lunedì 21 novembre 2016

100° anniversario della scomparsa dell'Imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria




Il 21 novembre 1916 moriva Francesco Giuseppe I d'Austria, Imperatore d'Austria, Re Apostolico d'Ungheria, Re di Boemia, Re del Regno Lombardo-Veneto, Re di Dalmazia, Croazia e Slavonia,
Re di Galizia e Lodomiria, Arciduca d'Austria, Gran Principe di Transilvania, Conte di Gorizia e di Gradisca, Signore di Trieste, Duca di Salisburgo, Principe di Trento e Bressanone.

Nato nel Castello di Schönbrunn (Vienna) il 18 agosto 1830, figlio maggiore dell'Arciduca Francesco Carlo d'Asburgo-Lorena (figlio minore dell'Imperatore Francesco I d'Austria), e di sua moglie Sofia di Wittelsbach, Principessa di Baviera, si spense nello stesso luogo 86 anni dopo. Regnò per 68 anni, durante i quali venne messo duramente alla prova dalle avversità politiche di un Europa sovvertita dalla Rivoluzione e da drammi famigliari.





Redazione A.L.T.A.

sabato 19 novembre 2016

NON DIMENTICHERÒ MAI QUELLA SCENA!



Il 21 novembre 1916 moriva Francesco Giuseppe,
imperatore dell'Austria-Ungheria.
Qualche settimana dopo, l'istitutrice tedesca portò al cinema il piccolo Plinio
– che allora aveva otto anni di età –
a vedere il documentario sui solenni funerali a Vienna.
Ecco alcuni suoi commenti.

La mia istitutrice proveniva dalla nobiltà tedesca e conosceva, quindi, alla perfezione il protocollo della Casa d'Austria. Ricordo che, a sottovoce e in tedesco, mi spiegava passo per passo lo svolgersi della cerimonia. Io rimanevo estasiato, tale era la mia ammirazione per l'Austria.
Ricordo Carlo, il nuovo imperatore, mentre camminava molto serio. Al suo fianco, con un atteggiamento ieratico, degnissimo, l'imperatrice Zita, che era molto bella. Il lutto era imponente e Lei coperta di nero dalla testa ai piedi. In mezzo si vedeva un piccolo bambino, tenuto per mano. Aveva lunghi capelli biondi e ricci, molto ben pettinati. Domandai alla mia istitutrice: Chi è lui? Mi rispose: È l'arciduca Otto, erede al trono d'Austria.

Non dimenticherò mai quella scena! Rimasi elettrizzato di ammirazione per l'arciduca Otto. Egli è rimasto nella mia memoria come un principe da favola, un bambino che concentrava in se stesso tutto il passato della Casa d'Austria, tutte le tradizioni e tutte le speranze. L'imperatore e l'imperatrice erano attorniati da personaggi che mi sembravano, anche loro, usciti da una favola: era la nobiltà imperiale!
Tutto era accompagnato da un cerimoniale militare, ma molto diverso da quello tedesco, più prossimo al Medioevo. La maniera in cui i militari sfilavano e, di tanto in tanto, si salutavano e stavano sugli attenti gli uni verso gli altri, illustrava un misto di dignità ieratica, di vivacità giovanile e di senso storico, come se provenissero da altri tempi.
Ebbi l'impressione che si fossero unite in un insieme - una tradizione secolare, una forza militare ed una eleganza da passo di danza - per ispirargli ogni mossa ed atteggiamento, in un alto rispetto di se stessi e nella consapevolezza di possedere una missione speciale al cospetto di Dio.
Intanto, quello che ammirai in quel corteo fu, soprattutto, la maestà, contenendo in sé l'alleanza fra la nota aristocratica e monarchica, la nota sacrale e cattolica, nonché la nota militare. Tre aspetti che coesistevano magnificamente e che mi lasciavano incantato.



Plinio Corrêa de Oliveira

Fonte: http://www.pliniocorreadeoliveira.it/

giovedì 17 novembre 2016

Il Codice Penale Carlista e il crimine di Lesa Patria .



No, non è una legge della tirannide nazionalista che tutto agglomera e tutto distrugge, cancellando identità e tradizione, ma una saggia legge emanata da S.M.C. Carlo VII di Spagna nel 1875:

ART. 135. La temptativa per destruir la independència o integritat de l’Estat serà castigada amb la pena de mort.

ART. 137. L’espanyol que prengués les armes contra la seva pàtria sota banderes enemigues serà castigat amb la pena de cadena temporal en el seu grau màxim a la de mort.


ART. 138. S’imposarà també la pena de cadena temporal en el seu grau màxim a la de mort:
1r A que facilités a l’enemic l’entrada al Regne, el progrés de les seves armes o la presa d’una plaça, lloc militar, vaixell de l’Estat o magatzems de boca o guerra del mateix. (…)


Codi Penal de Don Carlos VII, per la Gràcia de Déu Rei d’Espanya. Impremta Reial de Tolosa, 1875. Secretaria d’Estat i Despatx de Gràcia i Justícia de SMC.

Fonte: https://somatemps.me/


Di Redazione A.L.T.A.

lunedì 14 novembre 2016

Francesco Giuseppe I d'Austria ed il rispetto per le lingue locali




Franz pretendeva che i suoi sudditi sloveni di Gorizia gli parlassero nella propria lingua madre durante una visita nel Litorale. Ricordiamo che da bambino frequentò Gorizia, in visita al suo precettore e che viveva nella sua casa di Sempeter pri Gorici.
Da altre fonti sappiamo che usava questo metodo anche con i dignitari sloveni, indizio che comprendeva anche i termini più difficili. Faceva lo stesso con i croati, mentre con i ceki sapeva anche conversare.
Che provino ora i goriziani, a parlare in sloveno a Mattarella ed alla Serracchiani.


Fonte: Vota Franz Josef




domenica 13 novembre 2016

I Montecuccoli al servizio dell'Impero

Fonte: Vota Franz Josef

Questo era il figlio di Rodolfo Montecuccoli, nativo di Modena, espatriato con il padre nel 1859 all'età di 15 anni. Il padre combattè a Solferino nel 1866 con la Brigata Estense, poi la famiglia tornò a Vienna. Quelli della Brigata Estense che credettero al "perdono" dei Savoia, furono invece imprigionati e videro le loro proprietà confiscate. Non erano solo modenesi, un nutrito gruppo di ferraresi gli si era unito.
Rodolfo Montecuccoli combattè a Lissa all'età di 25 anni e si distinse. Fece una rapida carriera e dal 1904 al 1910, fu Comandante in Capo della KuK Kriegsmarine. Sotto la sua direzione, avvenne il più grande rinnovamento della nostra Marina. Non godeva di appoggi politici come nessuno nelle nostre forze armate, dove si faceva carriera esclusivamente per merito e la fortuna di essere la persona giusta al momento giusto.
Sotto la sua direzione avvenne il più straordinario programma di rinnovamento della Marina, eppure non era per niente amico di Franz Ferdinand, che era il "padrino" della nuova Kriegsmarine. Curiosamente, il suo "lascito" più noto fu il colore delle nostre navi che divenne una specie di verde oliva, più consono alla mimetizzazione in mare. Quella tinta particolare, fu chiamata "Montecuccolin" in tutte le lingue.
Suo figlio Alfons combattè e fu pluridecorato. Il padre morì nel 1922 nella sua casa di Baden vicino a Vienna. Alfons rimase in Austria e non si sognò mai di tornare a Modena. Il cognome Montecuccoli del ramo austriaco, si è estinto perché le eredi sono esclusivamente femmine.
Quando la propria terra natale viene conquistata da degli invasori, ci sono due scelte: restare sottomessi o fuggire. Questa famiglia con altre centinaia, decise di non sottomettersi al Regno di Sardegna ed andò esule in Austria, per poter continuare a vivere libera, in dignità e coerenza. Tutti i modenesi dovrebbero onorare questa gente, non iscriversi al Rotary ed ai Lyons per fare propaganda per gli invasori dei loro nonni. In cambio dall'Italia, ottengono solo briciole, rispetto a ciò che potrebbe avere avere la loro terra in un'amministrazione autonoma come quella austriaca.
Nel dopoguerra, Mussolini decise di onorare i "capitani di ventura" come se fossero stati dei "patrioti". Tra questi, c'era uno dei primi Montecuccoli, Duchi di Modena, espatriati nel medioevo da Ferrare dove avevano vinto i guelfi. L'Italia gli intitolò un famoso incrociatore della classe "condottieri". Ma quel Montecuccoli non era nemmeno "italiano", aveva casa in Austria, una moglie austriaca ed era plurilingue.
E quando i pescatori istriani e dalmati vedevano l'incrociatore Montecuccoli scorazzare tra le loro isole, dicevano: "Ara che cocoli i 'taliani: se i ghe dà el nome del Comandante Montecuccoli a un incrociator, el prossimo se ciamerà de novo Tegetehoff".
Si dice che una barca di pescatori andò a salutare l'incrociatore Montecuccoli, aveva issato a riva la bandiera della KuK Kriegsmarine e quella della Regia Marina. Sotto bordo salutarono, cantarono Giovinezza e poi l'Inno Imperiale.

mercoledì 9 novembre 2016

Il "complotto di corte" nella Spagna del 1830-1833

L'atto "cesaristico" di Ferdinando VII
(Prammatica Sanzione del marzo 1830).

Filippo V e le sue Cortes stabilirono la Legge Salica, secondo cui le donne non possono ereditare la Corona. Le Cortes di Carlo IV (1789) proposero al Re l’abrogazione della Legge Salica, però questo progetto non ottenne la sanzione reale, per cui l’abrogazione non entrò in vigore. Ferdinando VII, mediante la Prammatica Sanzione (29 marzo 1830), sanzionò la proposta delle Cortes del 1789. Questa Prammatica Sanzione non è valida; Ferdinando VII avrebbe dovuto riunire le sue Cortes per abrogare la Legge Salica. La facoltà di stabilire queste leggi fondamentali del Regno necessità del consenso congiunto del Re e delle Cortes; è chiaro che non poteva esserci consenso attribuito alle Cortes di un regno (Carlo IV) e il re di un altro regno (Fernando VII). Lo spazio temporale relativamente breve (43 anni) tra la proposta delle Cortes e la Prammatica Sanzione, causò un quadro non sufficientemente chiaro per permettere una visione della illegittimità della procedura. Ma oltre a questo vi fu la Prammatica Sanzione strappata a Ferdinando VII, sotto forte pressione, quando venne colpito dalla grave malattia che lo privò delle sue facoltà, come riportato da Donna Eulalia di Borbone, figlia dell’Infanta Isabella “II”, che conferma certamente il complotto di corte perpetrato:
Donna Eulalia
di Borbone-Spagna

"Por ella (la reina Cristina) conocí la versión exacta y el minucioso relato del origen del problema carlista..." "...la Infanta Luisa Carlota -madre de mi padre y esposa de Don Francisco de Borbón- había jurado reiteradamente a Don Carlos, que no sería Rey de España. A PESAR DE QUE EL HIJO SEGUNDO DE CARLOS IV ERA YA PARA TODOS EL HEREDERO NATURAL DE SU HERMANO FERNANDO, que no tenía hijo varón" "..Tenaz en sus rencores la bella y caprichosa Luisa, ya moribundo mi abuelo, se las ingenió para convencerle de que firmara el Real Decreto de la abolición (de la Ley Sálica). APROVECHO PARA ESTO UN MOMENTO EN EL QUE EL REY, PREAGÓNICO CASI SIN VOLUNTAD, estaba sólo acompañado de mi abuela, PRESENTÁNDOLE EL DOCUMENTO QUE APENAS PODÍA FIRMAR Y AYUDÁNDOLE CON SU PROPIA MANO A ESTAMPAR LA AUTORITARIA FIRMA TEMBLOROSA." (1)

L'Infante Francesco di Paola
di Borbone-Spagna


I principi dell’Illuminismo prima, e della Rivoluzione Francese poi, si estesero in Spagna. Tutto il Regno di Ferdinando VII è una continua lotta tra coloro i quali difendevano l’ordine tradizionale e i liberali rivoluzionari. In seguito a ciò due tendenze si posero, da un lato Don Carlo, e dall’altro il partito della Rivoluzione, i cui membri pensavano che mettere sul Trono una bambina di tre anni avrebbe reso loro facile governare.
La massoneria appoggiò i rivoluzionari: l’Infante Don Francesco di Paula (fratello di Ferdinando VII) Gran Maestro della massoneria, e sua moglie Donna Luisa Carlotta (sorella della Regina Maria Cristina, moglie di Ferdinando VII), costituirono gli elementi principali di questo appoggio. Durante tutta questa lotta, nonostante il suo carattere, Don Carlo diede costante prova di presenza e di affetto verso suo fratello il Re Ferdinando VII.



(1) Memorias de Doña Eulalia de Borbón, Infanta de España. Editorial Juventud, S.A., Barcelona, julio 1958, págs, 17 y 18.
(2) L'ordine tradizionale è quello della monarchia cattolica spagnola ed europea, anche se con differenze significative tra di loro, denaturalizzate dalle correnti assolutistiche, ma senza ancora raggiungere una sovvertimento dei principi, venne sovvertito con la Rivoluzione francese.


Fonte: Carlismo

martedì 8 novembre 2016

Mussolini e l'accoglienza all'Imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria


Fonte: -La Prima Guerra Mondiale-

L'Imperatore Francesco Giuseppe I
a Innsbruck nel 1909.


Franz continuò la sua visita al Tirolo, raggiungendo Bozen e Trento. Qui l'accoglienza sconvolse Mussolini, ospite di Cesare Battisti.

Il futuro "duce" scrisse che anche i politici liberal-nazionali accolsero ed onorarono l'Imperatore con affetto, amore e sincera dedizione. Aggiunse che un eventuale referendum di annessione a Trento, avrebbe visto l'Austria vittoriosa con la stragrande maggioranza della popolazione. Disse che gli "irredentisti" erano poche decine di figli di ...papà, che si limitavano occasionalmente, ad imbrattare qualche simbolo asburgico.
Riportò le scene che accadevano in occasione delle visite di leva, quando i ragazzi coscritti cantavano canzoni anti italiane come la famosa: "Co' la pel de Garibaldi noi farem tanti tamburi..."
Nella sua analisi, aggiunse che non si poteva contare per la causa italiana, nemmeno sulla classe operaia, elencando le tutele molto più avanzate delle quali godeva ed ammettendo che il socialismo austriaco era totalmente patriottico, oltre che lealista verso la Corona.
Ora, i figli del Tirolo conquistato che hanno fatto il servizio militare negli Alpini, rinnegano la loro storia e le loro radici. Dicono che gli "Schützen" sarebbero "folkloristici nei loro costumi sgargianti coi cappelli piumati", come prescrive il mantra tricoloruto.
Ma essi sputano sulle loro radici e sui loro avi. Che ciò sia chiaro, che lo sappiano se fingono di non saperlo e se sono uomini d'onore, lo ammettano. Poi si comportino come preferiscono e come consente la democrazia, ma senza ipocrisie.