lunedì 23 maggio 2016

L’Idolatria finanziaria: Conferenza a Teramo (27 maggio)

Mammona
 
Molto volentieri segnaliamo che
 
Venerdì 27 maggio 2016 alle ore 18
 
presso la Libreria Tempo Lib(e) ro
 
in corso Cerulli 53 a Teramo
 
vi sarà la presentazione del libro delle
 
Edizioni Radio Spada
 
“L’idolatria finanziaria o del culto di Mammona”
 
di Luigi Copertino
 
Interverrà l’autore
 
Introduzione a cura dell’Avvocato Pietro Ferrari della Redazione di Radio Spada
 
Intervenite numerosi!
 

sabato 21 maggio 2016

Perdere la testa senza subire danni: Thomas More raccontato da G. K. Chesterton

1
 
 
«Tutto è voluminoso in questo secolo. Nulla è monumentale»
(Nicolás Gómez Dávila)
Ancora oggi, a quasi mezzo millennio dalla scomparsa, ciò che sfugge dell’affascinante vita di Thomas More è il senso del suo martirio. Sebbene siano facilmente comprensibili le ragioni che spinsero il brillante umanista a opporsi alle pretese luciferine di Enrico VIII, allo stesso tempo si fatica a capire come mai un noto riformatore come lui, che tante parole spese per fustigare il malcostume di certa gerarchia ecclesiastica, abbracciò volentieri la morte quando fu l’ora di difendere Roma e il Papa.
Nell’immaginario collettivo More ha vissuto una sorta di scissione, come se il suo sacrificio costituisse una cesura tra il proto-liberale degli anni giovanili e il santo della maturità. Del resto, chiunque abbia avuto occasione di avventurarsi tra i capitoli del suo più noto libro, Utopia, non può non percepire un senso di smarrimento: possibile che un testo come quello, sovraccarico delle ardite congetture di una mente schiettamente rinascimentale, sia stato scritto da chi morì come un fiero cattolico medievale, come l’omonimo Thomas Beckett?
Per risolvere un paradosso tanto complicato ci voleva G. K. Chesterton, il re dei paradossi.
Nella sua lunga carriera l’inglese ha scritto migliaia di pagine, molte delle quali, oltre una preziosa testimonianza di Fede, costituiscono un serbatoio citazionistico praticamente inesauribile. Eppure, strano a dirsi, Chesterton non ha mai dedicato nessun libro a Thomas More, solo un esiguo pugno d’articoli. La qualità dei testi, però, è inversamente proporzionale alla qualità, eccellente come sempre, e la ponderosa densità delle argomentazioni fa comunque ipotizzare che il pregiato autore avesse intenzione di sviluppare ulteriormente il tema, magari in forma di biografia. I numerosi impegni, con tutta probabilità, lo costrinsero a una scelta, e preferì dedicare tempo e spazio a San Francesco d’Assisi e a San Tommaso d’Aquino piuttosto che a More, la cui devozione è molto diffusa in Inghilterra e vanta solide radici.
Per Chesterton More è un diamante: la sua mente riflette le numerose sfaccettature della realtà e non rinuncia a incidere fino a sfregiare la carne morta dell’ingiustizia e del peccato. Era la sua natura, la stessa che lo spingeva a difendere le cause perse, quelle dei poveri e dei deboli, la stessa che in giovane età egli scambiò per vocazione, la stessa che rendeva quello della preghiera il momento più esaltante della giornata. L’abnegazione con cui si spendeva per gli altri era accompagnata dall’umiltà; divenne cancelliere di Enrico VIII nella speranza di condurre il bolso Tudor sulla via della ragione, ma rinunciò senza remore all’incarico quando il progetto si mostrò irrealizzabile. A chi si congratulava con lui dopo un incontro in cui il sovrano gli aveva ripetutamente battuto le mani sulle spalle con bonaria foga, More aveva risposto arcigno: «Se la mia testa gli dovesse procurare un castello in Francia, non si farebbe problema a staccarmela».
L’ironia di More è proverbiale, un tratto che lo accumuna a Chesterton e che costituisce la chiave di volta per comprenderne la complessa personalità. L’universo immaginato in Utopia è infatti una fantasia senza peso, che nulla ha a che spartire con fini apologetici o progetti ideologici: «Thomas More fu quasi l’ultimo a respirare l’aria fresca di un paese incantato dalla libertà … Poteva raccontare le favole che voleva, e la favola non doveva necessariamente avare una morale o una morale immorale». Un atteggiamento quindi diametralmente opposto a quello dei tanti utopisti moderni, animati dalla folle e violenta idea di fare della terra un luogo diverso attraverso la scienza e la tecnica.
Che quello di More fosse un innocuo divertissement lo dimostra, tra l’altro, il fatto che dal suo mondo ideale aveva cacciato gli avvocati – e lui stesso apparteneva a quella categoria – e che, dopo aver ultimato Utopia, passò con grande rapidità a occupazioni più gravi. In un’occasione era addirittura giunto ad affermare di preferire che tutti i propri libri e quelli di Erasmo andassero distrutti piuttosto che, come a quei giorni era verosimile, procurassero danno a qualcuno.
Una mente come un diamante raccoglie i più brillanti scritti di Chesterton dedicati a More, organizzati per argomento e acutamente commentati da Giuseppe Gangale, direttore della rivista di studi moreani «Morìa». Un libro agile, ideale per chi fosse interessato ad approfondire questo strano mostro bicefalo, il dialogo tra antico e moderno instaurato da due brillanti prodotti del cattolicesimo britannico.
Il più grande insegnamento che More ha lasciato ai posteri è che l’importante, nella vita, non è la coerenza – umanamente impossibile – quanto la tensione ideale a Dio che dona senso e spessore alla quotidianità. Come ricorda Chesterton, More perse la testa ma, per sua fortuna, non subì danni.
Luca Fumagalli
Il libro: G. K. Chesterton, Una mente come un diamante. Scritti su Thomas More, a cura di G. Gangale, Roma, Studium, 2015, pagine 124, Euro 12

mercoledì 18 maggio 2016

Attualità del Diritto naturale




Interessantissimo come sempre il convegno sul "Diritto Naturale" che come ogni anno si svolge nella sala San Tommaso di San Domenico Maggiore.

Qui di seguito riportiamo la locandina e invitiamo tutti a parteciparvi!

 

LA DECADENZA DELLO STATO VENETO A FINE ‘700, UN’ALTRA BUFALA DA SFATARE.

2016

un mondo vivo, descritto dal Canaletto
un mondo vivo, descritto dal Canaletto
 
Il giovane generale Bonaparte, prima di varcare col suo esercito di straccioni le Alpi, aveva promesso di portare i suoi soldati in terre in cui avrebbero potuto arricchirsi e depredare senza limiti. E così  fu, specie per lo stato veneto, una delle Nazioni più prospere della penisola. Malgrado tutto, Venezia, priva ormai delle basi d’oltremare per la costante, micidiale pressione del gigante turco, con la sua politica di neutralità strettissima e forzatamente disarmata (per problemi di bilancio) aveva goduto di un vero boom economico.  Ecco cosa ci dice lo storico Frederic C. Lane:
bg-home“… La Venezia del 1797 costituiva, in buona parte della sua struttura economica, un ritorno a Venezia del 1400. I censimenti registravano un numero crescente di “marinari” nei sei sestieri della città. Durante la guerra civile americana il console francese informava che i marinai veneziani erano 7250 senza contare i 3000 assunti nella flotta britannica. 
I capitani marittimi erano ormai per lo più dalmati e non nobili veneziani e la proprietà delle navi apparteneva ad ebrei, o a immigrati in data relativamente recente. Ma il rifiorire della posizione di Venezia nel Levante nella seconda metà del Settecento ricorda la posizione dei secoli precedenti. La prima ditta europea che apr+ una succursale nel Mar Rosso fu quella di due veneziani, Carlo e Baldassarre Rossetti; la succursale fu impiantata a Gedda,  il porto della Mecca, nel 1770, e la sua prima grossa spedizione riguardò non il pepe o lo zenzero, ma un genere “coloniale” più recente, il caffè.
Nel commercio levantino in generale i veneziani erano al secondo posto dopo i francesi,  ma passarono al primo specie ad Aleppo, quando nel 1790 il commercio francese fu rovinato dalla Rivoluzione.
Capture-d’écran-2011-10-12-à-10.53.49TRIESTE. Nell’Adriatico la crescita di Trieste fu per lungo tempo subordinata a quella di Venezia, in quanto Trieste si serviva di navi e capitali veneziani, che si concentrarono sulle assicurazioni marittime in entrambe le città.  Nei decenni 1780 e ’90 si formarono parecchie società azionarie il cui capitale derivava dagli investimenti di vecchie famiglie nobili veneziane e di nuovi venuti in floride imprese assicurative.  Questo è solo un esempio di come Venezia veniva espandendo i suoi servizi commerciali e di trasporto quale porto e capitale di un ricco entroterra.
I titoli statali divenivano sempre più sicuri grazie al solido miglioramento delle finanze della Serenissima consentito dalla neutralità. “
L’arrivo di Napoleone sconquassò e distrusse un mondo in costante evoluzione, e distrusse una Nazione, quella veneta, come la Rivoluzione aveva distrutto la Francia stessa, che regredì di decenni in ogni campo.  Il mondo descritto dal Canaletto è un mondo vivo e pieno di vivacità.
 

lunedì 16 maggio 2016

La rivoluzione di un principe decaduto




E' datata 12 maggio 2016 l'ultima "tragicomica" uscita di una casata da tempo decaduta nella legittimità (di sangue e di esercizio).

Carlo Maria Bernardo Gennaro di Borbone (ostinatamente riconosciuto da diversi personaggi con titoi che non gli spettano e cioè "Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, Capo della Real Casa"), discendente di un ramo dei Borbone privo di legittimità da oltre un secolo (per approfondimenti http://associazione-legittimista-italica.blogspot.it/2014/07/i-borbone-di-napoli-e-la-perdita-della.html), nel suo essere "politically correct" e nel suo abusare di una carica che non gli spetta,  ha reso pubblica la sua decisione di cambiare le regole di successione , che finora sono state in vigore nella Casa di Borbone delle Due Sicilie, con la trovata di "renderli compatibili con diritto internazionale ed europeo che vieta qualsiasi discriminazione tra uomini e donne, non solo nel godimento dei loro diritti e delle libertà, ma anche nell'esercizio di cariche pubbliche di qualsiasi tipo." In pratica, quest'uomo, privo di ogni diritto legittimo, a rigurgitato nauseante dottrina modernista millantando di modificare regole che non ha nessun diritto di modificare facendo passare le sagge regole della Monarchia Tradizionale come "discriminazione tra uomini e donne"!Secondo il "principino in carne" la regola di primogenitura sarebbe stravolta e permetterebbe quindi la successione alle donne anche se sono presenti discendenti maschi!

L'atto ufficiale (senza nessun valore) è il seguente:

...Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie, Gran Maestro degli Ordini dinastici; Considerando che le famiglie reali d'Europa, attualmente al governo hanno finalmente abbandonato, al fine di rispettare il principio della parità tra uomini e donne come parte della fondazione di diritto internazionale ed europeo, il principio chiamato "legge salica", che esclude le figlie dall'ordine di successione, la maggior parte di loro hanno adottato la regola della successione di primogenitura assoluta; Considerando che la Casa Reale di Borbone delle Due Sicilie deve, se si aspira ad essere in grado di rivendicare e di recuperare la sua sovranità e di esercitarla  nel rispetto della legge e dei principi riconosciuti dalla comunità internazionale, ADOTTA a sua volta una regola di successione conforme a questa legge;

Noi decidiamo:

Articolo 1: L'ordine di successione ereditaria alla Real Casa di Borbone delle Due Sicilie è modificato con l'obiettivo di introdurre una rigorosa parità tra uomini e donne.

Articolo 2: Il principio della primogenitura assoluta viene sostituito in qualsiasi regola di ex successione.

Articolo 3: Questo nuovo ordine di successione è applicabile per la prima volta ai nostri discendenti.

Articolo 4: Le regole e statuti di tutti gli ordini dinastici che si riferiscono alla Real Casa di Borbone delle Due Sicilie saranno modificati di conseguenza.

Roma, 12 maggio 2016

Ora, già il "Noi decidiamo" meriterebbe un sonoro "Noi chi?" dal momento che costui è un "principe" decaduto privo della legittimità di sangue e di esercizio (per ulteriori informazioni sulla legittimità di sangue e di esercizio http://associazione-legittimista-italica.blogspot.it/2015/04/legittimita-di-origine-e-di-esercizio.html). I "quattro punti", non ché le idiozie esposte nel testo più sopra, sono un susseguirsi di "apologetica modernista" priva di reali motivazioni concrete e di logica. Il signor Carlo si arroga diritti che non ha demolendo regole che non hanno nulla a che fare con discriminazioni di alcun genere! Esse sono regole scolpite nei secoli della Tradizione la quale, quando rispettata, ha reso grande i Principi e le Patrie!  
Forse i lacchè suoi partigiani, ignoranti per volontà o per limitatezza, elogeranno la decisione sottolineando una parte precisa del testo, e cioè "se si aspira ad essere in grado di rivendicare e di recuperare la sua sovranità" ... L'affermazione è ridicola come ridicole sono tutte le affermazioni atte a giustificare l'opera rivoluzionaria a discapito del fuoco vivo della Tradizione!

Comunque sia, l'atto vale tanto quanto la carta su cui è stampato, dal momento che  il signor Carlo Maria Bernardo Gennaro di "Borbone" non è Capo della Real Casa di Borbone Due Sicilie! (Titolo passato all'inizio del secolo XX, dopo la defezione di Don Alfonso, a S.M.C. Alfonso Carlo di Borbone e Austria-Este (Alfonso XII di Spagna) e, dopo la morte di quest'ultimo, a S.A.R. Francesco Saverio di Borbone Parma (Javier I di Spagna) e, dopo di lui, al suo secondo genito S.A.R. Sisto Enrico di Borbone e Borbone Bussette).

Per ulteriori approfondimenti vi rimando ai precedenti link.


Il Presidente e fondatore A.L.T.A. Amedeo Bellizzi

Quando la conoscenza storica non risolve ma aiuta...

Di Massimo Viglione

Carlo Magno impostò l'amministrazione della giustizia in tutto il uso vastissimo Impero seguendo il meccanismo della suddivisione territoriale amministrativa (il feudalesimo in fasce).
La giustizia era amministrata anzitutto dai conti, ovvero gli amministratori statali locali. Questi per le cause minori potevano avvalersi di funzionari detti "minores" o gastaldi o sculdasci, eccetto quando fosse in gioco la libertà persona...le o la proprietà privata dei liberi cittadini. Anche i vescovi erano tenuti a coadiuvare i conti.
Vi era poi il tribunale supremo, quello del conte palatino, ovvero del conte che viveva costantemente accanto a Carlo Magno, al quale venivano avocati solo alcuni rarissimi generi di reato, 2 o 3 in tutto.
Fra questi specifici generi di reato, ve n'era uno per il quale l'imperatore non derogava, doveva essere lui a fare giustizia:
quello degli ecclesiastici omosessuali. Per questa genia, vi era la giustizia di Carlo Magno in persona. E, tenete presente, che Carlo e i Franchi in genere, erano tanto cattolici quanto non clericalisti...
Ci farebbe bene o no oggi un ritorno del Padre dell'Europa e della sua spada?
P.S. visto che mi ci trovo, aggiungo pure questa. Al tribunale supremo palatino, poteva rivolgersi chiunque ritenesse di aver subito un processo ingiusto. In tutto l'impero. E vi furono casi in cui il conte - che smistava le richieste - sorvolava su quelle della gente umile, ma Carlo, che periodicamente controllava di persona, più volte prese in lui in mano le richieste rifiutate e fece giustizia anche ai contadini che protestavano contro i loro signori.
Come accadrà poi con il suo magnifico discendente san Luigi IX,Re di Francia nel XIII secolo, che ogni mercoledì mattina, sotto una quercia del bosco di Vincennes, riceveva chiunque - eccetto i nobili e i potenti - volesse giustizia o avesse richieste importanti.
Ah già, dimenticavo... Buio Medioevo... Voltaire... Lumi... divisione dei poteri... giustizia democratica... progresso... sì... certo. Lo possiamo verificare ogni giorno.


 (fonte: Alessandro Barbero, Carlo Magno. Un padre dell'Europa, 2000, cap. IX).

La Gran Loggia del Partito Democratico candida massoni a Milano?

-di Davide Consonni- Fonde: http://www.radiospada.org/
 
Gioele Magaldi, Gran Maestro del Grande Oriente Democratico e presidente del Movimento Roosevelt, ha annunciato la candidatura di tre suoi collaboratori (anch’essi associati al MR) nella lista candidati del Partito Democratico milanese. I nomi dichiarati dal Magaldi sono i seguenti: CARMINE PACENTE, MICHELE PETROCELLI e MARTA FERRADINI. Nella lista ufficiale del PD compare solo il nome dell’iper europeista CARMINE PIACENTE, tra quelli dichiarati dal Gran Maestro. Ad onor del vero non ci è dato sapere se tal Piacente sia un figlio della vedova iniziato a qualsivoglia obbedienza massonica, potrebbe gentilmente illuminarci il suo amico e folkloristico Gran Maestro su tale fatto. Sempre per amor di verità non ci è noto se e quanti altri grembiulini compaiono nella lista del PD, ci è però nota la candidatura dell’ex presidente dell’UGEI, di una musulmana femminista e di un’altra musulmana LGTB. La Gran loggia del Partito Democratico e il suo Gran Maestro De Benedetti l’Israelita non disprezzeranno certo l’appoggio di un’obbedienza misera e sgangherata come quella del Grande Oriente Democratico, nonostante tutte le annose beghe massoniche tra il Magaldi, il Raffi, tribunali massonici, goiseven e chi più ne ha più ne metta.
VEDI ANCHE:
-La Gran Loggia Massonica del Partito Democratico

-Tra il Partito Democratico e il massone c’è eterna devozione
-Gianni Pittella del Partito Democratico e i 3000 massoni della Gran Loggia di Rimini [FOTO, PROVE]