lunedì 9 gennaio 2017

Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien

Fonte: Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien





Pria che le due parti dessero di piglio alle armi pubblicarono come di solito i loro manifesti. Il piemontese cercava di mascherare con declamazioni ed accuse la debolezza di un'ingiusta causa; quello austriaco era semplicissimo ed esponeva ai gabinetti ed ai popoli la verità.
Il Feldmaresciallo in un breve ordine del giorno ricordò alle truppe il loro valore e le vittorie, e terminava con additar loro Torino qual meta de' loro sforzi. A questo ordine del giorno aggiunse egli... una specie di manifesto, nel quale parlò più diffusamente del modo suo di procedere e di quello dell'avversario. Vi fu chi volle scorgere in quell'atto un linguaggio appassionato; noi non negheremo che fosse concepito in termini energici, e che lo scrittore di esso non fosse forse un diplomatico, era però l'espressione della verità; ed il gabinetto di Torno aveva dato al Feldmaresciallo sì replicati motivi di lagnanze e di scontento, che non è meraviglia se il vecchio Soldato perdette alla fine la pazienza, e diè sfogo alla bile tanto tempo repressa.
Il Feldmaresciallo diresse pure particolari manifesti agli abitanti della Lombardia e di Milano, esortandoli con quelli a mantenersi tranquilli.
Chrzanowsky (militare polacco a capo dell'Armata Sarda nella Battaglia di Novara, ndr) pure diresse incoraggianti parole all'esercito piemontese, eccitando i soldati al valore ed alla vittoria.
Ma le parole dello straniero duce alle truppe sconosciuto non potevano produrre nell'animo dei soldati piemontesi quell'entusiastico effetto, che le parole del Feldmaresciallo produssero sui suoi.
Mentre il soldato piemontese udiva con indifferenza la voce del suo condottiero, alla lettura dell'ordine del giorno di Radetzky eccheggiava l'aere delle grida di giubilo dei nostri; che egli promettevano di vincere o morire
[..]
Invece di recarsi a Lodi, come da tutti e dappertutto si credeva, il Feldmaresciallo piegò improvvisamente a destra, e giunse nelle ore pomeridiane col suo quartier generale a Sant'Angelo (Lodigiano).
[…]
Qui si rinnovò una di quelle scene che, che caratterizzavano lo spirito ond'era allora animato l'esercito d'Italia. Verso sera la musica di un reggimento suonava nel giardino del castello, dove i soldati affollati in gran numero, in fratevole concordia s'intrattenevano nella babelica confusione di lingue, colle quali, come s'esprime il poeta, s'implorarono le benedizioni dell'Imperatore.
Non andò guari che tutti furono invasi da letizia ed i soldati cominciarono a ballare; gli ufficiali si confusero tra i soldati, e perfino i vecchi Generali non andarono esenti dalla generale vertigine.


Tratto da: Memorie della guerra d'Italia degli anni 1848-1849

Alcuni estratti dei "Cenni storici e statistici sul Regno Lombardo-Veneto"

Fonte: Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien

Alcuni estratti dei "Cenni storici e statistici sul Regno Lombardo-Veneto" tratto da "Nuova descrizione del Regno Lombardo Veneto", un testo di una casa editrice milanese scritto sotto forma di guida per i visitatori stranieri. Non mancheremo di pubblicare altro materiale tratto da quest'opera in quanto è offerta una panoramica molto ampia e dettagliata.

Per una lettura migliore si consiglia di scaricare l'immagine sul proprio computer.






I SISTEMI DI MISURAZIONE NEL REGNO LOMBARDO VENETO




I SISTEMI DI MISURAZIONE NEL REGNO LOMBARDO VENETO
Nel Regno Lombardo-Veneto il sistema di misura ufficiale era il sistema metrico decimale, esattamente come quello utilizzato oggigiorno. Tuttavia se è vero che oggi si usano abitualmente i metri, i litri e i loro multipli o sottomultipli, allora le consuetudini portavano le persone a ragionare con le unità di misura storicamente utilizzate nella r...ispettiva realtà locale. Consci del fatto che molti di queste unità di misura siano ormai sorpassati e forse sconosciuti, alleghiamo alle seguenti tabelle una breve descrizione.
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LOMBARDIA
-Trabucco: Unità di misura utilizzato in agraria usata per definire lunghezze, superfici e volumi.
Non in tutte le zone della Lombardia il trabucco assumeva lo stesso valore in metri.
Trabucco milanese (utilizzato a Milano, Como, Lecco, Lodi, Monza e Varese): 2,611 metri
Trabucco cremasco: 2,818 metri
Trabucco cremonese: 2,901
-Pertica (quadrata): Unità di misura di derivazione romana utilizzata per le superfici (e che prevedeva il Trabucco quadrato come sottomultiplo). Anche in questo caso tra le varie città del Governo di Milano la Pertica variava.
Pertica milanese (utilizzata a Como, Milano, Cremona e Pavia): 654,51 m2
Pertica cremonese alternativa: 808,04 m2
Pertica pavese alternativa: 769,79 m2
Pertica sondriese: 688,07 m2
Pertica bergamasca: 662,31 m2
-Soma: Unità di misura utilizzata anticamente in diversi stati italiani in particolare in Lombardia per la capacità dei solidi. Non ci sono offerti valori precisi riguardo la Lombardia, tuttavia oscillava tra i 70 e i 180 litri.
-Brenta: Unità di misura per il vino, a Milano 1 Brenta equivaleva a 75,55 litri
-Moggio:Unità di misura di derivazione romana utilizzata per indicare la capacità dei solidi. Nonostante fosse di uso comune nel Regno delle Due Sicilie, anche nel Lombardo-Veneto era possibile utilizzarlo.
Moggio milanese: 225,1 litri
Moggio comasco: 153,9 litri
-Marco: Unità di misura di derivazione tedesca utilizzata per pesare oro e argento

Tariffe e orari dei battelli a vapore sui laghi e mari del Lombardo-Veneto anche per tratte verso altri stati (Regno di Sardegna, Canton Ticino, Tirolo e Trieste).





venerdì 6 gennaio 2017

6 Gennaio, Epifania o Befana Fascista?


Fonte: http://www.welschtirol.eu/

L’Epifania è una festa cristiana celebrata il 6 Gennaio, ovvero 12 giorni dopo il Natale.
Il termine “Epifania” deriva dal greco antico, ἐπιφαίνω, “epifàino” (che significa “mi rendo manifesto”) e ἐπιφάνεια, “epifàneia” (che può significare “manifestazione, apparizione, venuta, presenza divina”). Assumendo il significato di “Natività di Cristo”, immagine idealizzata con la visita e l’adorazione di Gesù da parte dei Re Magi – Heilige Drei Könige.
Festività religiosa ben radicata e molto vissuta nella nostra terra da moltissimo tempo. Molto diffusa nelle nostre valli era (e lo è ancora in molte di esse) la visita dei Re Magi che portando la Stella Cometa in visita alle case del paese, intonano tipici canti religiosi.
Il termine “Befana” (storpiatura del termine “Epifania” inteso come “fantoccio esposto la notte dell’Epifania” fu usato dal XIV secolo nella penisola italica centro-meridionale, ma mai ebbe estensione nella nostra terra, ed unì un’usanza pagana ad un contesto cristiano.
Nel 1928 il regime fascista introdusse anche nella nostra terra la festività della Befana (termine sconosciuto fino ad allora) meglio titolandola “Befana fascista” (ovvero Natale del Duce).
Allo scopo di dare visibilità sul territorio ai Fasci femminili all’Opera Nazionale Dopolavoro, Augusto Turati ebbe l’idea della “Befana fascista”, ordinando alle Federazioni provinciali del PNF di sollecitare a commercianti, industriali e agricoltori donazioni in occasione di tale festa, la cui gestione sarebbe stata curata dalle organizzazioni femminili e giovanili fasciste.
A partire dal 1934, dopo la caduta in disgrazia di Turati, la “Befana fascista” mutò la denominazione in “Befana del Duce” (o “Natale del Duce” con la tradizione della distribuzione dei doni ai bambini in tale data), allo scopo di utilizzare la ricorrenza per avallare il culto della personalità di Benito Mussolini,  avviata dal nuovo segretario del PNF, Achille Starace.
L’iniziativa continuò anche durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, riprendendo la denominazione “Befana fascista” dopo l’instaurazione della Repubblica Sociale Italiana.
Questa la tradizione arrivata fino a noi, questo è il coinvolgimento della nostra terra, il significato dei festeggiamenti e quanto la “tradizione” della Befana possa essere compatibile con la nostra cultura.

giovedì 5 gennaio 2017

2017, anno Teresiano. E a Milano fa rima con nostalgia

Scritto da  - Fonte: http://www.labissa.com/



S.M.I.R. Maria Teresa d'Austria



Tra pochi mesi, a maggio, cade il trecentesimo della nascita di Maria Teresa d’Austria. Un nome e un periodo storico che non lasciano di sicuro indifferenti i milanesi e i lombardi. Un lungo regno il suo, dal 1740 al 1780, quattro decenni che per Milano hanno significato molto in termini positivi e che hanno lasciato nella popolazione un ottimo ricordo nonostante la successiva austrofobia del risorgimento e la omologazione politica, sociale e culturale dell’Italia unita. Maria Teresa non lasciò tracce personali, non venne mai a Milano, i ricordi sono legati al suo buongoverno, alla stabilità, all’ordine. In quei decenni furono poste le basi per la Milano moderna. Il seicento, con la fallimentare dominazione spagnola e le pestilenze, aveva fiaccato la città, la popolazione risultava addirittura dimezzata rispetto al passato oltre che impoverita. L’ennesima dominazione straniera, questa volta austriaca, avrebbe invece innescato di lì a poco un volano virtuoso, una specie di età dell’oro che in pochi anni ha creato le condizioni e le basi per lo sviluppo della Lombardia come la vediamo oggi. In quel periodo Milano prese i contorni della capitale morale futura, sede di industrie e commerci via via sempre più fiorenti ed importanti, ma parimenti attenta alla cultura con la C maiuscola. E’ del periodo teresiano la nascita dell’Accademia di Brera e la fondazione del Teatro alla Scala. Si può tranquillamente affermare che è il carattere e lo stile asburgico quello che più è entrato nel dna milanese impregnando il modus vivendi, la mentalità e anche l’aspetto estetico di molti quartieri centrali della città. Non fu solo per merito di Maria Teresa che Milano tornò in auge, tutta la migliore società meneghina collaborò in modo sinergico a riavviare il motore. Come non citare, tra i tanti, il cardinale Giuseppe Pozzobonelli che resse l’arcidiocesi per quarant’anni, coincidenti con uno scarto di tre anni con il regno di Maria Teresa. La figura dell’arcivescovo di Milano è sempre stata un elemento chiave nei momenti più importanti della storia della città e della diocesi nel corso dei secoli e così è stato anche nel settecento con Pozzobonelli, abile e diplomatico, con ottime doti politiche, artefice e promotore di tante iniziative non solo religiose e caritatevoli, ma anche culturali e di coesione sociale come si direbbe oggi. Ma è sicuramente quello che è legato al buon governo, all’amministrazione efficiente, alle tante iniziative innovative e modernizzatrici l’aspetto che fece subito la differenza con gli altri Stati italiani afflitti viceversa da malgoverno ed istituzioni obsolete. Una differenza che si è accentuata nei secoli successivi proiettando Milano e la Lombardia tra i motori d’Europa. La Milano teresiana con le sue riforme è sicuramente un benchmark ancora oggi a distanza di quasi tre secoli. Dal catasto teresiano, che di fatto obbligò i feudatari lombardi a rendere produttivi i propri latifondi o a venderli ,all’introduzione della numerazione civica nelle strade, dalla riorganizzazione dell’istruzione all’espansione edilizia secondo specifici criteri non casuali, per non parlare dell’importanza della cultura su impulso e stimolo della corte di Vienna, sono alcuni dei punti di forza della Lombardia austriaca. Se Milano è una locomotiva d’Europa, se ricchezza e benessere non sono stati mai così in alto come negli ultimi anni, se l’importanza nel mondo della capitale lombarda è un fatto assodato, il merito è anche dell’impulso positivo dato a suo tempo dall'Austria teresiana. Lezioni da ricordare e tenere a mente anche e soprattutto nella complicata temperie attuale che impone sforzi eccezionali per tirare fuori dalle secche della stagnazione e della recessione una regione di fatto trainante. E che però non ha mai deciso completamente in autonomia, oggi come allora. Un monito per le classi dirigenti, in primis per la politica. Possiamo anche importare eccellenza ed esempi virtuosi e beneficiarne lungamente, ma alla fine non abbiamo mai dimostrato di avere una classe dirigente all’altezza di pensare, organizzare e agire da sola, in autonomia. A Milano e alla Lombardia è mancato costantemente proprio questo tassello per volare alto, si è delegato troppo e non si è preteso e difeso il dovuto. Con le inevitabili conseguenze su benessere, sviluppo e ricchezza. Certo, c’è padrone e padrone. I milanesi oggi hanno nostalgia di Maria Teresa, difficilmente in futuro ricorderanno Mattarella e Gentiloni.

BRESCIA (per Bergamo)



Fonte: Regno Lombardo Veneto / Königreich Lombardo Venetien

Per raggiungere Brescia, partendo da Milano, si potevano compiere due percorsi.
Il primo prevedeva l’utilizzo della strada postale che, partendo da Porta Orientale (oggi Porta Venezia) portava ai centri abitati di Crescenzago (oggi inglobato in Milano) e successivamente a quello di Gorgonzola, all’epoca abitato da 4mila persone già al tempo indicato come famosa località di produzione di “stracchini assai ricercati de’ quali si fa un esteso commercio”. Dopo Gorgonzola la postale giungeva a Fornaci (oggi noto come Villa Fornaci e diviso amministrativamente tra Bellinzago Lombardo e Gessate) dove si divideva in due rami. Il primo che, tramite il percorso Inzago-Cassano-Treviglio portava direttamente a Brescia, il secondo, invece, portava a Brescia passando per Bergamo attraverso i paesi di Vaprio, Canonica, Osio di Sotto.
Bergamo all’epoca contava circa 35mila abitanti ed era capoluogo della omonima provincia. Era una città strategica per posizione e attiva economicamente per via delle numerose risorse naturali che le tre principali vallate (Seriana, Canonica e Brembana) offrivano.
L’I.R Delegazione Provinciale si trovava in quella che oggi è la Cittadella Viscontea, la Congregazione Municipale si trovava in Palazzo Nuovo, oggi sede della biblioteca civica. Quest’ultima si trovava nel Palazzo della Ragione e conteneva più di 90mila volumi. Come edifici per la pubblica assistenza si potevano trovare il vasto Ospedale di San Marco, una Casa d’Industria, un ricovero per anziani, diverse scuole ed asili infantili.
Le tre vallate erano molto popolate, contavano circa 100mila abitanti, e il numero di paesi e abitati minori era notevole.
Da Bergamo era poi possibile raggiungere Brescia per mezzo della ferrovia che collegava le due città. Le stazioni attraversate erano quelle di Palazzolo (all’epoca abitato di circa 4mila abitanti), Coccaglio e Ospedaletto (abitati da circa 2mila abitanti).
La seconda via percorribile era quella ferroviaria. Partendo da Porta Nuova a Milano si prendeva il treno per Treviglio e si passava per le stazioni di Limito e Melzo scorgendo anche già ricordato centro abitato di Cassano (oggi Cassano d’Adda, ricordato per essere stata la località in cui i francesi furono sconfitti nel 1705 da Eugenio di Savoia e dalle armate austro-russe guidate da Suvorov nel 1799, vittoria che consentì una effimera restaurazione del Ducato di Milano).
Da Treviglio, fino al completamento del tratto Treviglio-Coccaglio, si prendeva la diligenza che portava alle porte di Brescia attraverso i paesi di come Caravaggio, Mozzanica, Calcio, Chiari (all’epoca città di 9mila abitanti).
BRESCIA
Brescia è fino ad ora, dopo Milano, la città più popolosa che abbiamo visto. Contava al tempo 40mila abitanti.
A Brescia si trovavano ben sei alberghi (il Reale, il Gambaro, Le Due Torri, La Torre di Londra, I Tre Re, Lo Scudo di Francia) e tre cafè (di cui uno in Piazza Duomo e l’altro alla stazione ferroviaria).
La città possedeva 72 fontane pubbliche e l’intera rete idrica, anche privata, era alimentata dal solo canale di Mompiano, canalizzazione di epoca romana.
Le istituzioni municipali si trovavano nel Palazzo della Loggia, come altre istituzioni sociali Brescia contava su diversi ospedali, asili, Cassa di risparmio, un Monte di Pietà, diversi seminari, collegi, un liceo, diverse scuole elementari e atenei scientifici e umanistici.
All’epoca Brescia era attiva commercialmente grazie a una significativa industria di armi da fuoco ed armi bianche nonché per le industrie tessili e di centri di lavorazione del bronzo.

PROSSIMA CITTA’: VERONA (E DINTORNI)