lunedì 28 gennaio 2013

28 Gennaio: in memoria di San Tommaso d'Aquino

Dipinto: "San Tommaso d'Aquino", Sandro Botticelli, sec. XV, Museo Abegg-Stiftung, Riggisberg, Svizzera.
 
 
 
 
Oggi, 28 gennaio, si celebra la memoria di San Tommaso d'Aquino (1224-1274), frate dominicano, grande filosofo e teologo, dottore della Chiesa e santo patrono d...egli universitari e dei centri di studio.

Tommaso d'Aquino nacque a Roccasecca, nel feudo dei conti d'Aquino (Frosinone), nel 1225. Figlio di Landolfo, nobile di origine longobarda, e Teodora, il piccolo Tommaso, a soli cinque anni, fu inviato come oblato nella vicina Abbazia di Monte Cassino per ricevere l'educazione religiosa. A quattordici anni Tommaso si trasferì a Napoli, dove si dedicò allo studio delle arti all'Università degli Studi di Napoli "Federico II", presso il convento di San Domenico Maggiore. Nel 1248 Tommaso giunse a Colonia in Germania per seguire le lezioni di Sant'Alberto Magno, filosofo e teologo tedesco, la cui dottrina cercò di conciliare l'Aristotelismo con il Cristianesimo, considerando il metodo empirico di Aristotele molto utile per le scienze naturali e, dal momento che scienza e fede non sono contrastanti, indirettamente giovevole anche per la fede cristiana: conoscere meglio la natura equivale a conoscere meglio l'opera del Creatore. Tommaso fece sua questa istanza di Alberto. Nel 1250 diventò sacerdote a Colonia. Dal 1252 invece Tommaso insegnò all'Università di Parigi.
Nel gennaio del 1274 papa Gregorio X gli ordinò di presenziare al Concilio di Lione II, per verificare in cosa consistessero le divergenze tra la Chiesa latina e quella greca, e se fosse possibile appianarle; Tommaso, anche se non in buone condizioni di salute, si mise in viaggio. Morì poco dopo nell'abbazia cistercense di Fossa Nuova.

Pensiero: La certezza nell'universale capacità umana di ragionare fa di Tommaso un grande sostenitore del metodo dialogico (cfr. la Summa contra gentiles), capace, come si vede in ogni sua opera, di accogliere senza pregiudizio qualunque contributo di riflessione possa avvicinare alla verità, da qualunque ambiente esso provenga: cristiano o musulmano, ebreo o pagano.
Giungere alla pienezza della verità, che Tommaso identifica con Dio, non è, però, alla portata della sola ragione umana: dobbiamo fare ricorso ad una superiore fonte di conoscenza: la Rivelazione.

Tra le numerose opere di Tommaso d'Aquino figurano la "Summa contra gentiles", il "De regimine principum", il "De unitate intellectus contra Averroistas" e la "Summa Theologiae".

Auguri a tutti gli studenti!

Fonte: Cathopedia, "San Tommaso d'Aquino".

 

L’Americanismo come religione civile (terza parte)

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Continuiamo la pubblicazione, in sette parti, la relazione L’americanismo come religione civile: teoria, miti, prassi, frutti del prof. John Rao (Università di St. John, New York), che si è tenuta presso il santuario di Madonna di Strada a Fanna (Pordenone, 23 agosto 2012) al XL convegno annuale degli “Amici di Instaurare”.
Grassetti, corsivi, sottolineati e “titoletti” sono a cura della redazione di Radio Spada
 
La costruzione di una Nuova Gerusalemme.

La carriera di religione redentrice dell’America iniziò con la descrizione offerta dai Padri Pellegrini della loro fuga dalla cattiva Europa cattolica, fuga che avrebbe portato alla costruzione di una Nuova Gerusalemme, luce al servizio del mondo intero. Molti Puritani che persero la loro fede nel Dio cristiano trasferirono questa convinzione religiosa nella prospettiva dell’illuminismo moderato, vedendo la mano di Dio nella nascita del nuovo sistema americano. 
Abraham Lincoln contribuì enormemente al processo di divinizzazione, enfatizzando i precedenti appelli di Benjamin Franklin per una “religione civile” che avrebbe dovuto sottolineare il carattere sacro dell’esperimento americano. Lincoln cercò di santificare i Padri Fondatori ed i documenti di fondazione della nazione – la Dichiarazione d’Indipendenza e la Costituzione – in templi laici con fiamme eterne che bruciavano in loro onore. La sua religione civile predicò il messaggio che attraverso l’America, Dio e i Fondatori avevano fornito “l’ultima, migliore speranza per il genere umano”, sia per un ordine sociale pacifico, sia per la libertà individuale. 
Purtroppo, la fede nell’America nascose il fatto che l’ordine che essa aveva stabilito era quello in cui gli individui e le fazioni più appassionati e più volenterosi erano avvantaggiati rispetto a chi continuasse a giocare secondo le regole, apparentemente immutabili, di buon senso che il sistema dichiarava ancora, comunque, di difendere. Pace e libertà furono sì riconciliati, ma ciò avvenne assicurando la costruzione di uno pseudo-ordine che garantiva la vittoria del più forte sul più debole 
Un passo fondamentale nell’evangelizzazione di questa pragmatica religione civile americana ha avuto luogo nel 1890. Le dichiarazioni del presidente Woodrow Wilson riguardanti gli obiettivi della Prima Guerra Mondiale nel 1917 e il 1918 resero assolutamente chiara la realtà di tale evangelizzazione a tutti quelli che non erano riusciti a percepirne la crescita prima del conflitto. 
È vero che la diffusione del messaggio americano rallentò negli anni Venti e Trenta, principalmente a causa del desiderio di depurarlo da qualsiasi contaminazione che avrebbe comportato il coinvolgimento con un’Europa devastata dalla guerra, rivoluzionaria ed empia. Ma tutto questo cambiò a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando gli americani, in genere, assunsero finalmente, come dato indiscutibile, il ruolo evangelico della nazione, come guida pratica dell’universo, e si prepararono a portare la luce nelle oscure caverne straniere.
A quel tempo, molti abitanti del Vecchio Mondo prostrato sembravano concordare sul fatto che il messaggio degli Stati Uniti fosse irresistibile. Dopotutto, la vittoria, per la maggior parte degli uomini, è un argomento sufficiente per sedare dubbi circa la superiorità di un vincitore, chiunque egli sia. Inoltre, il conquistatore americano arrivò con il sostegno entusiasta dei suoi cittadini – molti dei quali spiccavano come ferventi cristiani – e con la reputazione di essere capace di garantire l’ordine, la libertà e una prosperità illimitata agli “affaticati, ai poveri, alle masse accalcate, ai miserabili”.
 
Fonte:
 

domenica 27 gennaio 2013

La tragedia dei civili di Villesse: una rappresaglia dell'esercito italiano nel maggio del 1915

La Piazza di Villesse in una cartolina d'epoca.
 

“Quando sento parlare di liberatori, tolgo la sicura al revolver” cit. me stesso


Il 29 maggio 1915, appena quattro giorni dopo l’entrata in guerra dell’esercito italiano, si consumò la tragedia di alcuni civili di Villesse, un piccolo centro abitato austriaco, situato poche centinaia di metri oltre il confine italiano.
Ecco una breve ricostruzione dei fatti.

Villesse fu raggiunto dai militi italici solo il 25, nonostante che gli imperiali potessero schierare, durante i primi giorni di guerra, delle difese davvero esigue. Perché? La tesi avanzata dalla rivista “Storia illustrata”[1] sostiene che gli abitanti del luogo, tutt’altro che entusiasti per l’arrivo dei “redentori”, abbiano contribuito a diffondere notizie create ad arte dai comandi militari austriaci, per indurre gli italiani a credere che essi disponessero di più uomini e mezzi di quanti non ne avessero in realtà. In questo modo, causa una prudenza rivelatasi poi eccessiva, la marcia iniziale dell’esercito sabaudo fu molto rallentata.
In questo “humus” a noi sfavorevole, o almeno non così generalmente favorevole quanto ingenuamente potevamo credere, maturò la tragedia di Villesse e quella dei villaggi vicini.[2]
La sera del 27 si aggiunse alle truppe già presenti sul luogo un battaglione di bersaglieri comandato dal Maggiore Citarella. Questi si rifiutò di ricevere podestà e parroco di Villesse, e ordinò il coprifuoco. Più tardi, la sera del 29, avvenne l’esondazione del Torre, affluente dell’Isonzo: un fenomeno naturale e assolutamente normale in quelle zone prealpine. Ma il Maggiore, deluso ed irato per la scarsa disposizione che a suo dire avrebbero dimostrato gli indigeni nei suoi confronti, si mise in testa che l’esondazione era stata provocata artificialmente, per creare confusione ed impedire le sue manovre militari. Così ordinò la convocazione di tutti i maschi del paese dai 14 anni in sù. Il sacerdote, don Pet, fu incaricato del censimento. Egli, poche ore dopo la richiesta di Citarella, fu in grado di giustificare il motivo dell’assenza di molti tra coloro che erano stati convocati. Ma ciò non bastò a placare l’ira del Maggiore, che fece ammucchiare 149 villanesi come ostaggi. Questi furono divisi in cinque gruppi. A un certo punto, non si sa bene come, i bersaglieri aprirono il fuoco e cinque abitanti caddero a terra senza vita. Pochi giorni dopo fu giustiziato anche il figlio del segretario comunale (che era stato a sua volta tra le vittime del 29). Questo perché gli furono trovate in tasca 3000 corone austriache: abbastanza per poterlo presentare come una spia.
Sulle tombe di questi uomini sfortunati si può tutt’ora leggere “Colpiti erroneamente da piombo italiano” (corsivo mio)

[1] Cfr. Storia illustrata N. 270, maggio 1980, Mondadori
[2] Ibid. p.92


Fonte:

http://rivoluzionereazione.blogspot.it/

Maria Teresa d'Asburgo : una grande donna , una grande Imperatrice


Il monogramma personale di Maria Teresa d'Austria



Nasce la futura Imperatrice

Maria Teresa d'Asburgo nacque a Vienna il 13 maggio 1717, secondogenita dell'Imperatore Carlo VI e di Elisabetta di Brunswick-Wolfenbüttel. Ricevette un'educazione di alto livello con conoscenza delle lingue fra cui il latino e mostrò grande predilezione per le arti e la musica. Con la sua bellezza, intelligenza e forza di carattere conquistò presto tutte le persone che le furono accanto e che le affibbiarono il nomignolo di Resel: la cordialità e la simpatia che provavano subito coloro che l'avvicinavano sarà sempre la nota caratteriale della sua esistenza.  Non le venne però impartita un' educazione politica (che era di retaggio maschile), perché suo padre sperò a lungo di avere un altro discendente maschio, dopo la morte dell'unico figlio. Tuttavia quando, dai 14 anni in poi, seguì i lavori del Consiglio della Corona accanto al padre, mostrò chiari segni di interesse e rigore intellettuale per discipline quali il Diritto e la Filosofia. Fu sempre estremamente religiosa e ligia al cattolicesimo.

File:Holy Roman Emperor Charles VI with his wife Empress Elisabeth Christine and their three daughters, Archduchesses (L-R) Maria Amalia, Maria Theresia and Maria Anna by Martin van Meytens.jpg
 
Carlo VI d'Asburgo con la moglie Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbuttel e le figlie: partendo da sinistra si possono vedere Maria Amalia , Maria Teresa  e Maria Anna .




Eredita il trono imperiale da Carlo VI nel 1740 grazie alla «Prammatica Sanzione»

Dopo la morte improvvisa di Carlo VI (1740), Maria Teresa ereditò le Corone d'Austria, Ungheria e Boemia grazie alla "Prammatica Sanzione" voluta da suo padre nel 1713. Si trattava di un nuovo capitolo della Costituzione che adottava anche per l'Austria le stesse modalità di successione valide per l'Ungheria, stabilendo la precedenza del maschio sulla femmina, anche se più stretta consanguinea del re defunto: in assenza di eredi maschi sarebbe succeduta la donna più imparentata con il re. Il motto adottato in occasione della sua incoronazione fu: "IUSTITIA ET CLEMENTIA". A causa di questa eredità , le si opposero subito molti contendenti, fra cui Carlo Alberto di Baviera, Augusto III di Polonia ed Elisabetta Farnese, Regina di Spagna. Ma il primo attacco venne da parte di Federico II di Prussia che invase la Slesia (1740) senza neppure una dichiarazione di guerra formale; subito fu seguito da Francia e Spagna, che occuparono Milano, Baviera e Sassonia. Era l'inizio della guerra di successione austriaca. 


Maria Teresa in giovane età.



Guerra di successione austriaca (1740- 48) , Battaglia di Mollwitz , a l'Alleanza con l’Ungheria


Maria Teresa, fallito un tentativo di ricuperare la Slesia (sconfitta di Mollwitz, 10 aprile 1741), riuscì però ad avere un alleato contro i franchi-bavaresi, che stavano invadendo l'Alta Austria e la Boemia. Fu grazie agli ungheresi infatti che riuscì a ricuperare i territori perduti e a minacciare l'occupazione dell'Alsazia francese. In questa occasione Maria Teresa mostrò, con sensibilità tutta femminile, il suo forte carattere: vestita di strettissimo lutto, per la morte del padre, e stringendo tra le braccia il neonato erede Giuseppe, si presentò alla Dieta ungherese per chiedere aiuto e protezione nel nome di Dio, che l'ha voluta Regina d'Ungheria quando ancora aspettava l'erede, e fece giuramento solenne, per sé e per i suoi successori, di rispettare la Costituzione magiara. Fu così che, nella commozione generale, ed a spade sguainate, i Componenti la Dieta si impegnarono ad allestire un esercito di 20.000 uomini e pronunciarono il famoso giuramento "Moriremur, pro rege nostro Maria Teresa". Fu questa la prima controffensiva di una guerra durata sette anni.


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Incoronazione di Maria Teresa d'Asburgo





Francesco Stefano di Lorena viene incoronato imperatore  e la  Pace di Aquisgrana


La Sassonia, preoccupata dalle mire espansionistiche della belligerante Prussia, si alleò a Maria Teresa, che ebbe anche le simpatie di Inghilterra ed Olanda. Così, nel 1742, Federico II finì con l'accettare una pace separata, ottenendo però una parte della Slesia. Ed anche Massimiliano Giuseppe, figlio del defunto Carlo Alberto di Baviera, salito al trono nel 1745, rinunciò ad ogni pretesa sull’Austria. In quello stesso anno, il 4 ottobre, il marito che Maria Teresa aveva  per amore sposato già nel 1736, Francesco Stefano di Lorena, fu incoronato Imperatore con il nome di Francesco I . Da lui ebbe tredici figli, 5 maschi e 8 femmine, di cui 10 arrivarono all'età matura (tra questi ricordiamo i due Imperatori Giuseppe II e Leopoldo II, nonché  Maria Antonietta, Regina di Francia, e Maria Carolina, Regina di Napoli e Sicilia). Rimanevano nemiche della giovane imperatrice la Francia, che voleva espandersi nella zona renana e la Spagna che aveva mire nella Penisola Italiana. Alla fine del 1745 fu invasa la Lombardia, ma nel marzo del 1746 don Filippo di Borbone, Infante di Spagna, dovette abbandonare Milano perché Maria Teresa, con l'alleanza di Carlo Emanuele III di Savoia, riuscì a contrastare l'avanzata franco-spagnola, e nel mese di agosto dello stesso anno si ritirò completamente dal Nord-Italia. Maria Teresa d'Austria, mette da parte le vendette e i rancori verso tutti coloro che non la volevano imperatrice e promuove la "Pace Europea" ad Aquisgrana.




Federico II
Federico II di Hohenzollern
 
 

Massimiliano III Giuseppe
Massimiliano III di Baviera
 
 

Francesco I
Francesco I del Sacro Romano Impero
 


La pace di Aquisgrana (1748) concluse la guerra di successione austriaca e sancì la sovranità di Maria Teresa su tutti gli Stati ereditati dal padre 1) confermando la Prammatica Sanzione; 2) imponendo all’Austria la cessione della Slesia, che divenne parte del Regno di Prussia; 3) concedendo a Carlo Emanuele III l’alto Novarese, Vigevano e Voghera; 4) concedendo a Filippo di Borbone-Farnese il ducato di Parma e Piacenza.  Con l'avvento della stabilità, Maria Teresa si dedicò al consolidamento del suo potere eliminando, dove possibile, l'eccessivo frazionamento della monarchia asburgica, creando uno stato più accentrato, un proprio esercito, ed un corpo burocratico al servizio del Sovrano. Cercò di unificare razionalmente tutto ciò che vi era di diverso a partire dalle tradizioni, dagli usi, dagli ordinamenti sociali e politici nei domini austriaci (Austria, Tirolo, Carniola, Carinzia, Stiria), in quelli boemi (Boemia, Moravia, Galizia Lodomiria), nel dominio di Ungheria (Ungheria, Transilvania e Croazia) e nei territori degli ex domini spagnoli (il Milanese ed i Paesi Bassi meridionali).

Carlo Emanuele III
Carlo Emanuele III di Savoia
 
 
 



Maria Teresa a Milano: Tra la fondazione del catasto, Villa Reale di Monza, palazzo Brera, Teatro alla Scala e l'Illuminismo milanese



A Milano, dove Maria Teresa fu acclamata Duchessa nel 1741, aprì una prima fase di riforme nel 1750 che durò un decennio. Unificò gli appalti indiretti nelle mani di una sola impresa, e diede avvio alla riforma fiscale con tributi diretti, collegati alla compilazione del nuovo catasto. Venne riformata anche l'Amministrazione pubblica con l'unificazione e la centralizzazione degli organi comunali e provinciali lombardi. Con lo scopo di aumentare la dipendenza di Milano da Vienna, il Supremo Consiglio d'Italia venne sostituito dal Dipartimento d'Italia, aggregato alla Cancelleria di Stato di Vienna. Accanto a queste riforme non mancarono in Lombardia quelle giudiziarie, finanziarie (riforma monetaria del 1778) ed economiche, sociali e culturali, con la riorganizzazione dell'istruzione pubblica e con la creazione delle scuole elementari. A Maria Teresa è legato anche il rinnovamento edilizio di Milano, proseguito poi con Giuseppe II, con sontuosi edifici sia pubblici che privati. Si desidera ricordare il principale artefice in Giuseppe Piermarini che restaurò il Palazzo Reale, progettò la villa di Monza, ristrutturò il Palazzo Brera, varie vie, giardini e palazzi. Nel 1774 venne posta sulla guglia più alta del Duomo la famosa Madonnina, simbolo della città e nel 1778, sempre opera del Piermarini, venne inaugurato il Teatro alla Scala. Insomma Milano ebbe un risveglio politico e culturale, nato su impulso di Vienna, cui parteciparono i giovani intellettuali lombardi che si riunirono intorno alla "Società dei Pugni" ed al "Caffe'", nuovo giornale uscito nel 1764. Vi parteciparono fra gli altri Pietro e Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Luigi Lambertenghi. Ma non erano persone totalmente affidabili viste le simpatie volteriane che essi nutrivano.


Maria Teresa d'Austria
Maria Teresa d'Austria in un ritratto di Martin van Meytens, 1759




Il porto internazionale di Trieste

A Trieste l'impulso innovativo di Maria Teresa fu particolarmente sentito, anche se la Sovrana , per ovvie difficolta ed impedimenti, non vi mise mai piede nei suoi pur lunghi quarant'anni di regno. Infatti la città fu privilegiata, per la sua posizione geografica nei confronti dell'Austria, nella costruzione del Porto quale principale scalo marittimo dell'Impero absburgico. Essa fu preferita ad Aquileia, Monfalcone, Duino e Fiume. Alla lungimiranza di Maria Teresa vanno ascritti alcuni provvedimenti che potenziarono la ricchezza cittadina. Impose l'abbattimento delle mura (1749) con l'eliminazione della città "vecchia" e "nuova" promuovendo la fusione degli abitanti. Promulgò l'estensione all'intera città delle franchigie doganali che provocò a Trieste un abnorme affluenza di persone di tutte le razze e di ogni ceto (italofoni, serbi, sloveni, croati, ebrei, greci). Per costoro fu promulgato "l'Editto di tolleranza" che dava la libertà di culto, di negoziare liberamente e di possedere beni reali. La "città nuova" sorse in breve tempo accanto alla città medioevale e fu subito chiamata "città teresiana", benché la struttura di base delle sue vie sembra forse essere quella romana, perfettamente intagliata ad angolo retto con vie parallele ed incrociantisi fra loro. Il quartiere teresiano, sorto sull'interramento delle saline, è un’opera di pianificazione urbana in collegamento con le necessità e le esigenze del porto. Volle il ritorno di un'amministrazione legata ad Autorità locali, ma con stretta dipendenza dallo Stato. La "Hauptresolution" del 1749 e completata nel 1752, diede una ben regolata struttura all' Intendenza commerciale, stabilendo a suo favore un gruppo di competenze e di poteri quale organo statale decentrato, che durerà fino al 1776. Sotto Maria Teresa, Trieste divenne importante anche per il Tribunale di Cambio Mercantile e per il Consolato del Mare assieme all'attività dell'Ufficio giudiziario con il nuovo "regolamento di commercio e de' falliti". Creò l'Ufficio Tavolare con compiti di registrazione degli immobili, tutt’ora esistente. Promulgò ordinanze scolastiche (1774) con l'istituzione di scuole primarie (obbligatorie) e secondarie: ordinanza valida anche in tutte le province austriache. Nel 1753 creò la "Scuola Nautica di Trieste" per promuovere il commercio e la navigazione nel Litorale austriaco. Questa istituzione esiste tutt’ora.


Maria Teresa nel 1762.




Compagnia di Assicurazioni

Nel 1766 funzionò di fatto la prima Compagnia di Assicurazioni (marittima) voluta da Maria Teresa e nata sul modello di altri paesi. Lo stile architettonico delle costruzioni edilizie e monumentali che sorsero nella città si riferirono a quelle di moda a Vienna in quei tempi. Prevalse cioè il barocco di tipo viennese del Barone Fischer von Erlach, in maniera però più moderata, che preludeva alla futura evoluzione neoclassica. Maria Teresa fu tanto amata quanto contestata dalla borghesia , a seconda che concedesse favori o eliminasse importanti cariche. Ciò per quest'idea di totale rinnovamento statale, politico e privato, completamente rivoluzionario per i suoi tempi. La sua opera è ancor oggi criticata o fortemente apprezzata a seconda dei risultati ottenuti, ma agì sempre per favorire in primo luogo Impero e le genti che lo abitavano e non perché privilegiava una città più di un'altra, come affermano molti triestini. Essi vedono in Maria Teresa una particolare predilezione per Trieste, città dove, ripeto, per motivi di forza maggiore, non mise mai piede. Fu invece assai preveggente nel capire l'utilità economica che poteva portare questa città per il suo Impero, con la costruzione di un porto di grandi dimensioni, che avrebbe aperto importanti commerci in tutto l'Oriente. 


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Guerra dei Sette Anni  , l’Austria perde la Slesia e la Morte di Maria Teresa

Nel 1756, per riaffermare il predominio asburgico in Germania (contro la Prussia), cercando di riconquistare la Slesia, Maria Teresa rinunciò alla tradizionale alleanza con Inghilterra e Olanda, accostandosi alla Francia ed alla Russia, con il "rovesciamento delle Alleanze". Fu una guerra che durò sette anni fra Austria, Francia, Russia, Sassonia e Svezia contro la Prussia e l'Inghilterra. Alla guerra dei Sette Anni perciò presero parte tutte le potenze europee che lottarono su più fronti, comprese le colonie americane e l’India. La Prussica dimostrò la propria superiorità militare con lo schieramento ad ordine obliquo. Seguì la Pace di Hubertsburg nel 1763, che sancì la sconfitta delle rivendicazioni austriache sulla Slesia. In cambio, Maria Teresa ottenne che il suo primo figlio maschio venisse eletto "Re dei Romani" (1764) e diventasse quindi il candidato principale alla successione imperiale. Ciò avvenne l'anno successivo, all'improvvisa morte dell’amato consorte Francesco I. Nel 1765, infatti, il figlio Giuseppe fu messo a fianco di Maria Teresa come correggente e nello stesso anno ricevette la corona imperiale.  La vera vincitrice della Guerra dei Sette Anni, però, fu la "perfida Albione",  l’Inghilterra. Grazie alla pace di Parigi del 1763 ingrandì i suoi domini coloniali con il Canada, la Louisiana e la Florida, l’isola di Minorca nell’arcipelago delle Baleari, il Senegal, la pianura del delta del Gange.
Maria Teresa, continuò a regnare al fianco del figlio Giuseppe II con il quale ebbe parecchie divergenze su vari aspetti politici. L'Imperatrice  si spense a Vienna il 29 novembre 1780. 


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Maria Teresa con i figli: sulla destra , appoggiato alla poltrona, Giuseppe II d'Asburgo-Lorena.
 




Fonte:

Wikipedia

Maria Teresa: Una donna al potere (Edgarda Ferri) Oscar Mondadori.

Scritto da:

Redazione A.L.T.A.

sabato 26 gennaio 2013

Bellissima immagine. In Grazia di Dio? Con peccati veniali? In peccato mortale?





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Segnalata da Stefano Andreozzi
 
 
 
 
Fonte:
 

[Articolo] Giornata della Memoria? Qualcuno non la celebra.

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A proposito della Giornata della Memoria..
 
di Roberto De Albentiis
 
Non celebrerò, domani, la Giornata della Memoria. Prima che salga l’indignazione generale (e finisca magari in qualche “scoop” di Repubblica o dell’Huffington Post), prima che venga insultato, bannato da facebook (originariamente, questo doveva essere uno stato per il social network in questione), fucilato su pubblica piazza, chiedo che venga letto quanto ho scritto; solamente dopo aver letto, liberissimi, avrete il diritto e la possibilità di fare quello che ho detto.
Non celebrerò una Giornata della Memoria, fin quando non ci sarà memoria e giustizia non solo per gli Ebrei, ma per TUTTE le vittime della follia nazista (i Rom; gli omosessuali, i malati e i disabili fatti oggetto di sperimenti “scientifici” e di pratiche eugenetiche; i sacerdoti, i religiosi e i fedeli cristiani – cattolici, ortodossi e protestanti – uccisi per la loro obiezione di coscienza nei confronti del paganesimo e dell’eugenismo del Terzo Reich), vittime cui per primi i governi dello Stato di Israele e le lobbies sioniste (come la statunitense Anti-Defamation League) negano memoria e giustizia, assolutizzando la Shoah ebraica a danno delle altre vittime dei piani nazisti e degli altri stermini, negandone le sofferenze e addirittura il fatto di essere stati vulnerati da atti atti di natura genocida (vergognoso fu il caso del Medz Yeghern, il genocidio armeno, minimizzato e persino negato da Tel Aviv e dall’ADL, tra lo sconcerto e la rabbia armeni).
Non celebrerò una Giornata della Memoria, fin quando ci saranno storici, professori (come il francese Robert Faurisson, l’inglese David Irving, il tedesco, Ernst Zundel, gli italiani Carlo Mattogno, Claudio Moffa, Andrea Giacobazzi, Franco Damiani, Angela Pellicciari) o militanti politici (come gli italiani Piergiorgio Seveso e Luca Fumagalli della Comunità Antagonista Padana di Milano) che sono finiti in carcere o che, ipoteticamente, rischierebbero di finirci, o che sono stati vittime di campagne mediatiche false e diffamatrici, per aver espresso opinioni, per aver divulgato studi scientifici o anche solo per aver fatto domande su fatti storici; fatti storici dolorosi e orribili, ma passati e, come tutti i fatti storici, liberamente analizzabili e discutibili (a meno che non si voglia sottomettere questi fatti storici ad un’aura metastorica e metafisica assoluta; padronissimi, ma, allora, non lo si faccia parlando di “laicità” e “libertà di ricerca”!). La Storia la si studia e la si fa nelle biblioteche, nelle aule scolastiche e universitarie, nelle Accademie e negli archivi, e non certo nei Tribunali e nei Parlamenti, e con modalità e fini il più delle volte tutt’altro che nobili!
Non celebrerò una Giornata della Memoria, fin quando questa ricorrenza, e le accuse di negazionismo e antisemitismo, saranno il paravento per coprire tutti i crimini di guerra che lo Stato di Israele (contro cui hanno parlato pericolosissimi neonazisti antisemiti e cripto-islamici quali Nelson Mandela, Desmond Tutu, Mairead Maguire, Dino Frisullo e Vittorio Arrigoni) ha commesso e commette ai danni delle popolazioni arabe di Palestina, Libano e Siria, o perfino contro i suoi stessi cittadini arabi ed ebrei non sefarditi o ashkenaziti; e le prime vittime di questa vergognosa strumentalizzazione (denunciata e criticata da storici e intellettuali ebrei, come Norman Finkelstein – addirittura figlio di sopravvissuti al campo di Auschwitz! – e Ilan Pappe), oltre ai Palestinesi, o ai Curdi (solidali con i Palestinesi e massacrati, nel silenzio generale, dalla Turchia, membro della NATO e alleata di Israele), sono le stesse vittime, ebraiche e non ebraiche, del Terzo Reich, che di sicuro non vorrebbero essere usate per giustificare una politica analoga a quella che li ha condotti alla deportazione e alla morte..
Non celebrerò una Giornata della Memoria, fin quando non sarà fatta chiarezza sulle affinità ideologiche e sulle collaborazioni politiche e logistiche del movimento sionista con il Partito e lo Stato nazionalsocialista, ai danni degli stessi Ebrei tedeschi e slavi (ben pochi sionisti di spicco si esposero concretamente contro le misure antiebraiche, l’organizzazione sionista de facto non si associò al boicottaggio antitedesco arrivando a stringere l’accordo per il trasferimento in Palestina noto come “Haavara” e, promuovendo, con l’assenso del Reich una rete di campi di riaddestramento utili ai fini del movimento), come studiato e riportato dallo storico Andrea Giacobazzi e da testate come “EffeDiEffe”, “Arianna Editrice”, “Rinascita” e “Stato&Potenza” (va da sé, accusati tutti indistintamente di negazionismo e antisemitismo).
Non celebrerò una Giornata della Memoria, fin quando non si ricorderà, tra le altre vittime innocenti della Seconda Guerra Mondiale (di cui la Shoah fu una parentesi, dolorosa e orribile, ma una parentesi, così come i genocidi turchi di cui furono vittime Armeni, Greci, Assiri e Curdi furono una parentesi dolorosa e orribile della Grande Guerra), anche i civili tedeschi e giapponesi orribilmente morti sotto i bombardamenti aerei Alleati effettuati sulla Germania e sul Giappone: nessun tribunale internazionale ha mai condannato gli Alleati per i LORO crimini di guerra (in nulla diversi, nella loro natura e nei loro effetti, da quelli dell’Asse), e sinceramente non vedo differenze tra chi commette crimini di guerra, o tra le vittime innocenti di atrocità pianificate (siano esse gli Ebrei o i cittadini di Dresda e Lubecca, siano esse i cittadini di Nanchino o i cittadini di Hiroshima e Nagasaki).
Non celebrerò, infine, una Giornata della Memoria, fin quando non si ricorderanno anche i malati, i disabili e i disadattati sociali abortiti, sterilizzati o soppressi con l’eutanasia in nome di un assurdo mito di purezza razziale, così come non celebrerò una Giornata della Memoria se non si dirà (qualora fosse necessario, se non si griderà dai tetti) che i miti e le politiche razziali furono sviluppati ben prima della Germania nazista dai Paesi liberali (USA, Inghilterra, Olanda, Svizzera) e socialdemocratici (Danimarca, Svezia, Finlandia), e che di contro durarono ben dopo la caduta di Hitler (fino agli anni ’70 almeno), o che le odierne campagne dei “diritti civili” (ovvero, aborto, contraccezione, eugenetica, eutanasia) sono uguali, se non nella forma, nella sostanza a quanto propagandato e attuato dal Terzo Reich.
Chi scrive adora un Messia e un Salvatore Ebreo, e ne venera la Madre, il Padre putativo, i Profeti e gli Apostoli, anch’essi Ebrei; chi scrive è stato, tra i tanti altri posti che ha visitato, anche a San Sabba (dove, tanti anni fa, incontrò anche un superstite), ad Auschwitz e Dachau, e quello che chiede e che spera è che si ricordino, per come possibile, tutte le vittime innocenti delle più varie (ma similmente antiumane, e anti-divine) ideologie, e che non avvengano mai più crimini così orribili contro l’uomo (ridotto ora a supersoldato e a nuovo cittadino, ora a scarto razziale e sociale, ma mai visto come centro di dignità, diritti e doveri in sè, mai visto come creatura creata, amata e redenta da Dio), ad opera di ideologie totalizzanti e disumanizzanti come il nazismo o il comunismo, o, oggi, da quel vago ma non meno mortifero e letale sentimento “umanitarista” e “corretto”, che, in nome dei “diritti” e dell’“amore” (ma non stiamo certo parlando della Carità cristiana!) tollera e difende la soppressione di bambini nel grembo materno o di anziani malati e persone in coma; sono una persona così orribile, meriterei un articolo di giornale infamante o, addirittura, il carcere, per aver espresso dubbi, opinioni, domande, secondo certi giornalisti o politici?
Se domani dovrò ricordare qualcuno, lo farò: ricorderò il Padre Giovanni Crisostomo e la Vergine Angela Merici, i santi che si festeggiano oggi, chiedendogli di rendermi simile a loro nell’amare Dio e il prossimo, e, nella preghiera di suffragio, tutti i defunti, in particolar modo le vittime innocenti delle guerre e dei genocidi, di qualsiasi parte, etnia o Paese fossero; ma, oggi, non mi adeguerò al conformismo imperante e corretto, che fa versare lacrime di commozione per morti (ma solo in questo giorno e, come detto sopra, neanche tutti) di 70 anni fa, ma che lascia indifferenti davanti ai morti di oggi (siano essi i Palestinesi, o i bambini, “difettosi” o meno, uccisi dall’aborto), e gradirei non essere etichettato come un mostro per questo (abbiamo visto in questi anni troppi falsi “al lupo, al lupo!” e “dagli al negazionista”, gonfiati o addirittura inventati di sana pianta, per crederci ancora).
26-1-2013
Articoli precedenti sul tema:
 
Fonte:
 

“Una mucca in Palestina vale più di tutti gli ebrei in Polonia”. Chi lo ha detto?

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One cow in Palestine is worth more than all the Jews in Poland“: Yitzchak Greenbaum, Jewish Agency, 1944.
Cfr.: Rabbi M. Shonfeld, The holocaust victims accuse: documents and testimony on Jewish war criminals, Volume 1, NKUSA, 1977, p. 116  // Ronald L. Waldron, What If??, AuthorHouse, 2009, p. 24
Greenbaum è noto anche per la citazione: “If I am asked, “Could you give from the UJA moneys to rescue Jews,  ’I say, NO! and I say again NO!”, February 18, 1943, Addressed to the Zionist Executive Council. Cfr.: http://www.jewsagainstzionism.com/antisemitism/holocaust/
Sullo stesso tema abbiamo pubblicato ieri: “Grosse responsabilità: dirigenti comunità ebraica impegnati a ingraziarsi fascismo più che in salvataggio ebrei”. Chi lo ha detto?


Fonte:

http://radiospada.org/