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martedì 4 giugno 2013

Servi di Dio Carlo Francesco de Saint-Simon de Rouvroy de San-Dricourt e 36 compagni Martiri della Rivoluzione Francese



+ Parigi, Francia, 1792/1794



Nacque il 5 aprile 1727 a Parigi, da una famiglia imparentata con l'autore delle celebri Memorie. Compiuti i primi studi nel collegio d'Harcourt, entrò poi alla Maison de Navarra (cui aveva dato lustro un tempo Bossuet) per seguirvi i corsi di teologia e prepararsi al sacerdozio. Studiò nel contempo le lingue orientali sotto al direzio­ne di Guillaume de Villefroy (1690-1777), noto orientali­sta e professore al Collegio di Francia. Ordinato prete, nel 1753 fu nominato vicario generale del vescovo di Metz, Claude de Rouvroy de Saint-Simon, che fu in carica dal 1733 al 1760. Nel frattempo fece un viaggio in Italia: nel 1758 assistette al conclave che il 6 luglio di quell'anno elesse Clemente XIII, visitò il sud della penisola e in particolare gli scavi di Ercolano. Questo soggiorno suscitò in lui profonda impressione.
Al suo ritorno in Francia, l'8 magg. 1759 fu nomina­to dal re vescovo di Agde nella Linguadoca, piccola diocesi di ventisei parrocchie di cui tre ad Agde. I suoi due centri erano Agde e Pézenas, sede degli Stati della Linguadoca, il cui ruolo era essenziale nella provincia. Questa diocesi venne soppressa in occasione del Con­cordato del 1801 e inglobata nella diocesi di Montpellier, il cui vescovo dal 16 giu. 1877 ne porta il titolo, in seguito a una supplica del card. de Cabrières. Preconiz­zato il 9 apr. 1759 e consacrato il 6 magg. seguente dal vescovo di Metz, Claude de Rouvroy de Saint-Simon, di cui era stato vicario generale, prese immediatamente possesso della sua sede di Agde e vi risiedette fino alla Rivoluzione. Attivo nella ricerca liturgica del suo tempo, procurò alla sua diocesi un nuovo Breviario e un nuovo Messale, le cui redazioni furono ultimate nel 1765. All'inizio di ognuna di queste due opere pose una sua lettera pastorale molto erudita, in cui ripercorreva la storia dell'ufficio pubblico lungo i secoli, inserendovi inoltre alcuni usi particolari della sua Chiesa;
- segui da vicino l'andamento del suo seminario, vegliando personalmente al progresso di ciascuno degli allievi;
- partecipò intensamente all'attività degli Stati della Lin-guadoca;
- nel 1764 capeggiò la deputazione degli Stati inviata a Versailles per discutere col re gli interessi della provincia. La libertà di spirito della sua arringa e la sua cura del bene pubblico furono molto notate. Ma in mezzo a questa pastorale episcopale un tratto appare dominante: il suo amore per la cultura. Dal suo arrivo ad Agde intraprese la fondazione di una bibliote­ca, raccogliendovi bibbie poliglotte, collezioni di Padri e dì concili, nonché di classici greci e latini;
- tra questi libri passava tutto il tempo libero di cui disponeva. La sua reputazione scientifica gli valse di essere in corrispondenza con vari studiosi del suo tempo: Jean-Francois Séguier, celebre studioso di antichità di Nimes, la presidente Du Bourg di Tolosa, il dottor Calvet di Avignone, ecc. L'astronomo Joseph de Lalande, i cui lavori ebbero tanta influenza sulla storia della scienza, si recò appositamente ad Agde e rendergli visita. Era tale la sua fama che il 18 febb. 1785 l'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres lo elesse membro associa­to. Quanto alla sua biblioteca, il cui valore era noto, dopo essere sfuggito alla dispersione durante la Rivolu­zione, fu acquistata dal medico Barthez di Narbona, che la lasciò in legato alla biblioteca della facoltà di medicina di Montpellier.
Fin dai primi giorni della Rivoluzione, assunse una posizione molto netta dalla quale non si allontanerà più. Espulso dalla sommossa, il 1° giu. 1791 dovette lasciare la sua sede episcopale, ritirandosi a Parigi, dove divideva le sue giornate tra la preghiera, lo studio, le opere di carità e le sedute dell'Accademia. Nonostan­te la situazione pericolosa in cui si trovava, si rifiutò di lasciare Parigi, oltre tutto per non abbandonare ad altri un nipotino infermo di cui aveva la cura. Denuncia­to da un parroco di Agde, fu arrestato sul finire del 1793, venendo imprigionato nell'ex monastero des Oise-aux (già convento delle Canonichesse Regolari di S. Agostino), feudo della sezione della Croix-Rouge, detta del Bonnet Rouge. Dei centosessanta detenuti che vi erano rinchiusi, soltanto due erano stati giudicati a tutto lug. 1794. Fu a quest'epoca che il tribunale rivolu­zionario cominciò ad occuparsene. Il 7 termidoro del­l'anno II (25 lug. 1794) essi comparvero davanti a Fouquier-Tinville che presiedeva i processi. Il giorno dopo, 8 termidoro (26 lug. 1794) il vescovo di Agde venne condannato a morte e ghigliottinato alla barrière du Tróne con trentasei compagni che sono stati associati a lui nel processo di beatificazione. Eccone i nomi, ripresi dagli atti medesimi del processo di beatificazio­ne, con le qualifiche e i dati anagrafici dei martiri, ai quali è stato aggiunto un trentasettesimo nella persona di Jean-Arnauld, vescovo di Mende: Adam, Jacques-Nicolas, benedettino, n. a Parigi (?) nel 1767, m. il 29 mar. 1794;
- Assy, Louis-Jean-Charles, vicario perpetuo di St-Martin-des-Champs, n. a Parigi il 28 ott. 1758, m. il 25 lug. 1794;
- Attiret, Jean-Baptiste-Francois, cap­pellano a Notre-Dame di Parigi, n. a Dole il 20 ott. 1747, m. il 10 giu. 1794;
- Aubert, Anne-Chaterine, figlia di S, Tommaso, n. a Parigi (?) nel 1733, m. il 21 magg. 1794;
- Bassablons, Thérèse-Guillaudeu des, vedova, da­ma di carità, n. a Saint-Malo il 3 dic. 1728, m. il 20 giu. 1794;
- Broquet, Pierre, cappellano a Notre-Dame, n. a Gouville il 14 nov. 1714, m. il 26 lug. 1794;
- Bruges, Michel-Ange de, vicario generale a Mende, n. a Vallabrègues il 9 febb. 1743, m. il 23 lug. 1794;
- Brumauld de Beauregard, André-Georges, vicario generale a Lucon, n. a Poitiers il 17 mar. 1745, m. il 27 lug. 1794;
- Conen de Saint-Luc, Victoire, n. a Rennes il 27 genn. 1761, m. il 19 lug. 1794;
- Cormaux, Francois-Georges, parroco a Plaintel (St-Brieuc), n. a Lamballe il 10 nov. 1746, m. il 9 giu. 1794;
- Courtin, Jean-Baptiste, benedettino, vicario generale di Cluny, n. a Roanne il 24 giu. 1715, m. il il 29 mar. 1794;
- Cussy, Marie-Luois-Léonor de, vicario generale a Coutances, n. a Coutances il 2 giu. 1736, m. il 21 lug. 1794;
- Derville, Julien, gesuita, n. a Chàteau-du-Loir il 29 dic. 1725, m. il 21 dic. 1793;
- Desmarais (Maille), Angélique, figlia di S. Tommaso, n. a Parigi (?) nel 1733, m. il 21 magg. 1794;
- Desouches, Francois-Claude, viceparroco a St-Nicolas-des-Champs, n. a Parigi il 31 dic. 1739, m. il 7 lug. 1794;
- Didier, Jean-Francois, canonico di St-Opportune, n. a Grenoble il 1° ott. 1729, m. il 9 lug. 1794;
- Dieudonné, Nicolas, direttore del Collège St-Dizier (Langres), n. a Tailly il 30 ott. 1742, m. il 18 mar. 1794;
- Fénelon, Jean-Baptiste-Augustin, priore di St-Sernin-du-Bois (Autun), n. a Ponsie il 30 ago. 1714, m. il 7 lug. 1794;
- Ferey, Bonaventura, antico beneficiato di Coutances, n. a Gray il 14 genn. 1764, m. il 2 giu. 1794;
- Goyon, Geneviève-Barbe, sarta, n. a Parigi (?) nel 1716, m. il 21 magg. 1794;
- Guiot du Rijou, Jean, sottocantore a Poitiers, n. a Leigné-les-Bois il 3 ott. 1737, m. il 27 lug. 1794;
- Hébert, Pierre, parroco a Courbevoie, n. a Preuville il 20 ott. 1742, m. il 25 lug. 1794;
- Laval-Montmorency, Marie-Louise de, benedettina, abbadessa di Montmartre, n. a Parigi il 31 mar. 1723, m. il 24 lug. 1794;
- Lhermite de Champbertrand, Louis-Claude, vicario generale a Sens, n. a Sens il 27 magg. 1734, m. il 20 magg. 1794;
- Meffre, Joseph-Antoine, benedettino, maestro dei novizi di St-Martin-des-Champs, n. a Aubignan (?) nel 1763, m. il 29 mar. 1794;
- Mons. de Carantilly, Julien-Francois-Léonor, vicario generale a Coutances, n. a Carantilly il 24 magg. 1760, m. il 21 lug. 1794;
- Nonant, Félis-Prosper priore dei certosini di Parigi, n. a Nogent-le-Rotrou l'8 magg. 1725, m. il 9 lug. 1794;
- Ollivier des Pallières, Nicolas, vicario generale a Montpellier, n. a Moulins il 17 febb. 1733, m. il 28 apr. 1794;
- Pacot, Louis, domenicano belga, n. a Couvin il 22 mar. 1760;
- m. il 18 magg. 1794;
- Ploquin, Jacques-Martin, sulpiziano, n. a Faguenière il 3 febb. 1766, m. il 25 febb. 1794;
- Queudeville, Germain, oratoriano, parroco a Coulans (Le Mans), n. a Caen il 3 magg. 1733, m. il 10 lug. 1794;
- Raoulx, Joseph, dottrinario di Saint-Charles, n. a Graveson il 10 ago. 1737, m. il 25 lug. 1794;
- Royer, Honoré-Joseph, consigliere ecclesiastico di Stato, n. ad Arles il 25 febb. 1739, m. il 7 lug. 1794;
- Saunier, Charles-Francois-Siméon, cappellano dell'Ospedale di Blois, n. a Lussac il 25 ott. 1754, m. il 29 ott. 1794;
- Sellos, Léonard-Michel, viceparroco a Fontenay-les-Louvets, n. a Rouperaux il 16 dic. 1763, m. il 25 lug. 1794;
- Vancleemputte, Pierre-Joachim, viceparroco a St-Nicolas-des-Champs, n. a Parigi (?) nel 1760, m. il 1° genn. 1794;
- Castellane, Jean-Amauld, vescovo di Mende, n. a Pont-St-Esprit l'11 dic. 1733, m. il 9 sett. 1792.
Il giorno dopo, 9 termidoro dell'anno II (27 lug. 1794) il regime del Terrore crollò.
Pio VI, che ebbe sotto gli occhi il testo dell'atto di accusa, dirà: «Non si dica che tutti questi preti non sono morti per la fede! Ecco dei martiri autentici!».
Il processo ordinario avviato dal card. de Cabrières, vescovo di Montpellier, si è svolto a Montpellier (da cui dipende oggi, come abbiamo detto, l'antica diocesi di Agde) e a Parigi. L'apertura del processo sul martirio ha avuto luogo il 30 magg. 1927. Nonostante l'eccezionale interesse che la causa presenta, essa a tutt'oggi silet.

Autore:
Raymond Darricau

Fonte:
Bibliotheca Sanctorum
http://www.santiebeati.it/

Servi di Dio Giovanni Poulin e 154 compagni Martiri della Rivoluzione Francese

+ Francia, 1793/1796



Spirito SantoPoulin nacque il 10 sett. 1725, nei pressi di Verdun (Francia). Con la sua ordinazione, fu incardinato alla diocesi di Reims. Maitre-ès-Arts dell'università di questa città, ne divenne in seguito docente. Ma, quando il 12 genn. 1758 il can. Jean Danvin morì ad Arras, egli pose la sua candidatura al canonicato vacante. I suoi grandi universitari lo avvantaggiarono e il Capitolo di Arras lo cooptò. Promotore presso quel tribunale vescovile, fu nel contempo cappellano e forse superiore delle religiose agostiniane colà stabilite. Quando scoppiò la Rivoluzione, Poulin non fu richiesto di prestare il giuramento costituzionale perché nel frattempo la sua carica era stata soppressa, ma solo quello di Libertà-Uguaglianza. Comunque, rifiutò e ciò gli valse, nel 1792, la perdita della pensione. Nell'ago. di quell'anno, la tensione crebbe ad Arras, per cui Poulin dovette assentarsi dalla città per due mesi e trascorrere perfino una setti­mana in Belgio. Nel nov. successivo, la Convenzione votò una legge che obbligava gli emigrati rientrati in Francia a lasciare il territorio della Repubblica entro 15 giorni, pena la morte. Ma egli non considerandosi emigrato, perché il suo soggiorno in Belgio non era durato che una settimana, restò ad Arras, senza rendersi conto del pericolo che lo minacciava. Il 3 genn. 1793, fu arrestato insieme ai canonici Delehelle e Vincq e chiuso nel carcere cittadino. L'istruzione del processo sembrò andar per le lunghe e Poulin dichiarò di non aver mai predicato contro la Costituzione. Ma ecco che, su intervento di Lefetz, l'autore del suo arresto, il Diparti­mento lo dichiarò «passibile di pena capitale» e il 20 ago. lo fece comparire davanti al tribunale, che il 22 lo condannò a morte per il delitto di emigrazione. Il giorno stesso, fu ghigliottinato. «L'ingiustizia di questa sentenza è manifesta», annota il postulatore della causa, perché Poulin è stato condannato e giustiziato per una uscita dal territorio che non era considerata un delitto nel momento in cui ebbe luogo, essendo antecedente alla legge 26 nov. 1792. L'atto di morte di Poulin porta il n. 906 del registro di Stato Civile di Arras di quell'anno. Gli articoli del processo dell'ordinario, pubblicati nel 1931, danno una lista di 140 martiri della Rivoluzione ad Arras tra il 1793 e il 1796, ai quali bisogna aggiungere altri 15 confessori della fede messi a morte a Cambrai nel mese di giu. 1794.
Martiri di Arras: Jean Abraham (m. 30 giù. 1794), cappellano della cattedrale di Arras; Jean Jacques Lamoral Marie d'Advisard (1757 - 15 apr. 1793), canonico e vicario generale di Tours; Louis Francois Joseph Ansart (19 nov. 1710 - 15 apr. 1794), religioso di Saint-Vaast; Jean Barbier (verso 1721 - 21 magg. 1794), commerciante ad Aire; Charles Blanquart (29 dic. 1748 - 5 apr. 1794), avvocato; Louis Joseph Folquin Boucher (1726 - 30 giu. 1794), cappellano della cattedrale di Arras; Marguerite Marie Boucher (9 febb. 1751 - 30 giu. 1794), cuoca di Wartelle; Henri Pierre Boucquel de Lagnicourt (28 giu. 1730 - 6 apr. 1794), canonico di Arras; Lamoral Francois de Buissy (10 magg. 1730 - 6 apr. 1794), canonico di Arras; Philippe Harduin (3 apr. 1755 - 6 apr. 1794), canonico di Arras; Alexis Stanislas Leroux du Chatelet (20 ott. 1723 - 6 apr. 1794), canonico di Arras; Antoine Christophe Malbaux (1725 - 6 apr. 1794), canonico di Arras; Charles Louis Joseph Ghislain de France de Vincly (17 giu. 1723 - 6 apr. 1794), canonico di Arras; Jean Baptiste Braine (1745 - 7 lug. 1794), cappellano della cattedrale di Arras; Marie Dominique Joseph Braure (1751 - 24 giu. 1794), superiore del lebbrosario di Saint-Omer; Francois Brasseur (5 apr. 1755 - 24 magg. 1794), vicario di Verchocq; Simeon Brasseur (m. 24 magg. 1794), fratello di Francois Brasseur; Marie Barbara Sacleux (vedova Brasseur) (m. 24 magg. 1794), madre di Francois Brasseur; Angélique Sacleux (m. 24 magg. 1794), zia di Francois Brasseur; Marie Michelle Sacleux (m. 24 magg. 1794), zia di Francois Brasseur; Marie Thérèse Albertine Briois (1727 - 27 giu. 1794), m. Albertine, priora della Certosa di Gosnay; Francois Marguerite Briois (20 lug. 1734 - 26 giu. 1794), m. S. Ignace, orsolina; Albertine Isabelle Briois de Arleux (17 genn. 1731 - 7, lug. 1794), dama di carità; Jean Pierre Butteau (12 genn. 1756 - 2 ott. 1793), vicario di Hucquiliers; Jacques Louis Caron, detto Crapette (28 lug. 1746 - 12 giu. 1794), macellaio; Pierre Joseph Charlez (14 giu. 1735 - 30 giu. 1794), p. Théodose de S. Alexis, carmelitano scalzo, definitore; Jean Pierre Foly (m. 30 giu, 1794), p. Dosithée de S. Pierre, carmelitano scalzo; Antoine Francois Chartrel (1713 - 30 giu. 1794), p. Firmin, recolletto; Antoine Pillaert (11 genn. 1735 - 30 giu. 1794), p. Maur, guardiano dei recolletti di Cassel; Pierre Leys (27 nov. 1735 - 30 giu. 1794), p. Quentin, recolletto; Pierre Jean Montagne (10 mar. 1725 - 30 giu. 1794), p. René, recolletto; Marcel Picavet (27 mar. 1761 - 30 giu. 1794), fr. Simon, recolletto; Jean Louis Verstrock (m. 30 giu. 1794), p. Winoc, recolletto; Philippe Joseph Leroux (1742 - 30 giu. 1794), vicario a Wisques; Lievin Gamblin (1° ott. 1745 - 30 giu. 1794), vicario a Gonnehem; Francois Banquart (27 genn. 1755 - 30 giu. 1794), vicario di Robecq; Henriette de Buchy (24 giu. 1755 - 30 giu. 1794), religiosa di Comines; Barbara Grison (26 giu. 1754 - 30 giu. 1794), maestra alla «Pauvre Ecole» di Cassel; Marie Minne (1755 - 30 giu. 1794), dama di carità, compagna della precedente; Reine Beck (5 ott. 1756 - 30 giu. 1794), domestica di un prete; Anne van de Vivere (26 dic. 1748 - 30 giu. 1794), donna di servizio ospedaliera; Jean Noél Coffin (12 magg. 1736 - 7 magg. 1794), speziale; Marie Anne Turquet (16 apr. 1730 - 7 magg. 1794), suor S. Jean-Baptiste, superiora delle Suore Grigie; Jeanne Picot, vedova Come (1732 - 7 magg. 1794), tabaccaia; Hubert Thellier de Courval (29 genn. 1747 - 7 magg. 1794), argentiere all'Echevinage; Louise-Bernardine Thellier, maritata De Corbehem (m. 7 magg. 1794); Emmanuel Herman (8 sett. 1731 - 7 magg. 1794), ex sindaco di Saint-Poi; Jean-Marie Detape (1738 - 7 magg. 1794), calzolaio; Rosalie Colbeau (1738 - 27 giu. 1794), merlettaia; Pierre Colpaert (m. 23 giu. 1794), di Aire-sur-la-Lys; Pierre Francois Corne (m. 21 magg. 1794), estrattore di sale, di Aire-sur-la-Lys; Marie Joseph Didière Dambrines, vedova Bataille (1° magg. 1762 -14 apr. 1794); Hippolyte Wagon, maritata Caron (verso 1755 - 14 apr. 1794), commerciante, dama di carità; Pélagie Ligier, vedova Desmazières (10 giu. 1742 - 14 apr. 1794), madre di tredici figli; Constance Joncque, maritata Toursel (verso 1743 - 14 apr. 1794), moglie di un medico di Arras; Marie Anne Victoire Joncque (verso 1737 - 14 apr. 1794), senza professione, sorella della precedente; Marie Rosalie Baudelet, maritata Bayart (m. 14 apr. 1794), moglie di un avvocato di Arras; Marie Marguerite Agathe Leroy de Buneville (14 genn. 1751 -14 apr. 1794), nubile; Josephine Aldegonde Agathe Leroy de Buneville (14 genn. 1751 -14 apr. 1794), nubile; Thérèse Louise Joseph Lefebvre de Gouy (1745 - 14 apr. 1794), nubile, senza professione; Marie Joseph Eulalie Lefebvre de Gouy (1749 -14 apr. 1794); Marie-Claire Caudron (verso 1720 - 14 apr. 1794), nubile, senza professione; Antoine Francois Leroy d'Hurtebise (19 magg. 1743 - 14 apr. 1794), celibe, senza professione; Hector Gamonet (1748 - 14 apr. 1794), ex ricevitore della provincia d'Artois; Renée Bacler (1731 - 14 apr. 1794), nubile, senza professione; Pélagie Beckler (24 febb. 1738 - 14 apr. 1794), nubile, senza professione; Vindicien Antonin Blin de Rullecomte (17 nov. 1762 -14 apr. 1794), «ex nobile»; Francois Ghislain Boucquel de la Comte (10 sett. 1727 - 14 apr. 1794), membro dell'Accademia di Arras; Joseph Delattre (31 ago. 1744 -1° magg. 1794), portinaio dell'abbazia di Etrun; Charles Philippe Delstre (1742 - 2 giu. 1794), geometra; Hippolyte Demay (verso 1759 - 2 giu. 1794), giardiniere; Augustin Théophile Desruelles (11 sett. 1734 - 21 apr. 1794), religioso di Saint-Vaast; Marie Charlotte Cornille Donjon de Rusquehen (17 giu. 1743 - 6 magg. 1794); Marie Eulalie Philippine Donjon de Balighen (10 ott. 1749 - 6 magg. 1794), sorella della precedente; Adrien Philippe Augustin Dambrines d'Esquerchin (27 genn. 1721 - 6 magg. 1794), membro del Consiglio di Artois; Théodore Augustin Dupuich (1720 - 6 magg. 1794), negoziante, ex scabino; Marie Eugénie Grimbert (1730 - 6 magg. 1794), possidente di Arras; Marie Anne Grimbert (1719 - 6 magg. 1794), possidente di Arras, sorella della precedente; Théodore Lefebvre (1758 - 6 magg. 1794), commerciante, ex domestico di A. Donjon; Jean-Baptiste Ledieu (1752 - 6 magg. 1794), fratello del curato di Saint-Aubert; Pierre Beuvry (1745 - 6 magg. 1794), domestico presso Théodore Dupuich; Béatrix Josèphe Dollet (1752 - 6 magg. 1794), nubile, domestica delle signorine Donjon; Pierre Ferdinand Havart (29 giu. 1751 - 6 magg. 1794), domestico della signora Dambrines; Jean Baptiste Gottrand (1758 - 6 magg. 1794), fattorino di Fromentin, commerciante; Reine Francoise Dubroecq, vedova Rivelois (19 giu. 1752 - 26 giu. 1794); Jean Simon Pruvost (m. 26 giu. 1794), impiegato della precedente; Antoine Ducrocq (9 giu. 1747 - 12 febb. 1796), curato-decano di Bours-Marest; Drogon Joseph Le Francois Dufete (24 sett. 1720 - 30 giu. 1794), monaco di Arrouaise; Antoine Francois Dumetz (12 apr. 1721 - 23 magg. 1794), falegname, celibe; Jean Joseph Rolland (23 nov. 1719 - 23 magg. 1794), tessitore; Adrienne Dupont (m. 5 lug. 1794), domestica di un prete, compagna di H. Lagache; Alde-gonde Facond (verso 1753 - 25 giu. 1793), domestica; Edouard Gouillard (26 sett. 1725 - 23 giu. 1794), canoni­co di Saint-Pierre a Aire-sur-la-Lys; Lucas Ozenne (18 ott. 1723 - 23 giu. 1794), cognato del precedente, ufficia­le; Charles Guffroy (1737 - 6 lug. 1794), organista di Saint-Barthélemy di Béthune; Philippine Aldegonde Hennecart de Briffoeil (14 sett. 1725 - 25 giu. 1794), badessa di La-Brayelle-les-Amay, Ordine di Citeaux; Elisabeth Herbout (verso 1756 -17 magg. 1794), dome­stica del curato di Bailleul-les-Pernes; Barthélemy Laignel (m. 24 apr. 1794), fr. Philippe, monaco di Saint-Vaast; Jacques Philippe Xavier Laignel (7 dic. 1732 -24 apr. 1794), fr. Augustin, abate di Mont-Saint-Éloi; Jean Baptiste Wartelle (26 mar. 1726 - 24 apr. 1794), membro del Consiglio di Artois; Ursule Wartelle, vedo­va de Ranguilly (3 genti. 1732 - 24 apr. 1794), possidente; André Bonnelle (1723 - 24 apr. 1794), domestico di Wartelle; Adrien Corbeau (m. 24 apr. 1794), scrivano al Dipartimento; Hyacinthe Lagache (1751 - 5 lug. 1794), celibe, sarto; Nicolas Lambert (verso 1754 - 11 magg. 1794), birraio; Marie Suzanne de Laune (m. 27 giu. 1794), sorella di un canonico di Arras; Cyprien Leblan (1759 - 10 lug. 1794), canonico di Saint-Augustin; Ale­xandre Lefebvre (10 apr. 1756 - 5 giu. 1794), coltivatore, ex sindaco di Monchy-le-Preux; Vedastine Hélène Lejosne-Contay (18 genn. 1727 - 2 lug. 1794); Roch Joseph Legrand (10 nov. 1724 - 23 apr. 1794), canonico di Béthune; Constant Leman (verso 1739 -14 magg. 1794), terziario regolare di Saint-Francois, guardiano della Maison de Saint-Venant; Georges Boulanger (m. 16 magg. 1794), terziario regolare di Saint-Frangois, nella Maison de Saint-Venant; Francois Marie Logez (1746 - 16 magg. 1794), droghiere; Francois Marie Lourdel (1723 - 13 giu. 1794), geometra; Joseph Maes (1735 -26 apr. 1794), coltivatore a Vieilfort, comune di Divion; Joseph Frangois Cesar de Marbais (16 ago. 1757 - 27 apr. 1794), signore di Norrent; Augustin Marchand (1766 - 1° apr. 1794), prete assiduo di Saint-Nicolas-en-l'Atre; Augustine Mathieu, maritata Deliège (verso 1742 - 12 lug. 1794), ultima vittima di Arras; Marie Eléonore Mayeux, maritata Thellier de Poncheville (m. 8 apr. 1794); Marie Joseph Bernardine Thellier (23 ott. 1762 - 8 apr. 1794), figlia della precedente; Charles Marie Marlin (1749 - 30 giu. 1794), notaio di Arras; Pierre Francois Charles Moncomble (m. 30 giu. 1794), cappel­lano della cattedrale di Arras; Pierre Joseph Nonjan (28 lug. 1745 -19 giu. 1794), prete cantore di Saint-Gery di Arras; Séraphine Pavie (16 dic. 1725 - 26 apr. 1794), suor S. Denis, orsolina a Turcoing; Angélique Simon du Plessis (1748 - 21 apr. 1794), possidente, nubile; Florence Lefebvre (1755 - 21 apr. 1794), domestica della precedente; Pierre Antoine Poiteau (1730 - 6 febb. 1795), curato di Avesnes-les-Nonnains; Elisabeth Plunkett (1758 - 13 giu. 1794), possidente; Jean Poulin (10 sett. 1725 - 22 ago. 1793), canonico di Arras; Ghislain Florent Pronier (29 febb. 1757 - 6 lug. 1794), fr. Térence delle Scuole Cristiane; Francis-Xavier Rubreucq (m. 27 apr. 1794), cardatore, favoreggiatore di sua zia suor S. Denis (Pavie); Louis Joseph Savary (m. 13 apr. 1794), coltivatore, sindaco di Basseux; Geneviève de Trudaine, vedova Quarré de Chelers (1744 - 15 magg. 1794), ex nobile; Théophile Joseph Valin (3 dic. 1765 - 16 febb. 1794), prete refrattario; Elisabeth Vaillant, maritata Mafoul de Sus-Saint-Léger (7 febb. 1746 - 17 magg. 1794); Rosalie Maioul (13 ott. 1768 - 17 magg. 1794), figlia della precedente; Ursula Mafoul (4 lug. 1772 -17 magg. 1794), sorella della precedente; Angélique Coppin (1739 -17 magg. 1794); Francois Willemetz (1746 - 27 apr. 1794), coltivatore a Gauchin-le-Gal; Joseph Valentin Lefebvre de Gouy (11 febb. 1711 -morto in prigione il 22 mar. 1794), canonico di Arras.
Martiri di Cambrai: Placide Cuvelier (7 lug. 1763 - 27 magg. 1794), coltivatore; Hector de Gargan (23 febb. 1723 - 26 magg. 1794), nobile, fratello di emigrato; Marie Florence de Gargan, maritata de Marin de Limessy (14 lug. 1752 - 6 giu. 1794); Jacques Francois Goubet (1744 - 21 giu. 1794), coltivatore; Robert Armand Augustin Goudemand (m. 13 giu. 1794), cancelliere del giudice di pace Magnier; Marianne Angélique Hus (m. 6 giu. 1794), domestica; Rose Jessu (1720 - 21 giu. 1794), terziaria francescana, favoreggiatrice di p. Roch Jessu, recolletto; Joachim Magnier (m. 13 giu. 1794), giudice di pace di Roeux; Marie Eugénie de Nedonchel de Baralle (11 ott. 1730 - 5 giu. 1794), ex membro del Capitolo nobile di Messine-les-Ypres; Marie Josephine de Nedonchel de Baralle (5 giu. 1735 - 5 giu. 1794), religiosa, sorella della precedente; Charles Marie Payen (13 sett. 1738 - 21 giu. 1794), deputato agli Stati Genera­li, coltivatore; Jean Francois Chrétien Marie Payen (1757 - 26 giu. 1794), agricoltore; Charles Michel Piaut (1737 - 21 giu. 1794), possidente; Marguerite Piaut (1746 - 21 giu. 1794), possidente, sorella del precedente; Henri Alexis Vasseur (26 lug. 1755 - 6 giu. 1794), tessitore.
Gli articoli del processo ordinario sono stati pubbli­cati nel 1931 e il decreto sugli scritti è stato emanato il 28 febb. 1940. Tuttavia, gli archivi diocesani della diocesi di Arras segnalano che una gran parte degli Atti del processo ordinario sono stati distrutti dopo il 1960 «in quanto privi di grande interesse, perché la causa era definitivamente abbandonata».

Autore:
Bernard Ardura

Fonte:
Bibliotheca Sanctorum
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domenica 2 giugno 2013

Beato Pier Renato (Pierre-René) Rogue Sacerdote vincenziano, martire

Vannes, Francia, 11 giugno 1758 – 3 marzo 1796 Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Vannes in Bretagna, in Francia, beato Pietro Renato Rogue, sacerdote della Congregazione della Missione e martire: durante la rivoluzione francese, rifiutatosi di prestare l’empio giuramento imposto al clero, rimase in città per servire di nascosto i fedeli e, condannato a morte, raggiunse la misericordia del Signore nella stessa chiesa in cui celebrava i sacri misteri.




La figura di Pierre-René Rogue, missionario vincenziano e martire nel tragico contesto della Rivoluzione francese, è più che mai attraente e di grande attualità . Definito “Martire dell’Eucaristia e della Carità”, è così egregiamente compendiata la sua giovane vita al servizio di Dio e dei fratelli.
Pierre-René nacque l’11 giugno 1758 a Vannes, antica città della Bretafia franca. I suoi genitori Claudio Rogue e Francisca Loisea appartenevano alla classe media della città e da buoni cristiani battezzarono il figlio subito il giorno dopo la nascita. La disgrazia si abbattè sulla famiglia con la morte prematura del padre, quando il piccolo Pierre-René aveva appena tre anni. Sua madre lo affidò allora per l’educazione al Collegio di Sant’Ivo, diretto dai gesuiti.
Fece inoltre parte della Congregazione mariana del collegio ed in essa approfondì la devozione alla Vergine, che coltivo per tutta la vita. In quell’ambiente propizio sbocciò in lui il germoglio della vocazione al sacerdozio, alimentato anche dalla sua generosa madre. Il seminario diocesano di Vannes, diretto dai vincenziani, lo accolse nel 1776, all’età di diciott’anni. Forse per non lasciare completamente sola sua madre, trascorse un periodo come alunno esterno. Si dimostrò dotato di virtù e scienza, qualità necessarie per la vita presbiterale. Terminati gli studi , fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1782 ed il giorno seguente celebrò la sua prima messa nella chiesa del seminario.
Il vescovo lo nominò cappellano della Casa di Esercizi spirituali per donne, ove proseguì il suo impegno nella preghiera e nello studio, che stimolarono nel suo animo il desiderio di una maggiore dedizione nel servizio verso Dio e verso il prossimo. Pensò allora di entrare tra i figli di San Vincenzo de Paoli, che già erano stati i suoi formatori, nonostante alcune difficoltà in questa decisione: doversi separarsi da sua madre quale figlio unico, le continue cure che la sua malferma salute esigeva ed il grande impegno che comportava il suo stesso apostolato nella diocesi.
Ma la chiamata divina gli fece superare tutto ciò ed il 25 ottobre 1786 entrò così nel noviziato vincenziano presso la casa madre di San Lazzaro a Parigi. Coloro che lo conobbero nei due anni di noviziato, notarono come la sua bontà si esprimesse in tutto il suo essere, il suo carattere dolce ed affabile attraeva quanti avevano a che fare con lui. Già al termine del primo anno, considerata la sua formazione spirituale e teologica i superiori ritennero che potesse seguire il suo secondo anno di noviziato come professore di teologia nel seminario di Vannes, sua città natale. Qui il 26 ottobre 1788 emise i voti solenni entrando così definitivamente nella Congregazione della Missione.
Padre Jacquier, Superiore Generale dei Figli di San Vincenzo de’ Paoli, tratteggiò un bel ritratto del missionario, quale sacerdote della Congregazione della Missione: “Esatto nell'ora di alzata, nella preghiera comunitaria e negli esercizi di pietà della Regola. Esatto nei suoi doveri. Dedica tutto il suo tempo all'esercizio delle sue funzioni sacerdotali o a prepararle con la preghiera e lo studio. Amico del silenzio, separato dal mondo, e se vi sta è per aiutare tutti. Fedele imitatore di San Vincenzo de Paoli nella semplicità, umiltà, mansuetudine, mortificazione e zelo per la salvezza delle anime. Lascia dappertutto il buon profumo di Cristo”. Questa in sostanza fu a tutti gli effetti la vita di Padre Rogue. Dio lo aveva dotato di non pochi doni preziosi per la conquista delle anime, tra i quali un aspetto sereno ed una bella voce che lo aiutava nella predicazione. Instancabile nel confessionale, vi dedicava la gran parte del tempo libero.
L’orizzonte della Francia non appariva però molto sereno: alle legittime pretese del popolo di un equo regime sociale, si accompagnò una feroce persecuzione contro la Chiesa. Il 13 luglio 1789 anche la casa madre parigina dei vincenziani fu assalita e profanata dai rivoluzionari. Il giorno seguente fu presa la Bastiglia con uno scontro sanguinoso. Il 12 luglio 1790 fu votata la celebre Costituzione civile del clero, che disconosceva il Papa quale capo della Chiesa, sostituito dallo stato. Nell’aprile 1791 Papa Pio VI dichiarò scismatica tale costituzione. La persecuzione si scatenò violenta contro i cristiani fedeli a Roma. Il re Luigi XVI fu incarcerato, i beni della Chiesa confiscati, gli ordini religiosi soppressi. Il 2 settembre del 1792 iniziano i massacri a Parigi, ove furono martirizzati tre vescovi e numerosi altri sacerdoti e religiosi.
Il vescovo ed il clero di Vannes non accettarono la Costituzione e rifiutarono di prestare giuramento. Alcuni sacerdoti però, tra i quali il Superiore del Seminario, si lasciarono convincere e promisero di prestare il giuramento. Qui emerse la figura di Padre Rogue, che iniziò ad esortare il Superiore del Seminario affinchè ritrattasse la promessa del giuramento. Tutti i sacerdoti che avevano promesso di giurare lo ascoltarono, con una sola eccezione. Pierre-René era infatti molto ammirato dal clero di Vannes come difensore della Chiesa. Il vescovo, i sacerdoti ed i religiosi furono espulsi. La casa dell’anziana madre costituì l’unico rifugio possibile per il Rogue. Quando la persecuzione infuriò ancor di più, egli anziché nascondersi o cambiare domicilio proseguì la sua opera di visita ai malati ed incoraggiamento dei più deboli. Il suo coraggio ed il suo animo giovanile lo spinsero perfino a varcare la soglia delle prigioni per incoraggiare i prigionieri ed amministrare loro i sacramenti. Fu riconosciuto, ma era tanto ammirato e rispettato che nessuno osò denunciarlo.
La sera della vigilia del Natale 1795 Padre Rogue fu chiamato ad assistere un moribondo ed amministrargli il Viatico. Fu catturato poco prima di entrare nella casa del malato e non oppose resistenza ai suoi persecutori, tra i quali uno che proprio da lui aveva ricevuto molti aiuti di ogni genere. Fu condotto in tribunale, formato anche da alcuni suoi vecchi compagni, che si scontrarono con quelli che lo avevano arrestato, segno del grande affetto e stima che provavano per lui. Gli proposero di fuggire e nascondersi, ma egli non accettò per evitari di comprometterli. “Porto con me la Sacra Eucaristia” disse loro e, ritirantosi in disparte, consumo la specie eucaristica nel silenzio rispettoso di tutti. Portato in carcere lo stesso giorno, vi rimase sino al 3 marzo seguente. Fu imprigionato in una delle torri dell’antica prigione di Vannes, umida e fredda, e dalle sue labbra mai uscì un solo lamento.
In quel periodo la persecuzione parve attenuarsi ed essendosi egli illuso del martirio, che sembrava sempre più vicino, giunse ad esclamare: “Signore, non son degno...”. Ma la pausa nella persecuzione fu purtroppo solo temporanea. Chiamato nuovamente in tribunale e sottoposto ad un duro interrogatorio, Padre Rogue confessò e non negò la sua condizione di sacerdote refrattario alla Costituzione civile ed ammise di aver continuato ad esercitare il suo ministero sacerdotale, fedele al Papa: di ciò fu riconosciuto colpevole e dunque fu condannato alla ghigliottina. La sentenza doveva essere eseguita entro ventiquattro ore nella pubblica piazza, senza possibilità di eventuali ricorsi. Gli fu concesso di abbracciare un’ultima volta sua madre. Terminato l’iniquo processo, fu ricondotto in carcere, ove indirizzò un’ultima lettera all’anziana madre ed ai suoi confratelli, annunciando loro che moriva per la fede, felice di donare la sua vita per Cristo. Vi furono vari tentativi per liberarlo, ma egli trascorse la notte in preghiera ed aiutando gli altri condannati a morte.
Giovedì 3 marzo 1796, alle tre del pomeriggio, Pierre-René fu fatto uscire di prigione con le mani legate dietro le spalle e condotto alla ghigliottina, che era posta vicino al collegio ove si era consacrato al Signore. La lama della ghigliottina tagliò imperterrita la sua testa, facendo sue le ultime parole di Cristo: “Nelle tue mani, Signore, consegno il mio spirito”. La folla, per niente impaurita, si precipitò verso il patibolo per bagnare nel sangue del nuovo martire dei pezzi di stoffa, conservati come preziose reliquie. I soldati tornarono dalla esecuzione pieni di rispetto ed ammirazione per l’eroico martire, riconoscendo: “Non era un uomo, era un angelo!”.



Il giorno successivo il suo corpo fu sepolto nel cimitero cittadino. Tra le cinque persone che si trovarono ad assistere all’inumazione, una di loro scrisse il suo cognome “Rogue”, su un pezzo di lavagna e lo collocò sul suo corpo, onde poterlo un giorno identificare.Terminata la rivoluzione, sua madre fece collocare una croce sulla tomba. Vannes considerò Pierre-René, suo illustre figlio, come un santo martire. La sua tomba era assai frequentata e gli vennero attribuite grazie di ogni genere. Papa Pio XI il 10 maggio 1934 lo dichiarò “beato” nella Basilica di San Pietro in Vaticano. La sua città natale lo onorò con grandi festeggiamenti e collocò le sue reliquie ed un bel quadro in sua memoria nella Cattedrale.


                                 

Autore:
Fabio Arduino

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sabato 25 maggio 2013

Beati Martiri di Laval Vittime della Rivoluzione Francese

+ Laval, Francia, 1794




L’inizio del 1794 segnò a Laval ed in tutta la Mayenne una recrudescenza della persecuzione religiosa, che sotto forme diverse si era sviluppata per parecchi anni in quella provincia, come in tutta la Francia, nel tragico contesto della Rivoluzione Francese. Le disposizioni vessatorie prese fino a quel momento contro i preti, i religiosi ed i fedeli, assunsero gli aspetti di una feroce repressione. Quattordici sacerdoti furono incarcerati presso l’ex-convento della “Prudence” di Laval e comparvero dinanzi alla commissione rivoluzionaria del distretto, per essere infine ghigliottinati. Nella stessa città altri cinque cattolici furono mandati a morte espressamente contro la loro fede, cioè per non aver voluto prestare un giuramento che disconosceva l’autorità papale. Da subito il popolo considerò martiri queste eroiche vittime della rivoluzione ed iniziarono i pellegrinaggi presso le loro tombe. Sotto il consolato, le adunate di popolo alle lande furono tanto frequenti e importanti che le autorità civili se ne preoccuparono vivamente. Dal 1816, con la restaurazione dell’antico regime, i loro resti vennero traslati e ricevettero dignitosa sepoltura. Sulla base del monumento, elevato nel 1816 a perpetuare la memoria della grande missione predicata in quell’anno a Laval, venne incisa la seguente iscrizione: “In mezzo a questa piazza, il 21 gennaio 1794, quattordici sacerdoti, i cui nomi stanno sul libro della vita, dovendo scegliere tra il giuramento e la morte, sigillarono con il sangue la purezza della loro fede e, secondo le parole di uno di loro, dopo aver insegnato al popolo a ben vivere, gli insegnarono a ben morire”.
Nel 1839 infine, ebbe inizio l'inchiesta canonica che si concluse nel 1841. Per evitare, tuttavia, il riaccendersi degli odi ancora mal sopiti a Laval, come del resto in tutta la Francia, si attese per proseguire la procedura. Il 25 giugno 1917, nel corso di una udienza a lui concessa da Benedetto XV, il vescovo di Laval monsignor Grellier espose al pontefice il desiderio del suo clero e di un gran numero di diocesani di vedere elevate agli altari alcune delle vittime del Terrore, uccise in odio alla fede. Il papa approvò il progetto ed lo incoraggiò a mettersi all’opera senza più indugi. Per evitare ogni difficoltà, vennero scartate tutte quelle vittime della Rivoluzione la cui morte avrebbe potuto essere attribuita almeno in parte, a motivi politici e non unicamente di ordine religioso. Questa fu la ragione della scelta e della designazione di soli diciannove martiri, mentre la diocesi di Laval in quel periodo aveva avuto un incalcolabile numero di vittime, di cui una buona parte cadde proprio per il suo attaccamento alla religione. Nella selezione si tenne pure in considerazione che i personaggi prescelti godessero già prima del martirio di una grande fama di santità e per cui la morte aveva solamente messo un suggello alla loro erioca esistenza terrena: parroci di parrocchie urbane e rurali, un religioso, suore votate ad opere di misericordia ed infine una maestra la cui attività pare anticipare l’opera dei numerosi santi sociale a partire dal secolo successivo.
Da quel momento la causa seguì il suo iter normale: venne introdotta nel 1941 e finalemnte il 19 giugno 1955 Pio XII potè procedere alla solenne beatificazione dei diciannove martiri di Laval, la cui fama acquistò così nuovo splendore. Il Martyrologium Romanum commemora i martiri singolarmente o in gruppo nell’anniversario del loro martirio, quindi a questi 19 beati abbiamo dedicato delle schede nei giorni della loro festa.






Ecco i loro nomi:

38420 - Jean-Baptiste Turpin du Cormier, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - Jean-Marie Gallot, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - Joseph Pellé, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - René-Louis Ambroise, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - François Duchesne, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - Julien-François Morin de la Girardière, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - Jean-Baptiste Triquerie, Sacerdote Francescano Conventuale, 21 gennaio
38420 - Jacques André, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - André Duliou, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - Louis Gastineau, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - François Migoret-Lamberdière, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - Julien Moulé, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - Augustin-Emmanuel Philippot, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
38420 - Pierre Thomas, Sacerdote della diocesi di Laval, 21 gennaio
39633 - Françoise Mézière, Laica della diocesi di Laval, 5 febbraio
93293 - Françoise Tréhet, Suora della Carità di Notre-Dame d’Evron, 13 marzo
93294 - Jeanne Véron, Suora della Carità di Notre-Dame d’Evron, 20 marzo
93295 - Marie Lhuilier (Suor Monica), Canonichessa Regolare Ospitaliera della Misericordia di Gesù, 25 giugno
93296 - Jacques Burin, Sacerdote della diocesi di Le Mans, 17 ottobre

Autore:
Fabio Arduino


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martedì 21 maggio 2013

Servi di Dio Benedetto di Beaucaire e 4 compagni Martiri cappuccini

+ Nimes, Francia, 14 giugno 1790 Insieme ai confratelli Simeone di Sanilhac nato verso il 1750, Serafino di Nimes nato verso il 1762, sacerdoti, Celestino di Nimes, novizio suddiacono nato verso il 1766 e a Fedele d’Annecy, laico professo nato verso il 1705, fu martirizzato nella chiesa del convento dei cappuccini di Nimes il 14 giugno 1790 da calvinisti rivoluzionari. Benedetto era nato a Beaucaire, cittadina nel dipartimento del Gard, l’anno 1730. Da sicure testimonianze si apprende che fu ucciso nell’atto in cui stava consumando le sacre specie per sottrarle alla profanazione degli ugonotti. Il 10 luglio 1919 fu iniziato il processo informativo intorno al martirio, associato a quello dei quattro confratelli ugualmente uccisi in odio alla fede cattolica.





Le recenti beatificazioni di Marguerite Rutan e Pierre-Adrien Toulorge hanno reso nuovamente d’attualità per tutta la Chiesa il ricordo della persecuzione religiosa in cui una folta schiera di cattolici, durante la rivoluzione francese alla fine del XVIII secolo, fu trucida per Cristo in odio alla religione. In primis il Re Luigi XVI, con quattro suoi famigliari, ma anche vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, laici e laiche di ogni età e condizione sociale persero sanguinosamente la vita in queste circostanze.
In tale contesto si colloca anche la vicenda di cinque religiosi dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, Padre Benoit de Beaucaire e compagni, la cui causa di beatificazione pare purtroppo essersi momentaneamente arenata dopo che il 10 luglio 1919 in diocesi di Nîmes aveva avuto inizio il processo informativo super fama martyrii circa questi Servi di Dio.
Padre Benoit (al secolo Michel Christofle de Pascol) era nato a Beaucaire, cittadina nel dipartimento del Gard, l’anno 1730. Era il 14 giugno 1790 quando nel convento di Nîmes insorsero gli ugonotti calvinisti, che lo trovarono intento a celebrare la Messa in una cappella della chiesa. "Amico mio – esclamò a sangue freddo il frate dinnanzi al boia – datemi il tempo di concludere la mia preghiera e dopo mi ucciderete, se questo è il vostro progetto”. Gli furono allora accordati cinque minuti, quanto bastò al religioso per consumare le sacre specie onde scongiurarne la profanazione da parte dei protestanti. Allo scadere del tempo un colpo di fucile gli conficcò una baionetta nel corpo e subito rese l’anima a Dio.
Nei locali del convento gli scellerati visitatori trovarono anche i suoi confratelli: Padre Simeon, sacerdote, nato a Sanilhac in diocesi d’Uzès verso il 1750; Fra Célestin (al secolo Louis Clat), nato a Nîmes nel 1766 e novizio dunque appena ventiquattrenne, che aveva ricevuto solamente l’Ordine del suddiaconato; Fra Fidele, il più anziano della comunità, nato ad Annecy in Savoia nel 1705, ormai sordo, cieco e paralitico, perciò impossibilitato a fuggire. Senza scrupoli e con crudeltà li uccisero tutti, insieme anche a Padre Seraphim Reboul, un altro sacerdote cappuccino originario di Nîmes religioso nel convento di Pont Saint Esprit, che era rientrato nella città natale in visita alla sua famiglia.
Resta ancora oggi per noi l’insegnamento lasciatoci dal Servo di Dio Benedetto da Beaucaire in particolare, con i suoi confratelli, che aveva ben chiaro quel senso del sacro oggi spesso smarrito sotto il negativo influsso di una mentalità secolaristica. Dio Padre, come Papa Benedetto XVI ha ricordato nell’omelia per la solennità del Corpus Domini il 7 giugno 2007, “ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro”. In tale ottica questo prete cappuccino risolutamente non ha voluto sottrarre tempo alla preghiera, neppure guardando in faccia i suoi uccisori, e si è ostinato nel difendere l’Eucaristia coma già fece a Roma il giovanissimo San Tarcisio e tanti altri martiri in Inghilterra sotto la persecuzione anglicana.
Ancora oggi a Nîmes presso la chiesa delle Sante Perpetua e Felicita, sorta sulle rovine del monastero cappuccino, nella cappella dedicata alle anime del Purgatorio riposano i resti dei cinque frati cappuccini. Qua ci si può raccogliere con devozione e recitare la preghiera a suo tempo composta “affinché piaccia a Dio accelerare l’ora della glorificazione dei Suoi servi”.

O Dieu tout puissant qui, dans le gouvernement du monde, atteignez vos fins avec force et suavité, nous Vous demandons, pour la glorification de Votre Nom, que Vos serviteurs Benoît et ses compagnons, de l’Ordre des Frères Mineurs Capucins, massacrés par les ennemis de la religion catholique, soient, après mûr examen, jugés dignes des honneurs réservés aux véritables martyrs morts pour la défense de la Foi.
Nous Vous le demandons par Notre-Seigneur Jésus-Christ, qui vit et règne avec Vous en l’unité du Saint-Esprit, dans les siècles des siècles. Ainsi soit-il.


Autore:
Fabio Arduino


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lunedì 20 maggio 2013

Beato Natale Pinot Martire

Parroco di Louroux-Béconnais, durante la Rivoluzione Francese. Si rifiutò di giurare la costituzione civile del clero e cominciò ad esercitare clandestinamente il ministero sacerdotale. Mentre si preparava a celebrare una Messa, fu catturato e, ancora rivestito dei paramenti Sacri, condotto alla Ghigliottina.
Martirologio Romano: Ad Angers in Francia, beato Natale Pinot, sacerdote e martire: parroco, durante la rivoluzione francese, mentre si preparava a celebrare la Messa, fu arrestato e, rivestito per scherno con i paramenti sacri, fu condotto al patibolo come all’altare del sacrificio.

Mi racconta don Cesare Beccarla di un antico sacerdote fossanese, in grado di scrivere una corposa biografia di santi e beati pur con pochissimi dati a sua disposizione, come nel caso del beato Bartolomeo da Cervere. Ben lontano dall’imitarlo, mi sentirei comunque di sfidare costui, e anche tanti altri agiografi di fama, a scrivere una “vita” del beato Natale Pinot, di cui praticamente tutto si ignora eccetto i dati biografici fondamentali, perché nulla ha scritto, parlato ancor meno, limitandosi a versare il suo sangue per Cristo. Ma è stato proprio questo suo santo silenzio ad attirare l’attenzione ed a farlo inserire in questa nostra “vetrina”, che negli ultimi sedici anni ha incluso tanti e tali colossi di santità, la cui vita è risultata praticamente non condensabile nelle canoniche 28 righe richieste dalla redazione. Problema che non esiste per Natale Pinot, la cui vita si può riassumere nell’essere stato un buon prete, un uomo umile e dalla carità grande, che a 47 anni preferisce morire piuttosto che rinunciare a Gesù: tutto qui, e scusate se è poco! Nasce ad Angers nel 1747, uno dei 16 figli di un umile tessitore, ma si ignora la data della sua ordinazione, che qualcuno colloca nel 1771, quando cioè ha compiuto 24 anni. Classico “curato di campagna”, viene assegnato come viceparroco nelle varie parrocchie dei villaggi vicini, ma non è uno sprovveduto nè un sempliciotto. Anzi, a diversità di tanti suoi confratelli contemporanei, che a malapena conoscono le principali preghiere del buon cristiano, don Natale è preoccupato di perfezionare la sua cultura e le sue conoscenze. Si iscrive all’università di Angers, dove si laurea (diciamo così) in lettere e scienze a 41 anni, e già questo è una felice eccezione; ma don Natale si distingue anche per via del suo cuore tenero e dei sentimenti paterni, che egli dimostra in pieno quando viene nominato cappellano dell’ospedale di Angers, meglio conosciuto come l’ospedale “degli incurabili”. Uno dei pochi testimoni che si ebbe cura di sentire dopo la morte, ricorda che don Natale “rispettava i malati come un santo e li accarezzava come un padre” e possiamo immaginare di quante carezze avessero bisogno quei malati, ammassati nelle corsie fetide, praticamente abbandonati a se stessi, senza medicine e con pochi alimenti. E il cappellano, per non limitarsi a parole di consolazione, li soccorre per quello che può, raccattando aiuti dai benefattori, ma soprattutto destinando loro, quasi per intero, il compenso che gli spetta. E’ forse per questo suo amore preferenziale per i poveri che il vescovo lo destina parroco di Louroux-Beconnais, conosciuta come la parrocchia dei miserabili e nella quale i confratelli non vogliono andare. Lui, invece, si trova perfettamente a suo agio: si sente, ed è realmente, il “primo povero della parrocchia” e nel suo servizio pastorale si ispira a San Martino di Tours, spogliandosi di tutto per aiutare gli altri. Quando arriva la rivoluzione francese e gli chiedono di giurare sulla Costituzione civile del clero, rifiuta decisamente, ma senza clamore, com’è nel suo stile. Si sente appena in dovere di spiegare le sue ragioni ai parrocchiani il 27 febbraio 1791, dopo la messa. Prima che però apra bocca viene contestato duramente dal sindaco, presente in chiesa, mentre i parrocchiani si schierano dalla sua parte. Ne nasce un parapiglia che si conclude con l’arresto di don Natale, ma il tribunale di Angers lo assolve, semplicemente perché “non ha parlato” e preso posizione contro la Rivoluzione. Gli tolgono però la parrocchia e lo sostituiscono con un prete “gradito” alle autorità. Per don Natale inizia così il periodo della clandestinità in cui il lavoro non manca, dato che sono tanti i preti che giurando sulla Costituzione si sono staccati dal Papa e sono diventati scismatici.
Autore: Gianpiero Pettiti






 Uomo e prete tranquillo, chiamato a incarichi modesti ad Angers, dove è nato, e dove è arrivato al sacerdozio nel 1771, a  24 anni. Dopo l’ordinazione è stato per un decennio collaboratore di vari parroci nella regione, e solo nel 1781 gli hanno dato un posto fisso: cappellano nell’ospedale di Angers, addetto agli “incurabili”. Sette anni a contatto con vicende di povertà e abbandono.
Poi, la nomina a parroco nel paese di Louroux-Béconnais. In questo centro a 27 chilometri da Angers, padre Noël continua a vivere umilmente, e di lui non si ricordano imprese o detti risonanti. Un’esistenza sottovoce, com’erano i suoi discorsi nell’ospedale di Angers, agli “incurabili”. Però si ricorda una piccola “riforma” sua, a favore di altra gente dalla voce fioca: fin dal primo momento, egli destina ai poveri del paese la maggior parte della sua rendita come parroco.
Non c’è altro da segnalare sul conto di lui, uomo e prete delle piccole cose, delle parole sommesse. Nulla, fino alla rivoluzione francese del 1789; anzi, fino al 12 luglio del 1790, quando si vara in Francia la Costituzione civile del clero, che tende a fare di ogni sacerdote in cura d’anime uno stipendiato governativo legato da giuramento. Ogni parroco, per conservare il posto, deve assoggettarsi alla legge e giurare. Oppure dimettersi.
Il parroco Pinot non va a giurare. Il sindaco insiste, impone il giuramento, e lui rifiuta. Destituito da parroco con espulsione immediata, lui rimane ugualmente lì. Ma si direbbe che ci resti ancora in silenzio: non risultano solenni proteste sue contro il sopruso, come accade in molti casi simili. Lui sta zitto, ma non se ne va, finché nel marzo 1791 viene ad arrestarlo la Guardia nazionale. Finisce sotto processo ad Angers con accuse di cospirazione contro lo Stato e ribellione alle sue leggi. Ma non ci sono prove, non una parola o un gesto suo da ribelle, sicché ad Angers lo assolvono. C’è subito un altro processo a Beaupréau, in appello; e un’altra assoluzione. Così, eccolo libero, ma espulso dalla sua parrocchia: e dovrà fare di nascosto il supplente altrove per quasi due anni: il lavoro non manca, con tanti parroci destituiti.
Giugno 1793: padre Pinot ricompare inaspettato a Louroux-Béconnais, insieme a una truppa di contadini male armatie peggio vestiti, ma per il momento vittoriosi. Sono i Vandeani suoi conterranei, in rivolta armata contro la Repubblica; e si chiameranno poi “Armata cattolica e reale”. Ma in verità il 3 marzo di quel 1793 la ribellione in Vandea contro la Repubblica non è esplosa per motivi religiosi o dinastici, bensì perché il Governo di Parigi ha ordinato un nuovo arruolamento forzoso di 300 mila uomini nell’esercito.
L’insurrezione viene poi stroncata col terrore e padre Noël ritorna clandestino, ma un delatore lo fa arrestare. Nel febbraio 1794, eccolo condannato a morte “per fanatismo religioso”, senza accuse specifiche. E va alla ghigliottina in Angers, facendosi per una volta vedere e ascoltare: lui così poco “visibile”.
Compare ai piedi della ghigliottina indossando i paramenti liturgici. Sale a celebrare il sacrificio di sé stesso, con le parole latine di quando iniziava la Messa: «Introibo ad altare Dei» (Salirò all’altare di Dio). Papa Pio XI lo ha beatificato nel 1926. Il museo parrocchiale di Louroux-Béconnais, presso Angers, conserva cimeli e ricordi della sua vita.

Autore: Domenico Agasso

Fonte:
Famiglia Cristiana

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martedì 14 maggio 2013

Servi di Dio Maria Airiau, Ludovico Minaud e 108 compagni Fanciulli, martiri

+ Les Lucs-sur-Boulogne, Vandea, Francia, 28 febbraio 1794

 
Una delle principali fonti ai tragici eventi della Vandea e che testimoniano il genocidio operato dai presunti fautori della libertà, è costituita dall’opera del comunista utopista Gracchus Babeuf, dal titolo La guerra di Vandea e il sistema di spopolamento, dove viene confermata in Vandea, a partire dal 1793, l’eliminazione scientifica di un popolo giudicato non assimilabile per conformazione razziale al regime ateo e repubblicano.
Dal novembre al dicembre del 1793, con un totale di undici “naufragi”, il generale Carrier fece annegare nella Loira 4.800 tra preti refrattari (che non giurarono al nuovo regime), oppositori e semplici sospetti. Significativo il commento contenuto in uno dei dispacci che Carrier puntuale inviava alla Convenzione: «…che torrente rivoluzionario la Loira!». Numerosi furono i villaggi cancellati, con i rispettivi abitanti massacrati e spesso bruciati vivi dentro le loro case. In certi villaggi donne, bambini, anziani, feriti furono rinchiusi dentro il forno per il pane del paese, lì vennero bruciati vivi raccogliendone infine il grasso.


Il 17 febbraio 1794 fu ordinata una spedizione giacobina, che inseguiva il capo vandeano Charette, a Lucs-sur-Boulogne (dipart. Vandea e diocesi di Lucon): venne massacrata la maggior parte degli abitanti. Nel paese si trovavano due parrocchie: Grand-Luc con 2.500 abitanti e il Petit-Luc con 100 unità. Le cosiddette «colonne infernali» portavano la morte là dove non ci si piegava alle idee rivoluzionarie. Il contingente rivoluzionario incaricato dell’operazione  Lucs-sur- Boulogne  era comandato dal generale Stefano Cordellier-Delanou. Il 28 febbraio la regione venne completamente devastata; ci furono vittime in quasi 60 paesi e furono realizzate  distruzioni sistematiche. Nel Petit-Luc il parroco, l’abbé Michele Voyneau, fu barbaramente trucidato; nella chiesa si erano rifugiati, all'avvicinarsi della colonna sanguinaria, numerosi parrocchiani, vecchi e donne con i loro bambini, che recitavano il Santo Rosario per prepararsi alla morte. Giunti nel sacro luogo, i rivoluzionari scaricarono i loro fucili sulla folla inginocchiata, accanendosi quindi sui moribondi a colpi di baionetta e continuando la strage mentre si allontanavano. Il campanile del Petit-Luc venne abbattuto a cannonate, seppellendo sotto le macerie i corpi delle vittime, i cui resti furono ritrovati soltanto nel 1863.
Subito dopo la partenza dei carnefici, il parroco del Grand-Luc, l’abbé Carlo Vincenzo Barbedette, si preoccupò di fare il computo delle vittime, impiegando un intero mese e riuscendo a raccogliere 563 nominativi, tra cui ben 110 bambini al di sotto dei 7 anni e di pochi giorni appena. «I Lucs», fu detto, «con i loro martiri innocenti sono la Betlemme della Vandea». La festa dei Santi Innocenti si celebra il 28 dicembre. Leggiamo nel Martirologio Romano: «Festa dei santi Innocenti martiri, i bambini che a Betlemme di Giuda furono uccisi dall’empio re Erode, perché insieme ad essi morisse il bambino Gesù che i Magi avevano adorato, onorati come martiri fin dai primi secoli e primizia di tutti coloro che avrebbero versato il loro sangue per Dio e per l’Agnello».




Ecco l’elenco dei fanciulli marrtiri:

- Airiau Maria (5 anni),
- Airiau Tommaso (10 mesi),
- Archambaud Giuseppe (20 mesi),
- Arnaud Agata (4 anni e sette mesi),
- Bériau Stefano (15 giorni),
- Bériau Maria Maddalena (2 anni e 11 mesi),
- Bériau Giovanna (4 anni),
- Bernard Maria (3 anni),
- Boisseleau Celeste (6 anni),
- Boisseleau Pietro (2 anni e nove mesi),
- Boisseleau Giovanni (6 anni e sette mesi),
- Bossis Francesco (7 mesi),
- Bossis Giuseppe (23 mesi),
- Bossis Luigi (5 anni e un mese),
- Bouet Pietro (2 anni e tre mesi),
- Bouron Luigi (tre mesi),
- Bouron Maddalena (3 anni),
- Charrier Giovanni (3 anni),
- Charuau Maria (2 anni),
- Charuau Maria Maddalena (4 anni),
- Daviau Maria (un mese),
- Daviau Pietro (5 anni e 8 mesi),
- Daviau Giovanna (2 anni e 11 mesi),
- Daviau Pietro (4 anni e 10 mesi),
- Epiard Luigi (5 anni e 10 mesi),
- Erceau Gianfranco (2 anni e 3 mesi),
- Fétivau Pietro (2 anni e 3 mesi),
- Fétivau N. (3 mesi),
- Fèvre Giovanna (5 anni e 6 mesi,
- Forgeau Susanna (20 mesi),
- Fort Rosa Amata (2 anni e 7 mesi),
- Fort Pietro Renato (5 anni e 9 mesi),
- Fournier Maria Anna (2 anni e 6 mesi),
- Fournier Giacomo (5 anni e 5 mesi),
- Garreau Maria (7 anni),
- Gautret Maria Anna (7 anni),
- Geai Pietro (2 anni e un mese),
- Girard Giovan¬ni (1 anno),
- Girard Maria Giovanna (4 anni e 2 mesi),
- Girard Pietro (6 anni e 4 mesi),
- Gouin Pietro (1 anno),
- Gralepois Luigi (13 mesi),
- Gralepois Giovanna (4 anni e 11 mesi),
- Graton Pietro (3 anni e 4 mesi),
- Gris Giovanna (5 mesi),
- Gris Pietro (5 anni),
- Guillet Lubino (6 anni),
- Guitet Maria (4 anni e 6 mesi),
- Hermouet Maria (5 mesi),
- Hiou Luigi (2 anni e 11 mesi),
- Joli Maria Anna (2 anni e 3 mesi),
- Malard Maria (4 anni),
- Malidin Giovanni (18 mesi),
- Malidin Maria (3 anni e 11 mesi),
- Malidin Giovanna (3 anni),
- Malidin Rosa (6 anni e 2 mesi),
- Mandin Giuseppe (23 mesi),
- Mandin Luigi (5 anni e 9 mesi),
- Martin Veronica (1 anno),
- Martin Maria Francesca (2 anni),
- Martin Luigia Anna (5 anni e 4 mesi),
- Martin Rosalia (2 anni e 10 mesi),
- Martin Luigia (5 anni e 3 mesi),
- Martinau Rosalia (2 anni e 11 mesi),
- Mignen Giovanni (1 anno),
- Minaud Luigia (15 giorni),
- Minaùd Luigia Maria (15 mesi),
- Minaud Giovanni (5 anni e 3 mesi),
- Minaud Pietro (6 anni e 11 mesi),
- Minaud Giovanna (15 mesi),
- Minaud Andrea (4 anni e 2 mesi),
- Minaud Veronica (6 anni e 8 mesi),
- Minaud Pietro (4 anni e 2 mesi),
- Minaud Luigia (2 anni e 9 mesi),
- Minaud Maria Anna (6 anni e 11 mesi),
- Morilleau Anna (2 anni e 1 mese),
- Morilleau Celeste (6 anni e 5 mesi),
- Perrocheau Giovanni (5 anni),
- Pogu Pietro (22 mesi),
- Pogu Giovanni (5 anni),
- Prévit Rosa (10 mesi),
- Prévit Maria (6 anni),
- Remaud Rosa (4 anni e 11 mesi),
- Remaud Maria (4 anni e 8 mesi),
- Renaud Pietro (1 anno e 6 mesi),
- Renaud Cateri¬na (3 anni e 6 mesi),
- Renaud Giovanna (3 anni e 11 mesi),
- Renaud Maria Anna (4 anni),
- Renaud Pietro (6 anni e 7 mesi),
- Ricouleau Maria (1 anno e 10 mesi),
- Robin Giovanna (5 anni),
- Rortais Maria Anna (4 anni),
- Rousseau Giovanna (23 mesi),
- Rosseau Giovanni (3 anni e 11 mesi),
- Rousseau Luigi (7 anni),
- Rousseau Vittoria (11 mesi),
- Rousseau Giovanna (4 anni),
- Sava-riau Giovanna (5 anni),
- Simoneau Pietro (6 mesi),
- Simoneau Giovanni (4 anni e 10 mesi),
- Simoneau Gia¬como (1 anno e 6 mesi),
- Simoneau Giuseppe Giacomo (4 anni e 11 mesi),
- Simoneau Perrina (8 mesi),
- Soret Enrico (2 anni),
- Sorin Giacomo (5 mesi),
- Sorin Giovan¬ni (3 anni e 3 mesi),
- Tenet Maddalena (7 anni),
- Vrignaud Luigi (23 mesi),
- Vrignaud Maria Giovanna (3 anni),
- Vrignaud Gian Battista (4 anni e 6 mesi).

Autore:

Cristina Siccardi

Fonte:

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lunedì 13 maggio 2013

Martiri della Rivoluzione Francese .

+ fine XVIII secolo "La persecuzione religiosa subita dai francesi cattolici durante questo periodo [la Rivoluzione francese] non ha equivalenti nella storia se non le grandi persecuzioni del XX secolo. Di tutte la Rivoluzione francese è stata il modello. La persecuzione religiosa non fu solo persecuzione contro i religiosi, ma una rivolta contro il cristianesimo, con il preciso intento di decristianizzare la nazione. La maggioranza dei preti è stata assassinata od espulsa, tutte le chiese sono state chiuse per un anno e mezzo ed il loro patrimonio requisito ed incamerato, 250 mila vandeani sono stati massacrati perché volevano andare alla Messa e restare fedeli a Roma". (Pierre Chaunu, in Stefano M. Paci, "Quante idiozie su quegli anni bui" in 30GIORNI, n. 1, gen. 1987, p. 19). La Chiesa ha avviato i processi i canonizzazione per circa un migliaio di questi gloriosi martiri e la metà di essi sono già stati beatificati a più riprese da vari Papi.


Un uomo che fa a meno di Dio, uno Stato che diventa totalitario, un odio sfrenato verso la religione cattolica e la monarchia, l’annientamento del passato e il culto della dea ragione: questi i capisaldi dell’evento preso a simbolo della nascita del mondo moderno.
La Rivoluzione francese è il primo radicale tentativo di costruire una società ed una struttura statale nell’orizzonte di quella cultura che si definisce "moderna". Capisaldi di questa cultura sono: un uomo "senza Dio", assolutamente autonomo ed autosufficiente che non ha bisogno di nessun riferimento religioso per conoscere la sua identità, i principi fondamentali del suo comportamento, le regole fondamentali della vita sociale. Si definisce questo mondo culturale anche come laicismo. Padre Cornelio Fabro raccoglieva l’essenza del laicismo in questa formula: "Dio se c’è, non c’entra".
Il mondo moderno con la Rivoluzione francese ha dimostrato in modo gigantesco, negli sforzi e anche negli orrori, che era possibile creare una società e uno Stato secondo quella ragione illuministica, che è sostanzialmente una ragione scientifico-tecnologica. In particolare lo Stato costituisce l’obiettivo ultimo dello sforzo per razionalizzare la vita dell’uomo nella società. Lo Stato diviene dunque la realtà che raccoglie tutti i valori razionali, culturali ed etici: diviene dunque il vero fatto che dà valore totale alla persona ed alla società.
Si può anche dire che la Rivoluzione Francese sostituisce ad uno Stato che riconosce una dimensione religiosa della vita, uno Stato che si presenta come capace di totalizzare la società: uno stato "totalitario", appunto. È ovvio che quindi non si è trattato di una evoluzione di pezzi della società precedente, richiesta dall’apparire di nuove esigenze, di nuovi problemi, di nuove sfide. La società precedente aveva vissuto momenti di riforma parziale che l’avevano, in qualche modo, adeguata progressivamente alla evoluzione di tempi e problemi.
La Rivoluzione francese invece crea un mondo nuovo: in tanto il mondo nuovo si può costruire se si distrugge il mondo del passato. Il mondo del passato (l’Ancìen Regime) è considerato dai rivoluzionari francesi come l’insieme di tutti gli errori teorici e politici, di tutte le ingiustizie personali e sociali, di quella profonda alienazione da cui appunto ‘uomo doveva essere liberato per l’esercizio di quello che gli illuministi avevano chiamato "il lume della ragione". La Rivoluzione francese ha innegabilmente al cuore una forza eversiva del passato: il passato deve essere distrutto, addirittura nella sua consistenza materiale, nella realtà delle sue istituzioni e dei suoi costumi, nelle grandi espressioni culturali, artistiche e poetiche: perché tutto nel passato grida lacrime e sangue e l’uomo invece non deve più soffrire.
La politica, la nuova religione, che pretenderà di imporre a tutti i francesi il culto della dea ragione, è la sola in grado di garantire "la felicità degli uomini sulla terra" (cfr. "Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino"). Ma la tradizione non era un passato, la tradizione era un presente: nella presenza della Chiesa come popolo di Dio presente nel mondo la tradizione segnava la vita della persona e della società, rivelava ancora una capacità di educazione della persona e di fondazione di rapporti culturali e sociali. Per questo motivo, dall’Assemblea degli Stati Generali (1789) fino al regicidio (1793), ed al Terrore giacobìno, la Rivoluzione francese assume un volto innegabilmente anti-ecclesiale ed anti-ecclesiastico. L’inizio di questa lotta contro la Chiesa francese è la Costituzione civile del clero (1790). La Chiesa francese, in quanto tende ad essere una struttura della vita sociale ed a proporre una cultura, una morale ed una immagine di società che nascono dalla fede, deve accettare di essere "formata dallo Stato". Mentre ufficialmente sì parla di "separazione della Chiesa dallo stato", in realtà la Chiesa viene strettamente legata alla struttura giuridica ed amministrativa dello Stato. Per essere Chiesa, la Chiesa francese deve accettare di avere un riconoscimento civile dallo Stato. Così le oltre trecento diocesi francesi vengono ridotte a meno dì cento e fatte coincidere con i dipartimenti, le parrocchie vengono forzosamente fatte coincidere con le province: vescovi e parroci vengono eletti dalle assemblee degli aventi diritto al voto (meno dello 0,5% di tutto il popolo francese). Viene spezzato il vincolo di comunione e di dipendenza dal Papa, a cui viene riconosciuto soltanto un primato di onore e non di giurisdizione.
Una infima minoranza del clero francese giura la Costituzione civile e formerà così la chiesa "giurata"; la quasi totalità del clero francese rifiuterà il giuramento (e formerà la cosiddetta "chiesa refrattaria"). Centinaia di migliaia di cattolici francesi scriveranno una delle pagine più fulgide del martirio della Chiesa nei tempi moderni. Giovanni Paolo II canonizzerà questa parte importante del popolo cattolico di Francia, martire, nella varietà delle sue vocazioni: vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, padri e madri di famiglia, anche fanciulli di pochi anni. Sono per noi il segno eloquente e commovente che la missione ecclesiale si svolge sempre nell’orizzonte del martirio. La Rivoluzione insieme alla Chiesa rifiuta la monarchia. Occorre intendersi bene. La monarchia non è anzitutto da considerarsi come una determinata procedura nell’esercizio del potere; la monarchia francese è la testimonianza, al di là della grandezza o povertà dei singoli monarchi, che la radice dello Stato e del potere è di carattere religioso.
Il re di Francia, incoronato nella cattedrale di Reims in una fastosa cerimonia sacramentale ed unto con il crisma delle ordinazioni episcopali, è innanzitutto il padre ed il custode della fede del popolo di Francia e della libertà della Chiesa: il suo potere effettivo di governo è certamente ampiamente condizionato da una struttura di partecipazione del clero e dei nobili e successivamente anche dei più alti esponenti della classe borghese. "Il re deve morire perché è il re": così tuonò Robespierre alla Convenzione, durante quel processo che gli storici più seri di oggi sono inclini a considerare più una farsa" che una cosa seria.
Così dalla convergenza di anti-ecclesialità e di rifiuto della monarchia, tende a nascere, in piena Europa e su suolo francese. Il primo esperimento di una struttura politica chiusa in se stessa, che non riconosce nessuna istanza, né a sé, né accanto a sé: quella struttura totalitaria, che a qualche anno dalla solenne Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino ha potuto condannare a morte decine di migliaia di francesi solo sulla base di semplici "sospetti ("la legge dei sospetti").
La giustizia è una giustizia "giacobina": è l’inizio di quelle giustizie aggettivate (fascista, nazista, comunista, popolare) che l’ultimo secolo ha tragicamente sperimentato sulla propria pelle e nella devastazione della propria coscienza. La Rivoluzione francese non deve essere, comunque, demonizzata: in certi settori della vita sociale ha segnato degli indubbi progressi nei confronti di situazioni che potrebbero essere definite "di stagnazione": ma è indubbio che nelle sue spinte propulsive e nel processo culturale, sociale e politico che ha iniziato, e che la storia ha rigorosamente condotto a compimento, la Rivoluzione francese ha determinato quel totalitarismo politico nel quale l’umanità europea, e non solo, ha rischiato di naufragare.

Autore: Mons. Luigi Negri


Fonte:
                  
l Timone n.17, Gennaio/Febbraio 2002

domenica 5 maggio 2013

Beate Teresa di Sant'Agostino e compagne Carmelitane di Compiegne Vergini e martiri.

 
 
m. Parigi, 17 luglio 1794
                
Sono le sedici Carmelitane Scalze del monastero dell'Incarnazione di Compiègne (Francia). Appena la rivoluzione francese degenerò nel terrore, si offrirono a Dio come vittime di espiazione per impetrare pace alla Chiesa e al loro Paese. Arrestate e incatenate il 24 giugno 1794, ebbero la forza di comunicare anche agli altri la loro gioia e la loro fede. Condannate a morte per la loro fedeltà alla Chiesa e alla vita consacrata e per la loro devozione verso i sacri Cuori di Gesù e Maria, furono ghigliottinate a Parigi il 17 luglio 1794, mentre cantavano inni e dopo aver rinnovato i voti nelle mani della priora, Teresa di Sant'Agostino. Furono beatificate da San Pio X il 13 maggio 1906.                  Emblema: Giglio, Palma
Martirologio Romano: A Parigi in Francia, beate Teresa di Sant’Agostino (Marta Maddalena Claudina) Lidoine e quindici compagne, vergini del Carmelo di Compiègne e martiri, che durante la rivoluzione francese furono condannate a morte per avere fedelmente osservato la disciplina monastica e, giunte sul patibolo, rinnovarono le promesse di fede battesimale e i voti religiosi.




 
La comunità delle Carmelitane Scalze si era stabilita a C. (Oise, Francia) nel 1641, provenendo dal monastero di Amiens. A sette anni dalla fondazione sorgeva il convento con la chiesa dedicata all'Annunciazione. Il monastero prosperò sempre nel fervore, splendendo per regolare osservanza e per fedeltà allo spirito teresiano, godendo dell'affetto e della stima della corte francese. Allo scoppio della Rivoluzione le monache rifiutarono di deporre l'abito monastico e quando i torbidi accennarono ad aumentare, tra il giugno e il settembre 1792, seguendo un'ispirazione avuta dalla priora, Teresa di S. Agostino, tutte si offrirono al Signore in olocausto "per placare la collera di Dio e perché la pace divina, recata sul mondo dal suo caro Figlio, fosse resa alla Chiesa e allo Stato". L'atto di consacrazione, emesso anche da due suore anziane che al primo momento si erano spaventate al pensiero della ghigliottina, divenne l'offerta quotidiana fino al giorno del martirio, giunto due anni dopo.

Cacciate dal monastero il 14 settembre 1792, le carmelitane scalze continuarono la loro vita di preghiera e penitenza, divise in quattro gruppi in varie parti di Compiegne e unite dall'affetto e dalla corrispondenza, sotto la vigile direzione di Teresa di S. Agostino. Presto scoperte e denunciate dal comitato rivoluzionario, il 24 giugno 1794 furono catturate o rinchiuse insieme a Sainte-Marie, già monastero della Visitazione, trasformato in carcere. Da Compiegne le sedici religiose furono trasferite a Parigi: vi giunsero il 13 luglio e immediatamente furono rinchiuse nel terribile carcere della Conciergerie, pieno già di sacerdoti, religiosi e altre persone destinate alla morte. Esempio a tutti di tranquillità e di serena confidenza in Dio e, insieme, modello di attaccamento totale a Gesù e alla Chiesa, sapevano effondere intorno a sé anche un raggio di gioia, come avvenne il 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo, in cui una delle sedici, chiedendo senza paura ad un recluso più libero qualcosa per scrivere, con dei fuscelli carbonizzati scrisse sull'aria della Marseillaise un canto di giubilo e di preghiera nella previsione del martirio. Il giorno dopo, con giudizio sommario, in cui esse ebbero modo di manifestare la loro fortezza, le sedici carmelitane scalze furono condannate a morte dal tribunale rivoluzionario per la loro fedeltà alla vita religiosa, per il "fanatismo" (specialmente in relazione alla meravigliosa devozione ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria) e per l'attaccamento all'autorità costituita. Mentre erano portate in carretta per l'esecuzione alla Barrière-du-Tróne, tra il silenzio della folla e degli stessi sanculotti, cantavano ad alta voce il Miserere, la Salve Regina e il Te Deum. Giunte ai piedi della ghigliottina, dopo aver cantato il Veni Creator, una dopo l'altra rinnovarono davanti alla priora la professione religiosa e furono decapitate. Ultima venne uccisa la madre Teresa di S. Agostino, che aveva preparato così bene le figlie al martirio e che aveva realizzato in maniera meravigliosa quanto ella era solita dire: "L'amore sarà sempre vittorioso. Quando si ama, si può tutto". Il martirio, avvenuto il 17 luglio 1794, dimostrava ancora una volta il potere insuperabile dell'amore di Cristo.

Dai documenti esistenti e dalle testimonianze preziose delle tre carmelitane scalze della comunità di Compiegne che sfuggirono al martirio, possiamo fare l'elenco delle sedici martiri con i loro rispettivi nomi di religione, più o meno completi e, tra parentesi, quelli secolari:




Teresa di S. Agostino (Maria Maddalena Claudina Lidoine), priora, nata a Parigi il 22 settembre 1752;
Suor S. Luigi (Maria Anna Francesca Brideau), sottoprìora, nata a Belfort il 7 dicembre 1751;
Suor Anna Maria di Gesù Crocifisso (Maria Anna Piedcourt), nata a Parigi il 9 dicembre 1715;
Suor Carlotta della Resurrezione (Anna Maria Maddalena Thouret), nata a Mouy (Oise) il 16 settembre 1715;
Suor Eufrasia dell'Immacolata Concezione (Maria Claudia Cipriana Brard), nata a Bourth (Eure) il 12 maggio 1736;
Suor Enrichetta di Gesù (Maria Francesca de Croissy), nata a Parigi il 18 giugno 1745;
Suor Teresa del Cuore di Maria (Maria Anna Hanisset), nata a Reims (Marne) il 18 gennaio 1742;
Suor Teresa di S. Ignazio (Maria Gabriella Trézel), nata a Compiègne il 4 aprile 1743;
Suor Giulia Luisa di Gesù (Rosa Cristiana de Neuville), nata a Avreux (Eure) il 30 dicembre 1741;
Suor Maria Eririchetta della Provvidenza (Maria Annetta Pelras), nata a Cajare (Lot) il 16 giugno 1760;
Suor Costanza (Maria Genoveffa Meunier), novizia, nata a Saint-Denis (Seine) il 28 maggio 1765;
Suor Maria dello Spirito Santo (Angelica Roussel), conversa, nata a Fresne-Mazancourt (Somme) il 3 agosto 1742;
Suor S. Marta (Maria Dufour), conversa, nata a Bannes (Sarthe) il 2 ottobre 1741;
Suor S. Francesco Saverio (Elisabetta Giulietta Vérolot), conversa, nata a Lignières (Aube) il 13 gennaio 1764;
Suor Caterina Soiron, suora esterna (tourière), nata a Compiègne il 2 febbraio 1742;
Suor Teresa Soiron, suora esterna (tourière), nata a Compiègne il 23 gennaio 1748.

I corpi delle sedici martiri furono gettati in una fossa comune, con altri corpi di condannati, in un posto che divenne poi l'attuale cimitero di Picpus, dove una lapide ricorda illoro martirio. Di esse rimasero alcuni indumenti che le carmelitane scàlze stavano lavando alla Conciergerie quando furono portate in giudizio e che, due o tre giorni dopo, vennero dati alle benedettine inglesi di Cambrai, pure incarcerate, ma poi rimesse in libertà; tali indumenti preziosi sono oggi all'abbazia delle benedettine di Staribrook, in Inghilterra. Reliquie preziose sono ancora gli scritti delle martiri : lettere, poesie, biglietti; essi sono riferiti, insieme all'altra documentazione di grande valore, dal p. Bruno di Gesù Maria nella sua opera fondamentale.

Le martiri furono beatificate da s. Pio X il 13 maggio 1906, con breve pontificio, mentre già il 10 dicembre precedente era stato pubblicato il decreto de tuto per procedere alla dichiarazione del martirio delle sedici carmelitane scalze. La loro festa è celebrata il 17 luglio dall'Ordine dei Carmelitani Scalzi e dall'arcidiocesi di Parigi.

Recentemente, il nome delle beate ha avuto risonanza inaspettata grazie a opere letterarie di valore ind
iscutibile. Nel 1931 Geltrude von Le Fort ricavava dal racconto storico della vita e del martirio delle carmelitane di C. il romanzo Die letzte am Schafott (vers. it. : L'ultima al patibolo, Brescia 1939), dal quale il p. R. Bruckberger ebbe l'ispirazione di realizzare un film, dei cui dialoghi affidava la redazione nel 1937 a Georges Bernanos. Questi, dieci anni dopo, nel 1947-48, redigeva un lavoro che la morte gli impedì di condurre a termine. Pubblicato nel 1949 come opera letteraria a sé stante, Les dialogues des Carmélites ebbe un successo enorme in tutta Europa, e subito fu ridotto per il teatro da A. Beguin e, portato sulle scene, ebbe fortuna inaspettata. Nel genn. 1957 Les dialogues des Carmélites, presentato musicato da Francis Poulenc alla Scala di Milano, estendeva l'irradiazione dell'opera del Bernanos. Finalmente, nel 1959, con regia di Philippe Agostini, il p. Bruckberger riusciva ad attuare il suo sogno portando sullo schermo Les dialogues des Carmélites, film in coproduzione italo-francese: l'epopea delle sedici martiri figlie di s. Teresa d'Avila era così resa nota a tutto il mondo.









Autore:
Valentino di S. Maria


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

http://www.santiebeati.it/

venerdì 3 maggio 2013

Martiri della Vandea




Nel 1793, durante la Rivoluzione francese, si scatenò, nella terra della Vandea, il primo genocidio di Stato della storia occidentale. Il regime rivoluzionario di Parigi venne imposto con la forza nelle province di Francia ed ebbe in Vandea, la più cattolica di esse, la reazione più coraggiosa e gloriosa. I Blanchs (i vandeani) si contrapposero ai Blues (i giacobini): uniti a Dio e al Re, i contadini della Vandea, con i loro amati sacerdoti e i loro generali, si distinsero per la strenua difesa contro la dea ragione ed il principio deista dell’essere supremo; perciò, a causa del loro fermissimo Credo e della loro fedeltà monarchica, vennero massacrati. Per odio ideologico perirono, in quell’ecatombe, più di 30 mila abitanti. Tuttavia di questo evento storico o si è parlato in termini negativi per esaltare i “benefici” della Rivoluzione e del Terrore sanguinario oppure lo si è del tutto omesso dai libri di storia…
Lascia scritto Aleksandr Isaevič Solženicyn:
«Già due terzi di secolo fa, da ragazzo, leggevo con ammirazione i libri che evocavano la sollevazione della Vandea, così coraggiosa e così disperata, ma non avrei mai potuto immaginare, neppure in sogno, che nei miei tardi giorni avrei avuto l’onore di partecipare all’inaugurazione di un monumento agli eroi e alle vittime di questa sollevazione. […] gli avvenimenti storici non vengono mai compresi appieno nell’incandescenza delle passioni che li accompagnano, ma a distanza, una volta che il tempo li abbia raffreddati.
Per molto tempo ci si è rifiutati di capire di accettare quel che gridavano coloro che morivano, che venivano bruciati vivi: i contadini di una contea laboriosa, per i quali la rivoluzione sembrava essere fatta apposta, ma che la stessa rivoluzione oppresse e umiliò fino alle estreme conseguenze: e proprio contro essa si rivoltarono. […]. È stato il ventesimo secolo ad appannare, agli occhi dell’umanità, quell’aureola romantica che circondava la rivoluzione del XVIII secolo […] le rivoluzioni distruggono il carattere organico della società; quanto rovinino il corso naturale della vita; quanto annichiliscano i miglioramenti della popolazione, lasciando campo libero ai peggiori; come nessuna rivoluzione possa arricchire un Paese, ma solo qualche imbroglione senza scrupoli; come nel proprio Paese, in generale, essa sia causa di morti innumerevoli, di un esteso depauperamento e, nei casi più gravi, di un decadimento duraturo della popolazione» («Famiglia Cristiana», n. 41/1993, pp.80-81).
In Vandea si verificarono una serie di conflitti civili scoppiati al tempo della Rivoluzione francese, che videro la popolazione della Vandea e di altri dipartimenti vicini insorgere contro il governo rivoluzionario. La prima e la seconda guerra di Vandea vengono solitamente accorpate in un unico periodo che va dal 1793 al 1796. L'insurrezione ebbe inizio nel marzo 1793, quando la Convenzione Nazionale ordinò la leva obbligatoria per 300.000 uomini da inviare al fronte e proseguì per i successivi tre anni, con brevi tregue durante le feste come il Natale e la Pasqua. Il periodo più acuto degli scontri, in cui spesso gli insorti ebbero ragione delle truppe repubblicane, terminò con la vittoria di queste ultime nella battaglia di Savenay. La repressione compiuta tra l'estate del 1793 e la primavera del 1794, ad opera delle truppe repubblicane regolari e da reparti di volontari, fu assai feroce.
Tuttavia gruppi armati vandeani continuarono a combattere e una tregua vera e propria si ebbe solo nella primavera del 1795, con la pace di La Jaunaye. Questa prima guerra fu la più importante per numero di operazioni militari ed è quella a cui comunemente ci si riferisce trattando dell'insurrezione vandeana. Nondimeno lo stato insurrezionale rimase endemico nella regione e la rivolta si riaccese più volte negli anni seguenti, soprattutto nei momenti di crisi dei governi repubblicani e napoleonici. Il 24 giugno 1795 iniziò la seconda guerra di Vandea, che terminò l'anno successivo.
La terza guerra di Vandea durò solo tre mesi, dal 26 ottobre al 17 dicembre 1799, terminando con l'armistizio di Pouancé: a causa dell'instabile situazione politica, la Francia non avrebbe potuto sostenere una nuova guerra civile e per questo motivo il nuovo Governo francese preferì acconsentire alle richieste degli insorti, in modo da evitare il ritorno della monarchia, che in quel momento sembrava imminente.
La quarta guerra di Vandea iniziò nel marzo 1813, dopo la ritirata di Napoleone dalla Russia (1812) ed ebbe una pausa quando, a seguito della sconfitta dell'Imperatore a Lipsia (ottobre 1813), Luigi XVIII salì al trono, nell'aprile 1814. Dopo il ritorno al potere di Napoleone con i Cento Giorni, la guerra riprese il 15 maggio 1815 e terminò il mese successivo quando, a seguito della battaglia di Waterloo, Luigi XVIII ritornò sul trono di Francia nel giugno 1815. Il Sovrano, in segno di riconoscenza, conferì il grado di generale dei granatieri reali (un corpo militare addetto alla protezione del re) al generalissimo dell'armata vandeana Louis de La Rochejaquelein e lo stesso fece con il suo successore Charles Sapinaud, che divenne generale e fu insignito del titolo di Duca.
I vandeani iniziarono la rivolta solo dopo che il regime terroristico attuò misure repressive per il clero e aumentò le tasse per poter sostenere le spese militari. Il ripristino della monarchia rappresentava per i controrivoluzionari vandeani una soluzione per porre fine alla tragica rivoluzione.
I primi testi che trattarono del genocidio vandeano furono le memorie di alcuni dei protagonisti di quei tragici eventi: la marchesa La Rochejaquelein, Poirier de Beauvais, Joseph de Puisaye, la signora Sapinaud de La Rairie e per i repubblicani: Grouchy, Kléber, René-Pierre Choudieu, Turreau, Dumas. Il più celebre documento, del primo raggruppamento di testimoni, sono le Mémoires (1811) de Madame la marquise de la Rochejaquelein, vedova di Louis Marie de Lescure e in seguito di Louis de La Rochejaquelein, che essendo vedova di due tra i più importanti generali dell'Esercito cattolico e reale visse in prima persona tutte le guerre di Vandea, che descrive come una rivolta spontanea dei contadini per difendere il loro re e la loro Chiesa.
L' Esercito cattolico e reale era formato da quei francesi contrari alla rivoluzione e che invece sostenevano la monarchia, in particolare era composto da contadini della cosiddetta «Vandea Militare», composta dai dipartimenti di Vandea, Loira Atlantica, Maine-et-Loire e Deux-Sèvres. I capi furono scelti tra la nobiltà francese che non era emigrata in altri Stati, per paura della cattura e della ghigliottina, ma che rimase in Francia per cercare di ristabilire la monarchia.
L' Esercito nacque il 4 aprile 1793, in seguito alla riunione dei principali capi vandeani avvenuta a Chemillé, in seguito alla quale venne scelto come comandante in capo (che verrà chiamato «Generalissimo») Jacques Cathelineau. Da Parigi, intanto, la Convenzione, ordinò la «pulizia etnica» dei «briganti» vandeani.
I principali capi militari dell’Esercito cattolico e reale furono: Jacques Cathelineau, François-Athanase Charette de La Contrie, Charles Melchior Artus de Bonchamps, Maurice-Louis-Joseph Gigot d'Elbée, Louis Marie de Lescure, Henri du Vergier de La Rochejaquelein, Jean Nicolas Stofflet, Jacques Nicolas Fleuriot de La Fleuriais, Charles Sapinaud, Louis e Auguste du Vergier de La Rochejaquelein (entrambi fratelli di Henri de La Rochejaquelein), Charles d'Autichamps. Alcuni di questi valorosi e cattolici generali sono ricordati nella bellissima canzone di Jean Pax Méfret, Guerre de Vendée.
Il simbolo della controrivoluzione vandeana era un cuore sormontato da una croce rossa su campo bianco a simboleggiare i Sacri Cuori di Gesù e di Maria, ai quali i vandeani erano particolarmente devoti grazie alla predicazione di San Luigi Maria Grignion de Montfort; inoltre tale simbolo richiamava anche lo stemma della Vandea, anch’esso formato da due cuori rossi (quelli di Gesù e Maria) sormontati da una corona che termina con una croce e che rappresentare la regalità di Cristo. Il motto era «Dieu Le Roi» («Dio [è] il Re»).
L’odio per la profonda Fede religiosa dei vandeani fu la ragione principale della spaventosa repressione e delle stragi indiscriminate. Il Terrore si scatenò contro la Fede e contro contadini che volevano continuare a vivere del loro lavoro e dei loro valori.
Ancora oggi nelle case di Lucs-sur-Boulogne (sul fiume Boulogne), il villaggio dove la memoria è molto forte, è rimasto il simbolo della rivolta vandeana: la bandiera con il cuore e la croce. Le chiese della Vandea sono piuttosto recenti, perché i Blues, i soldati inviati dalla Convenzione di Parigi, ne bruciarono circa 800.
La chiesa più piccola di Le Lucs, chiamata «la Chapelle», sorge su un colle un po’ fuori dal paese ed è divenuta monumento storico. Qui, il 28 febbraio 1794, i soldati entrarono nella Chapelle (che sorgeva nello stesso luogo e identica a quella odierna) e spianarono i loro fucili contro più di cento uomini e soprattutto donne e bambini. Le vittime, che pregavano in ginocchio per prepararsi alla morte, vennero trucidati dai rivoluzionari. In tutto il villaggio di Le Lucs i morti furono 563, fra cui 110 bambini al di sotto dei sette anni: oggi i loro nomi sono scolpiti sulle pareti a perenne memoria de «la haine de la foi» («l’odio verso la fede»). Vicino alla Chapelle sorge un museo-memoriale, che venne inaugurato da Solzenicyn il 25 settembre 1993.
In Vandea, su 800 parrocchie circa, i preti refractaires, che cioè rifiutarono di giurare all’Assemblea costituente di Parigi, furono 768 e tutti vennero sostituiti da parroci sermentées, cioè giurati (spesso neppure regolarmente ordinati), disprezzati dai contadini vandeani. La persecuzione quotidiana dei sacerdoti veri fu la prima e reale ragione dell’esasperazione vandeana. Esiste un documento del più feroce persecutore e sterminatore giacobino, il generale Louis Marie Tourreau, nel quale sottolinea la grande autorità, presso i vandeani, dei preti non giurati  e ciò per tre ragioni: integrità dei costumi, serietà della formazione dottrinale, intima conoscenza del loro gregge.
La guerra civile in Francia su larga scala ebbe inizio proprio in Vandea con l’insurrezione di Bressuire. La repressione provocò 100 morti e molti rivoluzionari staccarono le orecchie delle loro vittime per farsene coccarde.
Molte furono le vittorie a vantaggio del popolo armato di forche e falci contro le equipaggiate truppe rivoluzionarie. Nantes, strappata «ai borghesi di Parigi», fu tenuta per mesi. Ma proprio Nantes fu spesso teatro degli annegamenti delle persone, essi ebbero inizio alla fine del 1793 e continuarono fino alla primavera del 1794. Responsabile fu soprattutto Jean-Bptiste Carrier, inviato dalla Convenzione di Parigi a praticare la «soluzione finale» del problema vandeano. Le prime tre cosiddette noyades furono rivolte esclusivamente ai preti refractaires (250 circa). Gli storici calcolano che gli annegati furono circa 8000. Quando Carrier tornò a Parigi, dopo gli eccidi, la Convenzione per togliersi la responsabilità dei massacri decise di tagliargli la testa sotto Madame Guillotine.
Il generale Tourreau, invece, mise a ferro e fuoco la regione vandeana da nord a sud e da est ad ovest: i villaggi venivano circondati, la gente radunata e trucidata, infine i soldati incendiavano case ed edifici. Chiaro l’obiettivo: l’olocausto del popolo vandeano era accompagnato alla distruzione di tutto. Scriveva la  «Gazette Nationale» riportando la seduta del 17 febbraio 1794: (trascitta il 19, p. 503): «si tratta di spazzare con il cannone il suolo della Vandea e di purificarlo con il fuoco». Ha spiegato il grande storico del genocidio vandeano Reynald Secher: «Queste rappresaglie non corrispondono dunque agli atti orribili, ma inevitabili, che si verificano nell’accanimento dei combattimenti di una lunga e atroce, ma proprio a massacri premeditati, organizzati, pianificati, commessi a sangue freddo, massicci e sistematici, con la volontà cosciente e proclamata di distruggere una regione ben definita e di sterminare tutto un popolo, di preferenza donne e bambini» (R. Secher, Il genocidio vandeano, Effedieffe Edizioni,  Milano 1989, p. 306) per sterminare una «razza maledetta», termine ripreso da tutti i rivoluzionari, una razza ed una terra considerate irrecuperabili, perciò: «La guerra finirà solo quando non vi sarà più un abitante su questa terra disgraziata» (Archivio storico dell’esercito, B. 58. Lettera del 25 piovoso dell’anno II). I Giacobini gioivano, come risulta dai documenti dell’epoca, nel lasciare sul loro cammino soltanto cadaveri e rovine… perché occorreva «sacrificare tutto alla vendetta nazionale» (R. Secher, Il genocidio vandeano, p. 306). Insomma, la volontà di far sparire dalla faccia della terra ogni traccia di un popolo, qualsiasi popolo, contiene in sé la definizione di genocidio.

Per approfondire: Reynald Secher, Il genocidio vandeano, Effedieffe Edizioni, Milano 1989.

ELENCO DEI GENERALI VANDEANI MARTIRI:

95088 - Jacques Cathelineau
95453 - François-Athanase Charette de La Contrie
95451 - Charles Melchior Artus de Bonchamps
95457 - Maurice-Louis-Joseph Gigot d'Elbée
95454 - Louis Marie de Lescure
95452 - Henri du Vergier de La Rochejaquelein
95456 - Jean Nicolas Stofflet
95455 - Antoine-Philippe de La Trémoille de Talmont



Autore: Cristina Siccardi



Fonte:

http://www.santiebeati.it/