.593.272.940 di euro del 2008 (data ultimo coefficiente disponibile)

Niente male per uno Stato con appena 7.300.000 abitanti, ma è solo l’inizio perché di li a pochi mesi partirà la campagna chiamata, con eccesso di demagogia, l’impresa dei Mille.

Tale campagna divorò 629.106.013 di Lire (2.765.158.644 €) (500.765.545 da confisca di depositi del governo borbonico in Sicilia e 128.340.468 da sottoscrizioni) con una gestione molto allegra, alla garibaldina, che chiudeva entrambe gli occhi negli affari gestiti dalla mafia, preziosa alleata o elargiva incarichi da 18.000 lire a gente infame e vile; nelle fasi finali, impiegò 120.000 soldati regolari piemontesi (altro che la favoletta dei mille!).

“Dal 1848 al 1859, a partire quindi dalla prima guerra di indipendenza il regno sardo aveva maturato un disavanzo totale di 369.308.006 di Lire (1.623.248.234 €). Il debito pubblico era invece di 58.611.470 Lire (257.619.557 €). Nel marzo 1861, all’inaugurazione del Regno d’Italia a Torino, si partiva con un ulteriore debito di 500.000.000 di Lire (2.197.688.932 €). La guerra tra italiani nel 1860-61 era costata altri 150.000.000 (659.306.679 €) di debiti al Piemonte e 13.000.000 di ducati pari a 55.248.618 Lire (242.838.552€) alle Due Sicilie. E non era finita perché nel 1862 il bilancio di previsione dello Stato stimava un disavanzo di 308.846.372 Lire (1.357.496.507 €).”

Per la terza guerdera di indipennza, quella che avrebbe “liberato” il Veneto, si ipotizzavano 100.000.000 (439.537.786 €) di lire di spesa ma visto l’impiego di 200.000 soldati, della flotta militare, e le due devastanti sconfitte subite è immaginabile un costo ben maggiore e tutto perché, l’offerta in dono del Veneto fatta dall’Austria in cambio della desistenza nella guerra contro la Prussia, sembrò un’onta da pagare con il sangue.

I Piemontesi istituzionalizzarono la corruzione come mezzo per indebolire il nemico e vincere le guerre: accadde in Toscana, nel ducato di Parma, ma soprattutto al Sud dove un gran numero di ufficiali borbonici furono corrotti e i soggetti naturalmente predisposti, mafiosi e camorristi, costituirono l’elemento fondante per il nuovo Stato per cui vedevano garantiti i loro loschi traffici da una tacita accondiscendenza, partecipavano alla pubblica amministrazione quando non si sostituivano integralmente ad essa come a Napoli dove camorristi divennero funzionari e agenti della Questura. Protezione per i delinquenti e legge marziale per i lealisti o Briganti, così chiamati i fedeli ai Borboni, che continueranno a combattere per altri 10 anni da partigiani, contro gli invasori Piemontesi.

Istituzionalizzarono il debito come fonte di risorse, debiti che sarebbero insostenibili ora, mostruosi per l’epoca tanto da portare la tassazione a livelli esasperanti; dalle 5 tasse pagate nel Regno delle Due Sicilie si passò alle 22 istituite dai liberatori; i prestiti concessi dalle banche divennero prassi, un nome su tutte Rotschild e gli interessi passivi ad alimentare costantemente il debito.

Agli Stati preunitari, allora tutti ricchi e floridi, l’Unità d’Italia ha garantito paradossalmente, debito da pagare, a volontà e un futuro incerto contrassegnato nel tempo dalla promozione di due guerre mondiali che aggiungeranno, come conseguenza, debito al debito.

Debito che si autoalimenta come una reazione nucleare, gestione disastrosa delle finanze, clientelismi, corruzione, tasse su tasse, emigrazione come fuga dalla miseria morale ed economica, cause ed effetti.

Ieri come oggi! E se non interverrà un evento straordinariamente dirompente domani sarà uguale ad oggi con tendenza al peggio.

Daniele Quaglia

Fonte dei dati: “Controstoria dell’Unità d’Italia” di Gigi Di Fiore, ed. BUR

martedì 27 settembre 2016

La giornaliera Diligenza del San Gottardo




Carrozza utilizzata per collegare Camerlata (zona di Como capolinea della I.R Ferrovia Milano-Monza-Como) a Flüelen (Canton Uri) per mezzo della giornaliera Diligenza del San Gottardo istituita nel 1842, tra la Confederazione Svizzera e il Lombardo-Veneto, e operata dal servizio postale svizzero. La linea permetteva di collegare Milano e Basilea in circa 50 ore, di cui 23 proprio per perorrere questa linea rimasta attiva fino al 1892, anno in cui fu aperta la galleria ferroviaria.
Nella seconda foto la targhetta riporta interessanti riferimenti cronologici e dati sulla circolazione.
Landesmuseum Zurigo, circa 1842



Fonte: Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien

No all'adunata degli alpini a Trento nel 2018




Il 2018 per gli abitanti delle attuali Province Autonome di Trento e Bolzano è un anno particolare: ricorre infatti il centenario dall’annessione di questi territori all’Italia.
La Prima Guerra Mondiale ha coinvolto direttamente la nostra terra e la nostra gente: sono migliaia i soldati volontari ed effettivi (Schützen e Kaiserjӓger) che hanno combattuto per l’esercito d’Austria; tanti hanno anche perso la vita.
Questi soldati erano i nostri antenati, nonni e bisnonni che si sono sacrificati in un duro conflitto, spesso combattendo in condizioni disumane, a volte persino sui ghiacciai delle nostre montagne (per questo si parla anche di Guerra Bianca).
Gli alpini combattevano dall’altra parte del fronte, erano un corpo dell’esercito italiano specializzato per il combattimento in montagna.
Nel 2018 vorremmo ricordare, non per recriminazioni politiche o nostalgia, ma per il semplice buonsenso, chi combatté dalla nostra parte e si sacrificò in battaglia. Portiamo rispetto anche agli alpini, naturalmente, e siamo convinti che quegli eventi bellici non si sarebbero mai dovuti svolgere.
Chiediamo pertanto che l’adunata nazionale degli alpini non si svolga nel 2018 a Trento, ma in un’altra data.
Vi chiediamo di firmare questa petizione e di condividerla il più possibile, affinché si possa raggiungere un numero di sottoscrittori tale da poterla presentare a chi di competenza, e che possa vedere quanto questo tema ci stia a cuore.

Questa petizione sarà consegnata a:
  • Provincia Autonoma di Trento
  • Comune di Trento
  • Associazione Nazionale Alpini

Fonte: https://www.change.org/

sabato 24 settembre 2016

Ennesime menzogne "tricolorute" svelate


Fonte: Maledetta Guerra

24 settembre 1863-2016: 153° anniversario dello scioglimento della Brigata Estense a Cartigliano (Vicenza).




Un significativo esempio di coraggio e fedeltà dei popoli delle terre estensi nei confronti della persona del Duca Francesco V di Modena, della loro bandiera e della loro Patria.

Come descrivesse quei momenti un soldato di brigata nelle sue memorie:

"Fu vinto d'improvviso il ritegno della militare disciplina ed i soldati, rotte le file, si affollarono intorno alla carrozza della regal Duchessa ed appresso al cavallo dell'amato Sovrano, gridando Evviva ed Addio!"

FIDELITATI ET CONSTANTIAE IN ADVERSIS - MDCCCLXIII

MEDAGLIA PER LA DISCIOLTA BRIGATA ESTENSE (DETTA ANCHE MEDAGLIA DELL'EMIGRAZIONE)



Fonte immagini: Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien

giovedì 22 settembre 2016

Affondato!


Corazzata italiana Amalfi


E con questo, le "navi da battaglia" affondate agli italiani in Adriatico, furono 5. Loro ne affondarono una a Premuda ed un'altra affondarono agli yugoslavi a guerra finita, quasi certamente per intascare il premio (svariati milioni di euro attualizzati) e per rompere le scatole al costituendo Stato SHS, come confermato dalla loro "politica estera" post bellica e dalle azioni dei servizi segreti, come confermato nero su bianco, da documenti inerenti il col. Finzi..., capo per il Litorale del famigerato "ITO".
La "Wien" non era una "corazzata" e nemmeno un "incrociatore corazzato", era più piccola di tutti gli incrociatori più moderni e non poteva prendere il mare quando era molto mosso. Era in realtà una nave per la difesa costiera, paragonabile semmai ai monitor britannici. Molte marine avevano navi di questo tipo, meno quella italiana.
I primi a chiamarla "nave da battaglia costiera" furono gli alti ufficiali KuK, che in questo modo, intendevano "vendere" ai marinai di acqua dolce dell'interno, la costruzione di 3 corazzate a basso prezzo. Servivano più che altro per rompere il ghiaccio, nel passaggio tra le navi a ridotto centrale verso le concezioni più moderne, in un momento nel quale non si era ancora affermata la necessità di avere una flotta potente (Franz Josef era agnostico e diceva di non capirne nulla, l'Arciduca Alberto era contrario a tutte le navi ed avrebbe difeso le coste con le batterie costiere).
Dopo la morte di Alberto e di altri "vecchi austriaci" che non erano tra i favorevoli, la Kriegsmarine riuscì a creare un'opinione pubblica amica, esaltata da Franz Ferdinand, che si può definire come padre putativo della moderna flotta austro ungarica. Iniziò allora, la costruzione di vere corazzate: la classe Habsburg, la classe Herzerzog, la classe Radetzky e la classe Viribus Unitis.

Fonte: Vota Franz Josef