Fonte: Vota Franz Josef
Il telegramma di Wilhelm von Tegetthoff alla madre sulla battaglia vittoriosa di Lissa: "Oggi siamo sopravvissuti alla battaglia con la flotta nemica. Lissa è salva. Il nemico ha perso due navi. Sono in buona salute. Wilhelm.
Das Telegramm an seine Mutter über die erfolgreiche Seeschlacht vor Lissa: »Heute überlebten wir eine Schlacht mit feindlichen Flotte. Lissa ist gerettet. Der Feind verlor zwei Schiffe. Ich bin gesund. Wilhelm.« Landesarchiv Maribor.
sabato 23 luglio 2016
Fucilazioni sommarie nell'esercito italiano (1915-1918)
Fonte: Vota Franz Josef
I nostri nonni si battevano valorosamente per l'Austria, diversi di essi persero la vita per difendere le loro case dall'aggressione italiana. Le fucilazioni di soldati nei nostri eserciti furono fenomeni sporadici, meno che meno sull'Isonzo e sulle Dolomiti. Le "decimazioni" ovviamente, non esistevano. Cosa spingeva gli italiani contro di noi? Un po' di propaganda ma tanta, tanta paura.
Esempio:
"Quattro aspiranti ufficiali degli alpini sono a cena in una casa privata in un paese vicino a Bassano: commentano il bollettino ufficiale del regio esercito relativo a Caporetto; le truppe erano appena state accusate di viltà e tradimento da Cadorna.
I nostri nonni si battevano valorosamente per l'Austria, diversi di essi persero la vita per difendere le loro case dall'aggressione italiana. Le fucilazioni di soldati nei nostri eserciti furono fenomeni sporadici, meno che meno sull'Isonzo e sulle Dolomiti. Le "decimazioni" ovviamente, non esistevano. Cosa spingeva gli italiani contro di noi? Un po' di propaganda ma tanta, tanta paura.
Esempio:
"Quattro aspiranti ufficiali degli alpini sono a cena in una casa privata in un paese vicino a Bassano: commentano il bollettino ufficiale del regio esercito relativo a Caporetto; le truppe erano appena state accusate di viltà e tradimento da Cadorna.
Uno dei quattro era stato cameriere sui transatlantici tedeschi che andavano negli USA, era tornato in Italia spontaneamente per arruolarsi. Dice che la guerra è ingiusta. Contrariato dai colleghi pronuncia: “Ho piacere che abbiano sfondato, magari arrivassero a Milano così sarebbe finita per tutti”.
Gli altri tre “bravi alpini” escono e vanno a denunciarlo. 5 giorni dopo viene condannato dal tribunale militare ed immediatamente fucilato nella schiena".
(fonte gen. Monticone)
Gli altri tre “bravi alpini” escono e vanno a denunciarlo. 5 giorni dopo viene condannato dal tribunale militare ed immediatamente fucilato nella schiena".
(fonte gen. Monticone)
giovedì 21 luglio 2016
Chi è Celedonio de Jarauta?
Si hanno molte poche informazioni storiografiche su Celedonio de Jarauta, e questo è il chiaro effetto della censura storica. Per il momento possiamo scrivere quanto segue su Padre Jarauta:
Celedonio Domeco de Jarauta nacque a Zaragoza, Spagna, nel 1814 e morì in Guanajuato, nel 1848. Francescano, prima di giungere al presbiterato, lottò nel suo paese a favore del legittimo Re di Spagna Carlo V (Prima Guerra Carlista). Quando la guerra finì, si imbarcò per l'America sbarcando a Veracruz nel 1844. Si secolarizzò in questo porto e ottenne un invito dal vescovo di Vázquez in una parrocchia a Puebla, che lasciò ben presto per stabilirsi nel convento de la Merced a Veracruz (…).
Dettaglio di "Calderote".
Nel 1847, in occasione dell'invasione da parte dell'esercito federale statunitense, fu nominato cappellano del 2° Battaglione di Infantería, al comando del colonnello Arzamendi. Preferì formare varie guerriglie con le quali realizzò notevoli azioni, sorprendendo le forze statunitensi in differenti punti della regione veracruzana e hidalguense. Firmata la pace con gli Stati Uniti, si stabilì nel Lagos de Moreno, Jal., dove il 1° di luglio del 1848 lanciò il piano contro-rivoluzionario che porta il suo nome, contro il Trattato di Guadalupe. Il generale Paredes y Arrillaga aderì al movimento e il 15 luglio, chiamato da Manuel Doblado, marciarono e occuparono la piazza di Guanajuato; il 18 seguente Jarauta e le sue forze partirono per Mellado e Valenciana, punto questo dove cadde prigioniero. Presentato al generale Cortazar, fu mandato al generale Anastasio Bustamante e quest'ultimo ne ordinò la fucilazione.
Tratto dalla “Enciclopedia de México”, Rogelio Álvarez (coord.), pág. 4474.
Fonte: https://carlistasmejico.wordpress.com/
Trentino o Tirolo?
Fonte: Trento è Tirolo - Trient ist Tirol
Trentino-Alto Adige/Südtirol o Sudtirolo? Per gli italiani vale la prima interpretazione. Per gli austriaci (e tirolesi) la seconda. Eppure si parla della stessa terra e della stessa gente che fino a un centinaio di anni fa viveva in perfetta simbiosi, senza alcun motivo di rancore o risentimento reciproco.
Nessuno oggi si sognerebbe di utilizzare negli atti ufficiali di Trento il termine "Tirolo di lingua italiana" per definire la provincia di Trento: questo sarebbe un motivo di richiamo da parte delle autorità di Governo o di derisione neo confronti di una consistente fetta della popolazione di lingua italiana. 98 anni fa invece non era così, tant'è vero che lo stesso Giovanni Prati, ritenuto uno dei massimi poeti del risorgimento italiano, non esitava a chiamare questa terra "Tirolo italiano". Il tutto - come precisava il professor Umberto Corsini - senza scandali e senza risentimenti.
Evidentemente le conseguenze della pesante opera di italianizzazione introdotta dal Tolomei nei primi anni Venti sono ormai diventate irreversibili. Se tra la popolazione di lingua tedesca l'attaccamento alla toponomastica tradizionale appare quasi un obbligo, per i trentini tutto questo non vale. Anzi, molti dei termini coniati dall'Ascoli e dal Tolomei durante l'epoca fascista sono ormai entrati nel linguaggio comune. Capita così sempre più frequentemente che radio, televisioni, giornali e atti ufficiali parlino di "Tre Venezie" per definire l'area del nord est italiano, o di "Venezia tridentina" per definire quello che fino a qualche decennio prima era chiamato Tirolo meridionale.
Scrive a questo proposito lo storico Gatterer riferendosi ai termini artificiosamente coniati dal Tolomei: "Non era la stessa identica cosa reclamare per l'Italia il Tirolo italiano o la Venezia Tridentina; la denominazione non cambiava l'essenza del territorio, è vero, però modificava il carattere dell'enunciazione, creava otticamente un titolo di diritto".
Dunque, se da un lato si devono ammettere le giuste e legittime aspirazioni autonomiste che animavano la popolazione trentina intorno ai primi del Novecento, dall'altro appare evidente che la propaganda ultranazionalista del ventennio fascista ha soffocato e nella gran parte dei casi cancellato l’identità locale, utilizzando – oltre agli strumenti della propaganda – anche quelli della toponomastica, opportunamente "italianizzata" e strumentalizzata a fini patriottici.
Quando venne coniato con finalità politiche e “separatiste” il termine Trentino (vedi Giovanni Battista a Prato nel 1850), lo scontro fra i nazionalisti era alle prime battute. Ancora a quel tempo l’Austria era un crogiuolo di razze e di etnie e basava la sua potenza proprio sulla multiculturalità di un territorio che abbracciava gran parte d’Europa. Poi arrivò la sconfitta di Sadowa contro la Germania prussiana e da quel momento i nazionalisti iniziarono le loro scorribande culturali in quel che allora era il territorio di un grande Impero. Nel Tirolo iniziarono a confrontarsi da un lato i nazionalisti tedeschi e dall’altro i nazionalisti italiani: due realtà, entrambe matrigne di quel terribile fenomeno che fu il nazifascismo, che non tolleravano né potevano concepire l’esistenza in Europa di una terra multilingue e multiculturale come l’Austria-Ungheria, né potevano tollerare una regione come il Tirolo ove da secoli convivevano italiani, tedeschi e ladini. Per queste realtà non c’era spazio alcuno e la popolazione fu obbligata ad optare per l’una o l’altra nazionalità, ben consapevoli che né i tirolesi né gli austriaci potevano avere una nazionalità nel senso auspicato dai nazionalisti.
Per il Tirolo storico (trilingue da 8 secoli) l’avvento di questi nazionalismi fu dunque il principio della fine. E di questi nazionalismi ancora oggi risentiamo gli effetti poiché, nell’accezione moderna, il termine tirolese significa essenzialmente tedesco e trentino significa invece italiano. Una equazione che non può essere condivisa poiché la complessità di questa terra rende impossibili opzioni di natura etnica o linguistica, posto che i territori che componevano all’epoca il Tirolo storico erano rappresentati da valli e città che, per questioni di natura geografica, economica, sociale e religiosa, avevano interessi e riferimenti molto diversi che non potevano essere ricondotti ad un preciso territorio come quello che oggi si intende il “Trentino”.
Sono concetti che a molti trentini – tirolesi di lingua italiana – ancora oggi sfuggono, così come sfuggono alla maggioranza dei cittadini i motivi per i quali esistono due Stati di lingua tedesca come l’Austria e la Germania. Sono lacune difficili da colmare oggi.
Tutto questo vale anche per la scuola, fondamentale struttura formativa per una cultura autonomista. Lo Stato italiano - dal secondo dopoguerra ad oggi - non ha mai incoraggiato programmi formativi improntati alla conoscenza della storia locale. Anzi ha spesso boicottato esplicitamente il diffondersi di una coscienza autenticamente autonomista nel Trentino. Lo testimonia il fatto che molti libri di testo non riportano alcun riferimento alla pur importante ed interessante storia del Trentino nel periodo antecedente il XIX secolo. E non ci riferiamo esclusivamente alla figura di Andreas Hofer o alle sollevazioni antinapoleoniche, ma anche a figure altrettanto importanti come Michael Gaismayr o Francesco Cleser.
Sarebbe interessante conoscere oggi quanti giovani - e non solo loro - conoscono la storia della loro terra, dalle origini del Principato di Trento ai giorni nostri. Forse si potrebbero contare solo sulle dita di una mano.
Non è il caso di riprendere sterili polemiche circa la proposta di una sorta di esame di trentinità degli insegnanti! Ma non c'è dubbio che il problema si pone in tutta la sua vastità. Oggi infatti gli studenti trentini, come del resto i loro colleghi di tutta Italia – conoscono molte cose (o almeno dovrebbe essere così) del contesto globale, ma nessuno saprà mai - se non per iniziativa personale - quali sono le radici in cui affonda l'autonomia trentina. Giusto studiare dunque la storia d'Italia, ma appare quanto mai singolare che uno studente trentino non conosca la storia del Principato di Trento o le vicende della guerra rustica che fu uno dei più significativi eventi del '500 nel centro Europa.
"La coscienza storica, particolarmente quella nazionale – scriveva il Gatterer - è una forza possente: una volta fuorviata è correggibile assai difficilmente. La coscienza storica del vasto raggruppamento non è tuttavia formulata dalla storiografia scientifica, bensì da ciò che gli educatori accolgono nei libri di lettura e nei testi scolastici, desumendolo dai risultati della ricerca storica: prelevandone solo ciò che essi giudicano di particolare valore pedagogico, e da ciò che i mass media trasmettono all'opinione pubblica. La via della cognizione scientifica verso la sua popolarizzazione su base di massa nelle scuole e sui giornali non solo è lunga nel tempo, ma implica anche il periodo di nuove deformazioni".
Per tornare alla domanda d’origine non c’è dubbio che oggi il termine Trentino, pur affondando le sue radici nel contesto nazionalista, è un patrimonio di tutti: non solo di coloro che reclamano la sua italianità, ma anche di tutta quella importante fetta di popolazione che si riconosce nelle tradizioni culturali del Tirolo storico, di cui il Trentino è una parte essenziale e indispensabile, ma non alternativa. Perché – come scriveva Clara Marchetto – non c’è storia del Trentino senza il Tirolo.
Trentino-Alto Adige/Südtirol o Sudtirolo? Per gli italiani vale la prima interpretazione. Per gli austriaci (e tirolesi) la seconda. Eppure si parla della stessa terra e della stessa gente che fino a un centinaio di anni fa viveva in perfetta simbiosi, senza alcun motivo di rancore o risentimento reciproco.Nessuno oggi si sognerebbe di utilizzare negli atti ufficiali di Trento il termine "Tirolo di lingua italiana" per definire la provincia di Trento: questo sarebbe un motivo di richiamo da parte delle autorità di Governo o di derisione neo confronti di una consistente fetta della popolazione di lingua italiana. 98 anni fa invece non era così, tant'è vero che lo stesso Giovanni Prati, ritenuto uno dei massimi poeti del risorgimento italiano, non esitava a chiamare questa terra "Tirolo italiano". Il tutto - come precisava il professor Umberto Corsini - senza scandali e senza risentimenti.
Evidentemente le conseguenze della pesante opera di italianizzazione introdotta dal Tolomei nei primi anni Venti sono ormai diventate irreversibili. Se tra la popolazione di lingua tedesca l'attaccamento alla toponomastica tradizionale appare quasi un obbligo, per i trentini tutto questo non vale. Anzi, molti dei termini coniati dall'Ascoli e dal Tolomei durante l'epoca fascista sono ormai entrati nel linguaggio comune. Capita così sempre più frequentemente che radio, televisioni, giornali e atti ufficiali parlino di "Tre Venezie" per definire l'area del nord est italiano, o di "Venezia tridentina" per definire quello che fino a qualche decennio prima era chiamato Tirolo meridionale.
Scrive a questo proposito lo storico Gatterer riferendosi ai termini artificiosamente coniati dal Tolomei: "Non era la stessa identica cosa reclamare per l'Italia il Tirolo italiano o la Venezia Tridentina; la denominazione non cambiava l'essenza del territorio, è vero, però modificava il carattere dell'enunciazione, creava otticamente un titolo di diritto".
Dunque, se da un lato si devono ammettere le giuste e legittime aspirazioni autonomiste che animavano la popolazione trentina intorno ai primi del Novecento, dall'altro appare evidente che la propaganda ultranazionalista del ventennio fascista ha soffocato e nella gran parte dei casi cancellato l’identità locale, utilizzando – oltre agli strumenti della propaganda – anche quelli della toponomastica, opportunamente "italianizzata" e strumentalizzata a fini patriottici.
Quando venne coniato con finalità politiche e “separatiste” il termine Trentino (vedi Giovanni Battista a Prato nel 1850), lo scontro fra i nazionalisti era alle prime battute. Ancora a quel tempo l’Austria era un crogiuolo di razze e di etnie e basava la sua potenza proprio sulla multiculturalità di un territorio che abbracciava gran parte d’Europa. Poi arrivò la sconfitta di Sadowa contro la Germania prussiana e da quel momento i nazionalisti iniziarono le loro scorribande culturali in quel che allora era il territorio di un grande Impero. Nel Tirolo iniziarono a confrontarsi da un lato i nazionalisti tedeschi e dall’altro i nazionalisti italiani: due realtà, entrambe matrigne di quel terribile fenomeno che fu il nazifascismo, che non tolleravano né potevano concepire l’esistenza in Europa di una terra multilingue e multiculturale come l’Austria-Ungheria, né potevano tollerare una regione come il Tirolo ove da secoli convivevano italiani, tedeschi e ladini. Per queste realtà non c’era spazio alcuno e la popolazione fu obbligata ad optare per l’una o l’altra nazionalità, ben consapevoli che né i tirolesi né gli austriaci potevano avere una nazionalità nel senso auspicato dai nazionalisti.
Per il Tirolo storico (trilingue da 8 secoli) l’avvento di questi nazionalismi fu dunque il principio della fine. E di questi nazionalismi ancora oggi risentiamo gli effetti poiché, nell’accezione moderna, il termine tirolese significa essenzialmente tedesco e trentino significa invece italiano. Una equazione che non può essere condivisa poiché la complessità di questa terra rende impossibili opzioni di natura etnica o linguistica, posto che i territori che componevano all’epoca il Tirolo storico erano rappresentati da valli e città che, per questioni di natura geografica, economica, sociale e religiosa, avevano interessi e riferimenti molto diversi che non potevano essere ricondotti ad un preciso territorio come quello che oggi si intende il “Trentino”.
Sono concetti che a molti trentini – tirolesi di lingua italiana – ancora oggi sfuggono, così come sfuggono alla maggioranza dei cittadini i motivi per i quali esistono due Stati di lingua tedesca come l’Austria e la Germania. Sono lacune difficili da colmare oggi.
Tutto questo vale anche per la scuola, fondamentale struttura formativa per una cultura autonomista. Lo Stato italiano - dal secondo dopoguerra ad oggi - non ha mai incoraggiato programmi formativi improntati alla conoscenza della storia locale. Anzi ha spesso boicottato esplicitamente il diffondersi di una coscienza autenticamente autonomista nel Trentino. Lo testimonia il fatto che molti libri di testo non riportano alcun riferimento alla pur importante ed interessante storia del Trentino nel periodo antecedente il XIX secolo. E non ci riferiamo esclusivamente alla figura di Andreas Hofer o alle sollevazioni antinapoleoniche, ma anche a figure altrettanto importanti come Michael Gaismayr o Francesco Cleser.
Sarebbe interessante conoscere oggi quanti giovani - e non solo loro - conoscono la storia della loro terra, dalle origini del Principato di Trento ai giorni nostri. Forse si potrebbero contare solo sulle dita di una mano.
Non è il caso di riprendere sterili polemiche circa la proposta di una sorta di esame di trentinità degli insegnanti! Ma non c'è dubbio che il problema si pone in tutta la sua vastità. Oggi infatti gli studenti trentini, come del resto i loro colleghi di tutta Italia – conoscono molte cose (o almeno dovrebbe essere così) del contesto globale, ma nessuno saprà mai - se non per iniziativa personale - quali sono le radici in cui affonda l'autonomia trentina. Giusto studiare dunque la storia d'Italia, ma appare quanto mai singolare che uno studente trentino non conosca la storia del Principato di Trento o le vicende della guerra rustica che fu uno dei più significativi eventi del '500 nel centro Europa.
"La coscienza storica, particolarmente quella nazionale – scriveva il Gatterer - è una forza possente: una volta fuorviata è correggibile assai difficilmente. La coscienza storica del vasto raggruppamento non è tuttavia formulata dalla storiografia scientifica, bensì da ciò che gli educatori accolgono nei libri di lettura e nei testi scolastici, desumendolo dai risultati della ricerca storica: prelevandone solo ciò che essi giudicano di particolare valore pedagogico, e da ciò che i mass media trasmettono all'opinione pubblica. La via della cognizione scientifica verso la sua popolarizzazione su base di massa nelle scuole e sui giornali non solo è lunga nel tempo, ma implica anche il periodo di nuove deformazioni".
Per tornare alla domanda d’origine non c’è dubbio che oggi il termine Trentino, pur affondando le sue radici nel contesto nazionalista, è un patrimonio di tutti: non solo di coloro che reclamano la sua italianità, ma anche di tutta quella importante fetta di popolazione che si riconosce nelle tradizioni culturali del Tirolo storico, di cui il Trentino è una parte essenziale e indispensabile, ma non alternativa. Perché – come scriveva Clara Marchetto – non c’è storia del Trentino senza il Tirolo.
mercoledì 20 luglio 2016
20 luglio 1866 - 20 luglio 2016: 150 anni dalla vittoria navale Austro-Veneta a Lissa contro l'aggressione "italiana".
Il mausoleo di Cesare Battisti a Trento
Fonte: Trento è Tirolo - Trient ist Tirol
Il mausoleo di Cesare Battisti a Trento è un'opera fatta secondo l'ideale fascista. Voluta da Benito Mussolini, è un tempio per la "divinizzazione" del deputato austriaco che molto prima della Grande Guerra diventò una spia per il governo "italiano". Personaggio mitico di una storia imposta, la figura di un Battisti "eroe" e "martire" si costruisce con il fascismo, ma si impone ancora oggi come "verità" incontestabile.
Il mausoleo di Cesare Battisti a Trento è un'opera fatta secondo l'ideale fascista. Voluta da Benito Mussolini, è un tempio per la "divinizzazione" del deputato austriaco che molto prima della Grande Guerra diventò una spia per il governo "italiano". Personaggio mitico di una storia imposta, la figura di un Battisti "eroe" e "martire" si costruisce con il fascismo, ma si impone ancora oggi come "verità" incontestabile.
Nonostante l'insistenza di una grande parte della classe politica (sia di sinistra che di destra) e di gruppi culturali italiani presenti nella nostra provincia autonoma, la memoria di Battisti non sarà mai sufficiente per cancellare la memoria di oltre 12.000 volontari della regione trentina del Tirolo che combatterono per l'Austria, ma da 98 anni vengono volutamente "dimenticati" dal governo provinciale.
Un'incoerenza soprattutto in una provincia autonoma a causa della secolare storia austriaca, ancora "rinnegata" da una parte considerevole della classe politica locale.
Un'incoerenza soprattutto in una provincia autonoma a causa della secolare storia austriaca, ancora "rinnegata" da una parte considerevole della classe politica locale.
martedì 19 luglio 2016
Realtà aumentata: controllo di massa 2.0

di Gabriele Colosimo - Fonte: http://www.radiospada.org/
Abbiamo avuto modo di leggere, negli scorsi mesi e anni, dei leak di Edward Snowden, inerenti la sorveglianza di massa, perpetrata principalmente dalla National Security Agency americana e dalle sue omologhe nei paesi NATO, facendo così conoscere al grande pubblico gli abusi delle intelligence quando si tratta di controllare la popolazione.
E’ così che ogni nostra email, ogni nostro “post”, ogni nostra mossa, viene sapientemente archiviata e catalogata in specifici datacenter la cui unità di misura è il zettabyte (un triliardo di byte), numeri grandissimi. Attraverso una consolle, immediata e semplice come l’interfaccia della ricerca Google, è possibile chiedere al “cervellone” un determinato dato, una preferenza, i tabulati del telefono o l’ultima posizione nota di una determinata persona.
E’ inoltre possibile, attraverso il data mining, determinare quali siano le tendenze del momento (anche politiche), di cosa discutano le masse e dove, ovvero tutta una serie di dati molto interessanti per i governanti. Ad esempio è possibile avere un certo riscontro della propaganda di regime, come quanto sia stata creduta la montatura del razzista fermano che avrebbe ucciso il sedicente profugo in quanto nero, oppure quanto venga dato peso alla componente islamica quando si tratta di attentati.
Con la realtà aumentata, non un concetto nuovissimo di per sé, tutte le analisi statistiche e tutti questi dati immagazzinati dalle intelligence, diventano improvvisamente vecchi. Il nuovo gioco Pokemon GO ha libero accesso alla fotocamera, al GPS e ai metadati di ogni telefono su cui è installato. Di più, lo scopo del gioco è catturare Pokemon posizionati arbitrariamente in luoghi reali come il supermercato, il parco giochi o il corso principale, ma è anche possibile utilizzare delle “esche” per attirare in determinati luoghi dei mostri più rari e quindi più appetibili per gli utenti del gioco, che si recheranno lì in poco tempo.
Se consideriamo le decine di milioni di download dell’applicazione, il fatto che ogni utente, in media, passi quotidianamente 33 minuti del suo tempo sulla piattaforma, la possibilità di poter dirottare a piacimento i giocatori in alcune aree e tutti i dati che trasmette via internet il telefono, abbiamo di molto superato l’immaginazione di Orwell in 1984.
Gli occhi dei governi sono ora potenzialmente ovunque, senza droni, telecamere o satelliti, ma ad altezza uomo e con dati in tempo reale. Hanno agenti in borghese pronti ad accorrere ovunque gli venga richiesto, in poco tempo e gratis. Anzi, si divertono un sacco.
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